Questa recensione è stata resa possibile grazie a un errore della logistica dell’importatore, errore fortunato per me, che doveva inviarmi un integrato con tanto di DAC incorporato. Ero già nel mood, pronto a gestire quei trenta chili di metalli pesanti. Mi sono invece trovato di fronte a un doppio imballo, con invito a indossare i guantini in dotazione e l’ampli finale ToneWinner AD-1PA racchiuso in una sacca protettiva in simil ciniglia, inspiegabilmente inamovibile di fronte a qualunque sforzo…
Quarantadue chili... 42, Emiliopablo, you can’t handle it alone!
All’aspetto questa elettronica si presenta ovviamente imponente. Al di là delle misure, le finiture sono di livello molto elevato, uno chassis in alluminio massiccio con frontale ondulato da tre centimetri di spessore e alette laterali, sempre in alluminio, tornite dal pieno, piedoni disaccoppianti di metallo sovradimensionati, connessioni di alta qualità e tanta sostanza, in tutto e per tutto comparabile alla migliore produzione high-end americana ed europea. Ma, se questo non bastasse a vincere la diffidenza verso un prodotto cinese, vediamo chi c’è dietro questo amplificatore.
And the winner is …
ToneWinner è un’azienda cinese fondata nel 1992 e specializzata nella ricerca, produzione e commercializzazione di prodotti audio. Si tratta di una realtà estremamente competitiva che, con trent’anni di esperienza e presenza attiva sul mercato internazionale, si accredita come il più importante brand cinese di alta fedeltà.
L’azienda ha un’area produttiva di 15.000 metri quadri, macchinari robotizzati e 300 dipendenti altamente specializzati che curano la ricerca e progettazione dei loro prodotti, oltre che la loro realizzazione. In così tanti anni di attività la ToneWinner ha ottenuto numerose certificazioni internazionali, ad esempio è stata la prima azienda cinese ad ottenere lo standard Dolby Atmos e l’HDMI, e riconoscimenti della critica per la qualità dei suoi prodotti.

Il finale in prova è il modello di punta della casa, tecnologia a stato solido che si avvale di diversi brevetti esclusivi, quali il riconoscimento automatico della tensione di rete, 110 o 220 volt, e un circuito in classe A dinamica che concilia l’esigenza audiofila con quella di risparmio energetico. Il progetto è altresì dotato di circuiti di protezione dal cortocircuito, protezione dal surriscaldamento e protezione dalla corrente continua. Insomma, non solo costruito come una corazzata, ma anche inaffondabile.
Uno sguardo all’interno: la componentistica è quella top che ci si aspetta in macchine di questa caratura: 32 transistor Toshiba che assicurano 60 ampere di picco di corrente in uscita, condensatori elettrolitici Elna e Sounder; l’alimentazione passa da un massiccio trasformatore toroidale da 1200 watt con avvolgimenti separati per ciascun canale, con un treno di condensatori che garantisce 180.000 µF di capacità di filtraggio. Quanto basta per linearizzare il segnale di qualunque programma musicale e garantire una riserva energetica possente. Il tutto accuratamente ripartito in sezioni all’interno dello chassis, fisicamente isolate da paratie sempre in alluminio massiccio.
I dati di targa parlano di 300 watt di potenza su 8 ohm, che raddoppiano su 4, e una configurazione in classe A particolarmente interessante. Il fattore di smorzamento è maggiore di 200, che per finali di questa potenza è quasi uno standard. Se, fuorviati dal pensiero Burmester, pensate che sia basso, il Pass Labs X350.8, tanto per citare la migliore concorrenza, sta appena sopra i 150...
L’ampli è dotato di doppia morsettiera per il collegamento dei diffusori, una coppia per canale dedicata all’uscita del segnale in classe A, da preferire per diffusori stereo tradizionali, e una coppia per canale dedicata all’uscita in classe B, pensata per diffusori Home Theater. Dette uscite possono essere utilizzate alternativamente o anche contemporaneamente. In quest’ultimo caso, oltre che per azionare due coppie di diffusori per finalità multiroom o multicanale, si può anche biamplificare uno stesso diffusore: la morsettiera dedicata al segnale in classe A per le vie alte, midrange e tweeter; mentre la morsettiera dedicata al segnale in classe B per le vie basse, woofer.
Una volta collegati i diffusori all’uscita dedicata alla classe A, è possibile selezionare sul frontale dell’ampli la modalità di funzionamento del circuito. Scegliendo l’opzione Classe A, il circuito lavora col bias fisso sul livello massimo e l’elettronica lavora in classe A fino a quando la corrente erogata al carico non supera la corrente di polarizzazione, il che accade intorno ai 25-30 watt. Superata questa soglia, l’ampli commuta automaticamente e impercettibilmente in classe B. Inutile dire che, in pura Classe A, l’amplificatore scalda molto e affida al solo chassis e relative alette laterali la dispersione del calore, perché non ci sono ventole, tant’è che il costruttore sconsiglia di utilizzare questa modalità se la temperatura ambientale è alta o non vi sia adeguata ventilazione.
Selezionando l’opzione che il costruttore definisce Classe AB, e sarebbe più corretto parlare di classe A dinamica, la corrente di polarizzazione non è prefissata al suo tetto massimo ma segue la richiesta del programma musicale e relativo volume d’ascolto. La temperatura dell’amplificatore e relativo consumo di corrente,ne beneficiano, risultando ovviamente sensibilmente più bassi.
Selezionando, infine, Class Auto sul frontale dell’apparecchio, la corrente di polarizzazione viene regolata da un circuito che privilegia la temperatura dell’elettronica e impedisce che venga superata una soglia di riscaldamento prestabilita. Sostanzialmente, il funzionamento in classe A viene mantenuto fino a quando la temperatura non supera la soglia di accettazione prefissata, oltre la quale il funzionamento viene commutato in classe AB. Si tratta di un’opzione interessante e di salvaguardia quando si tiene accesso per lunghi periodi l’apparecchio, in particolare nella stagione estiva.
L’ampli può infine funzionare anche solo in classe B, collegando i diffusori alla morsettiera B, opzione consigliata per l’Home Theater.

Finita la doverosa descrizione, passiamo agli ascolti.
Ho inserito il ToneWinner nel mio impianto, pilotato dall’Audio Research Ref. 5.
Ho collegato i diffusori ai morsetti dedicati alla classe A, la più performante per ascolti no compromise, e selezionato la modalità di funzionamento in pura classe A. Con la modalità Classe AB si perde irrimediabilmente qualcosa della bellissima prestazione di cui è capace questo amplificatore.
Come riferimenti ho utilizzato l’Audio Research Ref. 75 e quel vecchio leone del Pioneer M22, 30 watt di pura classe A, ormai tornato ai suoi fasti migliori dopo la cura di Alberto “Manidellafesta” Cavedon.
La prima cosa che colpisce sin da subito è l’assenza di sensazionalismi e fatica d’ascolto. Dopo lustri di frequentazione audiofila, direi che abbiamo tutti imparato a riconoscere la qualità al primo ascolto e qui c’è della gran stoffa. La trama sonora si sviluppa liquida e vellutata con un grande senso della profondità e con quella tipica fine tessitura appannaggio delle grandi realizzazioni a stato solido.
Il colore timbrico appare percettibilmente più scuro rispetto al riferimento, cosa assolutamente plausibile quando si confronta uno stato solido con un valvolare, ma soprattutto quando l’elettronica è perfettamente in grado di valorizzare le regioni basse dello spettro sonoro con inusitata energia e dovizia di dettagli.
Il ToneWinner conferisce uno spessore inusuale ai protagonisti, carnosità alle voci e un corpo che sostiene dalle fondamenta una scena particolarmente credibile e tridimensionale. Lo stacco in gamma media tra protagonista e nero di fondo è di quelli che impressionano, con un effetto scultoreo a tutto tondo che rappresenta forse la dote più bella di questo finale.
Proprio il basso profondo e il mediobasso, possente quanto controllato, lasciano subito intendere lo spessore del ToneWinner. Tanta sostanza senza ostentazione. Sembra tutto dannatamente naturale e la facilità di emissione dei transienti accentua la sensazione che tutto suoni semplicemente più forte, più grande, più definito, senza cedimento alcuno o avanzamento della scena, senza accenno di fatica o indurimento del suono, anche a volumi molto impattanti.
È una grande dote far passare per ordinario ciò che è straordinario e qui tutto è reso con grande facilità, la musica fluisce senza sbavature e con una forte illusione di perfezione.
La scena si staglia alta e contrastata su uno sfondo eccezionalmente scuro, con registri gravi tesi, cosa che finisce col veicolare la percezione complessiva di un suono empatico dai toni ariosi.
Se la gamma bassa è autoritaria e impattante, la media non è da meno, carnosa, nitida e protagonista. Di fronte a cotanta lussureggiante tessitura sonora, la gamma alta si presenta complementare e cesellatrice della spazialità, senza mai indulgere in protagonismi, soprattutto a volumi impattanti. Si tratta di uno stile di presentazione che non si compiace di quella neutralità anemica, asettica e autoreferenziale che affligge spesso la produzione contemporanea d’alto bordo, ma asseconda l’estensione verso l’alto, stagliando su orizzonti lontani figure a tutto tondo, piene e credibili. La scena ha tutta la grandiosità di Audio Research, forse con maggior senso della profondità e con un fattore concretezza che i riferimenti non hanno.
La ricchezza delle valvole del Ref. 75, dà vita a vibranti e luminose figure sul palco, le armoniche aleggiano e saturano la stanza, indulgendo molto sull’informazione ambientale a scapito della plasticità e profondità d’incisione complessiva dei protagonisti, meno staccati dal fondo. Il ToneWinner fa del rigore e della precisione una missione, scontornando di bulino ogni strumento e voce con un “effetto pop-up” commovente. Il risultato è di quelli che catturano, forte di un palcoscenico viscerale e credibile.
Non ci ho messo molto a realizzare che questo cinese gioca in una categoria superiore.
Arruolo due improbabili facchini per traslocare il finale a casa dell’amico Luigi, che ospita il miglior impianto della Bassa. NdR | Bassa padana.
Qui ci attendono una grande sala, diffusori TAD R1 mk2, amplificazione Viola, col pre Cadenza e finale Symphony, sorgente digitale Esoteric K-01xs, streamer player Innous e setup analogico da sballo: VPI top di gamma con tre bracci e altrettante testine, Torqueo con braccio e testina Ikeda, ecc. ecc. Ma, tranquilli, non vi ammorbo: ci siamo fatti bastare il digitale…
In questo sistema il ToneWinner se l’è dovuta vedere col Viola Symphony, un finale a stato solido di rango e, soprattutto, ha dovuto affrontare diffusori impegnativi in tutti i sensi.
Com’è giusto che sia a questi livelli, il ToneWinner ha bisogno di attenzioni. Abbiamo dovuto lavorare molto sul posizionamento, perché poggiato direttamente sul pavimento o sulla basetta Taoc, si avvertiva una perdita di trasparenza in gamma mediobassa. Problema risolto solo disaccoppiando la base Taoc dal pavimento con dei piedini DAM.
Poi, la fase. Con la fase elettrica raccordata all’impianto, che nel nostro caso si è rivelata essere con la spina in fase, la scena ha guadagnato in profondità e altezza.
Infine, il riscaldamento dell’elettronica: 40 se non 50 minuti sono il tempo minimo richiesto dal circuito in Classe A per raggiungere la prestazione che ci si attende da questa macchina, che migliora ulteriormente dopo un paio di ore di funzionamento.

Ma veniamo all’ascolto finale...
Il ToneWinner gode di una riserva energetica mostruosa che ha reso turgida e contrastata la scena anche a volumi impattanti. Le regioni basse dello spettro sonoro hanno acquistato nuova vita, sostenendo l’intero impianto musicale dalle fondamenta, dando corpo e matericità ai protagonisti
Ma la cosa destabilizzante è che il ToneWinner non ha mostrato soggezione alcuna anche sul campo d’elezione del Viola, ovvero la raffinatezza, la trasparenza e la ricchezza di nuance. La gamma media del ToneWinner è sontuosa e coinvolgente e assistita da un grande senso prospettico. L’ariosità percepita in gamma alta è comparabile con quella espressa dal Viola. Gli orizzonti appaiono tersi ed estesi. Le armoniche riempiono la parete di fondo, definendo un palcoscenico dagli orizzonti lontani.
Tuttavia, la timbrica del ToneWinner appare più carnosa e coinvolgente del riferimento. Le vecchie signore Tad sembrano diventate agili come ballerine di taranta. Vivaci e contrastate, croccanti e schioccanti, con un passo godurioso sin dai volumi più bassi.
Dando manetta, l’effetto live è di quelli devastanti, in un mix di facilità di emissione e contrasto scultoreo. Forse per la prima volta, dopo tante blasonate elettroniche passate da queste parti – YBA, Dan D’Agostino, Audio Research, Accuphase, Burmester, Gryphon, Dartzeel e Viola, per citarne alcune – il ToneWinner sembra aver finalmente restituito alle TAD la dignità di vere fuoriclasse, rispettandone la taglia forte e l’attitudine all’emissione di un’onda sonora fisica e tattile prima ancora che acustica, che sublima e completa la percezione dell’evento.
Il Viola, al confronto, si ferma a un’eccellente riproduzione dell’evento, senza raggiungere quella capacità immersiva e i livelli di coinvolgimento emotivo del ToneWinner.
È appena il caso di riportare che, proprio su questo stesso campo, circa un anno fa il Dan D’Agostino, per quanto un mostro di erogazione, non raggiunse la completezza di informazione che oggi manifesta il ToneWinner rispetto al Viola, pagando dazio proprio in termini di raffinatezza e ariosità.
Che dire? Ci siamo guardati a lungo, noialtri appassionati della Bassa, ciascuno con le proprie convinzioni e le proprie preferenze per questo o quel marchio, ma tutti concordi che in quelle sere di ascolti qualcosa di straordinario fosse accaduto.
Ci troviamo di fronte a un’elettronica che conosce il linguaggio dell’Hi-End. E lo parla correntemente con quella proprietà di espressione che solo i migliori possono vantare.
In un mercato funestato da prezzi folli, in un fiorire di elettroniche tanto quotate quanto responsabili di subitanee orchiti nell’ascoltatore, è raro trovare un finale così riuscito, così dannatamente divertente ed emozionante.
Non ci sono nanotecnologie futuristiche o schemi mistici. I know how sono ormai banalmente alla portata di tutti. La componentistica è prodotta in Cina e Taiwan, per quanto con brand giapponesi o americani. I costi di produzione e le economie di scala sono l’unica vera chiave di lettura del fenomeno ToneWinner. Unitamente a serietà e dedizione e spirito di squadra, tipicamente orientali, come pure i grandi investimenti, ormai merce sempre più rara nell’Hi-Fi occidentale.
Con queste premesse, inutile negarcelo, questi cinesi ci faranno il c..o. Si berranno in un solo sorso i vari miti americani, europei e cantinari svizzeri, cantinari al confronto di realtà produttive come la ToneWinner, assolutamente autoreferenziali, decontestualizzati e fuori mercato per la loro stessa dimensione economica non di scala.
Non c’è trucco, non c’è inganno. Cinesi come la ToneWinner, con questo rapporto qualità/prezzo in scala 10 a 1 si berranno la concorrenza e faranno pure il ruttino. Alla faccia di chi si ostina a voler tenere gli occhi e le orecchie chiuse.
Un ampli finale dallo strepitoso rapporto qualità/prezzo, come non se ne vedevano da una vita e che farà parlare molto di sé.
Noi giornalisti ci mettiamo la faccia. A voi lettori può bastare un semplice ascolto.
Caratteristiche dichiarate dal produttore
Circuitazione in Classe A, completamente bilanciata e simmetrica dagli ingressi all’uscita.
Selezione manuale della modalità Classe A, Classe AB e Classe auto.
Rapporto segnale rumore: 108dB pesato A, ingressi bilanciati XLR; 115dB pesato A, ingressi sbilanciati RCA
THD: 0.008% 1kHz
Risposta in frequenza: 10Hz-100kHz +1/-3dB
Guadagno: 29,5dB +/-1dB
Potenza: 2x300W canale su 8ohm
Consumo in standby: 1W
Trasformatore automatico: ~110V/60HZ, ~220V/50HZ
Peso netto: 42kg
Dimensioni: 444x294x449mm LxAxP
Distributore ufficiale Italia: al sito Hifi Prestige
Prezzo Italia alla data della recensione: 3799,00 euro
Sistema utilizzato: all’impianto di Emilio Paolo Forte