Questo è uno dei molti articoli dedicati al Monaco High End 2025, si trovano tutti nella sezione Redazionali di ReMusic, quella nel menu arancione della testata, a partire dalla data del 27 maggio 2025, vedi qui.
Hall 1, K2a,b
E veniamo ai "piezz' e core". Alle sale o agli impianti che segnano ogni anno l'High End. Indipententemente dall'avere o no mercato. Dall'essere per me abbordabili o sostenibili. Che me li possa permettere oppure no.
Quest’anno Acapella ha voluto fare le cose in grande. Stupire con effetti speciali. E considerate che il produttore tedesco non si è mai, ripeto, mai fatto mancare i grandi, grandissimi sistemi di diffusori. L’esagerazione assoluta e imprevedibile è arrivata con un... sistema monovia! Si trattava di un full range a tromba – sì, solo questo – con un “aiutino” in basso, cioè due enormi strutture di sub con tot woofer e caricamento a dipolo, almeno credo, come da tradizione di casa, ad esempio nelle Acapella Campanile, aperte posteriormente, praticamente non “caricate” in reflex.

Il prezzo di questa estremizzazione totale? Facevate meglio a non chiederlo… Il costo è di 9 milioni di euro, comprensivi “però” della coppia di Acapella Energèia Reference Mono Power Amplifier e del loro Reference Preamplifier.
Il suo nome? Ma è importante? Pensate di non riconoscerlo di qui in poi? Boh, ok, comunque eccolo, il sistema si chiama Acapella Hypersphere Ultimate Horn Speaker System.

È stato un ascolto da privilegiati. Son occasioni da segnarsi nel diario. Da trasmettere ai posteri. Spero che sia ormai chiaro che qui siamo “oltre”. Non si tratta di Hi-Fi, Hi-End, no compromise Hi-Fi, Ultimate Hi-End o chicchessia laqualunquerrima definizione top, super o allo stato dell’arte. Qui siamo nella ricerca e nel divertimento. Ricerca estrema e divertimento massimo. Alfred Rudolph, lui era in sala, e i suoi figli, Richard e Robert, che manderanno avanti l’azienda e giravano come trottole tra un impegno e l’altro, avranno pensato: “ma qualcuno ha mai realizzato il sistema full range più grande del mondo?” E, beh, l’hanno fatto… Ve lo scrivo e sottoscrivo perché, amando assai e non da poco il tema, vedi un esempio recente qui, in questa occasione siamo andati ai suoi limiti massimi. È veramente difficile far capire a chi non apprezza o sottostima il parametro specifico – l’immediatezza musicale del full range, pur nei suoi limiti – l’integrità e la coerenza che un sistema simile può trasmettere. Il full range è nato per questo. Cerca di darvi tutto con la minima superficie di emissione e la massima velocità espressiva. I suoi limiti evidenti sono negli estremi di banda. Ma figuratevi cosa può essere successo in questo caso se è aiutato in basso, e che aiuto in questo caso, dove fisicamente non può emettere. E se inoltre l’estensione in alto è certamente raggiunta sia dal fatto che i moderni full range salgono molto e anche grazie al profilo brevettato Acapella delle trombe sferiche. Ottenuto già nel 1978 in collaborazione con l’Università di Aachen, si è evoluto in quello attuale, per così dire "decentrato", denominato appunto Hypersphere. Altre info a riguardo direttamente dal sito madre qui.

La controprova l’ho avuta con uno degli ascolti più significativi, quello espresso dalle tracce di piano solo. Va da sé che il monostrumento è estremamente rivelatore quando viene riprodotto da un full range. In questo caso le orecchie sono più capaci di discernere le eventuali anomalie della riproduzione Hi-Fi. Alla giusta distanza, perché dovete pensare di essere in una sala da orchestra, quindi niente sweet spot a due metri dai diffusori, l’illusione di ascoltare e “vedere” lo strumento, in tutta la sua articolazione sonora mozzava il fiato.
Altro impianto inadatto all’uso domestico, ma non era questa la sua destinazione. Come un’auto da F1 è inadatta alle strade normali, ma può “uccidervi” di prestazioni su un circuito adatto. Se ve la potete permettere.
Per ulteriori info:
al sito Acapella
al sito High End Society