Nubi digitali all’orizzonte
Prima o poi doveva succedere. Mi è arrivato da provare un cavo USB. Che differenza fa, potreste dire voi. Invece il “peso” psicologico di dover provare un conduttore che dovrebbe trasferire semplicemente una serie di bit o BInary digiT, l'unità fondamentale nel mondo informatico, per un recensore audio è e deve essere notevole. Il bit è appunto una cifra binaria formata soltanto da 0 e 1. Questi due valori possono quindi rappresentare uno stato, come ad esempio acceso o spento, vero o falso. L’impulso elettrico c’è o non c’è. E la cosa finisce qui. Nel caso dei cavi USB i bit fluiscono insomma in modo velocissimo praticamente senza considerare fenomeni elettrici come resistenza, capacità, induttanza, che possono comprensibilmente affliggere i cavi linea o di potenza, dove la variazione di questi parametri porta a una conseguente alterazione della “qualità” del segnale. Questa mia, va da sé, è un’approssimazione. Ma resta il fatto che la trasmissione dati digitale e quanto di più affidabile, veloce e completo noi umani si sia potuto immaginare e realizzare, vedi appunto quella in fibra ottica.
Su ReMusic cerco e cerchiamo di provare i cavi con parsimonia. Non perché i cavi non abbiano un intervento più che udibile, ma perché, se fatti con buon senso, si può ottenere molto di quello che devono fare a cifre oneste, terrestri, sostenibili. Personalmente preferisco e consiglio i conduttori solid core monocristallini OCC - Ohno Continuous Casting in argento, ma chi sono io per sconsigliarvi altri abbinamenti che a orecchio e nel vostro impianto vi sfrizzolano il velopendulo? Scopri la citazione pubblicitaria qui…
Secondo me l’impianto dovrebbe essere corretto dalla fonte al diffusore passando per l’amplificazione. Quindi l’influenza dei cavi dovrebbe essere minima. Ma se alcuni o tanti li usano per tentare di correggere un errore qua e là, che male fanno? O si fanno? Al massimo un male finanziario, insomma.
Chi ci legge da un po’, sa già come la penso, come la pensiamo. I cavi, detto in estrema sintesi, sono gli equalizzatori che negli anni ’90 del secolo scorso abbiamo buttato fuori dalla finestra e che sono immediatamente rientrati dalla porta sul retro, con la solita scusa “dell’effetto che fa”.
Che la funzione di trasferimento di un segnale – vedi qui e scomodo così la teoria più scientifica – possa essere modificata, anche in modo udibile, usando cavi diversi per tipologia dei conduttori, loro sezione, geometria, disposizione, avvolgimento e relativi valori elettrici misurati, ormai è pacifico per tutti. “Cavofili” e “cavoscettici” si confrontano tuttora, ma che un cavo in un impianto rivelatore, meglio se ad alta sensibilità/efficienza, sia udibile, credo si possa essere tutti d’accordo.
Che però a certi costi il gioco valga sempre la candela, beh, è un po’ che non credo più alle favole…
E che infine un cavo USB possa avere effetti all’ascolto, se fatto con un minimo sindacale industriale, beh, questo darebbe da pensare: non trovate?

Il motivo del contendere
È quindi con queste fosche premesse che mi sono accinto – la coniugazione è giusta, ho controllato – a provare il cavo USB Gekko Cables USG-1. Per la nostra catalogazione interna, su ReMusic, questo è un cavo “linea”, ancorché digitale, atto cioè a portare un segnale di basso livello, non amplificato, e tanto meno di alimentazione.
Non è la prima volta che ho a che fare con Gekko e il suo progettista, Boban Djurdjevic. In questo articolo trovate una breve descrizione sua e della sua azienda. Dato che personalmente detesto chi mi scrive online sempre le solite cose, ripetendole all’infinito di articolo in articolo, vi rimando appunto qui per farvi fare un veloce aggiornamento.

Tecnica ed estetica
Senza invece ulteriori indugi vi descrivo la fattura del Gekko USG-1, assolutamente in linea con il resto della sua produzione provata. La scatola che lo contiene è artigianale, in legno, di bella fattura. I connettori esterni sono in legno tornito, con la scritta Gekko e la mascotte del marchio, il disegno di un geco, impressi in superfice. L’USG-1 è un cavo USB AB, con da un lato un connettore USB A – quello “dalla fonte” – e dall’altro uno di tipo B – normalmente “al DAC” – e i connettori interni sono dorati e crimpati ai propri cavi, non saldati. I conduttori interni sono appunto 3 cavi solid core da 0,40 mm di argento ricotto ad alta purezza 99,99%, prodotto nel Regno Unito, con il primo dielettrico in seta, il secondo in cotone e la guaina esterna in poliestere bianco. Chi avesse già letto del favorevole valore del dielettrico in cotone nel precedente articolo, materiale utilizzato in tutta la produzione Gekko, potrebbe ora chiedersi come mai il primo dielettrico di questo cavo USB sia in seta invece che in cotone. Interrogato sull’argomento, Boban mi ha risposto che il segnale USB passa attraverso una coppia di cavi intrecciati, che devono essere molto vicini tra loro. Il dielettrico di cotone sarebbe troppo spesso e causerebbe problemi come glitch e cadute di segnale. La seta invece è molto sottile e non crea di questi problemi. I cavi conduttori hanno infine disposizione a blando avvolgimento orbitale, ogni 80 mm di lunghezza del cavo.

Un passo indietro
Esauriti i convenevoli di presentazione, mi sono preparato aggiornandomi sul panorama dei cavi USB e... ho riscoperto un mondo.
Per cominciare vi ricordo che una trasmissione dati digitale trae giovamento da un protocollo di invio e ricezione stabile, come dimostrato qui nella prova dell’ottimizzatore di segnale USB Core Power USBe Perfect.
Inoltre, c’è USB e USB, per cui trovate qui un articolo moderatamente tecnico e qui una veloce guida in PDF per orientarvi fra i suoi standard e relative prestazioni.
Infine, se un’azienda serissima come l’italianissima Antinoise, distribuita da DML Audio, ha a catalogo – scaricalo qui – ben quattro e dico 4 modelli di cavi USB con prezzi al pubblico a salire da 275 a 1.564 euro, un perché ci sarà, no?
Dire, fare e approcciare
Forte dell’essermi orientato meglio, ho deciso di procedere nel seguente modo.
Cavo USB standard: userò l’ottimo Assmann Electronic AK-300102-010-S in dotazione con il DAC/pre EAM Lab Musica D201 prossimamente in prova. Apparentemente "senza pretese", meno di 6 euro di costo su Amazon, mi ha invece dato l'impressione di essere superiore, anche solo in termini di stabilità della connessione, rispetto ai più diffusi ed economici cavi USB "da PC" che usavo fino a poco tempo fa.
Fonte di segnale: il massimo del digitale “liquido” da me disponibile, un Fujitsu Futro S900 totalmente “alleggerito” da qualsivoglia altra funzione e completamente dedicato a eseguire il solo programma Daphile, il Sistema Operativo su base Linux volutamente minimale, esclusivamente rivolto alla riproduzione della musica, vedi il sito Daphile qui. Questo genere di PC – in realtà un thin client, vedi qui – dispone ovviamente di diverse uscite USB in parallelo e questo mi consentirà di connettere altrettanti cavi USB cambiandoli semplicemente sul DAC che andrò a utilizzare, senza dover staccare e riattaccare un intero cavo ma solo il connettore finale sul DAC.

Appunto, si parlava di DAC, quindi DAC come se piovesse: userò i miei tre DAC di riferimento DiDiT DAC212, EAM Lab Musica D201 e Asus Xonar Essence One Muses Edition direttamente sull’uscita cuffia, per tentare di capire più “alla fonte” possibile se certi ascolti sono confermati su ampli cuffia diversi.
A seguire sfrutterò il mio ampli cuffie di riferimento, l’Icon Audio HP8 MKII da noi premiato qui e l’ampli cuffie OTL KingSound M-20, campione di trasparenza e dinamica nel suo ambito, con la sua elettrostatica KingSound KS-H3, vedi prova qui.
Alla fine, ascolto in ambiente, su più dei miei impianti, sempre un po’ confusi e alla rinfusa, ascolto A/B senza tante attenzioni o riguardi.
La voce del Gekko
Chi non muore si ripete. Avevo usato una battuta simile già nel precedente articolo. Qui la posso confermare, anche un cavo USB ha una sua “voce”. Ma la paura ce l’avevo, confesso. E se non sento alcuna differenza fra cavo di produzione basico e questa bestia da 1800 sterline, come la mettiamo?
Le differenze però ci sono. Sottili, molto sottili. Ma ci sono.
O almeno così avrei voluto scrivere o pensato di scrivere. Invece…
Invece, con un minimo di training di ascolto, le differenze si impongono e ve le trasmetterò qui di seguito, a valanga.
Assmann VS Gekko
Le prove migliori si fanno “per differenze” e questa non fa eccezioni. L’Assmann rispetto al Gekko è più “piatto”, in cuffia suona di più “in mezzo alla testa”, è più a due dimensioni invece che tre e anche la dinamica sembra più “a due velocità”, ha meno escursione. Offre meno aria fra gli strumenti e decisamente meno armonici, meno articolazione del suono e la zona “calda” del basso è molto più confusa, sempre in paragone.
Gekko VS Assmann
Attendendo solo il tempo che il DAC “agganci” il segnale togliendo e mettendo un cavo diverso, ecco che, ascoltato con attenzione e concentrazione, il Gekko invece risulta nettamente più 3D, più articolato, con più distinzione fra suoni e loro provenienza, la classica “separazione fra strumenti”. Col Gekko ho inaspettatamente riprovato e ricordato quella sensazione che ho avuto storicamente, almeno per me, quando ho provato gli IT1 e IT2 Audio Tekne, i fortunati pre e finale valvolari “italiani” voluti allora dai fratelli Sopegno, all’epoca loro distributori. Minimalisti e di pregio assoluto, sono stati la prima amplificazione che mi ha dato la sensazione di “rallentare” la musica, di darne una lettura più ricca nella stessa unità di tempo. Credo di averlo anche scritto all’epoca nella prova che feci per Suono. A voi non è mai capitata un’esperienza simile? I migliori ascolti sembrano offrire “più musica” nello stesso intervallo di tempo e questo, va da sé, non può essere un trucco, perché il CD o i dischi girano sempre alla stessa velocità. E i file fluiscono nello stesso modo…
Ulteriori riscontri
La prova del nove, il test di controllo incrociato, l’ho avuto appunto cambiando DAC e, successivamente, ampli e cuffie. Se l’EAM Lab Musica D201 non ha nell’uscita cuffia il suo punto di forza, è un gran DAC per il suo costo ma per così dire appare un po’ “scarno” nella sua rappresentazione in cuffia, e il DiDiT DAC212 risulta alle mie orecchie senza lode né infamia, comportamento che attribuisco al suo potenziometro digitale, invece sull’underdog – termine trendy – Asus Xonar Essence One Muses Edition le cose si fanno interessanti. Unito alla mia cuffia Sony MDR-XB700, un caso singolare di prodotto audio che ha praticamente aumentato il proprio prezzo una volta entrato nel mercato dell’usato, costituisce un setup sempre aperto ma mai affaticante, potente ma equilibrato sugli acuti. Insieme a loro riesco a condurre lunghe sessioni d’ascolto, rappresentano il mio setup quotidiano, perché non sento mai la necessità di smettere di ascoltare. Alcuni potrebbero lamentare una certa mancanza di acuti o estremo acuto in questo combo. Invece io posso rispondere che la loro riproposizione degli acuti è per me più reale di quella iperrealista o iperdefinita di altre combinazioni ampli-cuffie. È come sentire i suoni in una foresta e non in un capannone di carpenteria metallica. Proprio per questo equilibrio che gli attribuisco, l’Asus e la Sony mi hanno restituito una chiave di lettura del nostro Gekko USG-1. È un cavo che non va poi “attufato” a seguire, con impianti, sistemi o altri cavi che ne mortifichino l’estremo acuto e la sottigliezza del dettaglio. Ora però devo dire di non avere di mio degli impianti o dei sistemi particolarmente “taglienti”, tipo diffusori con vie a nastro, supertweeter molto aggressivi e così via. Quindi non posso onestamente dirvi se, andando tono su tono e sommando componenti molto rivelatori, il Gekko possa risultare stancante o iperdefinito. Io però non ho mai avuto nemmeno lontanamente questa sensazione.
Gli ulteriori ascolti con la cuffia elettrostatica KingSound KS-H3 – più rivelatrice e ariosa della Sony, anche se meno corposa – e quelli in ambiente con i diffusori Cube Audio Magus che assecondavano naturalmente la capacità analitica dei Gekko, dato che sono full range senza crossover, hanno confermato quanto precedentemente descritto. Certo, ascoltare in cuffia aiuta la concentrazione, ma riduce la dinamica e la quantità di parametri d'ascolto. Passando in ambiente, quindi, anche in questo caso le differenze si sono imposte più o meno a seconda di quanto sia più o meno sensibile/efficiente il diffusore e in funzione anche della “trasparenza” delle altre connessioni.
Tra 1 e 0, i conti tornano
Tirando le somme, come vi ho anticipato le differenze erano sottili e, onestamente, avessi fatto il test in cieco non so se le avrei tutte annotate. Certo è che sono una delle persone meno influenzabili al mondo, sia caratterialmente che per motivi professionali. E nel nostro mestiere di “appassionati gentiluomini”, vedi qui, noi siamo molto più simili a dei sommelier che a dei consumatori impreparati con la benda sugli occhi. Quindi ho fatto anche una prova facendo cambiare il cavo ad altri, random, e, sapendo cosa dovessi andare a cercare, c’ho sempre azzeccato. Il paragone, quindi, è quello tra la memoria gustativo/olfattiva dei sommelier e per noi quella acustica.
Ho anche avuto l’impressione di un certo “calore” sulle frequenze più alte, cosa che sarebbe coerente con quanto da me sentito nella prova dei cavi Gekko RCA che trovate sempre qui. Ma, qui lo dico e qui lo nego, non posso francamente affermare che sia una sensazione reale o che possa esserci da parte mia una qualche forma di “presunzione positiva”, una predisposizione a favore delle connessioni Gekko.
In sintesi
Se c’è una connessione per pochi e non per tutti, è proprio quella USB. Quindi il Gekko Cables USG-1 è un cavo USB che mi sentirei di consigliare a chi ha un impianto molto rivelatore, estremamente sensibile agli interventi e ai cambi di componenti. E, prezzo alla mano, va da sé che debba avere altrettanta alta possibilità d’acquisto, sempre parametrata al proprio sforzo di raggiungere quanto di più estremo si possa ottenere.
L’USG-1 è il classico “componente secondario” – questo sono i cavi – che, se non lo conosci e non l’hai mai sentito, puoi tranquillamente continuare a vivere sereno, connettere la tua fonte digitale con un cavo USB da pochissimi euro e sentire vagonate di musica con piacere. Se lo ascolti e non te lo puoi permettere, turberà i tuoi sogni. Siamo matti sognatori, ma di sogni è fatta la nostra passione.
Caratteristiche dichiarate dal produttore
Conduttori: 3 cavi solid core da 0,40mm di argento ricotto ad alta purezza 99,99% prodotto nel Regno Unito
Prima guaina dielettrica: seta
Seconda guaina dielettrica: cotone
Disposizione: avvolgimento orbitale, ogni 80mm di lunghezza
Capacità: 32pF/m minima
Induttanza: 2,8µH/m inclusi i connettori
Resistenza: 0,2ohm/m
Guaina esterna: poliestere bianco
Diametro medio: 10,0mm
Distributore ufficiale Italia: distribuzione diretta, al sito Gekko Cables
Prezzo Italia alla data della recensione: 1.800,00 GBP
Sistema utilizzato: al mio impianto