Diamo all'audiofilo quello che è dell'audiofilo

Redazionali
06.10.2014..

Non c'è operatore del settore che non rimpianga i mitici anni '70. Altro che dopoguerra: dopo i rasoi elettrici e molto prima di computer e cellulari, il "giocattolo per adulti" una volta era lo stereo.

Dopodiché, quelli che hanno continuato a coltivare la passione – parola che, pensateci, fa riferimento alla capacità di soffrire molto per qualcosa che si ama – hanno provato la brutta sensazione di essere dapprima démodé, poi... residuali, oscuri adepti di un’antica e strana setta.

 

Chi ha continuato a seguire il settore, anche grazie alla continua rivisitazione del vintage, sa che il livello raggiunto oggi, anche nella messa a punto dei migliori impianti “d'epoca”, non ha precedenti in passato. C'è la Klipschorn, mi direte. Certo, nel 1979 la pilotavate con il Phase Linear o con un Crown... Anche il vinile oggi suona in tutt'altro modo. Fate una prova. Collegate al vostro impianto di oggi giradischi e disco "vecchio", ambedue non rivisitati. E, contemporaneamente, giradischi moderno e lo stesso LP ristampato allo stato dell'arte...

 

In profonda sintonia con Beppe Castelli e Nicola Iuppariello ritengo che dietro il presunto "ritorno" del vinile vi siano motivazioni profonde, la prima delle quali legata alla insostituibilità di una specifica "pratica di ascolto". Rituale e meditativa. Profonda. Una sorta di cerimonia del tè che prepara all'ascolto e a tutto quello che l'ascolto può darci.

 

Perseverando nella pessima abitudine del “citarsi addosso”, come diceva Woody Allen, desidero insistere in una definizione che vi ho già dato, quella dei sistemi trascendenti, caratterizzati 1) dalla capacità di trascendere letteralmente l'impianto, per entrare in contatto con la Musica, e 2) dalla possibilità che il sistema evochi una esperienza di flusso, detta anche esperienza ottimale, consentendo al sistema almeno la temporanea illusione dell’esistenza qui e ora di un evento musicale che ha luogo innanzi a noi.

 

L'esperienza di un sistema trascendente credo sia alla base dell'incapacità dell'audiofilo – almeno, di alcuni dei suoi sottotipi – di fare a meno di considerare la “qualità“ nell'esperienza di ascolto. Ascoltare male non significa perder “qualcosa”, vuol dire perdere “tutto”.

 

Ma, infine, perché?

 

Perché la musica sarebbe così importante per noi umani e perché riuscire a mettere a punto un sistema in grado di metterci in contatto con i contenuti di un tipico messaggio musicale diviene cruciale?

 

Una volta gli psicoanalisti avevano idee piuttosto rigide sull'infanzia e, a parte l'enfasi sulla sessualità precoce che ha fatto sentire tutti ex piccoli maniaci, poco si sapeva su quelle che davvero sono le primissime fasi dello sviluppo, che fanno nascere una mente e un sé.

Poi è venuta la Infant Research: i primi esperimenti di Meltzoff sull'intersoggettività, che dimostrarono che un neonato di quarantadue minuti (42) impara già a imitarvi se gli fate le linguacce. Questo senza neppure sapere di avere una lingua o averla mai vista allo specchio: è una imitazione cross-modale, perché vedi il gesto con gli occhi e lo rifai con muscoli e propriocezione.

E poi le geniali osservazioni, condotte con stile quasi “etologico”, di Stern e Trevarthen. Stern introdusse il concetto di “sintonia affettiva”. Trevarthen ci ha parlato di una "psicologia di menti mutuamente sensibili": tutto questo filone di ricerca ha lavorato molto sulla comunicazione tra neonato e adulto.

 

Da una magnifica rassegna che chi mastica l'inglese potrà scaricare qui, traggo una breve sintesi: il meccanismo chiave dell'allineamento (tra adulto e neonato) è un processo di corrispondenza in cui ogni partner "cambia con l'altro". Entriamo in una totale sintonia cross-modale (che cioè usa ogni modalità sensitiva e motoria) di forme, tempi e intensità. È questo che permette al bambino di dedurre, per metafora e analogia, emozioni e sensazioni che si nascondono "dietro" il comportamento.

Trevarthen specialmente si è reso conto che la nostra prima comunicazione è integralmente “musicale” e, in quanto tale, soggetta a specifici ritmi, alternanze, pause, pianissino e fortissimo (di balbettii, lamenti, scoppi di risa, silenzi) che preludono al colloquio vero e proprio, naturalmente arricchito di tutta la comunicazione simbolica di cui ci impadroniremo quando saremo più grandi, vedi video.

 

E non è tutto. Se la nostra storia personale, l'ontogenesi, comincia dalla musica per raggiungere la parola solo più tardi, per qualcuno lo stesso discorso vale per la storia della nostra specie, la filogenesi. Provate a leggere Il canto degli antenati: le origini della musica, del linguaggio, della mente e del corpo, di Steven Mithen (Torino, Ed. Codice, 2007).

 

Dunque, un po’ di rispetto per la nostra “mania”: la registrazione e la riproduzione corretta della musica non sono un giochetto banale.

E stanno cambiando la musica stessa, oltre che ovviamente noi che l'ascoltiamo. Dedicate un vostro prezioso quarto d'ora a questo splendido frammento di David Byrne.

La musica è MOLTO più importante per gli umani di quanto non si creda di solito.

E, registrata e riprodotta male, non suona, non comunica, non riesce a dire quel che potrebbe. Alle nostre orecchie come alle nostre anime.

 

 

Information is not knowledge.

Knowledge is not wisdom.

Wisdom is not truth.

Truth is not beauty.

Beauty is not love.

Love is not music.

Music is THE BEST.

 

Frank Zappa

di Angelo N. M. Recchia-Luciani
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