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I prezzi dell’Hi-Fi e il caso della nocciolina miracolosa

Redazionali
01.04.2015..
Pandora

Ammettetelo, nessuno ha mai parlato di noccioline in Hi-Fi. Alla fine però capirete, sperando di spiegarmi a dovere, cosa può fare una nocciolina miracolosa in un oggetto che deve riprodurre al meglio quanto più difficile esista al mondo: un programma musicale, inteso come concerto di musica classica, jazz, moderna, corale o come pare e piace a voi.

 

Si parla di prezzo congruo o ingiustificato dalla notte dei tempi riferendosi all’Alta Fedeltà, sin da quando, nei primi anni ’60, elettroniche e diffusori entrarono progressivamente nel mercato di massa, nella case di ognuno, fino alla diffusione pressoché universale (NdR riferita al mercato statunitense ed europeo occidentale) del decennio successivo.

 

Già da allora si cercava il “miglior stereo” possibile, quanto di meglio il budget di ciascuno potesse permettere. Alzi la mano chi di voi di fronte al dilemma di un acquisto, non si sia chiesto quale fosse il miglior prodotto disponibile alla cifra massima stanziata, come se esista o possa esistere un oggetto simile. Di sicuro esistono prodotti il cui prezzo travalica – e anche di molto – le qualità sonore degli stessi, ma di questo parleremo più avanti, soprattutto per capire cosa ciò significhi.

 

Tra gli anni ‘80 e ‘90, arrivarono poi i clienti ricchi e scemi, ossia coloro i quali disponevano per l’Hi-Fi di cifre ingenti e non si curavano affatto di ciò che acquistavano, purché fosse pesante e prestigioso, fidandosi del negoziante scaltro pronto a rifilare “la cosa nuova” a prezzi sempre più improbabili. Una certa stampa autoreferenziale si fece complice e iniziò il grande imbroglio dell’Hi-End.

 

Personalmente ho sempre fatto difficoltà a giudicare la congruità di un prezzo, in quanto, a mio parere, tutti gli oggetti Hi-Fi hanno un costo troppo elevato, tenendo conto di un gran numero di fattori, non ultimo l’aspetto tecnologico di ogni elettronica, decisamente obsoleta rispetto a ciò che oggi il progresso tecnico può offrire. In poche parole, se un preamplificatore a valvole costa 20.000 euro, un supercomputer, un satellite o una Porsche quanto dovrebbero costare?

 

Detto questo, il mercato e le sue leggi impongono determinati prezzi che ogni costruttore ritiene di stabilire. Alcuni hanno successo e vendono, altri no. Comunque l’avvento della rete ha migliorato non di poco la situazione, a scapito dei canali tradizionali di vendita, anche se purtroppo quello che si verifica con sempre maggior frequenza è che un oggetto non costa meno perché vengono saltati alcuni intermediari alla vendita, bensì l’utile di chi vende si giova di ciò senza alcun vantaggio per il consumatore. Detto in parole povere, pochi si arricchiscono più di prima, molti hanno perso il lavoro e chi compra non risparmia nulla.

 

Ma quello che qui ci interessa, è il valore della nocciolina miracolosa.

 

In altre parole, dobbiamo decidere cosa, di un oggetto Hi-Fi, debba determinare la congruità del prezzo finale. Su questo ho una idea precisa da molto tempo, anzi, a dirla tutta, è una delle poche mie idee che hanno resistito al passare degli anni.

Quando compriamo, che so, un amplificatore, cosa acquistiamo? Forse il suo alimentatore toroidale, le manopole o i suoi condensatori?

Direi proprio di no, nel senso che, ìi, acquistiamo anche queste cose, ma ciò che ci spinge ad acquistare un amplificatore è semplicemente e unicamente perché “suona”, a parte nei casi del feticista amante dell’oggetto in sé.

 

Acquistiamo un amplificatore per la Musica che esso riesce a riprodurre. In poche parole, acquistiamo “un suono”.

 

Qualche anno fa, chiesi a un progettista di fama mondiale a una mostra chi, per lui, fosse il progettista più bravo di tutti e lui mi rispose “quello che fa suonare bene un apparecchio spendendo di meno per costruirlo”.

 

Praticamente mi disse che è facile far suonare decentemente un’elettronica con componentistica eccellente, molto più complicato farlo con quella che compri dall’elettricista sotto casa.

 

Non è un caso che in genere gli autocostruttori facciano oggetti con componenti carissimi e spesso con risultati scarsi mentre molti veri progettisti utilizzino condensatori e resistenze “della mutua”, cavetti di qualità infima, transistor da un dollaro l’uno, salvo poi verificare sul campo che il tutto funziona, anche bene. Ed è tipico dei progettisti o presunti tali di caratura mediocre proprio criticare questi oggetti fatti “al risparmio”, adducendone spesso la ingiustificabilità del prezzo di vendita.

 

Ma noi acquistiamo “un suono”, ve lo ricordate?

 

Non può non venirci in mente la prova sulla nostra webzine del preamplificatore ForteVita, che forse è stato proprio il pretesto o l’innesco di quello che sto scrivendo ora, ma che avevo in mente da decenni. Il ForteVita ha esibito misure mediocri o poco più e ha mostrato un contenuto interno che dire misero è poco. Ma sapete come suona? Divinamente. E vi dico anche che, se fossi ricco, lo acquisterei pure. Se lo vivisezionassero i soliti pseudo-progettisti sapientoni di cui sopra, sogghignerebbero con commiserazione, salvo poi vedersi la mascella cadere dopo pochi nanosecondi di ascolto. Sempre che ci sentano.

 

Dentro il ForteVita c’è ben poco, molti cavetti in disordine sparso, condensatori poco più che mediocri e due moduli di guadagno resinati il cui interno non ci è noto;. Per quanto mi riguarda potrebbe esserci dentro anche la Nutella, ma funziona. Non contiene la nocciolina miracolosa, ma poco ci manca.

 

La nocciolina miracolosa è un simbolo, è un miracolo audiofilo del progettista più bravo del mondo che ha preso una nocciolina, l’ha irradiata con un fluido misterioso proveniente da un frammento di cometa caduta sulla Terra ed è così in grado di produrre il suono migliore del mondo.

 

Una nocciolina costa un decimo di euro e la cometa è caduta gratis, ma messa dentro una elettronica, unica e sola, collegata ai morsetti d’ingresso e di uscita, produce il miracolo del miglior suono possibile.

 

Fare quell’elettronica costa pochi euro, ma quanto dovrà costare all’acquirente? Più o meno di un oggetto con dentro condensatori Mundorf e valvole Telefunken, cavi in argento prodotti dal bonzo di turno e piastre circuitali degne di un tavolo da biliardo, connettori al rodio e trasformatori grossi come cocomeri ma, all’atto finale, peggio suonante dacché è noto che la nocciolina miracolosa se li mangia a colazione tutti questi componenti esotici?

 

Per me dovrà costare di più, perché io compro non l’oggetto in sé e il suo contenuto ma il suo "suono”.

 

Bisogna concentrarsi sul suono e solo su quello, perché tutte le chiacchiere sul resto contano come il classico due di coppe, chiacchiere da bar, da forum o dove vi pare a voi.

 

Sappiamo tutti che la nocciolina miracolosa non esiste e che comunque un prodotto ben suonante non può prescindere da un progetto idoneo realizzato con cura e intelligenza, magari senza inutili eccessi, ma sappiamo anche che molti prodotti riempiono un vuoto di contenuti tecnici con una realizzazione ridondante, quasi barocca. E molti ci cascano.

 

In fin dei conti, lo ripeterò fino ad annoiarvi, acquistiamo un suono, e se questo suono è ottenuto con un’elettronica con componenti da migliaia di euro o con una nocciolina da dieci centesimi poco importa, perché è il risultato che conta.

 

Quanti prodotti avete visto e sentito che non hanno confermato all’ascolto le aspettative giustificate da una costruzione senza compromessi? Io molti, cosi come ho ascoltato e recensito oggetti dimessi, che sembravano costruiti da un ragioniere del catasto, tirare fuori un suono straordinario.

 

Ma la provocazione o, se vogliamo, la verità vera, è che un oggetto deve costare per ciò che sa dare in sala d’ascolto. Anche se dentro c’è solamente una semplice nocciolina.

Kirk Richards, Pandora, 2002
Kirk Richards, Pandora, 2002
Lawrence Alma Tadema, Pandora, 1881
Lawrence Alma Tadema, Pandora, 1881
Dante Gabriel Rossetti, Pandora, 1879
Dante Gabriel Rossetti, Pandora, 1879
John William Waterhouse, Pandora, 1896
John William Waterhouse, Pandora, 1896
di Paolo Di Marcoberardino
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