David Crosby | For free

17.12.2021

Piacerebbe anche a me arrivare agli ottant’anni con il minimo di rimpianti nella testa e poter rileggere il passato senza rimuovere la mia ombra, così come sta facendo David Crosby. Certo, la sua voce sta diventando un po’ più sottile, ma resta sempre cristallina. E i suoi testi sono tuttora interessanti, anche se ovviamente senza l’oracolarità del passato. E teniamo presente che sono trascorsi cinquant’anni belli tondi da If I only could…, manifesto indimenticabile di un’intera epoca musicale e culturale

 

In questo suo ultimo For free, “Croz” compare in copertina ritratto da Joan Bae, che ne coglie luci e ombre come in uno specchio. Di luci ce ne sono state tante, anche accecanti, così pure le ombre segnate dalle droghe, dai tracolli fisici, dagli arresti per possesso di armi, dai conflitti con i compagni d’amicizia e di musica. Ma Crosby, pellaccia dura, ha superato da anni tutto questo, continuando a produrre e pubblicare dischi più che decorosi, rifuggendo dalle contraddittorie visioni del suo mondo, spesso ostili e incomprensibili, che l’avevano un tempo avvolto in una nebbia confondendone il profilo.

 

Questo ultimo album sembra, a tratti, un lavoro alla Donald Fagen, personaggio sempre ammirato dallo stesso Crosby, che si trova qui a partecipare attivamente alla composizione di un brano ma che, secondo me, ha suggerito l’intera panatura pop-jazz alla Steely Dan che attraversa For free in tutto il suo percorso. L’aiuto strumentale e vocale per questa registrazione viene apportato innanzitutto dal figlio James Raymond, polistrumentista ormai sessantenne, e dai già testati Steve Di Stanislao alla batteria e Steve Tavaglione al sax, con il supporto vocale di Michael Mc Donald e di Sarah Jarosz, precisissima nella sua seconda voce in For free della Joni Mitchell. Ed è proprio il titolo di questo lavoro e l’omaggio particolare alla musicista canadese che ci fanno capire quanto, per stessa ammissione di Crosby, la Mitchell sia stata importante per lui, e non solo per via di lontani legami sentimentali. Si tratta, alfine, di un disco leggero, se vogliamo qualificarlo in questo modo, ma carico di piacevolezze e piccole raffinatezze compositive che lo fanno apprezzare senza mostrare momenti critici di cedimento. Anche la strumentazione si mantiene soft, senza esasperazioni, giocata sugli eterni equilibri elettroacustici che abbiamo imparato a conoscere nella musica di Crosby sin dai tempi dei Byrds.

 

David Crosby - For free 

Secret Dancer è brano molto malinconico, quasi un po’ dimesso, dove però la voce di Crosby diventa più espressiva. L’impressione è che da questi testi emerga veramente uno spirito provato ma non sconfitto e che lo si possa comprendere dalla semplice, scorrevole bellezza della traccia priva di qualsiasi autocompatimento. Ships in the night accelera lievemente la struttura ritmica ma siamo ancora in pieno clima Steely Dan, costituito da un bel sostegno combinato tra piano elettrico e chitarra, con quest’ultima che ricorda certi attacchi alla Mark Knopfler. For Free è composizione arcinota di Joni Mitchell, tratta dal suo album Ladies of the canyon del 1970. Crosby ne offre una versione a due voci con il controcanto di Sarah Jarosz. Resta solo il pianoforte a sostenere il tutto per godere a pieno della purezza dell’impasto vocale. Boxes si presenta con un delicato arpeggio di chitarra acustica e un moderato supporto ritmico, ma qui riaffiora un po’ di sano rock con tracce insinuanti di psichedelia e un’angolosa chitarra elettrica a scandire la sequenza dei passi, con un bel finale pulito e risolutivo. Shot at me, da quello che ho capito del testo, è una specie di “io speriamo che me la cavo” con il verso ricorrente “Nobody shot at me today”. Al di là della visione esistenziale personale di Crosby, il brano è proprio intrigante, con quell’inizio delicato di acustica e lo svolgimento di una storia che pare una trama letteraria. La voce che conta “one, two, three” e che annuncia l’ultimo brano I won’t stay for long, è quella di Brian Wilson. La canzone è una meditazione sulla morte, tra l’altro composta dal figlio James Raymond. “Non starò qui a lungo”, dice il testo...

 

David Crosby

 

Mentre auguriamo a Crosby di restare con noi ancora per molto, facciamo intanto i nostri adeguati scongiuri, visto che in fondo la cosa riguarda un po’ tutti noi. Al di là però del tempo che ancora ci verrà concesso, dobbiamo volentieri ribadire la bontà di questo lavoro, non un masterpiece: questo, Crosby, l’ha già realizzato. Ma è come quando un amico che non vediamo quasi mai passa a trovarci. Fa sempre piacere chiacchierare con lui. Soprattutto, come in questo caso, quando non ci si racconta solamente di com’erano fantastici i bei tempi andati.

 

David Crosby

For free

CD BMG 2021

Reperibile in streaming su Tidal MQA e Qobuz 16bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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