Finali Sugden Masterclass MPA-4

11.12.2013..

ReMusic Spark AwardGià qualche anno fa il mio percorso audiofilo si è incrociato con il marchio Sugden e più precisamente con il piccolo A21, un amplificatore che ha fatto la storia del marchio inglese e che viene prodotto, se pur con vari aggiornamenti, da circa quarantacinque anni.

L'amplificatore A21 racchiude l'essenza del pensiero di James Sugden che lo progettò nel 1967: pochi watt, dodici per la precisione, ma rigorosamente in classe A.

Personalmente, pur essendone rimasto entusiasta, non ho mai acquistato l'A21 per via del grande stress termico a cui sono sottoposte questo tipo di amplificazioni, per i consumi elevati e per i limiti di pilotaggio con i diffusori più ostici. Tuttavia questo piccolo Sugden mi permise di avvicinarmi in qualche modo alla classe A.

Che cosa è la classe A?

Per darvi un’idea, probabilmente riduttiva ma che rende abbastanza l’idea, andate su Wikipedia alla voce “amplificatore (elettronica)” e fate un confronto tra un classe A e un AB.

Come potete leggere voi stessi un classe A: “amplifica il 100% del segnale; nel caso di una sinusoide l’angolo di conduzione è di 360°” ma: “l’efficienza teorica massima del 25% ne limita l’impiego solo alle basse potenze”.

Con un classe AB invece leggeremo che: “amplifica più del 50% ma meno del 100% del segnale; l’angolo di conduzione è compreso fra 180° e 360° estremi esclusi.

Per amplificare l’intera onda sinusoidale si ricorre a due amplificatori in classe AB che lavorano rispettivamente, uno per la semionda positiva e l’altro per la semionda negativa.

Notare che in questo caso in una certa porzione del segnale viene amplificata da entrambi i dispositivi attivi, in questo modo si riduce enormemente la distorsione che si ha nella regione di commutazione di questi.

Questa distorsione è anche nota come distorsione di attraversamento (o crossover) il valore dell’efficienza teorica è compreso fra il 50% e il 78,5% (classe B).

Ok, con questo ho voluto attirare la vostra attenzione su tre dei tanti punti fondamentali che riguardano l'hi-fi e il sistema per ottenere eccellenti risultati: amplificazione del segnale, efficienza e distorsione.

Spero di aver fornito uno spunto di riflessione e, nello stesso tempo, spero di non aver tediato i tecnici “veri”.

 

Come per ogni recensione che affronto, cerco di studiare il marchio di cui andrò a parlare e di concentrarmi su ciò che mi colpisce maggiormente; in questo caso la costruzione di questi amplificatori.

 

Così, dopo qualche scambio di telefonate con l’importatore italiano Il Tempio Esoterico, contatto direttamente il produttore e nel giro di poche ore ho una risposta proprio da Patrick Miller.

Ho così scoperto che ogni prodotto è assemblato da una sola persona e i circuiti sono costruiti a mano.

Il team Sugden è costituito da sei persone che lavorano in azienda da più di venticinque anni, mentre altri collaboratori possono vantare più di dieci anni di esperienza.

Come potete vedere anche dalle foto, ogni prodotto ha una etichetta che cita il tecnico che ha costruito l’oggetto e il responsabile dei test.

Fra i test più curiosi c’è quello di caduta, ormai obbligatorio per le attuali normative, ma pensare a un amplificatore di questo prezzo (5.750,00 euro x2), buttato selvaggiamente in terra, mi fa venire i brividi!

Sugden inoltre riesce a gestire in maniera quasi del tutto autonoma tutte le fasi di produzione, spaziando dalle competenze elettriche a quelle meccaniche, finanche alla lavorazione del legno!

Altra cosa degna di nota sono i cabinet che fanno vasto utilizzo di alluminio in aree interessate da capacità e induttanza.

 

Finalmente è arrivato il momento di parlare degli MPA-4 della serie Masterclass che comprende, oltre a questi due monofonici, il pre di cui purtroppo non disporremo, il finale stereo, il pre phono e il lettore CD.

I nostri finali, in finitura “graphite”, sono dei single ended capaci di erogare ben 165 watt in pura classe A. Hanno un peso di circa 30 kg l’uno e vengono proposti a un prezzo di listino di 5.750,00 euro cadauno.

Questi due bestioni occupano veramente tanto spazio nell'ambiente domestico, tanto che ho avuto il mio bel daffare per non farmi cacciare di casa!

Cosa a mio avviso importante è posizionarli il più possibile vicino ai diffusori in modo da utilizzare cavi di potenza il più corti possibile e sfruttare l’uscita bilanciata verso il pre.

La connessione bilanciata permette di migliorare notevolmente il rapporto segnale rumore, donando all’ascolto una maggiore pulizia ed evitando interferenze.

Ci troviamo davanti a ciò che in inglese si definisce un “current feedback amplifier” ossia, detta in termini spiccioli, un amplificatore che lavora in corrente.

Prima di aprire il coperchio, riservo un attento sguardo critico all’aspetto esteriore del MPA-4 al quale riconosco una linea molto sobria. Ottimi gli accoppiamenti di finiture, elegantissimo il pulsante di accensione, ottimi connettori WBT sul pannello posteriore. Un po’ pesante, a mio avviso, questa finitura "graphite" e, forse, avrei preferito averli in versione “silver”.

Una volta aperto il coperchio balza subito all’occhio l’importanza che viene data all’alimentazione con un trasformatore sovradimensionato ad alta corrente con avvolgimenti fatti direttamente sul nucleo.

Altra cosa interessante è la disposizione delle schede di amplificazione poste lateralmente in posizione verticale contro il lato superiore dei dissipatori di calore e la forma del cabinet quasi quadrata, che lascia molto spazio di respiro agli stadi di amplificazione in classe A.

Degni di nota sono anche il circuito primario fatto con piste placcate oro, i cavi in argento e la messa a terra fatta su una massa a stella.

Infine, cosa importantissima, ci troviamo davanti ad un vero circuito bilanciato privo di qualsiasi tipo di condensatore sul percorso del segnale.

Riservo una rapida occhiata al manuale d’istruzioni, solamente in inglese, che evidenzia le due cose a cui il costruttore tende a dare risalto:

posizionamento in un punto areato e senza nulla intorno,

messa in fase del sistema: sarebbe un peccato spendere certe cifre e avere l’impianto contro fase!

 

Finalmente è arrivata l’ora di connettere i diffusori, mettendo a monte un pre Audio Research LS22, un Audiolab M-Dac e la mia sorgente liquida.

Con grande stupore fin dalla prima nota mi lascio coinvolgere dalla musica. Mi rendo conto che i finali devono ancora scaldarsi per bene, ma le mie orecchie da subito entrano in empatia con questi Sugden MPA-4, segnale inconfutabile di un livello di distorsione veramente basso.

Se qualcuno dovesse chiedermi di definire con un solo aggettivo questi finali direi, senza dubbio, musicali.

Pian piano che passano i minuti il coinvolgimento emotivo aumenta e ho sempre più voglia di ascoltare musica: notare bene il termine ascoltare e non sentire, che ovviamente sono due cose differenti.

Ormai sono passati circa cinquanta minuti e il carattere degli MPA-4 sta venendo fuori e con esso i pregi e i difetti, ma la cosa che mi stupisce è la facilità con cui riesco a divorare dischi interi senza la minima fatica d’ascolto.

Dopo una fase di rodaggio brevissima, sono emotivamente molto coinvolto, il suono è materico e oltre all’udito sembra stimolare anche il tatto. L’ascolto colpisce nell’intimità e ti fa tralasciare anche qualche piccola pecca.

La stanza è invasa dalla musica e ci si sente circondati ora da Bach, ora da David Gilmour.

La scena è tridimensionale e il palcoscenico si estende ben oltre i diffusori. Inizio ad alzare il volume eppure il tutto rimane definito senza che alcuni strumenti diventino improvvisamente “giganti”. La raffinatezza e la finezza di grana rimangono pressoché invariate. Tempo addietro, tanto per fare un esempio, ho ascoltato uno degli ultimi lavori del maestro Nelson Pass: il Pass Labs XA 30.5 che, pur essendo superiore su altri parametri come a esempio la gamma bassa, ad alto volume non riesce a tenere il confronto con i due inglesi, merito forse della prerogativa di lavorare esclusivamente in classe A di questi ultimi.

 

Dopo circa due ore di esercizio i finali raggiungono la temperatura ideale di lavoro e viene finalmente fuori la gamma bassa, che in un primo momento sembrava arretrata. Onestamente non siamo a livelli di eccellenza assoluta, ma si difendono pur sempre bene, specie per quanto riguarda l’estensione.

La gamma media è fluida e nitida, con un accenno di calore molto vicino alle migliori amplificazioni valvolari.

La gamma alta è estesa, trasparente, rifinita e riesce anche ad essere graffiante quando serve, ma senza diventare fastidiosa, anche ad altissimo volume.

La timbrica degli strumenti è molto vicina a quella degli strumenti suonati dal vivo e la ricchezza armonica è tale da rendere il tutto intellegibile e al contempo proporzionato.

A livello dinamico, a patto di ben interfacciare questi finali con sorgente e pre, si riescono a raggiungere buone prestazioni, più per la micro che per la macro dinamica.

Una cosa che mi preoccupava non poco era la capacità di pilotaggio, ma come potrete leggere più avanti i miei timori si sono rivelati infondati e, anzi, sarei curioso di vedere come si comportano con diffusori dalle impedenze balorde quali i Magneplanar.

Ormai sono più di tre ore che i finali suonano e mi decido a fare la prova “ustione”. Novello Muzio Scevola offro la mano alle superfici di raffreddamento dei finali per constatarne la temperatura e, pur essendo molto caldi, non arrivano a bruciare le mani: segno del buon lavoro fatto dai tecnici di casa Sugden.

 

Quella che segue è una piccola selezione dei brani ascoltati:

Stimela di Hugh Masekela: un brano che tutti conoscono e che viene restituito donando alla voce di Masekela un calore e una fluidità eccezionali. I Sugden MPA-4 seguono il trombettista sudafricano nelle sue escursioni vocali che partono da mugolii gravi per poi raggiungere vette altissime, restituendoci appieno le sue grandi doti interpretative.

La tromba è lucida mantenendo, però, quel tocco di calore proprio dei valvolari.

Il controllo in gamma bassa e la resa dinamica dopo un bel “warm up” sono più che accettabili.

Sprezzante dei rischi alzo prepotentemente il volume, incrocio le dita e faccio il tifo per i miei diffusori sperando che l’amplificazione regga e, anche in questo caso, ho un ulteriore conferma della eccellente qualità di questi amplificatori.

The Köln Concert di Keith Jarrett: non poteva assolutamente mancare il più famoso album jazz eseguito dal pianista statunitense all’opera di Colonia, nell’ormai lontano 1975.

Si tratta di un bel disco anche se complesso, nato per essere ascoltato e non sentito. Faccio questa premessa perché solitamente non riesco a metterlo su e lasciarlo semplicemente andare: voglio ascoltarlo con molta calma e tranquillità.

In questo frangente, pur non essendo molto concentrato, il disco scivola via in un batter d’occhio con mio grande stupore.

Il pianoforte è leggermente spostato sulla destra e viene proiettato con veemenza in primo piano. L’ascoltatore si trova de visu con il piano e l’aspetto percussivo e la forza con cui l’artista si esprime vengono messi in evidenza, anche grazie a una buona restituzione in termini dinamici.

Complici di Musica Nuda: il duo composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, viene riprodotto rispettando le giuste proporzioni tra voce e contrabbasso offrendo un suono ad alto contrasto.

La voce di Petra trasmette un senso di ansietà e lascia l’ascoltatore con il fiato sospeso, il contrabbasso di Ferruccio viene riprodotto con la giusta profondità e, al contempo, con una dolcezza propria delle amplificazioni valvolari, offrendo un giusto compromesso tra uno stato solido e un valvolare.

My Immortal degli Evanescence: molti di voi si staranno meravigliando ma non si può vivere solamente di dischi ad alta risoluzione, purtroppo.

Ho scelto questo brano per vedere come vanno le cose con la musica drammaticamente compressa.

Da subito è evidente l’intento dei fonici di mortificare l’ottimo lavoro fatto dal mezzo soprano e pianista Amy Lee.

Nonostante quanto detto sopra, il brano rimane piacevole mantenendo un buon dettaglio e riuscendo a coinvolgere l’ascoltatore nonostante l’intento di limitare l’estensione del pianoforte con ogni mezzo possibile.

Air on the C string from Orchestral suite no.314 do major di Jacques Louissier: l’ex ragazzo prodigio, allievo di Yves Nat, è celebre per le sue interpretazioni in chiave jazz di alcune opere di Bach.

Il primo brano mi ha impressionato fin da subito per l’ottimo dettaglio, specie a basso volume.

Basso, batteria e pianoforte sono perfettamente collocati, il fronte sonoro è ampio e le armoniche di contorno fanno il resto.

Il piano viene riprodotto con una intensità che lascia i brividi: anche in questo caso ero partito per ascoltare solo questo brano e in un attimo divoro l’intero disco.

Ero curioso del parere di un amico così ho deciso di portare i Sugden a casa dell’amico Roberto Fugito (giovane futuro collaboratore di ReMusic, N.d.R.) e ascoltarli nella sua catena, composta da diffusori autocostruiti con componenti Scan Speak e Seas, pre Bryston BP25 e la sua sorgente liquida.

Diciamo che, fondamentalmente, le impressioni d’ascolto sono rimaste le stesse. Ciò che è stato maggiormente evidente è stato un decremento della dinamica ma una maggiore ariosità in gamma alta.

Questo è quanto ha riscontrato Roberto:

“Salve, vorrei fare un breve commento in merito all’ascolto dei due monofonici MPA-4 Sugden inseriti nella mia catena.

Premetto che la mia esperienza nell’ascolto di finali in classe A è a dir poco limitata. Infatti si ferma a due esemplari: un Model 1 di Nelson Pass e un AM-Audio A-50, entrambi ascoltati nella mia catena.

Appena collegati, i due monofonici Sugden MPA-4 hanno espresso un suono che definirei “materico”.

Durante la prima ora e mezza di ascolto, l’unica pecca che abbiamo evidenziato con l’amico Francesco è stata un basso non proprio convincente: sembrava non controllatissimo e la dinamica non da brivido, ma continuando ad ascoltare, dopo un paio d’ore circa, abbiamo potuto godere di un suono amalgamato davvero in modo eccezionale. Tutto molto preciso, ricco di dettaglio e con un soundstage di spessore. La musicalità è esaltante e anche la dinamica è migliorata notevolmente.

Pur nella limitata sessione di ascolto mi sono fatto un'idea precisa degli MPA-4 che definirei sostanzialmente materici e musicali.”

 

Siamo giunti al momento di rispedire all’importatore i finali e lo faccio, come avrete capito, con molto rammarico.

Non è stato semplice scrivere questa recensione perché ero preso più dall’ascoltare che dall’analizzare.

Un’amplificazione, in sintesi, che non vi stupirà per un parametro particolare ma per il suo equilibrio generale. Si tratta di un'elettronica che non è scevra da difetti, vedi ad esempio il fatto di dover aspettare molto prima di poterli utilizzare al massimo delle loro possibilità, ovvero la dinamica perfettibile e, soprattutto, gli ingombri dei voluminosi cabinet.

Il costo è indubbiamente elevato, ma starà poi all’eventuale acquirente dare il verdetto, dopo un accurato ascolto.

Intanto un verdetto lo do io e assegno al Sugden MPA-4 lo Spark in the Dark!

 

Siti suggeriti:

Audiomisc

Neophonics

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Potenza di uscita: 165W/8ohm su entrambi i canali

Ingressi: mono bilanciati

Uscita: con connettori Wbt

Risposta in frequenza: +/-0db 15Hz-30KHz

Rapporto segnale/rumore: >85dB

Finitura: grafite

Dimensioni: 430x250x360mm (LxAxP)

Peso: 25kg

Distributore ufficiale per l’Italia: al sito de Il Tempio Esoterico

Prezzo alla data della recensione: 5.750,00 euro cadauno

Sistema utilizzato: all'impianto di Francesco Taddei

James Edward Sugden
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La fabbrica storica Sugden di Cleckheaton
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Amplificatore Sugden A21
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di Francesco Taddei
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