Diffusori KingSound Queen V

23.11.2018..

KingSound è un costruttore di Hong Kong che è riuscito a imporsi nel settore super specialistico dei diffusori realizzati con pannelli elettrostatici. La concorrenza è ridotta a pochi, pochissimi marchi, ma la nicchia di mercato è altrettanto piccola e la specializzazione talmente alta che è molto difficile prevalere senza fondati motivi tecnici e di riconoscimento da parte degli audiofili. Qui trovate il sito web del costruttore e qui invece la pagine dove il distributore italiano Import Audio descrive la tecnologia da loro utilizzata.

Dicevamo che i pannelli elettrostatici costituiscono una piccolissima percentuale nella produzione dei sistemi di diffusione sonora nonostante la loro superiore qualità sia riconosciuta da tutti, questa cosa è un controsenso che ha però una ragione che proverò a spiegare.
Innanzitutto una succinta dose di teoria: l’altoparlante elettrostatico è unico nella sua specie perché non fa uso di magneti, anzi è proprio il suo principio di funzionamento che non utilizza il campo magnetico. La figura mostra lo schema di massima.

Circuito elettrostatico KingSound
Ci sono due armature di materiale conduttivo, in genere ampiamente forate per permettere alle onde sonore di attraversarle, e nello spazio tra di esse c’è una membrana libera di oscillare, più o meno liberamente, la cui superficie è conduttiva quanto basta per accumulare cariche elettriche. Tutte e tre le componenti, due griglie e membrana, vengono caricate elettricamente ad alto potenziale mediante dei dispositivi elettronici.
Se le due armature fossero caricate con carica elettrica di pari potenziale la membrana interna sarebbe in quiete. Significa che le forze attrattive o repulsive delle cariche elettriche che agiscono su di essa sarebbero in equilibrio ed essa non sarebbe attratta o respinta verso l’una o l’altra armatura. Viceversa se le due armature avessero un potenziale differente, diciamo di polarità opposta rispetto al potenziale della membrana, questa sarebbe contemporaneamente attratta da una parte e respinta dall’altra. Se le armature fossero caricate istantaneamente con un potenziale sempre proporzionale al segnale musicale ma di segno opposto su ciascuna di esse allora la membrana oscillerebbe in accordo con il segnale e nel farlo provocherebbe delle variazioni nella pressione dell’aria circostante generando l’onda sonora.

Come dicevamo non ci sono magneti, non c’è corrente che scorre, almeno non in quantità tale da essere significativa, e quindi non si generano flussi magnetici. Le uniche forze in gioco sono le forze coulombiane di attrazione e repulsione tra masse cariche elettricamente.
L’idea di un trasduttore di questo tipo ha più di un secolo e nella condizione di utilizzo inversa, cioè di generare un segnale elettrico a partire da un’onda sonora, è utilizzata nei microfoni, di tipo a condensatore, fin dal 1916.
Per trovare un’applicazione commerciale nei sistemi di altoparlante occorre però aspettare fino a circa il 1950, quando la Dupont brevettò delle membrane di polimeri sufficientemente robuste e leggere da poter essere utilizzate allo scopo. Il primo e straordinario altoparlante elettrostatico commerciale fu il Quad ELS del 1957, che ebbe un successo di critica talmente ampio che qualcuno lo considera il diffusore “del secolo”: chi possiede i suoi successori immediati, gli ELS 63, non se ne separerà per nessun motivo.

Dopo questi fantastici diffusori, pochi altri si sono cimentati nella progettazione e costruzione di sistemi full range. Ne cito a memoria qualcuno: Janszen prima per KLH e poi da solo, Stax, Martin Logan, Sound Lab, Beveridge, Audiostatic. Qualche altro produttore l’ho sicuramente dimenticato, ma se ci limitiamo ai soli modelli full range, e attenzione al fatto che stiamo parlando di “veri” elettrostatici, non di planari, allora sono abbastanza sicuro che bastino le dita delle mani per contarli. Ma se chi li ascoltati li considera così speciali, perché sono così pochi i costruttori a farli?

Le risposte sono molte, ma due soprattutto mi convincono. Una è che se da un lato è vero che il suono è straordinario dall’altro è anche vero che non si possono raggiungere grandi pressioni acustiche a bassa frequenza senza arrivare a prezzi stratosferici e dimensioni enormi. L’altra è che i pannelli sono delicati e devono essere alimentati con tensioni dell’ordine dei kilovolt, tanto che non era raro che nelle Quad, ma è probabile anche in altri marchi, si creassero degli archi dovuti a polvere o umidità che foravano la membrana.
Sono quindi difficili da fare, tanto che i citati Quad ELS 63 presero il nome dall’anno in cui iniziò la loro progettazione ma furono messi in commercio solo nel 1981 e solo pochi altri hanno avuto la perseveranza di superarne i problemi.

Quindi KingSound è oggi uno dei pochi produttori che costruisce pannelli elettrostatici e nel suo catalogo ci sono modelli full range e altri ibridi. Uno dei full range l’ho sentito quanto basta per rimanerne impressionato, mentre i modelli ibridi di varie dimensioni, tra cui quello in prova è una anteprima assoluta per l’Europa, sono il modo da loro proposto per avere un po’ della magia degli elettrostatici e un prezzo più abbordabile.

I KingSound Queen V sono quindi degli ibridi che utilizzano un pannello elettrostatico da 5 centimetri di larghezza per 40 di altezza destinato agli acuti e un midwoofer da 13 cm per il resto delle frequenze. Questa unità è costruita da terzi su specifiche esclusive di KingSound per ottemperare alla necessità di accompagnare nel miglior modo possibile il velocissimo tweeter. Data la frequenza di crossover, dichiarata a 2.400 Hz, gran parte del segnale musicale è riprodotto da questa unità, ma nonostante questo la presenza di un tweeter elettrostatico la si sente comunque, visto che qualsiasi strumento ha armoniche, che ne caratterizzano il timbro e che arrivano facilmente nel range di frequenze da questo riprodotte.

Le foto spiegano abbastanza bene la forma a piramide impiallacciata in bambù, scelta anche ecologica, che personalmente trovo piacevole e originale. Il midwoofer è montato a metà strada nel cabinet e il suo carico è accordato con un’apertura abbastanza ampia situata un po’ più in basso.
L’inclinazione verso l’alto dovrebbe aiutare ad avere una scena acustica più ampia e correttamente dimensionata.
Il pannello elettrostatico occupa più o meno un terzo del mobile e ha spazio libero davanti e dietro, in sostanza è un dipolo. C’è quindi un’asimmetria tra la dispersione dei medi dell’altoparlante a cono e quella degli acuti mediante il tweeter che vedremo se e come influenzerà il suono. Ricordiamo che le basse invece non hanno problemi di direttività. Sulla parte posteriore troviamo quattro morsetti di ottima fattura che consentono quindi il biwiring e il biamping, un selettore per attenuare l’emissione delle basse di -3 dB, che è molto, e il connettore per l’alimentazione del pannello elettrostatico.
Su quest’ultimo spendiamo due parole in più. L’alimentatore in dotazione è un comunissimo adattatore da parete che fornisce 12 volt di corrente continua e poca corrente. Si tratta di un oggetto economico che sembra stridere con la vocazione Hi-End del diffusore e del marchio in generale. Tuttavia l’unico difetto che gli trovo è quello di avere il cavo troppo corto, ho avuto difficolta a piazzarli senza ricorrere a delle prolunghe di corrente. Se vi piace l’idea di curare tutti i particolari potete anche pensare di cambiarli e forse apportereste dei vantaggi, ma in realtà non devono fare altro che produrre la tensione in continua con poco ripple e questo lo fanno sufficientemente bene. Il resto delle cose da fare sta a bordo del diffusore e ciò consiste nell’innalzare la tensione dai pochi volt in ingresso ai circa 2.700 che servono al tweeter. Se la cifra vi sembra alta sappiate che è assolutamente normale e che anzi, grazie anche alla particolare tecnica di deposizione del materiale conduttivo sulla membrana di Mylar adottata da KingSound, l’energia necessaria per far funzionare il tweeter è irrisoria. Detto questo conviene lasciare le casse “accese” perché i tempi necessari per il caricamento elettrico delle membrane sono storicamente lunghi, da un minuto in su, e non ci sono indizi che facciano pensare che per questi diffusori le cose siano diverse. Le Quad 57 si dice richiedessero un’ora per funzionare al meglio, anche se potevano già essere utilizzate dopo un minuto dall’accensione.
Completano la descrizione le griglie anteriore e posteriore che sono tenute in sede da piccoli magneti e le quattro punte regolabili sotto la base.

La prova è stata condotta nella mia sala di ascolto, un salone mediamente riverberante di circa 30 metri quadri, utilizzando una meccanica CD CEC TL51X, pre/convertitore M2Tech DSD Young MkII con alimentatore Van der Graaf Mk I, pre passivo Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II e un finale McCormack DNA-0.5 da 100 watt per canale.
Occorre ricordare che il tweeter emette liberamente anche verso il lato posteriore e quindi il posizionamento rispetto alla parete posteriore è un parametro importante, nel mio ambiente la soluzione migliore l’ho trovata a circa ottanta centimetri di distanza ma non è detto che questa sia una regola.
Le punte in questo caso sono un problema e ogni spostamento è faticoso per non rigare il pavimento. Una volta trovata la posizione consiglio di mettere una moneta tra punta e pavimento soprattutto se quest’ultimo fosse, come da me, di legno.

La prima impressione spesso si rivela quella giusta ma in qualche caso, questa volta ad esempio, è fallace. I primi minuti di ascolto dei Queen V mi hanno fatto pensare che, ancora una volta, avevo a che fare con un diffusore di altissima qualità ma emozionalmente algido. Tutto perfetto, tutto a regola d’arte, ma senza l’energia necessaria per farti veramente emozionare. Mi sbagliavo. Non tanto per il fatto che questi diffusori possano produrre una pressione sonora impressionante, non lo fanno, o perché abbiamo dei bassi profondi fino all’ultima ottava che ti scuotono dentro le ossa, non li hanno, ma perché quello che riproducono ha una qualità talmente alta che in certi momenti ti lascia incantato. In alcuni passaggi, spesso dove c’è la voce o strumenti acustici, sembra proprio che il disco che si sta ascoltando abbia qualcosa in più, o che sia cambiato qualcosa in tutto l’impianto perché la voce è più chiara, alcuni particolari più evidenti. E questo avviene con una naturalezza disarmante grazie alla scena acustica ampia e al tempo stesso verosimile. Certamente hanno dei limiti che sono quelli che abbiamo già detto, la massima pressione acustica e l’estensione verso il basso, ma fatta la tara quello che rimane è riprodotto alla perfezione.

Dicevamo dei bassi, stabilito che non sono adatti a smuovere i divani, hanno comunque due caratteristiche che sorprendono, da un lato scendono parecchio in basso, i 45 hertz dichiarati non sembrano essere solo una promessa, e dall’altro sono molto veloci. Ascoltando le percussioni dei timpani in un brano di musica sinfonica moderna si avverte chiaramente la differenza tra questi e altri diffusori di pari prezzo che sono passati per la mia sala di ascolto, ma con bassi decisamente più gonfi, molli e solo apparentemente più profondi e potenti. Si tratta di una mia fissazione, non lo nego, ma la stragrande maggioranza dei diffusori attuali compromette troppo la corretta timbrica delle note gravi per avere apparenti estensioni e potenze che non sarebbero dovute per le dimensioni del woofer e del mobile. Qui non accade e ne rendo merito a KingSound, che deve averci studiato parecchio, considerando le diverse configurazioni presentate nelle Queen II e Queen III.

È nelle frequenze medie e alte dove troviamo il meglio di questo diffusore, qui siamo a livelli alti, se non altissimi, di qualità, a prescindere dal prezzo. Chiarezza, velocità pulizia timbrica sono le caratteristiche che meglio descrivono il suono prodotto da questi diffusori. La voce e gli strumenti acustici in particolare godono di una riproduzione così naturale e vera da trovarmi sorpreso in più di una occasione. È uno strano mix di accuratezza e naturalezza che ti permette di ascoltare per molto tempo senza fatica di ascolto e al tempo stesso di percepire anche i dettagli più nascosti della trama musicale, talmente intrigante che, invece di essere soddisfatti, si incomincia a desiderare ancora qualcosa in più, per poi tornare immediatamente sui propri pensieri, non appena ci si ricorda della differenza di prezzo tra questo modello e quelli superiori.

Della ricostruzione della scena acustica ne abbiamo già parlato all’inizio della prova di ascolto, niente da aggiungere su questo fronte, mentre sulle capacità dinamiche c’è da approfondire un poco. Anche su questo parametro troviamo la stessa dicotomia descritta in precedenza, la netta separazione tra qualità e quantità per non lasciare che quest’ultima rovini la prima. Le Queen V non sono capaci di un alto SPL, ma fin dove arrivano lo fanno con qualità estrema. La dinamica riflette questa impostazione. Il contrasto, sia macro che micro, è perfetto e permette di discernere i sospiri. Invece non è allo stesso livello la dinamica sia per la bassa efficienza ma soprattutto per il massimo SPL che si può ottenere. Insomma per capirsi, parlando di termini musicali al “molto forte” forse ci si arriva ma poi il “forte fortissimo” non va più in là.
Oh, badate che si parla sempre in termini relativi. Anche nella mia sala, che piccola non è, il massimo livello di ascolto è sufficientemente alto per apprezzare anche dei generi dinamicamente più esigenti. Forse è solo il desiderio di volere tutto da questi diffusori dimenticandosi dei compromessi che devono essere fatti per rimanere in un costo da mondo reale.

I KingSound Queen V sono in effetti dei bellissimi e ben suonanti diffusori, ma sono frutto di un compromesso. Un compromesso diverso però, più radicale di quanto non abbia finora trovato in altri progetti di pari costo. Sono diffusori Hi-Fi nel vero senso del termine e per raggiungere questa condizione, visto che qualcosa la debbono lasciare per strada, sacrificano un po’ di forza e di potenza.
Di sicuro con questi ci potrei convivere a lungo, mentre mi è capitato di abbandonare, anche in fretta, altri diffusori che apparentemente sembravano più completi.
Consigliatissimi.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipo: diffusore da pavimento, 2 vie, bass reflex

Cabinet: MDF impiallacciato bambù

Risposta in frequenza: 45Hz-22kHz +/-3dB

Sensibilità: 86dB 2,83V/metro

Frequenza di incrocio: 2.400Hz

Impedenza: 6ohm

Tweeter: 5x40cm BxA elettrostatico

Woofer: 5,25inch/13cm, regolabile 0/-3dB

Alimentazione tweeter: trasformatore esterno 11/15V 120mA

Pilotaggio: 50W

Potenza applicabile: 50/100W

Dimensioni: 30x117x30mm LxAxP

Peso: 14kg

 

Distributore ufficiale Italia: al sito Import Audio

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.380,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Maurizio Fava



Di qui in poi, alcuni dettagli costruttivi della cella elettrostatica.
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Mi presto a dare un'idea delle dimensioni delle KingSound Queen V.
Mi presto a dare un'idea delle dimensioni delle KingSound Queen V.
Per l'occasione sono venuti a trovarmi Daniele Sabiu e Giuseppe, alla macchina fotografica.
Per l'occasione sono venuti a trovarmi Daniele Sabiu e Giuseppe, alla macchina fotografica.
Le KingSound Queen V nell'impianto di Giuseppe Castelli.
Le KingSound Queen V nell'impianto di Giuseppe Castelli.

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