Convertitore Metrum Acoustics Flint

04.07.2019

Oggigiorno la quasi totalità degli apparecchi dedicati alla conversione del segnale da digitale ad analogico usa la tecnica dell'oversampling, del sovracampionamento. Non preoccupatevi… eviterò accuratamente di parlare in maniera approfondita di bit, di kilohertz, di filtri anti-aliasing, di teorema di Nyquist. Avrete già letto tutto a riguardo, se siete interessati e in grado di comprendere e probabilmente ne sapete più di me e vi annoierei. Oppure saltereste a piè pari tutta questa parte se non avete la preparazione tecnica, non alla portata di tutti, come il 90% dei miei amici appassionati, per addentrarvi in questi discorsi.

 

Ricordo solo, semplificando al massimo per una ventina di righe, lo prometto, che, oltre al sovracampionamento, esiste anche un'altra tecnica, che si chiama non-oversampling. Sono entrambi sistemi di campionamento di un fenomeno analogico – la musica – per codificarlo nel dominio digitale. Il Compact Disc audio prevede di campionare l'onda sonora utilizzando una quantizzazione a 16 bit e una frequenza di campionamento di 44.100 campioni al secondo, cioè 44,1 kHz ed è previsto che si usi un filtraggio. Se ricordate, i primi CD suonavano non proprio benissimo, dal momento che utilizzavano un filtraggio per via analogica con filtri ad altissima pendenza, causa di distorsioni e perdite. Da qui si è pensato di sovracampionare a 24/96, a 24/192, a 32/384, dove sovracampionare significa aumentare la frequenza di campioni al secondo con lo scopo di spostare disturbi in un range di frequenze non udibili, per utilizzare filtri meno complessi/costosi, e ridurre il rumore – di quantizzazione – aggiungendo campioni calcolati per interpolazione matematica.

Ma un bel giorno un giapponese, e chi se no, un certo Kusunoki, pensò che se il formato originale del Compact Disc era basato sul presupposto che un umano potesse ascoltare al massimo fino a 20 kHz, perché incasinarsi col sovracampionamento e col taglio dei "suoni non udibili"? Non bastano filtri migliori e attenzione alla qualità dei componenti per avere un buon suono a 16 bit/44KHz?

Da queste considerazioni, più o meno, si sviluppò l'idea dei convertitori NOS, cioè non-oversampling.

 

NdR | Per un minimo approfondimento, ma molto ben presentato, rimandiamo qui alle schede sviluppate sull'argomento dall'Ing. Marco Manunta di M2Tech, che in poche slide ha saputo ben condensare in modo informativo e accessibile le principali differenze tecniche e costruttive dei due approcci.

 

Il Metrum Acoustics Flint in prova è un rappresentante della seconda filosofia costruttiva, che ha degli estimatori –e io sono tra questi – ma anche tanti detrattori. Lo avete mai ascoltato un DAC zero-oversampling? Anzi, lo avete mai ascoltato senza pregiudizi, senza dar troppo retta a quello che spesso leggete, o che vi vogliono far leggere, senza inseguire le mode? Magari per qualche giorno, nel vostro impianto, con componenti che conoscete bene? Fatelo, se potete. Io lo sto facendo col Flint, l'entry-level della Metrum Acoustics, azienda olandese orientata ormai da anni al non-oversampling. Uscito nel 2018, viene denominato Ultimate Baby-Dac, ma monta gli stessi moduli, qui solo una coppia, dei modelli superiori, denominati Dac Two. Non ha ingresso USB, per abbinarlo a un PC ci vuole un convertitore da USB a S/PDIF, ad esempio la famosa “pennetta” M2Tech HiFace Two. È spartano. È un quadrottino di 14 per 14 centimetri, con alimentazione interna, pesa 2,5 chili, ha solo due ingressi digitali, coassiale RCA e TOSLINK e le classiche uscite analogiche RCA. Sulla parte superiore c'è un pulsante per scegliere tra coassiale od ottico, con relative spie, e il LED che segnala errore se la sorgente non è connessa. Nient’altro. Ottimo così. Per me. E per il suono. Curiosamente, sul sito ufficiale parlano del Flint come del compagno ideale per sistemi come Sonos o Bluesound o console di gioco, ma dopo averlo ascoltato credo sia leggermente riduttivo, quasi fuorviante. Costa di listino meno di 500 euro: vediamo quanto vale…

 

L'ho inserito nell'impianto che ascolto ultimamente, meccanica di lettura NuPrime CDT-8 PRO, preamplificatore Linear Tube Audio microZOTL, finali NuPrime STA-9 in mono, diffusori Hornmanufaktur A90, streamer di rete Pioneer N-70 AE. Tra poco vi parlo di un confronto diretto. Prima però fatemi dire che ha stupito amici proprietari di convertitori di buon livello – medio, dai 1000 ai 2200 euro, non cito però le marche perché non è carino – quando collegato nei loro impianti. Amici che non sapevano nemmeno dell'esistenza dei dac non-oversampling e che ora si stanno interessando e documentando. Non pensate che sia troppo esaltato, ho ascoltato convertitori di medio-alto livello/costo suonare ovviamente meglio, in special modo quelli che usano tecnologie proprietarie, cioè non standard, e alcuni di essi hanno ormai per molti aspetti poco da invidiare al suono dell'LP. Ma qui si parla di un aggeggio che costa meno di 500 euro...

 

Parliamo del confronto diretto nel mio impianto: da un paio d'anni possiedo, come dicevo prima, uno streamer di rete Pioneer N-70 AE dotato di convertitore ESS Sabre 9016 S a 32 bit / 384 kHz: buon prodotto. Per un mese circa ho collegato il lettore NuPrime alternativamente al Metrum Acoustics o all'ingresso digitale del Pioneer, cioè al Sabre. Vengo subito al sodo. Il Sabre suona bene, ma ho sempre preferito il Flint. Nel mio impianto ci sono differenze udibilissime. Sfumature, va bene, ma all'ascolto si notano.

 

Prendiamo ad esempio un brano acustico che conosco molto bene: Después, traccia 9 dell'album Udin dei Gaia Cuatro. Prendo questo come riferimento per vari motivi. È un bellissimo brano, è di un'etichetta che apprezzo moltissimo, la Abeat Records di Mario Caccia, è registrato, mixato, masterizzato da ArteSuono Recording Studio di Stefano Amerio, garanzia di alta qualità, è di un gruppo di quattro musicisti, due giapponesi e due argentini, Aska Kaneko al violino, Tomohiro Yahiro alle percussioni, Gerardo Di Giusto al piano, Carlos “El Tero” Buschini al basso, che ho sentito e apprezzato tre volte dal vivo.

Analizzo gli aspetti per me principali del confronto critico.

Partiamo dal timbro. Sarà perché non ci sono troppe manipolazioni e aggiunte, cioè troppe alterazioni, ma mi sembra tutto più naturale, realistico. Più armonico, e meno asettico. Insomma, mi ripeterò, ma mi vien da usare ancora la parola naturale perché questo è l'aspetto maggiormente ricorrente, quello che mi ha sorpreso e intrigato.

Il suono complessivo è vivido, non troppo precisino, meno artificioso, mi vien da dire meno “Hi-Fi”, cioè meno interpretabile come riprodotto.

L'immagine è leggerissimamente proiettata in avanti verso chi ascolta, col Sabre meno.

I piani sonori sono però più precisi, gli strumenti mi sembrano meglio separati tra loro in un palcoscenico virtuale.

Dinamica? Sto cercando un sinonimo di naturale, per non ripetermi... diciamo meno aggressiva, ecco.

I singoli strumenti.

Il pianoforte è presente, materico, percussivo, ha un bel timbro e un sacco di armoniche.

Il violino, lo stesso che ascoltai dal vivo a quattro/cinque metri di distanza, lo definirei realistico, addirittura sembra di captare meglio le vibrazioni non solo delle corde ma anche della tavola armonica, del corpo ligneo dello strumento, come anche lo sfregamento dell'archetto sulle corde stesse.

I piatti e le pecussioni sono giustamente metallici e con un decadimento armonico molto avvertibile.

Infine, il basso: presente, bello ritmico, profondo, personalmente lo preferisco al Sabre. E il convertitore Sabre è un ottimo prodotto...

 

Mi sto rendendo conto di aver scritto forse troppi “più”, ma è pur sempre un confronto: ci vogliono.

Precisazione doverosa: teniamo sempre presente che sto parlando del chip Sabre implementato qui nella circuitazione del Pioneer e che il singolo chip da solo non suona ma conta tantissimo la sezione analogica di uscita.

 

Ok, avrete capito che sono diventato veramente un fan del piccolo Flint. A questa cifra, per i miei e non solo miei gusti, non ho sentito altri convertitori suonare così. E poi è essenziale, ben costruito, di una ditta che fa solo questo tipo di prodotti – per me, un pregio – e che si è guadagnata una grande reputazione in questi anni nel settore.

La mia recensione inoltre non è entrata nei particolari tecnici dei sistemi di conversione, sistemi che spesso sono sostenuti da “partiti” pro o contro l'una e l'altra tecnica. Ovviamente alcuni arrivano a denigrare certe soluzioni senza mai averle ascoltate, atteggiamento molto in voga in ambito Hi-Fi, soprattutto fra gli audiofili “social”... Io ho fatto la mia scelta, ma ci tengo a precisare una massima somma, cioè che le soluzioni si vedono dalle loro realizzazioni in concreto e non in astratto. Quella del Flint mi ha convinto per i motivi di cui sopra, un atteggiamento che va appunto verso la concretezza del suono, più che verso la prestazione teorica.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Ingressi digitali: coassiale RCA, ottico TOSLINK

Uscite digitali: 2 coassiali RCA

Alimentazione: 110-230V

Dimensioni: 14x6x14cm LxAxP

Peso: 2,5kg

 

Distributore ufficiale Italia: al sito Audio Azimuth

Online shop ufficiale Italia: al sito PlayStereo

Prezzo Italia alla data della recensione: 469,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Ulisse Pisoni

 

 

Qualche immagine del Flint nel mio impianto.
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Immagine Metrum Acoustics
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