Diffusori Orgue Audio Diatone Reference P-610

25.06.2012..

La Orgue Audio è un’azienda americana, from New York, che costruisce in Cina e nata da un gruppo di appassionati del monovia Diatone Mitsubishi, che in seguito ha allargato il suo orizzonte costruendo anche diffusori più complessi. Molto conosciuti in Asia, pressoché sconosciuti nel nostro paese, hanno trovato il giusto distributore per l'Italia in Open Space Lab, gli ex di Picasso Hi-Fi di Roma.

Orgue Audio logoI loro prodotti sono quasi esclusivamente diffusori di medio-alta sensibilità e, parlando con Fabio Carnicchia, uno dei soci dell’azienda di distribuzione, ho saputo che a breve sarà anche disponibile in catalogo una linea di woofer e driver ad alta efficienza dedicata agli autocostruttori di diffusori.

Premetto che il catalogo della Orgue è bellissimo. Tutti i diffusori della linea sono in legno massello lucidato a cera. A ReMusic è stata affidata per la prova una coppia Diatone Reference P-610.

 

Nel catalogo Orgue troviamo due modelli di diffusori che utilizzano entrambi il nuovo/vecchio altoparlante monovia: la Mini con un cabinet più piccolo e l'altra versione Reference, quella in prova, con un cabinet più grande. Entrambi i modelli sono completi di bellissimi stand in legno massello regolabili in altezza. Si possono scegliere due diverse finiture, da adattare all’arredamento: la classica wood e la nera laccata.

Conoscevo già il vecchio e glorioso altoparlante Mitsubishi e ho avuto modo di ascoltarlo in due diverse occasioni: la prima presso alcuni amici che si erano dilettati nell’autocostruzione, la seconda per essere stato uno dei pochi appassionati ad ascoltarli nel cabinet in Carbon Block di Audio Tekne.  In tutti e due i casi l'ascolto era stato positivo ma non del tutto convincente. Non me ne vogliano gli estimatori di questo altoparlante e di Audio Tekne, ma a dispetto delle molteplici doti, si incolpano troppo spesso i monovia di essere carenti negli estremi di banda ed è proprio quello che purtroppo ho riscontrato nella stragrande maggioranza dei casi per questo tipo di sistema. Sentivo la necessità di ampliare la gamma alta con il risultato di migliorare e aumentare la sensazione di “aria” intorno ai diffusori; sentivo la necessità, quasi l’obbligo, di adottare un supertweeter per ottenere questo scopo.

 

Questo in prova è un altoparlante completamente nuovo, costruito interamente dalla Orgue, che ricalca le caratteristiche dei vecchi P-610 cercando di "modernizzarli". Si presenta, in effetti, con la medesima veste estetica, ma questa volta al posto della pelle di daino la sospensione è in pelle di agnello, mentre il magnete è in Alnico. Il risultato è un udibile “allargamento” dello spettro audio, un aumento della forbice tra gli estremi banda, in pratica una risposta in frequenza rilevata a orecchio molto più ampia rispetto ai vecchi modelli.

Probabilmente la Orgue Audio nel costruire questi altoparlanti ha fortemente voluto colmare questo gap.

I dati della sensibilità in reflex sono pari a 98db, 95 in aria libera, ma, sempre a sensazione d’ascolto, credo che la sensibilità di questo altoparlante sia inferiore di qualche decibel.

Nell'imballo, oltre agli stand si trovano anche i due grafici misurati di modulo di impedenza e risposta in frequenza degli altoparlanti, che potete scaricare.

 

Fuoco alle polveri

Per l'ascolto delle Orgue Reference P-610 ho utilizzato il mio pre a valvole e il mio finale monotriodo con valvole 2A3, entrambi auto costruiti. In aggiunta l’amplificatore integrato Lector VFI 70L modificato, finale Single Ended Pentriodino con valvole 1624 costruito da Clinamen Audio di Stefano Buttafoco. Ho usato anche l’integrato Rogers Cadet III, meccanica CD Proceed CDD, DAC Proceed DAP modificato, pre phono valvolare autocostruito, giradischi Micro Seiki BL 51 con clamp, mat e accessori vari in grafite, step-up Fidelity Research frt4 con testina Denon DL103 modificata dal maestro Torlai, montata su shell in ebano Yamamoto.

 

Premetto che ho fatto rodare i diffusori per benino per una settimana prima di metterli alla prova. Diciamo almeno una sessantina d'ore sono praticamente d'obbligo. Ho iniziato con pre a valvole e finale single-ended di 2A3 l'ascolto del CD di Diana Krall Only Trust Your Heart ma sono rimasto un po' interdetto: un suono scuro poco arioso, sembrava quasi di avere davanti all'impianto una tenda spessa. Mi sono preoccupato non poco e riflettendo un attimo ho capito che forse non era la giusta amplificazione, cosi ho cambiato solamente il finale con l'altro single-ended da 3 watt, solo per sincerarmi che il precedente amplificatore non fosse rotto. Eeh! Turbe audiofile... I miei dubbi erano confermati, anche quest'altro valvolare non riusciva a pilotarle degnamente, il suono era vuoto e a tratti stridulo. Sicuramente la coppia di Orgue ha bisogno di almeno 7-8 buoni watt. Ho deciso di dare una chance all'integrato ibrido Lector VFI 70L: le cose andavano migliorando, l'equilibrio tra le gamme era più evidente e sicuramente i 35 watt incidevano non poco sul risultato finale. Belle le voci, soprattutto femminili. La cosa buona di questo piccolo altoparlante è la magia di cui è capace nel restituire un godibile evento musicale. Se interfacciate a dovere, queste Orgue Reference P-610 spariscono letteralmente dalla sala d'ascolto, facendo della profondità della scena e del dettaglio la loro migliore arma.

 

Rogers Cadet IIIDecido di mettere in moto l'integrato a valvole Rogers Cadet III. Dopo varie difficoltà relative all'attacco dei cavi di potenza accendo e, come per magia, questo sposalizio in termini manzoniani “s’ha da fare”!

La cosa più disarmante di questi nuovi altoparlanti è che suonano in modo grande, non che ingigantiscano gli strumenti o le voci, ma rendono pienezza al sound stage, focalizzandolo per bene, e rendendolo molto realistico in larghezza e in altezza. La sensazione è di sentir suonare un diffusore da pavimento, cosa strabiliante per un 16 cm di diametro!

Il micro contrasto è a ottimi livelli, gli alti sono estesi per cui consiglio di fare attenzione alla scelta dei cavi di potenza per non farli sfociare in fatica d’ascolto. Ebbene, questa volta non sento assolutamente bisogno di un supertweeter di rinforzo. La gamma media è bella, chiara e molto definita, per nulla nasale sia con voci femminili sia con le maschili. Gli strumenti musicali sono riprodotti con sensazione di credibilità di rara bellezza. Ritengo che queste Orgue abbiano un suono molto neutro, senza colorazioni ma chiaramente, per caratteristiche fisiche, più impostate alla riproduzione delle medie frequenze.

La musica comunque scorre senza compressioni, con molta naturalezza. Cerco di spiegarmi meglio. Quando parlo di “naturalezza timbrica”, non sempre sono sicuro di essere compreso, ma in questo caso le Orgue Reference P-610 mi vengono in aiuto per cui dico: "ascoltate questi diffusori e capirete cosa voglio dire". Ricapitolando... naturalezza, profondità, lucentezza, assenza di particolari compressioni dinamiche: sono le maggiori doti di queste Orgue, che si lasciano ascoltare, riescono a far trascorrere ore e ore a divorare musica a volte con volumi francamente non condominiali. Assoluta mancanza di affaticamento di ascolto. Questa volta il vicino di casa, invece di lamentarsi per l’alto volume, mi ha bussato alla porta per chiedermi “ma che brano era quello?".

 

Le Orgue Reference P-610, insieme al vecchietto inglese Rogers Cadet III, tutto rivalvolato Mullard, debbo dire hanno sfoderato una performance di tutto rispetto, a tratti leggermente old style sul registro medio basso ma francamente di una grande e notevole musicalità.

Orgue GE163Non contento ho voluto continuare gli esperimenti amplificando le Orgue con un integrato con le 300B fornitomi dallo stesso distributore dei P-610, il GE163 sempre di marca Orgue, per il momento non commercializzato: un bestione di almeno 25 kg con il suo bell'imballo in legno. Anche questo amplificatore era da rodare, per cui è rimasto acceso per parecchie ore. Solo dopo ho iniziato una sessione d'ascolto mettendo alla prova la dinamica di questi altoparlanti Diatone con il CD di Marcus Miller Live & More. Pensavo tra me e me di essere stato proprio cattivo con questi diffusori... invece mi sono dovuto ricredere perché di bassi ce ne erano e anche belli frenati. Certo non dovete aspettarvi i 60 Hz degli altoparlanti da 38 cm, ma in un ambiente di grandezza media scendono a sufficienza. L'impostazione del timbro di un integrato a valvole moderno si sente sopratutto nei passaggi orchestrali dove la musica scorre fluida e compassata, con molta più decisione, senza slabbrature varie rispetto al mitico Rogers. Di fatto, anche se la potenza in watt era circa la stessa, si evince chiaramente una spinta maggiore di dinamica delle 300B, con molti ringraziamenti da parte dei monovia Diatone.

Sono abituato ad ascoltare la musica con il mio monotriodo di 2A3, quindi un suono molto neutro e senza colorazioni, nessuna predilezione di gamme. Lascio cadere le diatribe tra chi preferisce la 2A3 alla 300B e viceversa, dico solo che a parere mio la 300B suona meno neutra. Questa prova d’ascolto, però, mi sta facendo ricredere sull’idea che avevo circa questa valvola che, devo dire, mi piace al punto di stuzzicarmi la voglia di possedere un amplificatore che la adotti.

 

Passo al CD di Patricia Barber Cafe' Blues e non nego di aver provato e sostituito, prima dell’ascolto, un po’ di valvole nell'ampli fino ad arrivare a una configurazione di suono per me più piacevole. Ho cambiato una coppia di ECC85 di produzione credo cinese con delle Philips Miniwatt. Ho giocato un pochino anche sulle 6SN7 visto che ne avevo qualche coppia disponibile, alla fine ho lasciato delle General Electric.

Stessa cosa per la raddrizzatrice che ho cambiato con una 5U4G con la forma “a duomo". La cosa che più ne ha beneficiato nel cambio dei tubi è quel senso di liquidità del suono, con i passaggi della musica più morbidi e meno pungenti. La gamma medio alta è molto bella e argentina, meno aperta rispetto a prima, più rotonda e tale da dover alzare leggermente il volume d'ascolto.

Le voci sono molto corpose e assolutamente prive di compressione, la profondità dell’immagine è aumentata ed è veramente un bel risultato.

Uno dei miei CD preferiti è Colour to the Moon di Allan Taylor registrato dalla Stockfish in maniera eccelsa. Noto con piacere che il coinvolgimento emozionale è molto alto. Un suono aperto chiaro pieno di micro contrasti, il classico caso in cui sembra di riscoprire delle incisioni per l'ennesima volta.

 

Ho voluto anche disaccoppiare dagli stand le Orgue Reference con della grafite riuscendo ad ottenere una maggiore precisione nella collocazione dei vari strumenti e degli esecutori. Inoltre è aumentata ancora la profondità dell’immagine. Ho chiuso gli occhi e, mentre scorre un CD di Ray Brown My Name is Buddy, le corde della sua chitarra si materializzano davanti a me, i banjo del brano J.Edgar suonano laterali e fanno da contorno creando un palcoscenico virtuale ampio.

 

Credo che i progettisti della Orgue abbiano fatto un bel lavoro in considerazione del semplice accordo reflex, in pratica un semplice foro sul frontale del cabinet, e su filtro cross-over che… non c’è! Certo non nego che sento un pochino la mancanza delle basse frequenze rispetto al mio sistema di riferimento, ma io uso dei woofer Altec 416-8A da 38 cm e il paragone è senza dubbio improponibile.

Ma non hanno difetti? Sono i migliori diffusori del mondo? La perfezione non è terrena, è chiaro che non vi dovete aspettare parecchia dinamica, come già ho detto rischiereste di rimanerne delusi. Non che non ne abbiano, ma fisicamente il cono da 16 cm fa quel che può e non di più.

Penso che l’Orgue Reference P-610 sia un diffusore per ascoltare la musica a tutto tondo, con una strizzatina d'occhio al jazz e alla musica acustica.

 

Un consiglio: levate assolutamente la tela di copertura e disaccoppiateli dagli stand alzandoli leggermente. Lasciategli molto spazio intorno sopratutto ai lati, se volete un pizzico di basso in più non vi resta che giocare nell'avvicinarli alle pareti posteriori facendo le relative prove. Personalmente mi sono trovato bene, diciamo, lasciandoli a 80 cm dalla parete posteriore.

 

Non è un diffusore per tutti. Si tratta di un oggetto per audiofili smaliziati, maturi e stanchi di provare, è un oggetto per la musica e se lo comprate per il vostro secondo impianto sicuramente insidierà, a lungo andare, i vostri diffusori principali. Secondo me un oggetto di fascia molto alta inseribile, con i dovuti accorgimenti, sia negli impianti entry level che in quelli più esoterici senza sfigurare affatto.

Il prezzo per portarveli a casa è di 2.990 euro compresi gli stand, un prezzo non basso in assoluto ma francamente, valutate bene il fatto che entrerete in possesso di un oggetto ben suonante, di un legno pregiato e molto ben costruito e, per ultimo, il fatto di rischiare di smettere di comprare coppie di diffusori per poi rivenderveli. Beh, a me sembra un affare. Ma sopratutto non vi sembra sconvolgente il fatto che dal momento che ve li porterete a casa sentirete solo la musica e non più l'impianto?

Le mogli ringrazieranno Orgue Audio!



Caratteristiche dichiarate dal produttore

Risposta in frequenza: 38-20.000 Hz

Potenza: 12W, max 25W

Sensibilità: 98dB/W/m

Impedenza: 8ohm

Dimensioni: diffusori 30x50x30 (LxAxP), stand 35x56-70x37 (Amin-Amax) regolabili in altezza

Distributore ufficiale Italia: al sito Diatone Orgue

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.990,00 euro, stand inclusi

 

 

PAROLA DI DIRETTORE | SUPPLEMENTO D'INDAGINE

 

Come tutti i progetti accrescitivi di un successo iniziale, la bontà di queste Diatone si vede dai dettagli. Avvolgimento della bobina in rame 6N. Magnete in Alnico con campo di circa 15.000 gauss per una maggiore sensibilità e più ampia risposta in frequenza. Sospensione esterna in pelle di agnello dichiarata di non più di 0,5 mm nel punto di maggior spessore. Questo solo per iniziare. Il cono è composto da fibre naturali definite “rigidamente elastiche” (hard-elastic) per consentirgli di tornare velocemente alla posizione iniziale senza distorsioni meccaniche, che colorirebbero il suono. Il frontale è di ben cinque cm di spessore, sempre di legno massello, come tutto il diffusore, stand compresi. I cavi interni sono costituiti da sette refoli solid core di 0,8 mm isolati in Teflon e di soli 60 cm di lunghezza. Le nervature del cono, infine, oltre a irrigidirlo costituiscono praticamente un crossover meccanico: l’anello interno emette naturalmente frequenze alte, quello esterno le più basse

 

Rispetto ad altri storici monovia largabanda costruiti su questo tipo di componente, le basse sono quindi molto più estese, ovviamente solo come possono esserlo per limiti fisici del componente. Mentre l’estremo acuto… si fa dimenticare. Voglio essere più preciso: il più delle volte personalmente non sento il bisogno di supertweeter di sorta e questo è il caso. L’acuto è presente e non fastidioso. Anzi, ha quella “cartosità” che io apprezzo, perché rende questa gamma di frequenze molto più accettabile e naturale all’orecchio.

 

Il “farsi dimenticare” in funzione è proprio una delle loro caratteristiche fondamentali. A chi sono quindi rivolte queste Diatone? Diciamo intanto che sono dei gioiellini per palati esperti e sopraffini. Se avete ascoltato di tutto e vi affascina un parametro fondamentale, quello della coerenza espressiva e dell’integrità timbrica nell’emissione delle frequenze, questi diffusori fanno per voi. Con i dovuti limiti dinamici e di impatto, ingegnosamente occultati da ben 96 dB di efficienza, potranno darvi quella sensazione di presenza e di naturalezza che solo un progetto monovia largabanda poteva promettere. E finalmente oggi, in buona parte, mantiene.

 

G.C.


 
di Samuele Sforza
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