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ReMusic da Audio Consulting

05.05.2013..

Perché sono qui

Nella lucida determinazione svizzera a ottenere un risultato liscio e levigato, senza asperità, che duri nel tempo, sul quale non dover più tornare, riconosco un po’ di me. C’è dell’affinità fra la “svizzeritudine” – sì, esiste – e la scontrosità produttiva subalpino-piemontese che io immodestamente rappresento e nella quale mi riconosco. In comune hanno della meravigliosa follia, anche se la stessa a volte potrebbe sembrare un po’ preoccupante. Gente a volte strana, appunto, ma con un obiettivo preciso in testa e la testa tutta protesa a raggiungerlo. Mi interessano le realizzazioni e le storie personali di quei costruttori che hanno seguito il proprio istinto e il proprio credo, per intuizione o a ragione. Indipendentemente dal loro successo commerciale.

 

 

Premesse

Capisci di essere arrivato a Ginevra per la pubblicità, anche solo quella stradale, l’affissione, un media correttamente definito “popolare”. Cartelloni di orologi e private banking dappertutto… D’altra parte è qui, a Ginevra, nella ricca regione svizzera del Vaud, che dal 2000 è attiva Audio Consulting, uno dei più costosi e ricercati marchi del settore.

 

Per struttura editoriale, il titolo dei nostri articoli è volutamente diretto. Qui siamo per scoprire precisamente il fenomeno Audio Consulting. Ma mai titolo fu più fuorviante di quello poco qui sopra, perché Audio Consulting altri non è che il suo proprietario e progettista: Serge Schmidlin.

L’uomo è di una classe a parte. Oltre alle inevitabili competenze tecniche, io stesso non mi ricordo tutto l’elenco delle lingue che è in grado di parlare: francese, tedesco, inglese, russo, cinese…

One man band che reinveste buona parte dei suoi proventi in “ricerca e sviluppo” prodotti, Serge è un chimico che ha lavorato per multinazionali del settore e, con circa trent’anni di passione audiofila alle spalle, da poco più di una dozzina d’anni vive proprio della sua passione: una piccola impresa personale che in realtà è un grande marchio esoterico dell’high-end. La sua produzione è totalmente manuale e artigianale e, come ho già detto in un precedente articolo, in Svizzera c’è abbondante disponibilità di lavorazioni elettroniche e meccaniche di qualità superiore.

 

N.B. Trattasi di ovvietà, ma va detta. Serge si affida a misure e competenze tecniche più varie, anche oltre le proprie, ma l'ultima scelta è sempre affidata all'orecchio. Questo spiega, forse e in parte, certe scelte progettuali e realizzative che vanno ben oltre le logiche produttive o il buon senso di mercato: siamo oltre l’esoterico, per molti siamo già nell’irrazionale puro…

 

Design

Audio Consulting/Serge Schmidlin ha definito in pochi ma significativi punti la propria filosofia progettuale:


Primo | la rete elettrica
La normale rete è una fonte di energia inadeguata per l'impianto audio a cui aspira un audiofilo high-end. D’altra parte, l’alimentazione a batterie ha bisogno di un grande lavoro progettuale. Ma quest'ultima è e rimane l'unica strada percorribile in grado di condurre a una vera indipendenza del risultato sonoro dalla variabilità della corrente di rete.
 
Secondo | il calore
Un apparecchio audio che sviluppa troppo calore non offre prestazioni costanti nel tempo. Mi ricordo che, diversi anni fa, a un Gran Galà di Giulio Cesare Ricci svoltosi in Toscana, Serge dimostrò il valore del suo primo giradischi a trazione diretta raffreddato da un condizionatore. La differenza fra il giradischi appena acceso e il suo rendimento acustico una volta raggiunta la temperatura di esercizio era veramente palpabile, significativa, incredibile. Spento il condizionatore, l’impoverimento complessivo del suono era altrettanto evidente.

Audio Consulting cerca quindi di produrre circuiti audio di altissima efficienza termica, per contenere l'impatto del calore sulle prestazioni sonore dell’impianto audio. Tutto questo ovviamente è importante anche in termini di sensibilità ecologica: meno consumi, meno calore disperso, meno sprechi energetici e inquinamento.

 

Terzo | i cavi in argento

Molti pensano che il cablaggio in argento posta affliggere più che aiutare il suono. Questo per Serge è vero nella misura in cui la maggior parte dei cavi presente sul mercato spesso utilizzano teflon o altri materiali poco adatti come isolante e alcuni combinano a questo anche il cablaggio multifilare. Dopo molti esperimenti con diversi materiali isolanti, dimensioni e geometrie del cavo, Serge è dell’opinione che un cavo monofilare in argento, di dimensioni contenute e rivestito da una guaina in cotone naturale non sbiancato sia la soluzione migliore per ampli di non esuberante potenza.

 

Quarto | i trasformatori

Serge è fermamente convinto che dei trasformatori ben realizzati e di alta qualità siano i dispositivi migliori per l’accoppiamento in ingresso e uscita fra gli apparecchi, come interstadio in preamplificatori e amplificatori, come potenziometri, nell’inversione di fase, nei sistemi bilanciati e per il guadagno di tensione, come negli step-up MC. In conclusione, praticamente ovunque…

Quinto | il legno

Da sempre il legno è stato utilizzato per produrre i cabinet dei diffusori. Da sempre molti sono non sono d'accordo e pensano che il legno abbia sì proprietà uniche ma che compiaccia un po’ troppo l'orecchio, che introduca risonanze, che sia imprevedibile nel suo uso veramente “scientifico”. Serge va invece oltre e lo elegge addirittura “materiale di elezione” nelle elettroniche, nel giradischi, fino ai piatti degli stessi giradischi. Basta che questo sia scelto nel modo giusto, che sia selezionato il legno adatto, proprio come fa un liutaio. La spiegazione di questo potrebbe essere data cercando fra le caratteristiche profonde di questo materiale. OK, bene quelle magnetiche, elettromagnetiche e vibrazionali, ma perché il legno ci fa “sentire bene”? In tutti i sensi: quando suona in uno strumento o perché, semplicemente, gli stiamo vicino.

 

Sesto | il lavoro manuale

La Svizzera non dispone di materie prime quali minerali, petrolio, gas e risorse naturali in genere. Per questo nel frattempo ha sviluppato una propria storia di alta tecnologia elettronica, micromeccanica, industriale in generale e nell’orologeria in particolare. Questo permette ad Audio Consulting di accedere a un gran numero di aziende fortemente specializzate e high-tech, dotate di altissime competenze e capaci di lavorazioni artigianali impensabili in altre nazioni. Quelli che noi chiamiamo fornitori, in Svizzera si definiscono eccellenze…

 

Costruzione

Orbene, di cosa stiamo quindi parlando? Di apparecchi essenziali, spogliati di tutto il superfluo o di quello che è ritenuto tale. Via le plastiche dai condensatori. Cabinet in essenze legnose rare e scelte “a orecchio”. Integrati saldati “a grappolo” l’uno sull’altro. Niente corrente di rete, solo batterie o cumuli di condensatori a fornire energia. E caricabatteria a pannelli solari: secondo Serge il miglior-modo-audiofilo di caricare le nostre strategiche fonti di energia. Continuiamo con trasformatori in rame o, preferibilmente, in argento, avvolti a mano su strutture in legno e privi di schermatura. Finiamo con cavi monofilari in argento purissimo trattati criogenicamente e isolati da semplici guaine in 100% cotone.

A tutti noi vecchi audiofili tornerà a questo punto in mente il progetto Le Monstre di Jean Hiraga, un otto watt in Classe A alimentato da batterie d’auto, ma qui siamo decisamente “oltre”, un termine che ritornerà in questo articolo per definire il lavoro di Serge.

 

Per evitare inutili tecnicismi, che andrebbero veramente ponderati in ascolti come questi, carrelliamo velocemente sugli apparecchi – molti famosi – che ho trovato nella sala demo Audio Consulting.

Il cabinet in legno del giradischi Evolution Stealth, sempre alimentato a batteria, ha questa forma per non catturare l’energia circostante. Fra le diverse testine utilizzate, spicca una classica Denon DL 103R ipermodificata e con shell sempre in legno.

Il pre phono è il due telai Silver Rock Phono Preamplifier, cui si affianca il pre Silver Rock "Meteor" AVC ad autotrasformatori toroidali con cabinet in legno ancora a forma "stealth", sempre fatto per offrire minore resistenza possibile al suono in ambiente e non caricarsi quindi di energia. Seguono gli ampli MIPA Monoblocks, Mains Independent Power Amplifier, da ben 120 watt cadauno, anche se sempre alimentati a batterie.

 

Ma veniamo alle Rubanoïde "Dvaijnoy" da 103 dB. Il nome deriva dal francese "ruban", cioè "nastro" col suffisso "oïde", cioè "quasi", una costruzione che deriva evidentemente dal latino, come possiamo vedere nell'italiano "oppio" e "oppioide", ad esempio. Il secondo nome, inoltre, è quello di un antenato di Serge, un omaggio alle sue radici rumene.
Per me, invece, tutto deriva dal personaggio del drago rivestito di rubini del gioco di ruolo Bakugan, dove delle semplici sfere diventano mostri… Lo dico per scherzo, ovviamente, ma questi diffusori vogliono veramente approssimare a modo loro il concetto di “emissione sferica” del suono. I loro pannelli emittenti, inoltre, sono rigorosamente in carta giapponese. Appunto.

Nella configurazione che ho ascoltato erano completati agli estremi di banda dai sub Rubabass da 96 dB, equivalenti come superficie radiante a dei woofer da 85 cm di diametro, e da un tweeter a nastro in prova, attivo sopra i 13 kHz, un dipolo AMT, Air Motion Transformer, sul principio del tweeter di Heil costruito su specifiche.

Nel complesso si parla di un sistema da 100 dB totali, che mi fa definire questi come i diffusori ad alta dinamica fra i migliori e più interessanti che abbia mai ascoltato. Meno male, direte voi, visto che “vengono via” a 85.000 franchi svizzeri la coppia…

 

Ascolto

La cerimonia inizia con la consegna dei cellulari. Nessuno, nemmeno spento, è tollerato nella sala d’ascolto. Serge è fermamente convito che le frequenze dei nostri mobile siano nocive anche all’audio, non solo alla nostra salute. Mi aspetto che prima o poi chiuda i cellulari dei suoi visitatori direttamente, che so, in una cassaforte o in un contenitore schermato. Io approverei.

 

Arrivati nella Reale Sala d’Ascolto, piazzatomi sul trono come un suo reggente, libero con fare nobile la mia guardia di CD-test e di riferimento. Un piccolo particolare mi disorienta: non vedo il CD player… Lo sguardo tra il desolato e il divertito di Serge mi lascia ancora più perplesso. Il CD player – mi spiega – proprio non c’è. Troppo rumoroso, approssimativo e incostante nelle prestazioni. C’è invece un incredibile accrocchio di schede, cablaggio in argento batterie al litio e condensatori, tanti condensatori. Et voilà, vi presento la fonte digitale di Serge, un prototipo di lettore di… schede digitali. Sì, avete letto bene, il digitale di Serge è esclusivamente composto da SD del tipo di quelle da tutti usati nelle macchine fotografiche, per intenderci. Anche qui, i motivi sono quelli di prima: lavoro “a freddo”, costanza delle prestazioni, affidabilità di funzionamento. Quindi, cher Giuseppe, rassegnati: niente CD, solo file high-res direttamente da memorie a stato solido.

 

Fin dal primo attacco, noto che il suono non è mai fastidioso, le orecchie “si aprono” più che con molti altri impianti mai ascoltati. Questo normalmente è uno dei principali indicatori di bassa distorsione e fatica d’ascolto. Fateci caso, con questo tipo di impianti quasi ci si addormenta, ci viene sonno e ci rilassa anche durante un pieno orchestrale, un po’ come a un concerto.

 

I brani si susseguono in un crescendo di alternanze drammatiche. Sì, perché sono drammatiche le differenze fra registrazioni. L’impianto nel suo complesso – impossibile distinguere gli apporti dei singoli apparecchi in un sistema completo e di questo livello – è estremamente rivelatore.

 

Per poter dare dei riferimenti, passiamo ai vinile, che lo stesso Serge mi ha proposto successivamente. Anche qui il cerimoniale è di rigore. Ogni disco in ascolto viene smagnetizzato, sia per le cariche statiche che per il nickel che – sempre a detta di Serge – si deposita nei solchi durante la stampa e continua ad affliggere il suono anche per anni.

 

Con Careless Love di Madeleine Peyroux, l’atmosfera del piccolo ensemble jazz, che immagini in uno scuro ambiente fumoso, è resa magnificamente. Il contrabbasso qui è molto plastico ma mai invadente, come mi è invece capitato di sentire molte altre volte.

 

La Folia, 1980, Gregorio Paniagua, Harmonia Mundi: il senso di spazialità e la presenza dei musicisti nell’ambiente è veramente da brividi sulla schiena. Il suono è analitico nel senso di rivelatore, tanto che gli echi del locale sembrano veramente manifestarsi nella nostra sala d’ascolto.

 

Hugh Masekela, Stimela (The Coal Train), Analogue Productions. Questo grande classico delle dimostrazioni alle fiere e nelle sale audiofile private colpisce per dinamica e trasparenza. La voce di Masekela si inerpica su vette di grida e strepiti e sprofonda in bofonchiamenti gutturali. L’impianto rende veramente giustizia alle sue capacità interpretative.

 

Harry Belafonte, Live at Carnegie Hall, RCA Victor Living Stereo, 45rpm Box Set. Anche qui, una dinamica stupefacente e indistorta. Mai sentito un Belafonte più vicino al vero in questo altro grande classico delle demo audiofile.

 

Clemencic Consort, Rene Clemencic, La fête de l’âne, Harmonia Mundi, e la suite per violoncello solista di Bach eseguita da János Starker, Mercury, offrono ulteriori spunti. Questo è forse il genere che meglio rende lo sforzo di verità assoluta dei prodotti e del sistema Audio Consulting. Qui dove i suoni non sono registrazioni di strumenti a loro volta amplificati, l’impianto è incredibilmente convincente, praticamente olografico.

 

Pro

Sinergia d’intenti, integralismo senza compromessi, idee inseguite e realizzate: senza se e senza ma.

 

Contro

Sulla sicurezza costruttiva, la stabilità meccanica, l’isolamento, la messa a terra, l’efficacia delle masse e il rispetto delle norme di sicurezza di apparecchi elettrici costruiti in legno non mi pronuncio, non è il mio compito, e presumo siano ineccepibili.

Quello che m’interessa è segnalare che, chiunque sia intenzionato – e giustamente – a entrare in possesso di un apparecchio Audio Consulting, deve sapere che questa è una “religione”, che non si tratta di prodotti plug and play e che la messa a punto dell’impianto dovrebbe comprendere Serge in persona per ottenere i migliori risultati possibili. D’altra parte, proprio Serge passa più tempo in giro per il mondo a seguire, coccolare e ottimizzare gli impianti dei suoi più che affezionati e prestigiosi clienti che a casa propria.

Il prezzo è invece una mazzata senza attenuanti, ma è anche legato all’esclusività delle realizzazioni, in tutti sensi. Fra i tanti apparecchi in produzione, segnalo il solo MITA, The Mains Independent Tube Amplifier, un ampli a valvole stereo single ended alimentato a batterie, da 15 watt per canale, 150 kg di peso e prezzo di 265.000,00 franchi svizzeri, circa 220.000,00 euro al cambio attuale…

 

Chissà

Appunto.

 

Metafore veloci e sintesi finale

Il presente è un articolo di ascolto nel vero senso della parola. Per dovere di cronaca e piacere intellettuale, spesso questo tipo di articoli riporta molti tecnicismi. Ma questo è veramente un articolo “di ascolto” perché un impianto Audio Consulting lo devi proprio ascoltare, non criticare. Se no, non ti ci mettere nemmeno.

 

Come anticipato, non ho provato dei componenti, ora più che mai ho ascoltato un “sistema” estremamente sensibile e rivelatore.

 

Il suono era molto naturale, con un rumore di fondo assolutamente inesistente e questo, con diffusori da più di 100 dB di efficienza, è già un gran risultato.

La separazione fra gli strumenti e la profondità del “nero” interstrumentale sono quasi surreali tanto evidenti.

Il grande “effetto presenza” era dato da bordi sonori tendenti al luminoso, quasi come sottolineati da una luce bianca.

Il sistema può quindi essere quasi tagliente ma senza essere fastidioso, non perdona le registrazioni da poco e dischi e CD mal registrati, compressi, effettati o privi di dinamica risulteranno proprio… come sono! Questo limita fortemente la quantità di materiale musicale da poter godere su un impianto così irreprensibile.

 

Il sistema che ho ascoltato è quindi, a mio parere, paradossale: mai avevo provato un impianto in grado di sovvertire così tanto i miei principi/pregiudizi d’ascolto.

 

Le percussioni erano commoventi. La loro velocità e profondità era notevole e autorevole, come l’articolazione, del resto, che rendeva facilmente intelligibili i diversi strumenti deputati a rendere le note gravi. Le Rubanoide, in particolare, spariscono letteralmente all’ascolto, come molti dipolo fanno, ma sanno “suonare forte”, senza quella sgradevole sensazione di inutile pressione e distorsione tipica delle vecchie trombe ad alta efficienza.

Mancava giusto quella nota di “calore” che io ritengo sempre essere determinante nel condire il menu dei bassi. Ma, onestamente, se sia questione di gusti, se debba esserci, se io ne preferisca più o meno di altri, beh, questo non lo so proprio. Everything but the punch. C’è la frequenza, ma non la soddisfazione epidermica. Anche se si tratta di componenti e impianti milionari, non aspettatevi la potenza di un sistema in grado di stonarvi con gli AC/DC.

 

Il sound di Serge è naturalmente dinamico, cioè senza sforzo, fresco, vivace, molto realistico ma con tinte forti tendenti al chiaro e all’edgy. Le voci hanno però un che di “elettrico”, in un senso superiore e totalmente diverso da quello del suono digitale più deteriore, che non è nemmeno degno di allacciargli le scarpe.

Le dimensioni di voci e strumenti erano realistiche e proporzionate, sia in assoluto che fra loro, un risultato complessivo veramente inusuale per dei diffusori ad alta efficienza. Anzi, verrebbe quasi da dire che voci e strumenti fossero “piccoli” tanto erano definiti e scolpiti nell’aria, ma questa impressione credo fosse data dalla non grande distanza fra i diffusori stessi, che restituivano un palcoscenico sonoro molto preciso, ma per forza contenuto nel lato stretto della sala stessa.

 

Questo paradosso, dato dalla capacità di unire estensione e definizione, è uno dei risultati più limpidi del duro lavoro di Serge.

 

A torto o a ragione, ma con coerenza portata alle estreme conseguenze, Serge fa parte di quell’agguerrito gruppo di costruttori integralisti che – Imai di Audio Tekne in testa – per togliere ciò che inquina, rovina o altera il suono, per arrivare al solo suono, spogliano anche un po’ il suono stesso.

 

Ripeto, è una mia opinione, non una sentenza, e siamo veramente in un campo alchemico. Serge per primo è un uomo di scienza che “gioca e scherza” con la scienza. Infatti qui siamo oltre. Nel bene e nel male. Sempre a torto o a ragione. Il suo è un approccio senza compromessi, romantico e decisamente un passo prima del donchisciottesco.

 

In questo senso, gli apparecchi Audio Consulting e gli impianti sviluppati da Serge Schmidlin sono i più vivi, vividi e vicini nel rendere “l’aria” dell’originale evento sonoro attraverso una riproduzione audio che io abbia avuto la fortuna e l'onore di ascoltare.

E l’aria, se ci fate caso, è proprio l’elemento nel quale si propaga la musica.

Lylou, la gatta audiofila di casa Schmidlin
Lylou, la gatta audiofila di casa Schmidlin
Giradischi Audio Consulting Evolution Stealth
Giradischi Audio Consulting Evolution Stealth
Dietro i due busti bianchi, non dei semplici tavolini ma i subwoofer Rubanoide Rubabass
Dietro i due busti bianchi, non dei semplici tavolini ma i subwoofer Rubanoide Rubabass
Ampli Audio Consulting MIPA Monoblocks, Mains Independent Power Amplifier
Ampli Audio Consulting MIPA Monoblocks, Mains Independent Power Amplifier
La presa dei pannelli fotovoltaici per ricaricare le batterie al litio,<br />quando Serge dice che i materiali naturali migliorano il risultato sonoro ci crede veramente
La presa dei pannelli fotovoltaici per ricaricare le batterie al litio,
quando Serge dice che i materiali naturali migliorano il risultato sonoro ci crede veramente
Regolatori del caricabatterie da alimentazione fotovoltaioca
Regolatori del caricabatterie da alimentazione fotovoltaioca
Sopra: pre Silver Rock Sotto: pre phono a due telai Silver Rock Phono Preamplifier" />
Sopra: pre Silver Rock "Meteor" AVC
Sotto: pre phono a due telai Silver Rock Phono Preamplifier
Ebbene, sì, un lettore di file high-res su memorie a stato solido...
Ebbene, sì, un lettore di file high-res su memorie a stato solido...
Diffusore Rubanoïde
Diffusore Rubanoïde "Dvaijnoy"
Particolare costruttivo di pannelli e magneti
Particolare costruttivo di pannelli e magneti
Il tweeter AMT in prova
Il tweeter AMT in prova
Carole si intrattiene con Serge e, incredibilmente, più tardi ascolterà l'impianto...
Carole si intrattiene con Serge e, incredibilmente, più tardi ascolterà l'impianto...
Io in posizione regale, a fianco del padrone di casa e monarca
Io in posizione regale, a fianco del padrone di casa e monarca
Una sequenza che la dice lunga sul clima di fratellanza che si crea fra sinceri audiofili
Una sequenza che la dice lunga sul clima di fratellanza che si crea fra sinceri audiofili
di Giuseppe Castelli
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