Diffusori Klipsch Belle | Il set-up

01.02.2012..

NdR - Questo articolo di messa a punto è stato preceduto da questo articolo di ascolto delle Klipsch Belle, diffusori che, come la maggior parte dei veri alta efficienza, tanto dividono il mondo audiofilo in detrattori e sostenitori.

 

Una cassa che ha realmente una sensibilità di 104/105 db watt/m non necessita di molti watt per essere pilotata. Pensare di farla suonare con 100, 200 watt o anche più a transistor è un classico mito metropolitano. Per prove fatte e reiterate nel tempo gli amplificatori graditi da questo sistema possono tranquillamente assestarsi sui 10 watt rms, al massimo 20 watt, di più non ha proprio senso. Con tali wattaggi si ottengono già, volendo parlare in termini di quantità, volumi sonori impressionanti, impossibili da restituire per gli altri diffusori a cono dotati di 87-90 db watt/m di efficienza. Qui il problema non è certo quanto suonano, ma come suonano, ossia come utilizzare al meglio questa loro particolare caratteristica, l’altissima efficienza. Consiglio di far lavorare questi diffusori usando amplificatori a valvole, possibilmente monotriodo, benissimo vanno vari ampli con le 300B, ad esempio i Sun Audio, gli Audion. Benissimo vanno gli ampli IT2 Audio Tekne, benissimo va l’integrato (con le 300 B) Meishu Audio Note. Stupendamente bene vanno i Legend 300B di Hiraga, tanto per fare degli esempi concreti di elettroniche con cui sono state effettivamente provate. In effetti, degli 8-10 watt disponibili degli amplificatori citati, la cassa ne sfrutta sì e no 1 o 2 nei momenti di massima dinamica, quando l’orchestra suona a livelli molto alti di volume nella stanza. Ma quello che conta è il risultato timbrico e musicale notevolissimo in termini di realismo che si riesce a ottenere da queste accoppiate. Detto questo, chi pensa di mandare questi diffusori con 100-200 watt perde tempo, semplicemente non li mette in condizioni di funzionare al meglio.

Tenete presente che altoparlanti dotati di questa efficienza superiore vi fanno sentire “le mosche che volano”, ossia ogni minimo difetto o errore nella composizione della vostra catena audio, soprattutto in termini di rumori, ronzii residui o quant’altro: emergeranno in modo implacabile dal fondo della vostra stanza. Il problema qui diventa come ottenere un risultato sonoro che emerga da un vero silenzio.

 

Quindi i primi due dati da acquisire in accoppiamenti con casse iper-efficienti sono:

a) una cura certosina delle masse e della messa a terra del vostro impianto;

b) una sinergia timbrica realmente riuscita tra gli apparecchi che compongono la catena musicale, dal fonorivelatore all’ampli finale, passando per i vari anelli intermedi, dove naturalmente l’influsso dei vari cavi di connessione diventa decisivo. Certe micro differenze tra un’interconnessione e un’altra, che in un altro sistema di altoparlanti di efficienza più standard rimangono tra le righe, qui prorompono in modo evidentissimo e netto.

c) altro pregiudizio che possiamo eliminare è il rapporto tra la grandezza dei diffusori rispetto alla stanza. Non è affatto vero che le Belle Klipsch necessitino di un salone sterminato per suonare. Certamente sono in grado di sonorizzare un salone, ci mancherebbe, più il salone è grande e più loro risponderanno e sicuramente in modo più pronto rispetto a ogni altro diffusore di efficienza media e bassa. Ma ciò che vi propongo è invece di farle suonare in stanze di volume più modesto, diciamo che basta un 5 x 4 x 2,70 metri. Tanto è sufficiente per potersi munire di una coppia di questi diffusori, che possono suonare tranquillamente abbastanza vicini alla parete di fondo, senza creare problemi, dove per abbastanza intendo almeno 30-50 cm dalla parete di fondo e almeno 50 cm da quelle laterali. Proprio in queste situazioni di collocazione ambientale il diffusore, amplificato con finali a monotriodo con la 300 B di alta qualità e bassa potenza riesce a dare il meglio di sé. In queste condizioni di pilotaggio si riesce a ottenere una quantità sterminata di micro informazioni e di micro dettagli a volumi ragionevoli o piuttosto bassi, che sono impensabili per gli altri sistemi acustici. Questo è dovuto proprio alla caratteristica dell’altissima efficienza della tromba e dell’altoparlante, che non ha bisogno di spostarsi compiendo ampie escursioni, come nella modellizzazione classica del pistone acustico, ma tende piuttosto a vibrare senza praticamente muoversi. Questa è la miglior condizione di funzionamento qualitativa di un simile altoparlante e questo è il nostro obiettivo da perseguire.

Se si considera che un ampli monotriodo a riscaldamento diretto, alla potenza di un decimo di watt di un quarto di watt e di mezzo watt, ha una distorsione praticamente trascurabile, ma esprime le proprie potenzialità timbriche e musicali al meglio, si capisce come questo sia considerabile il miglior punto di lavoro possibile.

I migliori ascolti si possono fare nelle ore notturne a volumi sonori veramente bassi come quantità ma altissimi come intensità di nuance percepite.

 

Risulta facile andare a vedere i grafici di distorsione di un altoparlante, un woofer da 38 caricato in un sistema a tromba posteriore e pilotato da un ½ di watt – stiamo già parlando di 101 db per watt/m nei picchi – e poi andare a confrontare i grafici di distorsione di un woofer tradizionale da 25, con altoparlante di 87 db che deve essere portato a 101 db: servono 32 watt per ottenere lo stesso risultato, ma il problema non è questo, è che serve un notevole spostamento del cono, uno spostamento meccanico in cui avvengono aberrazioni e sfasature spazio-temporali e distorsioni di vario tipo.

Diamoci una regola pratica, tanto per capire gli ordini di misura di cui si parla. Per ogni 3 db di potenza in più è richiesto un raddoppio di potenza all’amplificatore. Con picchi di 8 watt la Belle Klipsch è in grado di riprodurre in modo realistico e indistorto 113 db watt/m. La maggior parte degli altoparlanti di 87-90 db si è già frantumata molto prima e ha raggiunto comunque il break-up battendo il fine corsa e distorcendo udibilmente. Con i nostri 87 db di prima, in teoria, per arrivare a 113 db sono necessari 450 watt per canale. Si capisce chiaramente che un wattaggio simile non è possibile che sia tollerato da un altoparlante di questo genere, il sistema è già andato in crisi prima di questo livello.

 

Ricapitolando:

  • non è vero che le Belle devono necessariamente suonare in saloni ampi.
  • non è vero che abbisognano di molta potenza per suonare o che suonino meglio con amplificatori molto potenti. Qui il cono non si sposta quasi, ma vibra, quindi le modalità di accoppiamento sono ben diverse dallo standard attuale degli altoparlanti di media e bassa efficienza
  • vero, invece, che la Belle può suonare molto bene a bassi e a bassissimi volumi. Anzi, a bassissimi volumi suona molto meglio di qualsiasi altro diffusore dinamico, perché non ha gradinature, ossia non ha un gradino, una soglia sopra la quale inizia a suonare bene e sotto la quale non suona quasi e le informazioni restano intrappolate nel cono dell’altoparlante. L’escursione in frequenza è molto ampia e lineare fino ai volumi più bassi in cui la intensità, la distinzione, la profondità del soundstage e l’aria tra gli strumenti rimane ancora meravigliosa.
  • le Belle non sono nemmeno così schizzinose come altri diffusori, tanto da richiedere particolari disposizioni nella stanza, risultano anzi, rispetto ad altre sistemi, piuttosto tolleranti con l’ambiente.
  • una coppia di Belle, inserita in modo intelligente in un contesto adeguato di impianto hi-fi e di stanza, consente di raggiungere un meraviglioso livello di realismo in una riproduzione, dove con realismo intendo l’illusione di avere realmente di fronte a sé degli esecutori e degli strumenti che stanno suonando. La Klipsch Belle riesce a staccarsi dalla riproduzione meccanica del suono, superando certe macchinosità proprie invece della maggior parte degli altoparlanti dinamici. Quando suona una Belle Klipsch, valorizzata in modo adeguato, sembra tutto facile. Non richiede uno sforzo nell’essere accettata dall’ascoltatore, né una eccessiva laboriosità.

Ma non è così che i nostri impianti dovrebbero sempre riprodurre la musica in effetti?

 

 

 
di Marco Fontanelli
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