Diffusori Acapella High Harlekin MK II

18.05.2018..

Acapella è uno dei marchi storici dell’alta fedeltà tedesca. Nasce quarant’anni fa a Duisburg, nel cuore della Ruhr, una delle aree più industrializzate d’Europa, a opera di Alfred Rudolph e Hermann Winters, entrambi affascinati dall’idea di realizzare diffusori basati su trasduttori a tromba sferica che fossero immuni dalle colorazioni tipiche dei modelli rettangolari utilizzati fino ad allora dai costruttori storici quali Klipsch, Altec e JBL, tanto per fare i nomi più noti.

Acapella vanta dunque la primogenitura nella progettazione e realizzazione di trasduttori a tromba sferica, poi ripresi anche dai connazionali di Avantgarde. Altra sua specialità esclusiva è la progettazione e impiego del tweeter a ioni, virtualmente senza massa né membrana, che lavora plasmando un arco di elettroni generato da un elevato voltaggio interno. Tale arco, sollecitato dal segnale musicale, si muove repentinamente al variare dell’impulso e sposta le molecole di aria circostanti, che veicolano la vibrazione e dunque il suono all’esterno.

 

Il catalogo di Acapella comprende diffusori dalla progettazione e dalle forme alquanto originali e importanti, non solo come dimensione, ma anche come fascia economica.

Anche la Acapella High Harlekin MK II in prova, benché non equipaggiata con trasduttori a tromba sferica e tweeter agli ioni, vanta alcune prerogative che ne giustificano l’inserimento nel catalogo del produttore tedesco in una fascia di prezzo, impegnativa per i più, di circa 14.000 euro di listino. E ciò è un vero peccato, perché le High Harlekin MK II si presentano come un diffusore dinamico convenzionale, versione “abarthizzata” delle Harlekin MK II base, ma con alcune soluzioni progettuali che le rendono così facili da collocare in ambiente da fare la felicità di qualunque appassionato, valorizzando anche piccole amplificazioni e piccoli ambienti, regalando con un suono grande, possente e controllatissimo.

Anche in setup minimali e dal costo di una frazione del diffusore, l’upgrade apportato da questi diffusori è drammatico. Posso dire che siamo di fronte a uno di quei rarissimi casi in cui un risultato analogo è difficilmente replicabile spalmando l’esborso occorrente per l’acquisto, su tutti i componenti dell’impianto, come di regola si dovrebbe fare. E infatti nella mia prova ho voluto utilizzare un’amplificazione integrata a valvole e una a stato solido, quest’ultima addirittura di fascia economica, per rendere meglio l’idea ed estremizzando il concetto.

 

Acapella High Harlekin MK II

 

Il modello in prova è un massiccio due vie di circa 65 kg di peso e oltre 120 litri di stazza, senza contare l’alloggiamento del tweeter, posto in una testa separata posta sopra al cabinet principale

Il tweeter da 26 mm è realizzato su specifiche da Dynaudio in esclusiva per Acapella. Ricordo che, a parte vecchi contratti che Dynaudio continua a onorare, il costruttore danese non vende più a terzi né realizza su specifiche i propri pregiatissimi e ambitissimi trasduttori, i tweeter in particolare. Ricordo inoltre che addirittura la BBC dovette accontentarsi di equipaggiare il celebre LS5/12A con trasduttori di serie del catalogo Dynaudio senza possibilità di ottenere alcuna personalizzazione.

Il 26 mm utilizzato da Acapella è montato su una testa in alluminio massiccio con profilo frontale a rombo, saldamente incernierata sul cabinet con un sistema di barre di alluminio con profilo a “V” disaccoppiate dal legno. Il tweeter presenta un leggero caricamento a tromba.

Il cabinet è in multistrato rivestito di elegante finitura in vera essenza di legno di acero mentre il baffle frontale è in alluminio massiccio spesso oltre 5 cm e sullo stesso trova alloggiamento il woofer da 25 cm realizzato su specifiche dalla norvegese Seas. Questo trasduttore, particolarmente caro al costruttore tedesco, è lo stesso che equipaggia modelli di punta quali il Violon MK VI e lavora in cassa chiusa, a sospensione pneumatica.

Rispetto alle Harlekin MK II, la versione High Harlekin MK II si differenzia non tanto esteriormente – a prima vista le casse sembrano identiche, se non fosse per le differenti finiture disponibili – ma per una serie di migliorie che dovrebbero giustificarne il sensibile incremento di prezzo di oltre 4mila euro.

Parliamo innanzitutto di un crossover ridisegnato e realizzato con componentistica particolarmente pregiata, alloggiato in uno chassis separato rispetto al cabinet chiuso in cui si muove il woofer e “galleggiante” sotto il diffusore, disaccoppiato dal mobile per consentire la riduzione delle interferenze dovute alle vibrazioni generate dall’altoparlante. Inoltre, il cablaggio interno della versione High anziché in rame è in argento solido con isolamento ceramico, sostanzialmente analogo a quello impiegato per il cavo di potenza High La Musica del costo a listino di oltre 2mila euro al metro. Anche il cabinet della versione High ha subito un potenziamento con rinforzi interni che, unitamente al crossover separato, portano il peso per ciascun diffusore a 65 kg, rispetto ai 55 del modello base. Infine, come per tutte le versioni High, l’accoppiamento dei trasduttori è curato maniacalmente con tolleranze pressoché nulle.

 

Da quanto precede possiamo già fissare gli aspetti salienti fi queste High Harlekin: diffusore due vie in sospensione pneumatica – quindi niente bass reflex, ma cassa completamente sigillata – e un tweeter alloggiato in un volume dedicato e caricato a tromba. Lo sviluppo verticale del diffusore porta il tweeter ben più in alto rispetto al punto d’ascolto canonico divano/poltrona, peraltro in linea con altri recenti progetti illustri, con benefici che si traducono in una scena ancora più alta e ariosa di quella a cui ci hanno abituato i tweeter Dynaudio. Inoltre, un cabinet così massiccio e rinforzato, con alloggiamento separato per il tweeter lascia ben sperare in fatto di assenza di colorazioni e trasparenza.

 

Ma veniamo all’ascolto…

 

Ho inserito i diffusori in un piccolo ambiente per saggiarne le doti di adattabilità. Circa 15 mq, 5x3 m, diffusori sul lato corto a circa 1,5 metri dal fondo e a ridosso delle pareti laterali, orientate verso il punto d’ascolto con incrocio della linea di emissione ben oltre la testa dell’ascoltatore. Mi soffermo sulla descrizione ambientale per far comprendere fino a che punto si può osare con queste casse.

Ho utilizzato le punte con sottopunta integrato della Soundcare, modello SuperSpike. Quelle di serie, con appoggio a moneta convessa, sono ingestibili e poco efficaci. Appena trovata la posizione in ambiente, le punte vanno subito regolate in tensione e ben strette con l’apposita chiave data in dotazione dalla Soundcare. Con un cabinet così pesante e rigido e con un woofer da 26 cm sulla flangia, questa operazione è assolutamente indispensabile. Il basso come per incanto diventa anch’esso teso e tutta la riproduzione acquista notevole trasparenza.

Il crossover ho preferito lasciarlo galleggiare sotto il diffusore, dopo aver provato a tenerlo sollevato e disaccoppiato dal pavimento con vari modelli di disaccoppiatori.

 

Per le elettroniche a monte mi sono avvalso del lettore Marantz SA-11S3 e degli amplificatori integrati Leben CS600 e Creek Evolution 50A con uno special guest quale il preamplificatore LS27 Audio Research.

Il Leben non è una scelta casuale. Notoriamente questo ampli giapponese è di una raffinatezza tale da poter competere con blasonate coppie di pre e finale. Tuttavia è piuttosto critico nell’interfacciamento con i diffusori e, se questi non hanno un modulo dell’impedenza dall’andamento assolutamente regolare, non riesce a esprimere il suo potenziale, introducendo attenuazioni e incoerenza timbrica nei range di frequenza più ostici. Inoltre questo integrato ha una potenza limitata a una trentina di watt, dunque possiamo concludere che, se un Leben da un punto di vista squisitamente elettrico riesce a gestire questi diffusori, potranno farlo un’infinità di amplificazioni integrate e non, anche di fascia economica più modesta. Altro discorso riguarda la qualità del segnale che, ovviamente, non è mai abbastanza per questi diffusori, estremamente rivelatori. L’integrato della Creek è stato invece una piacevolissima sorpresa. Insieme a questo diffusore è stato in grado di esprimersi a livelli talmente elevati da non mostrare i limiti che un progetto budget inevitabilmente ha, al punto da chiedersi se a questo livello a cui è arrivata l'alta fedeltà “budget” valga la pena di spendere tanto, ma tanto, di più. Con software intimistici o poco complessi non fa assolutamente rimpiangere amplificazioni ambiziose.

 

Primo step: Acapella con Leben

L’ascolto parte col Leben CS600 in configurazione integrato. Dopo un primo giro di ascolto dei miei album di riferimento, la cosa che sorprende è il controllo del basso, teso e estremamente variegato al variare dello strumento d’origine. In progetti importanti bass reflex ho ascoltato bassi più profondi, ma spesso a scapito delle armoniche, con una resa monocorde, incoerente, un po’ slegata dal medio-basso e dalla gamma media.

Altro aspetto che colpisce è la dinamica, a tratti esplosiva.

Cito questi due parametri perché se è lecito aspettarsi queste prestazioni da un diffusore di tale stazza, non è scontato che ciò accada grazie a un Leben CS600, di cui tutto si può dire tranne che sia un grande erogatore di corrente dotato di un controllo ferreo, per quanto il push-pull di 6l6gc assicura una certa “pienezza” dinamica.

Sugli altri parametri le cose sono un po’ più scontate.

La ricostruzione scenica è corretta. Del resto i tweeter Dynaudio fanno miracoli da questo punto di vista e l’estensione verso le alte frequenze del Leben è uno dei punti forti del progetto.

La gamma media, dopo aver rivalvolato il Leben con valvole 6L6GC NOS General Electric e con le 6CS7 NOS Matsushita, perde definitivamente quel minimo di ruvidezza dato dalle Sovtek di serie, anche questo a conferma della notevole capacità rivelatrice delle High Harlekin.

Il palcoscenico è ben sviluppato nelle tre dimensioni con una buona scansione della profondità.

Il leggero caricamento a tromba del tweeter svincola l’emissione da interferenze ambientali indesiderate, come del resto fa in gamma bassa la sospensione pneumatica, rendendo questo diffusore idoneo anche in ambienti dove di solito è sensato pensare solo a un bookshelf.

La posizione piuttosto elevata del tweeter e l’ottimo lavoro del crossover attenuano la direttività del caricamento a tromba assicurando la giusta intensità di emissione e una perfetta integrazione delle frequenze. Sul fronte dell’immagine sonora, il combo Leben-Acapella fa registrare un deciso avanzamento dei protagonisti rispetto ad altre esperienze d’ascolto. Il palcoscenico continua a svilupparsi dietro il fronte dei diffusori, ma la ricchezza delle armoniche è tale da rendere sempre vivido e contrastato ciascun protagonista incrementando il senso d’immanenza, palpabilità e vicinanza di voci e strumenti, pur onorando le distanze e proporzioni tra i vari piani sonori presenti nella registrazione e offrendo un suggestivo senso della prospettiva.

È come se la plasticità degli strumenti e delle voci prevalesse su quella che è la riproduzione del senso dello spazio fisico in cui la registrazione è stata effettuata. Con altri setup – parlo di amplificazione Audio Research Reference 3 e Reference 110 e diffusori da stand come Sonus Faber Minima Vintage o diffusori da pavimento come Spendor D7 – il senso dell’aria e del vuoto tra gli strumenti era più evidente, ma è anche vero che tutti i protagonisti erano inesorabilmente più magri e anemici. Ho visto sale da concerto espandersi in maniera abnorme abbattendo le mura della mia piccola saletta, piccolo miracolo che riesce particolarmente ad Audio Research, oppure il cantante arretrato oltre la parete di fondo, sulla terrazza – l’accentuazione della profondità della scena è invece una prerogativa delle Spendor D7. Tuttavia sempre di un compromesso si parla. Il suono grosso, possente e materico di queste High Harlekin pilotate da un push-pull di valvole 6L6GC degli anni d’oro della produzione termoionica resta assolutamente inarrivabile. Le sorgenti dei suoni registrati non sono puntiformi ma impegnano uno spazio virtuale più largo – e, a tratti, più credibile – nell’illusione del palco. Il “suono grosso” espresso dalla combinazione Leben e High Harlekin non va a discapito di pulizia e trasparenza. Di aria e senso prospettico ce n’è d’avanzo, ma gli strumenti hanno dimensioni pressoché reali, con tutta la dinamica e la brillantezza del caso. La gamma media è ricca, c’è davvero tanta roba, i fraseggi del pianoforte brillano e riverberano in tutta la stanza. Un pianoforte autentico, grande e possente. Spesso, in impianti importanti ho ascoltato pianoforti scarnificati, quasi monocromatici. Nell’inseguire la giusta accentuazione della dinamica ho ascoltato una prevalenza di chiaro-scuro: martelletto che picchia sulla corda, conseguente esploso dinamico e rinforzo ligneo della cassa. Con la conseguenza di visualizzare un pianoforte perfettamente a fuoco, ma circoscritto in un angolo della stanza, con tutto il vuoto del restante palcoscenico a far parlare di aria, pulizia e altre amenità audiofile. Ma dalle corde che vibrano in via diretta o simpatetica, soprattutto nelle registrazioni moderne in cui i microfoni sono posti praticamente sulle corde del piano, si sprigiona un tale riverbero armonico che DEVEriempire tutta la stanza. L’intera parete di fondo si apre e non basta il soffitto a contenere l’energia acustica di uno strumento imponente come un gran coda. Ecco, col Leben e le High Harlekin sono tornato a sperimentare questa esperienza particolarmente entusiasmante. Just Friends di Gulda diventa quasi una droga, per non parlare dei Quadri di un’esposizione di Pogorelich o le pagine di Listz eseguite da Nojima. La nota di calore del Leben sul medio-basso non turba più di tanto le Acapella, che restituiscono un messaggio musicale grasso e piacevolmente opulento, ma sempre ben leggibile e senza sbavature.

La voce umana, uno dei miei format preferiti, è particolarmente fine e completa. Le delicate nuance dell’emissione sono rispettate e il cantante è posizionato almeno un paio di metri dietro il fronte del diffusore, ben scolpito a tutto tondo, ad altezza sempre credibile. Rispetto a mini-diffusori quali le LS3/5a, la maggiore estensione delle High Harlekin riesce a evidenziare meglio l’oscuro rinforzo delle cavità polmonari nelle voci gravi di Tom Waits -  The Mule Variations, Testa e Capossela o svelare la mediazione microfonica di alcune splendide interpretazioni di Amalia Gre.

Il pianoforte e le voci maschili sono un ottimo test per la coerenza di emissione del diffusore.

Con un tweeter così performante e un woofer custom da 25 cm è lecito soffermarsi sulla linearità dinamica e timbrica nelle varie gamme di frequenza. È stata una delle prime cose che ho voluto indagare. Ho utilizzato tutti i miei dischi test e debbo concludere che questo crossover separato svolge egregiamente il suo lavoro. Il passaggio dalle frequenze riprodotte dal woofer al tweeter è inavvertibile. La continuità timbrica ha dell’incredibile, mantenendo intatta in tutti i range di frequenza quella ricchezza armonica e quella capacità di contrasto dinamico peculiare del diffusore. Davvero un bellissimo progetto.

 

Altra osservata speciale è la fatica d’ascolto. Su un diffusore con tweeter Dynaudio caricato a tromba, cablato in argento solid core, il rischio può starci.

Con un quartetto di valvole 6L6GB NOS Sylvania militar grade del 1964 in fase di rodaggio ho dovuto interrompere più volte l’ascolto per l’eccesso di brillantezza e avanzamento della gamma alta. Con alcune registrazioni la congestione della gamma medio-alta dava compressione dei piani sonori e fatica d’ascolto.

Ho lasciato andare l’ampli per qualche giorno con musica liquida e dopo le fatidiche ottanta ore di rodaggio, finalmente il tutto si è riequilibrato regalandomi ascolti ai livelli delle General Electric, con un contrasto forse appena più pronunciato, se mai se ne sentisse il bisogno...

 

Secondo step: Acapella con Audio Research LS27 e Leben CS600

Decido di dare man forte al Leben, anteponendogli il preamplificatore LS27 e utilizzando il CS600 solo come finale. Il miglioramento su tutti i parametri è drastico, come è lecito ma non scontato attendersi con l’impiego di un’elettronica di tale qualità. La scena si amplia a dismisura abbattendo i confini fisici della stanza e trasformando la mia saletta di volta in volta in sale da concerto, teatro, chiesa, con ambientazioni dannatamente coinvolgenti. Protagonisti e comprimari si collocano stabilmente oltre il limite fisico delle pareti pur restando il palcoscenico sempre coeso e coerente. Non ricordo prestazioni così impressionanti nemmeno col combo Audio Research Ref3 più Ref110 alla guida delle SF Minima Vintage o delle Spendor D7. La pulizia e l’estensione in alto dell’odierno setup offre la suggestione fatta di aria rarefatta e fine, di tersi orizzonti primaverili. La fatica d’ascolto è completamente annullata. La mediazione dell’ambiente virtuale in cui si sviluppa il suono registrato è riportata fedelmente in ambiente domestico ed è come ascoltare in una sala da concerto non importa quanto vicini siano i diffusori al punto d’ascolto. Con volumi da dettaglio e impatto dinamico idonei al pieno coinvolgimento emotivo vedo fermare i decibel delle mie app sullo smartphone a picchi di sicurezza abbondantemente sotto i 100 dB, dove in passato, per ottenere analoghe sensazioni, con altri setup nello stesso ambiente, ero indotto a utilizzare volumi con cui le escursioni sopra i 100 dB in zona rossa erano la normalità. Con questa amplificazione le Acapella parlano il linguaggio dell’alta fedeltà con la “A” maiuscola, sfoggiando un suono raffinatissimo, equilibrato e armonico. Il dettaglio è cesellato, malgrado il suono sembri provenire da un orizzonte molto arretrato rispetto al fronte dei diffusori. La dinamica è garbata ma sempre pronta a spingere il transiente con energia. La gamma bassa acquista pulizia e controllo e un’integrazione così fine con la gamma adiacente da lasciar solo percepire la massa imponente del diffusore. Sembra un raffinatissimo diffusore da stand, ma capace di forgiare un suono in scala 1/1. Nessun protagonismo nelle varie gamme di frequenza. Mai la percezione di un’enfasi o una coda che sia una, e men che mai un accenno di impastamento. Un rigore assolutamente teutonico. A questi livelli passa in secondo piano ogni nota tecnica sul diffusore, che sparisce letteralmente dalla scena, lasciando protagonista solo la musica fatta di equilibrio e armonia. Signori, tanto di cappello: una delle più belle prestazioni ascoltate dal sottoscritto.

 

Terzo step: Acapella con Creek Evolution 50a

Cambiando amplificazione, è stata la volta del Creek Evolution 50a, un integratino inglese che si sta rivelando incredibile. Per circa mille euro la Creek propone un single ended da 55 watt, minimalista con due soli transistor bipolari come dispositivi di potenza e condensatori piccoli e moltiplicati per dare maggiore trasparenza e velocità all'ampli. Sulle Acapella la trasparenza della gamma media è assolutamente inusuale, di quelle da amplificazione importante. La scena è alta e ben proporzionata. Il suono è più magro e meno dinamico che col Leben, ma con l’eleganza e la delicatezza di un piccolo campione, assolutamente complementare al suono grasso e ricco del push-pull di valvole 6l6gc. Dopo una trentina di ore di rodaggio con Tidal e un disaccoppiamento con Taoc e Stillpoint, cavo di alimentazione Faber Cable Level 3 dallo straordinario equilibrio timbrico e spazialità, si è finalmente aperto. Con software intimistici, il Creek e le Acapella regalano suggestivi palcoscenici e voci straordinariamente credibili. Suono arioso e tendente al caldo, basso e dinamica composti e asserviti a una splendida gamma media su cui resta il focus principale dell’amplificatore. Istintivamente l’occhio va alla ricerca di un pre e finale e invece sul tavolino trova solo questo smilzo integrato inglese. Insomma, questo Creek non è un grande erogatore di corrente ed esige diffusori facili, ma poi ripaga con moneta da grande performer. Con le Acapella mi ha lasciato letteralmente basito. Ovviamente, non chiediamogli l’impossibile: con software complessi, tipo Stimela di Masekela o Amused to death di Waters, dove il Leben resta ancora credibile, pur perdendo qualcosa del suo meraviglioso equilibrio timbrico, il Creek soffre, tradendo quanto di buono mostrato in gamma media, in particolare con voci e chitarre, come My way intepretata da M.P. Hinson, voce rauca e chitarra, resta da brivido, non assicurando ai comprimari la medesima maniacale attenzione riservata al protagonista.

 

Conclusioni

Chiudo sulle High Harlekin. Sono diffusori che sanno essere chirurgici e rivelatori nei dettagli fini, quindi più qualità c’è a monte e più lasciano passare informazioni. Al tempo stesso, parliamo di un diffusore che, per tipologia costruttiva, è estremamente accomodante con l’ambiente e con l’amplificazione. In questa prova ho voluto portare le High Harlekin al limite, in un piccolo ambiente e con pochi watt. Il risultato è stato a dir poco sorprendente, con un’immagine incredibile per dimensioni e sempre ben oltre i confini della stanza, direi anche superiore a quella ottenibile da mini di elevata qualità, col plus di un’estensione e una dinamica da diffusore categoria extra-large. Questo comportamento per nulla scontato, anzi eccezionale, nel senso che fa eccezione alla regola, consente più margini d’impiego rispetto a diffusori di litraggio e lignaggio comparabili. Le Acapella non sono affatto sprecate né problematiche in contesti simili a quelli in prova. Ovviamente, il tutto migliora esponenzialmente traslocando nella sala più grande e con potenze più elevate.

Un diffusore definitivo, direbbero molti, sicuramente in grado di assecondare la voglia di giocare con l’Hi-Fi, tollerando setup anche improbabili, sfoderando sempre un suono appagante e divertente.

Un sentito invito ad ascoltarlo, a me ha sovvertito più di qualche certezza – o luogo comune? – maturati nel vissuto audiofilo di critico e appassionato.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

diffusore a due vie in sospensione pneumatica

woofer Seas 26 cm

tweeter Dynaudio 26 mm a cupola morbida in seta

Efficienza: 90dB/Wm
Impedenza: 8ohm
Tenuta in potenza: 100W continui, 300W per 10ms
Amplificatore raccomandato: minimo 20W
Crossover separato dal cabinet con componenti speciali

Cablaggio interno Acapella Silver-Ceramic

Dimensioni: 300x1130x430 LxAxP

Peso: 65kg cad.

 

Distributore ufficiale Italia: al sito Audioplasma

Prezzo Italia alla data della recensione: 13.800,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Emilio Paolo Forte

Addenda: per la prova in oggetto sono stati inoltre usati i diffusori Harbeth M30.1, Rogers LS3/5A, Sonus Faber Minima Vintage, Spendor D7

Immagine per gentile concessione Acapella
Immagine per gentile concessione Acapella
Immagine per gentile concessione Acapella
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di Emilio Paolo Forte
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