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Io e il mio impianto

Diritto d’autore: i redattori si presentano

Ho superato i sessant’anni e faccio l’informatore del farmaco da più di trenta. Sono appassionato anche di moto e bici, rigorosamente fuoristrada. Ex milanese, abito da ventisette anni in Brianza.
 
Una grande mia passione è la musica. Sono un assiduo frequentatore di concerti e sono sicuro che nessun impianto mi darà mai le stesse irripetibili emozioni. Risulta ovvio, almeno per me, da più di trent’anni, che a casa io cerchi di sentire al meglio i miei dischi, proprio per provare ad avere almeno in piccola parte qualcuna di quelle emozioni che si provano con la musica dal vivo. Ma anche se un disco è registrato in studio è meglio sentirlo bene!
 
Qui entra in gioco l’Hi-Fi, che altro non è che il necessario mezzo per ascoltare al meglio, dato che per ascoltare è sufficiente un compatto da ipermercato. Dinamica, timbrica, ricostruzione spaziale e dettaglio sono alcuni degli aspetti che se, ben riproposti da un impianto, mi hanno fatto capire tanti anni fa quanto possa essere gustoso l’ascolto anche tra le mura domestiche. A questo punto la riproduzione della musica, chiamiamola Hi-Fi, è diventata anch’essa una passione. E una passione va alimentata. E alimentarla vuol dire informarsi sugli apparecchi che vengono prodotti, seguire l’evoluzione di nuove tecnologie, leggere riviste on-line e cartacee, andare alle mostre di settore, cambiare anche componenti dell’impianto non solo alla ricerca del cosiddetto meglio, ma a volte anche del diverso. Passare ad esempio da Klipsch alle 3/5 o viceversa sembrerebbe non avere molto senso, invece è quello che mi fa amare questo “hobby”. Confronti, nuove esperienze, nuovi stimoli! E, perché no, scriverne.
 
In fondo considero l’Hi-Fi un po’ un gioco e, se gioco, è per divertirmi. Chi l’ha detto che un diffusore monovia suona meglio o peggio di un elettrostatico? Oppure se ascolto Beethoven non posso ascoltare Nick Drake? Dipende da quello che ognuno cerca, dalla sua cultura musicale, dalla sua sensibilità, dipende a volte anche da periodi particolari nella vita di ciascuno di noi. Per questo non mi piace molto l’atteggiamento di chi si schiera in maniera esagerata, di chi ama solo valvole o solo transistor, di chi ha da dieci anni lo stesso mega-impianto e lo reputa il massimo, magari con trenta dischi, impianto scelto per lui dal rivenditore. Insomma non amo chi non ha una giusta apertura mentale.
 
Non voglio tediarvi con elenchi di apparecchi che si sono succeduti in trent’anni, dico solo che ho sempre apprezzato l’approccio inglese all’Hi-Fi e ho posseduto diffusori Rogers, Spendor, Epos, ampli Naim, Magnum, Myst – chi lo ricorda? – Musical Fidelity, Quad, Roksan, giradischi Heybrook e Rega. Mi sono piaciuti alcuni marchi italiani e ho avuto Sonus Faber, Galactron, North Star, Audiogram, MPN Audio, Norma, Unison Research, alternati agli europei Copland, Thule Audio, Jadis, Atoll. Qualche giapponese, Luxman, Kenwood, Pioneer, testine Supex, un paio di lettori cd Marantz e alcune cose americane, Michell, Dahlquist, Klipsch, le MET 7 di Sequerra, PS Audio, Monarchy Audio (in classe A), pre 12 e finale 50 Spectral, l’incredibile Linear Tube Audio MicroZOTL. E l’orientale pre/finale NuForce, e il semi-orientale NuForce/Optoma STA 200.
 
Ultime considerazioni, secondo me importanti.
La prima è che preferisco gli impianti di medio livello, intendo di costo. Sia da possedere, sia da recensire. Si possono cambiare più spesso sborsando meno quattrini. C’è per me più soddisfazione ad assemblare e a far suonar bene un impianto spendendo, o facendo spendere, pochi soldi. E poi gli apparecchi e gli impianti troppo costosi fanno scappare verso altri hobby tanti appassionati medi. Gli operatori si lamentano che l’hi-fi è sempre più un fenomeno di nicchia, ma vedo che preferiscono piazzare dieci impianti carissimi piuttosto che dar retta (e soddisfazione) a cento appassionati che vogliono e si possono permettere apparecchi di prezzo medio …
La seconda: non è sempre detto che cambiando un componente con uno “migliore” (più caro o più potente) si migliori l’ascolto. Per alcuni negozianti il componente migliore è sempre il più costoso, o quello su cui hanno un margine economico rilevante. Per alcune riviste, invece, solo l’ultimo provato o quello dell’azienda che fa più inserzioni. Non esiste il componente migliore in assoluto. Lo stesso ampli si comporta in maniera differente a seconda di quello che ha a monte e a valle. Ciò che arriva alle nostre orecchie è il risultato di una serie di concatenazioni tra apparecchi (e tra apparecchi e ambiente!). Ricordiamolo sempre! E, lo ripeto, teniamo sempre presente che qualche volta un componente meno costoso di un altro potrebbe persino far suonare meglio l’impianto (anche se l’audiofilo medio non lo concepisce e il venditore non ci tiene a farlo sapere!).

 

 

Il mio impianto attuale (da fine 2016)

Sorgente digitale: Unison Research Unico CD DUE
Ampli Integrato: Linear Tube Audio MicroZOTL (1 watt valvolare OTL)
Diffusori: Horn Manufaktur A90 (monovia)

 

 

Ma soprattutto fanno parte del mio impianto più di tremila CD, dei quali un migliaio di jazz, circa duecento di blues, più o meno mille fra rock e pop, duecento di etnica, trecento di musica italiana e trecento e passa di classica.

 

 
di Ulisse Pisoni
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