Flyte | Between You and Me

24.10.2025
Flyte
Flyte

I Flyte arrivano al loro quarto album con Between You and Me e si pongono, com'era già avvenuto nelle precedenti produzioni, davanti a un bivio. A volte sembrano restare all'interno di quell'intimità domestica di chi canta solo per sé, altre volte pare vogliano gettare il cuore oltre l'ostacolo e tentare un'apertura epica che trascini tutto e tutti nella viscosa tela di ragno dei propri sentimenti. Between You and Me vive di questo oscillare apparentemente irrisolvibile, e William Taylor e Nicolas Hill – i Flyte, appunto, attorno ai quali hanno ruotato in passato altri musicisti come Jon Supran e Sam Berridge – restano indecisi sul da farsi. Di certo i due ragazzi britannici hanno ascoltato molte canzoni autobiografiche. I riferimenti ci portano verso il duo Simon & Garfunkel e a Nick Drake nei momenti più rigorosamente acustici come Hello Sunshine, mentre ci sono evidenti impressioni di Elliott Smith per gran parte del resto dell'album. Sembra però che non riescano mai a rinunciare alla purezza di un ritornello nitido da infilare tra le battute dei loro brani. In questo ultimo lavoro si tenta tra l'altro un interessante esercizio di sintesi fra vulnerabilità espressiva e rigore compositivo. Tutto ciò sembrerebbe per lo più dovuto al ruolo del produttore Ethan Johns, già noto ai Flyte per il suo approccio diretto nei loro brani live e che tra l'altro è stato accanto professionalmente a gente come Paul McCartney... Johns conferisce all'album una dimensione documentaria, facendolo apparire non tanto e non solo come una collezione di brani arrangiati all'osso ma piuttosto come un tentativo di analisi del processo creativo stesso. Il microfono cattura la polvere di una cantina più che la perfezione di uno studio e le canzoni maggiormente spoglie diventano rivelazioni di una delicata leggerezza che non è banalità ma un preciso modo di essere e di affrontare l'esistenza. Inoltre c’è qualcosa, in Between You and Me, che sembra non riuscire interamente ad apparire. Come se ci fosse un metatesto oltre il visibile, qualche impressione prevalentemente inconscia che non riesca a emergere pienamente alla luce. Per questo motivo la musica dei Flyte si muove su un registro oscillante, utilizzando spesso un continuo passaggio fra tonalità maggiori e minori – proprio come faceva Elliott Smith – in grado di generare nell'ascoltatore una sensazione instabile, a metà tra piacere ed amarezza.

 

La voce principale è quella di Taylor, un timbro leggermente tremolante e amichevole – che qualche volta sfocia in picchi di falsetto come i cantanti country – su cui Hill lavora con una seconda voce, riuscendo a ottenere una trasparente armonizzazione vocale. Le chitarre sono per lo più non elettriche, spesso ma non sempre suonate con tecnica del fingerpicking. Lo strano assemblaggio stilistico dell'album, con alcuni brani rock inseriti tra altri prettamente acustici, si rivela terreno fertile per un riconoscibile ed eterogeneo tessuto connettivo di natura emozionale.

 

I temi affrontati sono sempre piuttosto comuni, si parla di familiare vita domestica, ambizione, amore, perdita e rimpianto. L'album vive così di contraddizioni, come già rilevato all'inizio di questa recensione, tenuto in equilibrio fra intimità confessionale e aspirazione universale. Ma in fondo non è questo il desiderio di ogni artista che esplori la propria dimensione interiore? Comunque i Flyte appaiono sempre credibili e onestamente impegnati in ciò che suonano, aprendo delle parentesi elettriche tra il folk e le aure sognanti delle loro ballate, pur non riuscendo a evitare di scivolare occasionalmente in momenti un po' lamentosi...

 

Flyte - Between You and Me

 

Hurt People è il primo brano dell'album. Colpisce la sua linea melodica, la batteria minimale, l'intervento arpeggiato di chitarra elettrica e la voce consapevole di Taylor che canta, tra l'altro, “le persone ferite feriscono le persone”, evocando una sorta di legge psicologica che riguarda tutta l'umanità. Il canto è dolente ma anche carezzevole e si sorregge su un rado accompagnamento, paradossalmente arricchito per sottrazione.

Alabaster è una rock ballad alla Neil Young dove ai Flyte si aggiunge la voce e la chitarra di Aimee Mann. Suoni distorti che raccontano una relazione amorosa illecita, dove gli amanti lottano coi loro sensi di colpa ma si fanno comunque travolgere dal desiderio. Anche in questo caso l'accompagnamento mira all'essenziale ed il brano risulta trascinante e turbinoso.

Emily and Me è una canzone piena di ricordi appoggiata delicatamente sulle chitarre acustiche, mentre le voci poco più che sussurrate del duo londinese evocano Los Angeles e il Laurel Canyon, citando i nomi di Jackson Browne e Judee Sill.

I'm so Down riprende il passo cadenzato della rock ballad ma il tono vocale è un po' troppo insipido per i miei gusti e del resto il titolo della traccia qualcosa suggerisce... Il brano trascina i piedi senza un guizzo fino alla fine per cui è meglio concentrarsi sul seguente, Hello Sunshine, che nasce da un crogiolo di chitarre acustiche con le due voci che camminano affiancate per tutta la durata del brano. Si evidenzia più Cat Stevens che Paul Simon e con la presenza di una nota di bordone che caratterizza l'accompagnamento modale del brano. "Tutti i miei futuri sono ora al presente, tutta questa musica ha iniziato ad avere senso", cantano i Flyte rimanendo in superficie, quasi danzando sull'acqua.

Flyte

 

I'm Not There è un piccolo omaggio – o un piccolo plagio – dei modi di Nick Drake nel suo atto di cantare, nel suono della chitarra e perfino nella semplice scala dorica di pianoforte che ricorda tanto Pink Moon.

If You Can't Be Happy si racconta col profilo di una british pop band con la sua aria adolescenziale e il suo chorus accattivante rafforzato da un mandolino elettrico. Si tratta di un classico pezzo da playlist che evoca empatia con un testo che allude al rinforzo psicologico per qualcuno che proprio non ce la fa ad essere felice.

Cold Side of the Pillow è un valzer con una melodia beatlesiana e un armonium o giù di lì che si limita a seguire i cambi accordali. Sembra però un brano posizionato più come riempitivo che altro, data la temperatura veramente tiepida della melodia.

I Just Can't Believe That We're Friends riflette qualche memoria di moderata psichedelia Seventies, addirittura con qualche richiamo corale ai Pink Floyd e un bel basso elettrico che riempie le battute. Impostato inizialmente solo sulle chitarre acustiche, il brano s'arricchisce strada facendo di un organo, crescendo progressivamente in dinamica.

Si chiude con Everybody Says I Love You, una ballatina esile alla Jonathan Richman che ribadisce quella situazione comune e un po' paradossale per cui tutti s'accorgono di qualcosa che ci riguarda prima ancora che diventi chiara a noi stessi.

 

Flyte

 

Between You and Me è un ritratto sincero, fragile e insieme impietoso dello stato delle cose nell'ambito odierno della pop music. La delicatezza conclamata delle trame melodiche, la sapiente costruzione armonica suggerita da un'abile produzione sono sicuramente il vanto e il sostegno di questo duo inglese e delle sue possibilità

creative. Ma allo stesso tempo ciò che colpisce – ed è qualcosa che va ben oltre gli stessi Flyte – è il difetto di originalità che avvolge da tempo gran parte del rock e del pop attualmente in circolazione. Sembra quasi che si cerchi di puntare a una sorta di appiattimento del gusto, orientandolo verso lidi frequentati e sicuri. Tutto ciò al netto della qualità di questo gruppo che merita attenzione comunque sia.

 

Flyte

Between You and Me

CD e LP Nettwerk Records 2025

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/44kHz e Tidal qualità max fino a 24bit/192kHz

 

di Riccardo
Talamazzi
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