Franco Mussida | Il pianeta della Musica e Il viaggio di Iòtu

09.06.2023

NdR | L’album di Franco Mussida oggetto della recensione e già segnalato come news qui è praticamente un unicum nel panorama editoriale musicale italiano. Disponibile in Pure Audio Blu-ray con brani Dolby ATMOS, Auro-3D, DTS-HD Master Audio e LPCM Stereo e sviluppato dalla società di produzione ed edizione Moondays, dispone di concept immersivo curato ed elaborato dall’ingegnere Lorenzo Cazzaniga presso Alari Park Studios. Le recensioni musicali ReMusic normalmente non si occupano della qualità tecnica del supporto ma ci è doverosa l’occasione di segnalarne l’eccezionalità invitandovi al download della relativa cartella stampa ufficiale in PDF qui.

 

L'elegante confezione azzurrina del Blu-ray che ho tra le mani presenta una scritta dorata disposta verticalmente, che di primo acchito rimanda a una simbologia misteriosa, quasi fosse un ideogramma orientale. Poi, semplicemente ruotando la copertina in senso orizzontale, l'arcano si svela. Si tratta del nome del simbolico personaggio-bambino presente nel titolo di questo ultimo lavoro di Franco Mussida, Il pianeta della Musica e il viaggio di Iòtu.

 

La scelta di pubblicare l'album solamente in formato solido – oltre al Blu-ray è reperibile in CD e LP – evitando almeno per ora lo streaming al di là dell'edizione di un numero ristretto di singoli, è sicuramente un'opzione in controtendenza rispetto alla via preferenziale seguita oggi dalla maggioranza delle produzioni musicali. Ad ogni modo, qualsiasi possano essere state le motivazioni di questa decisione, il proposito di questo album si dimostra lucidamente ambizioso fin dal titolo succitato. La sincrasi di Iòtu fonde insieme due elementi, quello soggettivo, più narcisistico – l'Io – e la componente oggettiva altruista – il Tu – suggerendo l'enorme campo d'azione nel quale si dirige e opera la musica. L'aspetto in fondo paradossale è che soggetto e oggetto medesimi possono essere anche sovrapponibili. La musica del compositore coinvolge prima di tutto lo stesso ideatore innescando una soluzione circolare aperta, un cerchio includente all'interno del quale possa entrare chiunque ne sia interessato. Il vascello-asteroide Locke 4862 sul quale Iòtu viaggia alla ricerca del simbolico Pianeta della Musica non può non ricordare l'altro minuscolo asteroide B-612 da cui proveniva il Piccolo Principe, sul cui territorio, data la sua limitata dimensione, si poteva ammirare costantemente il tramonto per tutto il corso della giornata. In fondo si tratta essere per entrambi luoghi interiori, le dimensioni abituali dentro le quali nasce l'arte e la poesia. Non c'è dubbio che in questa figura simbolica di Iòtu, Mussida abbia proiettato parte di sé e dei suoi ricordi, nella descrizione, ad esempio, della stupita curiosità con cui lo stesso autore, da bambino, venne a contatto per la prima volta con uno strumento musicale come la chitarra. La meraviglia della visione di una “macchina” che produce suoni quasi dal nulla è un po' il finis terrae dell'infanzia inconsapevole e l'inizio di un viaggio ulteriore, pieno di promesse e di fascino, all'interno di un mondo parallelo in cui la dimensione del sogno e della quotidianità s'intrecciano strettamente.

 

Mussida, nonostante possegga nel suo curriculum tutte le credenziali possibili, non intende esegeticamente spiegare “che cosa sia” la musica, ponendosi però nello stesso tempo una riflessione che non ha – e non può avere – una risposta “precisa”. Come si crea questa magia? In che modo si arriva all'oro del suono e quale processo alchemico viene posto in atto per sintetizzare questo lapis? Bisogna aggiungere poi che l'album in questione rivela più di quanto non sembrerebbe di primo acchito, e ne parleremo commentando i singoli brani, nonostante esso non sia e non voglia essere un saggio filosofico. Siamo di fronte invece a un prodotto artistico che procede su due livelli, il percorso di Iòtu – e delle immagini video – da un lato e il commento musicale dall'altro, sul quale è ovviamente lecito disquisire ma che di per sé, proprio per la sua natura, si presenta come una proposta di meditazione, un motivo di Bellezza che racchiude in sé ricordi sfrangiati della propria giovinezza, armonie risonanti e magistrale tecnica esecutiva.

 

Ricordare chi è Franco Mussida è quasi pleonastico. Dalla ferma decisione di intraprendere fin da giovanissimo la strada della musica, arriva molto giovane all'esperienza con i Quelli – insieme a Di Cioccio, Premoli e Piazza nel 1967 che diverranno compagni d'avventura con la PFM - Premiata Forneria Marconi – e in seguito si aggiungeranno le collaborazioni con De Andrè, Battisti, Conte, Guccini, Branduardi, Celentano e molti altri ancora fino alla straordinario percorso con appunto la PFM iniziato nel 1971. Infine, nel 2015 Mussida abbandona il gruppo per dedicarsi soprattutto all'insegnamento ma anche ad altre forme d'arte, tra cui la scultura, senza però abbandonare il suo ruolo di musicista e compositore.

 

In questo album ovviamente l'autore suona tre chitarre differenti, oltre naturalmente a cantare, ma una di queste è uno strumento baritono, con una muta di corde dalla timbrica un po' più grave che produce una sonorità calda e avvolgente. Insieme a Mussida suonano anche Giovanni Boscaridi alle tastiere, Paolo Costa che si occupa delle note basse mentre Tiziano Canfora è alle percussioni. Partecipano inoltre un ensemble di mandolini e un nutrito gruppo di backing vocals e cori femminili.

 

Franco Mussida - Il pianeta della musica e il viaggio di Iòtu

 

Iòtu e il piano planetario è il brano incipit dell'album, dove Mussida rivede e rivive con una serie di intense metafore poetiche il suo primo contatto con la musica e in particolare con la chitarra appartenuta al padre. Chiunque tra noi abbia manipolato anche solo per gioco questo strumento non ha certo resistito al desiderio di appoggiare almeno una volta l'orecchio alla cassa armonica, toccando le corde per rendersi conto di ciò che significa pianoforte planetario... Con qualche nota riverberante tra chitarra, tastiere e le quasi impercettibili percussioni, l'autore mette molta carne al fuoco ponendosi domande, nel testo del brano, a cui non è certo facile rispondere, del tipo “...come si manifesta in noi la vita emotiva e come si manifesta nel sentire della Natura?”. Dato che una cattiva risposta può uccidere una buona domanda sarebbe meglio abbandonarsi alla carezzevole, lieve malinconia della musica che comunque sia ci permette di entrare nell'atmosfera del suo pianeta solamente attraverso il bandolo dell'emozione.

L'oro del suono ha una cadenza ritmica nell'enunciazione del testo che mi ha ricordato il modus di Samuele Bersani, mentre le parole sono molto interessanti con alcune espressioni ficcanti, come “...c'è chi osserva ma non si è mai osservato”, oppure “...questo bulimico, consumare inutile”. Serve magia, come allude Mussida? Certamente, e questa arriva potente ed armonica, soprattutto con l'intermezzo solo musicale che inizia dal minuto 02'18'' e che per un poco si prolunga in un clima aeriforme su un modello piuttosto new-age. Da notare la collaborazione di Giulia Lazzerini e Marina Ferrazzo alle voci.

Il mondo in una nota si presenta con un bel momento in solo di chitarra, espressivo come sa esserlo da sempre Mussida. Il testo che ne segue mi è sembrato, in verità, un po' troppo didascalico e vagamente enfatico, a un livello più basso rispetto alla efficacia delle parole udite nei primi due brani.

Afromedindian blues è una parentesi inizialmente per chitarra solo anche se dalla metà in poi sembra intervenire una seconda chitarra sovraincisa o un effetto elettronico che ne raddoppi la presenza.

In Democrazia solidale, che suggerirebbe già di per sé una soluzione politica alle domande complesse proposte dal brano, spiccano alcuni interrogativi, come ad esempio “...cos'è cambiare se non si sa cambiare?” La risposta che viene offerta dal testo verte sul rischio di ottenere delle modificazioni esteriori, formali, dei puri “esercizi di stile”. La musica si mantiene sempre piuttosto tranquilla, al servizio delle parole, tuttavia viene mantenuto ugualmente un clima di inquieto turbamento che a tratti mi ha ricordato, nella sua manifesta sobrietà, la capacità espressiva che possedeva Giorgio Gaber.

Altro motivo di discussione viene stimolato dalla traccia seguente, Ti lascio detto, un frammento solo parlato, in cui in una sorta di chiamata telefonica a un'ignota persona, viene a galla un parziale senso di colpa e d'inadeguatezza verso le nuove generazioni. “...Ci siamo bevuti l'uovo e abbiamo lasciato il guscio”, afferma a un certo punto un accorato Mussida. Ma forse qui si manifesta un eccesso di autocritica, un’esagerata severità nel voler chiamare egoismo quello che è stato, per la sua generazione e anche un po' per la mia, l'aver goduto di quegli anni esuberanti come meglio si poteva fare...

Infatti il pensiero di questa traccia viene quasi capovolto in Io, noi e la musica, dove la bilancia tra presunte colpe e assoluzione tende più a favore di queste ultime. Un clima così, oserei chiamarlo quasi epico, come quello che travolse i giovani tra i '60 e i '70, non si è infatti mai più ripresentato, almeno non con lo stesso candore ed entusiasmo, nonostante gli eccessi e i continui revisionismi ancora in atto verso quel periodo. Va da sé che in questo brano la musica, celebrata a parole come fonte di Verità, resta però un poco sottotono, quasi avesse il precipuo compito di sorreggere la declamazione del testo, facendo affiorare qua e là anche un velo di retorica. Uno tra i brani migliori della raccolta,

È tutto vero, segue il precedente soprattutto – e finalmente, aggiungerei – con un'attenzione equamente distribuita tra testi e musica. Il pezzo ha una spigliatezza ritmica che ne caratterizza la buona dinamica, con una suggestiva chitarra che frequentemente si distingue in velocità e timbrica. L'insieme dei musicisti acquista più tonicità e i cori femminili di Paola Bertello, Roberta Calia, Silvia Laniado e Cindy Balliu accompagnano rendendo il tutto più squillante e trasparente.

Il sogno e la strada è una traccia solo suonata e molto improntata allo stile new age con una chitarra dai toni dolci e riverberanti e la tastiera sognante, giustamente, come suggerito dal titolo.

Nini mostra qualche profilo vicino allo stile di De Andrè, sia nella scelta del testo che nella musica. Però la traccia seguita delle parole è chiara, la voce profonda di Mussida è molto suggestiva e l'accompagnamento e la partecipazione dell'organo Hammond alle nitide frasi della chitarra è decisamente equilibrato.

Incanto ed amicizia è una piccola meraviglia musicale e testuale dove compare una formazione di una decina di mandolini a completare l'inusuale dimensione sonora con un tocco a metà tra musica barocca e tradizionale cinese. Le parole di questa canzone, come quelle di altre, suonano sempre come un augurio, una speranza non vaga ma possibile. In un panorama musicale come quello italiano, dove spesso è penoso ascoltare i testi dei brani a causa della loro spudorata inconsistenza, questo pezzo brilla di una luce assoluta e quasi mi stupisco che non sia stato scelto come singolo nel limitato progetto di streaming...

Il lavoro della bellezza ha un'introduzione testuale molto interessante e stimolante, nonostante la parte musicale non sia tanto alla stessa altezza. La domanda posta indirettamente riguarda l'origine della Bellezza, argomento su cui si son rotte le teste di molti filosofi e sapienti. Ma tra tutte le definizioni possibili ne terrei almeno due. Una proviene da questo testo, dove si dice che “la Bellezza è l'abito migliore di ogni cosa”. L'altra afferma che “la Bellezza è una promessa di felicità”, ed è di Stendhal.

L'ultimo brano dell'album è Alberi. Finalmente la Musica, così a lungo invocata e promessa, arriva in splendida solitudine con la chitarra di Mussida e un lieve alitare di riverberi sonori. Il suggello finale doveva essere così. Il Pianeta della Musica è fatto di alberi, di Natura, di luccicanze melodiche, di molecole blues, di intervalli e di spazi. E soprattutto di giardini interiori.

 

Franco Mussida

 

Mussida ci presenta un lavoro composito che esula dalla dimensione esclusiva della creazione musicale per affrontare un aspetto più letterario, affrontando senza timore una serie di argomenti vitali per la salute psichica d'ogni essere umano. Lo fa senza timore ma con rispetto, con delicatezza. Poco importa, alfine, se ogni tanto s'inciampa in un po' di didascalismo e di retorica, difetti che tra l'altro ritroviamo anche in molti scrittori di professione. Ricordo comunque per chi fosse interessato che è stato pubblicato anche un libro dello stesso autore dedicato a tutti gli amanti della musica. Per quello che riguarda espressamente l'ambito più musicale, Mussida è un musicista ma di quelli che s'interrogano continuamente, nei quali l'età non spegne curiosità e creatività. E, visto che Mussida è milanese, mi vien da pensare, riguardo alla sua personalità artistica, inscì veghen, cioè averne, di artisti così.

 

Franco Mussida

Il pianeta della Musica e Il viaggio di Iòtu

Blu-ray Moondays 2023 - CD e LP CPM Music Factory/Self Distribuzione 2023

Attualmente non reperibile in streaming, eccezion fatta per alcuni singoli su Qobuz 16 bit/44kHz e Tidal 16bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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