Finale Classè Audio DR-3

06.07.2018..

Ho conosciuto Francesco, ora amico ed estensore di queste prime schede dedicate ad alcuni fra i più rappresentativi esempi di apparecchi Hi-End vintage, proprio apprezzando questo suo blog sull’argomento. L’immediata convergenza fra le sue scelte e alcuni fra i miei più intimi ricordi di passati apparecchi no-compromise mi aveva a suo tempo veramente colpito. Mi sono quindi detto: se già in due la pensiamo così, non la potrebbero pensare allo stesso modo in tanti?

 

Da questa semplice, purissima e ideale constatazione nascono questi brevi articoli, dedicati a far conoscere quanto di meglio e di più vincente e innovativo è stato prodotto negli anni passati. Senza tensioni “enciclopediche”. Con anarchica, personalissima e passionale parzialità.

Col tempo, inoltre, redigeremo un elenco più ampio di modelli e marche, solo per creare la nostra propria Hall of Fame. Non perché altri apparecchi siano stati necessariamente inferiori, ma perché i primi hanno portato con loro quell’emozione inaspettata che andiamo sempre cercando e che, solo tramite loro, abbiamo provato. E magari ripetuta in altri apparecchi che li hanno seguiti e, a volte, anche migliorati. Ma, si sa, il primo amore è quello che ci ha fatto “sentire meglio” certe cose. E questa metafora non è casuale nel nostro tempio dell’ascolto.

 

Qualcuno potrebbe catalogare superficialmente tutto questo come l’ennesima “Operazione Nostalgia”. Nulla di più sbagliato. Per “meriti di ascolto” tutti noi in redazione abbiamo superato gli “anta”. Ma è da teenager, ventenni e trentenni che abbiamo sperimentato e provato di tutto. Poi l’esperienza ha giustamente preso il sopravvento. Questo comporta che, di fronte a certi nuovi progetti, ci possa anche “scappare il sorriso”. Non di sufficienza, ma appunto di esperienza.

Invece oggi affrontiamo questa apparente nostalgia proprio perché vogliamo comunicare esperienza, perché siamo stati sperimentali e innovativi da giovani, all’inizio del nostro percorso di audiofili convinti. Nulla di trascendentale, non salviamo vite o mondi. Semplice “scienza empirica”, come scrivevo ieri qui. Ma è quell’empirismo che è alla base della nostra passione, forse il suo nocciolo più duro e genuino.

 

En passant, anche io ho disposto del DR-3, uno di quei tanti finali che ho provato, avuto e non ho potuto tenere. Questo, sì, sarebbe stato da tenere, perché il suo suono è un “riferimento”: che tutti gli audiofili dovrebbero avere la fortuna di sentire, provare e tenere gelosamente nella propria “memoria acustica”. Il suo sound si può accostare a quello di certi Gryphon o dell’Hiraga Classe A della Maison de l’Audiophile – di cui non per caso attualmente dispongo – o che ho in parte riconosciuto nell’Eagle Audio 2A dell’amico Maurizio. Il minimo degli elementi di amplificazione, percorso breve del segnale, componenti surdimensionati e selezionati: questi e pochi altri dettami di alta cucina hanno portato alle migliori ricette Hi-End.

Considerate infine che l’attuale Classè Audio è talmente distante dalle proprie origini che non riporta nemmeno fra gli apparecchi non più in produzione il DR-3, come pochi altri che lo hanno seguito. Non si può – o non si vuole – fare carico di un catalogo che faceva parte della proprietà originaria del brand. Inoltre attualmente la sua produzione top è costituita da amplificatori in classe D e qui… vi ho detto tutto. Insomma: niente di più distante dalla rugosa concretezza e tattile magia del suono del DR-3.

 

N.B. Precisazione finale: queste schede non sono e non vogliono essere dei “consigli per gli acquisti”, a meno che chi le voglia interpretare così non si assuma consapevolmente tutte le proprie responsabilità.

Acquistare un apparecchio storico significa dover affrontare tutta quella roulette russa degli interventi che ha subito, magari nascosti. Dell’usura del tempo e delle offese dell’uso. Di alcuni aggiornamenti dolorosi ma inevitabili, come quello di certi vecchi cablaggi o dei recap dei famigerati elettrolitici… E questa è una roulette russa che ha – anche e soprattutto – conseguenze sul suono dell’apparecchio, che può portare a migliorarlo, perché no, ma spesso inesorabilmente a snaturarlo.

Come nelle auto antiche o di produzione datata, anche un apparecchio “unico proprietario”, tenuto benissimo, come fosse in garage, e seguito da un’accurata manutenzione, potrà garantire emozioni, spesso purissime. Ma l’affidabilità e le prestazioni più spinte le possiamo chiedere e dobbiamo esigere solo da produzioni contemporanee.

 

G.C.

Classè Audio DR-3

Immagine per gentile concessione cjm-audio.de

 

Innamoramento

Ricordo bene quando ho ascoltato per la prima volta questo straordinario finale a stato solido. Era in occasione di una delle sessioni di ascolto organizzate in collaborazione con la rivista Stereo, sull'argomento Minima Amator, altro "oggetto senza tempo" che merita un suo spazio. Intorno al 1996 questo diffusore, da pochi mesi lanciato sul mercato, aveva destato l'interesse di critica e pubblico anche oltre oceano e in poco tempo qui in Italia divenne un caso nazionale. Data la propensione delle Minima Amator a combinarsi con elettroniche di primissimo livello, la curiosità ci spinse a cercare partner anche nell'olimpo delle amplificazioni, scomodando i migliori in assoluto e cercando i limiti fino ai quali si potesse spingere questo mini diffusore. Il DR-3 della Classè Audio, abbinato a questo diffusore, si rivelò immediatamente un partner ideale, anzi, in quei venti minuti che servirono all'ampli per andare in temperatura ideale di esercizio, si concretizzò la certezza che eravamo di fronte a una di quelle ricette magiche: velocità, punch, dettaglio da stato solido di razza si combinavano con il calore e la delicatezza di un ampli a valvole di quelli sopraffini, la ricostruzione della scena sonora in ampiezza e profondità di cui sono capaci le Minima Amator e quella loro spontaneità e naturalezza di emissione venivano magnificate dalle qualità soniche di questo ampli.

Fu colpo di fulmine, ascoltarlo e amarlo in questa combinazione è stato un tutt'uno e, nelle molte altre in cui è stato provato, tirava fuori sempre quel suo profilo riconoscibile, quel piglio con cui tiene in pugno i diffusori, non brutale ma solido, quella sua timbrica naturale e quella delicatezza con cui sa porgere in modo chiaro anche il cosiddetto "battito d'ali di farfalla". Si era di fronte a un oggetto capace di emozionare, di arrivare al cuore, un capolavoro.

In fondo non ho scoperto nulla di nuovo, il DR-3, che fece il suo debutto nell'85, fu da subito considerato un fuoriclasse e non è un caso che ancora oggi se ne parli come di uno tra i migliori ampli finali mai costruiti, a distanza di più di trent’anni, da quando è stato partorito dalla mente di Dave Reich, l'illuminato progettista canadese che ne ha la paternità.

 

Note storiche

Dall'idea di Dave Reich di costruire un ampli di qualità assoluta, come alternativa ai mostri sacri americani Threshold e Mark Levinson, nasce nei primi anni '80 il Classè Audio DR-2, recensito da molte riviste tra cui The Absolute Sound e HiFi Sound che lo adottarono come amplificatore di riferimento. Dopo quattro anni di permanenza nell'Olimpo dell'alta fedeltà, il DR-2 viene sostituito dal DR-3, dove confluiscono tutti i miglioramenti che sono stati possibili grazie ad anni di ricerca e continue sperimentazioni di nuove tecnologie e materiali.

 

Estratti di recensioni significative

“Il DR-2 era uno dei primi tre-quattro migliori ampli al mondo, il DR-3 è il migliore punto e basta.” Son HiFi

 

 “Questo esotico amplificatore di bassa potenza ma che suona forte, alle mie prove di ascolto si è mostrato sempre il migliore. La sua dichiarata bassa potenza non descrive la sua dinamica, velocità, trasparenza, dolcezza e abilità nel comunicare le risonanze strumentali.” Stereophile

 

“Non lo fanno più e fanno malissimo. Chi ce l'ha se lo tenga stretto, chi non ce l'ha lo cerchi. L'ampli a stato solido più delicato e raffinato dell'ultimo decennio. Vuole diffusori piuttosto efficienti.” Suono

 

Specifiche tecniche e costruzione

La logica con cui è stato costruito il DR-3 è quella del "no compromise" e dell'iper-dimensionamento. I dettagli di costruzione sembrano appartenere a uno strumento bellico e non a un componente Hi-Fi. Lo chassis è in alluminio dello spessore di quattro millimetri, con un pannello frontale da otto spazzolato e satinato. Quattro enormi bulloni assicurano il serraggio dei cavi di potenza. Su questi e su tutti gli altri attacchi per il collegamento è stato studiato un procedimento di argentatura molecolare che consente la massima conducibilità e resistenza all'ossidazione. Il DR-3 ha masse flottanti e la massa è collegata solo ad uno dei due ingressi: bisogna quindi prestare la massima attenzione a non unire i poli negativi dei due diffusori così come a non accenderlo senza prima aver collegato la sorgente in ingresso.

Internamente l'elettronica è un esempio di raffinatezza. Le piste di rame sono realizzate tramite un procedimento chimico che deposita il rame nella scheda di vetronite, in modo da ottenere delle piste di rame OFC dello spessore di otto volte superiore a quello indicato nelle specifiche per gli apparecchi militari. La componentistica è di livello appunto no compromise: condensatori Wima in polipropilene ed elettrolitici della Mallory canadese fatti costruire su specifiche Classè. I trasformatori sono avvolti a mano con filo a sezione rettangolare mentre la sezione di filtraggio raggiunge i 160.000 microfarad. La capacità di corrente di picco è di 38 ampere.

Le prestazioni di cui è capace il DR-3 sono affidate allo stadio di uscita a quattro transistor per canale Motorola-Durlington, ultraselezionati – 70 su 100 ne venivano scartati – dal costo più che triplo rispetto a quelli montati da ampli concorrenti.

 

Note finali

Il finale di potenza Classè Audio DR-3 è stato proposto sul mercato in tre configurazioni diverse:

  • DR-3, secondo il progetto originale, che è quello più raffinato dal punto di vista sonico ma anche elettricamente più delicato
  • DR-3B, progettato per risolvere qualche problema di affidabilità del progetto originale, ma purtroppo cedendo rispetto al primo in termini di trasparenza e naturalezza
  • DR-3 VHC - Very High Current, con la stessa grandezza in pianta ma sviluppato in altezza, che rispetto al progetto originale è appena un po' meno raffinato ma con un punch granitico e una capacità ancora maggiore di gestire carichi difficili

F.L.


Classè Audio DR-3 VHC 3


Immagine per gentile concessione cjm-audio.de
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di Francesco Lucca
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di Giuseppe Castelli
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