Finale Trends Audio TA-10.2P

24.05.2018..

Questo articolo è frutto di un’intuizione. Ascoltando la prima volta questa nuova versione dei più famosi – e probabilmente venduti – ampli in classe T, ho avuto appunto l’impressione che potessero essere una grande opzione per un bi-amping economico al posto di un finale stereo di pari costo o valore.

 

Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, la definizione: dicesi T-amp un amplificatore in classe D costruito con moduli Tripath. Si tratta quindi di un cosiddetto “nome commerciale”, quello di un amplificatore in classe D che si distingue per il modulatore PWM, che utilizza un algoritmo proprietario per ridurre la distorsione.

Sugli amplificatori Trends Audio, nello specifico si è scritto già tutto, sia sui singoli modelli che sulla tipologia di amplificazione. Quelli oggetto della prova sono l’ultima versione, la più audiofila a detta dello stesso CEO dell’azienda, il gentile Mr. Ho. È dotata di condensatori Rubycon serie MCZ sull’alimentazione switching, condensatori custom in polipropilene metallizzato - MKP sul segnale e, nella versione integrato, di mini potenziometro sigillato Alps da 9 mm. Ne trovate qui la brochure aggiornata.

A Hong Kong un TA-10.2P ha un prezzo di listino di 149 USD, qui di 249 euro e uno street price di 229, come da shop online del distributore ufficiale italiano.

Certo, sono dei finali economici, quasi basici per molti. Ma se stiamo iniziando un impianto? Pensiamoci: quante volte noi audiofili navigati abbiamo cambiato amplificazione, spendendo cifre sempre superiori, magari per ottenere miglioramenti marginali? Non sarebbe quindi meglio, soprattutto in un primo impianto, dotarsi di un’amplificazione entry level, di costo contenuto, con un grande mercato e più facilmente rivendibile di un singolo finale stereo di pari prezzo, se non addirittura superiore? Ma, soprattutto, in grado di offrire, anche solo in proporzione, una parte di quell’ideale finale che è la multiamplificazione passiva e i vantaggi che da essi derivano: separazione fra i canali e/o i range di frequenza, aumento della potenza, del controllo, di trasparenza, articolazione e intelligibilità del messaggio sonoro.

 

Il titolo più adeguato della prova poteva quindi essere: “Finale stereo definitivo o multiamplificazione budget provvisoria?”. Questo, in fondo, era l’oggetto della mia intuizione iniziale: può una bi-amplificazione low price ma di qualità essere temporaneamente adottabile al posto della classica ricerca di un singolo finale stereo? Per rispondere a questa semplice domanda, ho quindi chiesto aiuto agli amici: per il piacere di farlo e per rendere un po’ più obiettiva l’eventuale dimostrazione della mia intuizione.

 

Per quanto riguarda le mie prove, sono andato ben oltre il test con amplificazioni di pari costo o livello. Ho provato i Trends con tutti i miei ampli, quelli di passaggio in redazione e anche con diversi finali di amici e collaboratori, appunto. Per farvela breve, quando un solo TA-10.2P suonava in modo “simpatico”, per me e non solo per me la coppia di finali in azione diventava abbastanza stupefacente. Ci si poteva aspettare che non riuscissero nemmeno a muovere certi carichi, invece, come tanti hanno notato e fatto notare in questi anni, suonano, eccome. Ovviamente lo dico considerando il rapporto prestazioni/prezzo decisamente a favore del secondo fattore. Non aspettatevi quindi grandi masse e movimenti di aria in ambiente e nemmeno che si possa loro affidare carichi ostici in termini di impedenza.

 

Ma l’obiettivo della prova è per me raggiunto. Mi sento di consigliare caldamente due di questi piccoli finali DOC, con il loro pre Trends PA-10.1D a valvola, o pilotati da una fonte di adeguato segnale in uscita – come suggerirà più avanti Mauro – oppure con un pre, essenziale ma molto valido per iniziare, come il T-Preamp TCC TC-754, addirittura dotato di phono.

Insomma, per come la penso io, se volete iniziare un buon impianto Hi-Fi col piede giusto, investite più che potete nei diffusori e non abbiate pregiudizi nei confronti della classe D. Con i Trends vi potete persino permettere la biamplificazione, che non è un brutto iniziare…

 

G.C.

 

 

Volendo essere sintetici, e anche un pochino schietti, semmai è esistito, e ribadisco “se”, un nuovo piccolo-grande interesse nei confronti della riproduzione musicale stereofonica, che qualcuno chiama Hi-Fi mentre altri più prosaicamente Hi-End, in parte lo dobbiamo a questi piccoli parallelepipedi metallici con cuore in classe T della Tripath. Dico questo, nel bene e nel male, perché "ridestare l'interesse" non significa di certo risolvere a buon mercato il problema di una corretta e soddisfacente riproduzione sonora.

 

Negli anni di queste scatolette magiche per il mio studio ne sono passate a bizzeffe. Tutta la generazione dei chip Tripath, poi Texas Instruments e molti altri. Ovviamente nella loro versione "liscia", ma anche con tutta quella pletora di piccole-grandi modifiche operate dal sottoscritto o da altri che mi chiedevano di ascoltare i loro gioiellini.

 

Il piatto principale e sempre stato lui: il piccolo chip delle meraviglie in classe T-ripath il TA2024, lo stesso montato dai Trends Audio TA-10.2P. Per i pochi ignari fate una piccola lettura qui per informazioni. Ma di certo il contorno e la presentazione hanno avuto sempre la loro bella importanza! E allora la cura nell'assemblaggio e la scelta qualitativa dei componenti la differenza sul risultato finale la fanno. Trends Audio ha sempre curato molto presentazione e contorno, in modo che alla fine il volgare ma geniale integrato, nato per televisori e autoradio ma poi assurto agli onori audiofili, si esprimesse al meglio.

In prova ho ben tre TA-10.2P con alimentatori switching: uno da 5A 12V e uno doppio da 10A 12V. Ovviamente la prima prova è prenderne uno e collegarlo direttamente a una scheda audio esterna, dotata di regolazione del volume digitale e pilotarci le mie piccole e fidate Q Acoustic 2020i. Nessuna sorpresa: il risultato è perfettamente in linea con quanto ottenuto già con un Trends Audio 10.1 avuto in prestito per diverso tempo e anche con qualche scatolina "dalla Cina col furgone" manipolata dal sottoscritto. Insomma, ottimo dettaglio su tutta la gamma di frequenze, bassi asciutti e molto ben articolati, medie non molto avanti nel palcoscenico virtuale, che risulta comunque molto ampio, e alte frequenze cristalline.

 

Il problema viene fuori quando si cercano volumi che oserei definire coinvolgenti e fisici: un sensibile indurimento in alto e uno schiacciamento dell'articolazione in basso mi dicono che sta intervenendo la distorsione. In fondo parliamo sempre di una manciata di watt, molto ben suonanti ma pur sempre una manciata! A questo punto non rimane che verificare cosa cambia operando nel campo della multiamplificazione. Nei manuali Trends viene ben spiegata la differenza di configurazione tra multiamplificazione verticale e orizzontale, la riportiamo qui.

Una cosa importante: la differenza tra il "bene" e il "meglio", frequentissimamente nell'elettronica dedicata all'audio, la fa l'alimentazione. Ricordo questo perché almeno uno dei due alimentatori ricevuti in dotazione non mi ha di certo entusiasmato: abbastanza rumoroso e per questo critico da posizionare per evitare oscillazioni e fischiettii vari nelle casse in assenza di segnale.

 

Sistemata la questione alimentazione, ho effettuato le prova nelle configurazioni di multiamplificazione sia verticale che orizzontale. Come sorgente mi sono servito alternativamente di un PC con software Foobar2K e scheda Audio Creative XG5 con volume logico regolabile e di un lettore Sony CDP-M71 con volume di uscita analogico e motorizzato. Ho preferito quindi lasciare la catena audio più semplice e diretta possibile, senza utilizzare un preamplificatore e utilizzando un semplice splitter di segnale per due motivi: i due finali Trends non hanno bisogno di ulteriore gain, di altro guadagno, vanno benissimo così pilotati da una uscita ad alto livello. Il preamplificatore è utile in molti casi per risolvere problemi di adattamento dell’impedenza, ma normalmente, per quanto riguarda la timbrica "ci mette del suo" e a quel punto, indipendentemente dal personalissimo piacere di ascolto, difficile capire qual è esattamente la voce del finale!

Configurazione in bi-amping verticaleSorpresa: la configurazione in multiamplificazione verticale, che normalmente prediligo, si è rivelata in questo caso quella peggiore. Poca coerenza, cioè equilibrio delle due vie di emissione, e percezione netta di indurimento da distorsione andando un bel po' su col volume.

 

Configurazione in bi-amping orizzontale

 

Con la multiamplificazione orizzontale... piccola magia! Tutto fila liscio: il volume e la presenza scenica ottenibile è decisamente maggiore rispetto all'ampli singolo e il piacere permane anche per lunghe sessioni di ascolto a base di svariati generi musicali.

 

Avete due casse facili da pilotare con la possibilità di essere multiamplificate? Pensateci: la soluzione che adotta due piccoli TA-10.2P potrebbe fare al vostro caso e regalarvi ottime soddisfazioni.

Da non sottovalutare infine il fattore divertimento che lo sperimentare diverse soluzioni/configurazioni può dare. Questo sempre alla ricerca di quella personalissima migliore soluzione che soltanto voi, magari guidati da qualche buon consiglio, potete trovare.

 

M.C.

 

 

Alla fine della prova ci sta bene un minimo di divulgazione. Ci sono quattro configurazioni che possono essere realizzate tra amplificatori di potenza, cavi e diffusori. Beh, in realtà ce ne sono di più, ma qui e ora parleremo solo di quelle più importanti.

 

La prima e più ovvia è quella che utilizziamo nel 99% dei casi: un finale di potenza stereo, una coppia di cavi e dei diffusori a più vie con un crossover al loro interno. Il segnale a "tutta banda" viene trasportato da una singola coppia di cavi +/- fino al diffusore, dove viene suddiviso, dal filtro crossover, in segnali specializzati per il woofer, il midrange, quando c'è, e il tweeter. Il risultato finale, come tutti sappiamo, dipende non solo dalla qualità dei singoli componenti, cavo compreso, ma anche da come questi si interfacciano o si compensano.

Alcuni diffusori, e per semplicità qui ci limitiamo a quelli a due vie, presentano un crossover in cui la sezione passa basso e quello passa alto sono ben divise e la necessaria connessione, per farlo funzionare con un solo cavo, è esterna. Questi diffusori hanno quattro morsetti invece di due che normalmente sono cortocircuitati con dei ponticelli.

 

Se si toglie il ponticello, la sezione dei bassi sarà sconnessa da quella degli acuti e quindi se si utilizzasse un solo cavo suonerebbe solo la via bassa o la via acuta a seconda di quale coppia di morsetti è collegata all’amplificatore. Per far suonare l'intero diffusore, o si usano due coppie di cavi dall’amplificatore al diffusore oppure si possono utilizzare due amplificatori, ciascuno con propri cavi. A seconda del caso si parla quindi di bi-wiring o bi-amping passivo.

 

La quarta configurazione è il bi-amping attivo, in cui il crossover non sta nel diffusore ma, diversamente realizzato, a monte dei finali e ciascuno di essi riceve la sola parte di segnale necessaria per il singolo altoparlante, o array di altoparlanti, che deve pilotare.

 

Tralasciamo per ora il bi-wiring, che personalmente non consiglio, e la multiamplificazione attiva, che invece personalmente trovo essere molto, molto interessante, specie nel caso dei diffusori che “nascono” attivi.

Arriviamo all’oggetto della prova: il bi-amping passivo può essere verticale – un ampli per diffusore, un canale per via – oppure orizzontale – un ampli per via, i canali di ciascun ampli per i segnali destro e sinistro. Per chiarezza, rivedere i due disegni poco sopra, all'interno della parte dell'articolo di Mauro.

 

I vantaggi teorici sono che ciascun canale dell’amplificatore vede un carico più semplice: solo la sezione del crossover interessata e almeno il canale che si deve occupare del solo tweeter si trova in una situazione decisamente favorevole, perché le correnti che scorrono sono decisamente meno. In parole povere i due ampli si dividono il lavoro e dovrebbero suonare meglio, di sicuro quello degli acuti. Però, nota bene: il segnale in ingresso agli amplificatori è sempre lo stesso, è il carico che essi “vedono” che cambia a seconda della configurazione.

 

Si può discutere a piacere se il bi-amping passivo sia un miglioramento rispetto alla configurazione “normale”. In linea teorica c’è almeno un vantaggio e lo abbiamo appena detto: il carico visto da ogni amplificatore è più facile. Però ci sono anche svantaggi, vediamo i due più evidenti. Il primo è di natura tecnica: come abbiamo detto il risultato finale dipende, più di quanto si pensi, da come i componenti si interfacciano e, nel caso della multiamplificazione, le variabili aumentano e le combinazioni si moltiplicano. Se ci si imbarca in scelte ad hoc per cavi e amplificatori in funzione della banda da riprodurre, si rischia molto facilmente di peggiorare o di perdere una quantità smisurata di tempo. Conviene probabilmente mantenersi sul "tutto uguale". Ma in questo caso c’è uno svantaggio strategico: nella maggioranza dei casi è preferibile investire i soldi destinati al secondo ampli e al paio di cavi aggiuntivi, quindi il doppio, per migliorare, sostituendoli, il proprio ampli e cavi in configurazione tradizionale. È una strada più diretta, semplice da capire e quasi sempre foriera di miglioramenti senza i mal di testa.

 

Detto questo, possiamo fare un eccezione per gli amplificatori Trends che il Direttore ci ha fatto provare: costano poco e praticamente sono stati progettati per questo scopo. Quindi, limitandoci a cercare le differenze tra l’ascolto con "un solo Trends in configurazione normale" e "due Trends in bi-amping passivo" le troviamo piuttosto facilmente: e sono dei miglioramenti evidenti. La situazione con "due Trends" si fa preferire per la maggiore pulizia e dinamica, soprattutto a un livello di ascolto moderato e domestico.

Certo, anche "un solo Trends" suona bene, ma solo se non si pretendono volumi elevati con diffusori ostici. Con "due Trends" questo limite si sposta decisamente più in alto e, se ci si trovava già bene con il suono in configurazione “normale”, questo è un upgrade da prendere senz’altro in considerazione.

 

M.F.


 

Caratteristiche dichiarate dal produttore: scarica qui la brochure ufficiale

Per ulteriori info: scarica qui il manuale del Trends Audio TA-10.2P

Distributore ufficiale Italia: al sito Audio Azimuth

Online shop ufficiale Italia: al sito PlayStereo

Prezzo Italia alla data della recensione: 249,00 euro cad.

previous slide next slide
di Giuseppe Castelli
Leggi altri suoi articoli
di Mauro Cittadini
Leggi altri suoi articoli
di Maurizio Fava
Leggi altri suoi articoli

Torna su

Pubblicità

Banner Extreme Audio
Vermöuth Audio banner
Omega Audio Concepts banner
KingSound banner
DiDiT banner

Is this article available only in such a language?

Subscribe to our newsletter to receive more articles in your language!

 

Questo articolo esiste solo in questa lingua?

Iscriviti alla newsletter per ricevere gli articoli nella tua lingua!

 

Iscriviti ora!

Pubblicità

HighResAudio banner
Dream Streaming banner