Giradischi ThaumaNote The Heresiarch

20.09.2018

Se scrivessi che The Heresiarch è un giradischi, Eugenio Maria Spagnolo e Rocco Palma, contitolari e coprogettisti dell’azienda leccese ThaumaNote, nonché eccellenti new entry nel novero delle mie amicizie, mi toglierebbero il saluto. Non potrei nemmeno dargli torto. Una definizione così semplicistica non renderebbe giustizia di quest’opera e la collocherebbe acriticamente in un ambito ormai massificato e popolato come non mai di oggetti che, è la realtà, come il nome suggerisce, fanno girare… i dischi. Perché The Heresiarch – lascio al lettore più scaltro la libertà di andarsi a cercare le attinenze della scelta di tale nome – è soprattutto un’idea, un’intuizione. Ma anche un sogno, una speranza, oltre che il frutto della frustrazione accumulata da Eugenio al cospetto delle reiterate limitazioni che la maggior parte delle sorgenti analogiche presentano e che portano fatalmente a parlare di compromessi, di mancanza di anima, incapacità di comunicare la presenza della musica registrata. Proprio il disavvezzo al compromesso lo ha indotto, allora, a progettarsene una in proprio. Questa è la ragione per cui ritengo che noi si sia in presenza di un archetipo, nel senso che ha tutto per essere una forma logica superiore, la quale, proprio a mezzo dell’idealizzazione, si erge a modello da imitare.

 

L’analogico, inteso come concetto, si palesa in forme molteplici, questa è certamente una delle migliori che abbia mai visto. A cotale macchina non avrei dato il nome The Heresiarch, l’avrei chiamata “ora vi facciamo vedere come si fa l’analogico!”. Ma, allora, com’è che si fa quest’analogico? Intanto partendo dai materiali e dalla dinamica del rispettivo assemblaggio, per proseguire con la logica costruttiva e meccanica di una struttura all’interno della quale tutto deve essere accuratamente coordinato. Non c’è un centimetro cubo dell’Heresiarch che sia stato trascurato. Ritengo sia opportuno, a tal uopo, procedere con un’emblematica descrizione delle relative specifiche fornitami direttamente da Eugenio. Sono riferite alla versione Maximum, quella che mi pregio di aver ospitato a casa mia per qualche mese.

 

L'intero “sistema” Heresiarch è in leghe di alluminio aeronautico, titanio, bronzo, ottone e massello di legno. La base del tavolo è costruita in legno di mogano stagionato o iroko ed è accordata tramite l'utilizzo di inserti e dischi di bronzo. La stessa viene verniciata nello stesso colore del giradischi.

La struttura a tre gambe, su cui poggia la base in legno, è in lega di alluminio verniciato e presenta sul davanti due colonne in ottone lucidato a specchio.

I piedi circolari, sempre in bronzo, sono regolabili e ingegnerizzati in modo tale da garantire orizzontalità anche su un pavimento non perfettamente in piano. Ovviamente, l'intero sistema ha possibilità di essere messo in bolla attraverso la regolazione fine degli stessi.
La base del giradischi, in leghe di alluminio aeronautico del peso di circa 18 kg, è anche essa accordata con dischi di bronzo resi solidali a questa e lucidati a specchio.
Il sistema è sospeso su molle livellate e autolivellanti che accordano il sistema base-piatto al di sotto dei 2 Hz. Tale sistema elastico pone in bolla pressoché perfetta il giradischi, laddove si sia provveduto a mettere in bolla la base/tavolino su cui è posto lo stesso. Tuttavia, la regolazione fine, posta a centesimi di millimetro, può essere fatta per mezzo dei grossi piedi, la cui rotazione completa di 360°, su perni da 18 mm, corrisponde a meno di un millimetro su scala metrica nella regolazione in altezza.

Il piatto, anch’esso in leghe di alluminio dal peso di oltre 12 kg, ha un mat integrato in grafite purissima dello spessore di 7 mm ed è sospeso su magneti. Ruota, pertanto, senza generare attriti, attorno a un perno in titanio di 10 mm di diametro, trattato con grasso secco.

La sede del perno è in bronzo ed è ricavata dal pieno. È sospesa nel vuoto in una culla di bronzo, in modo tale da non avere contatto con la base giradischi per l'intera sua altezza.

La base del braccio, sempre in bronzo-alluminio e grafite può "slittare" in modo da adattarsi a bracci da 9,10, 12 e 13" e può essere fornita con foratura per tutti i tipi di bracci in commercio.

Il motore, costruito su specifiche, è "annegato" in una base di alluminio del peso di circa 12 kg ed è sospeso in tre punti su una piastra di bronzo spessa 10 mm solidale al corpo di alluminio. Il sistema è con puleggia in bronzo a doppia gola: è possibile la regolazione fine della velocità tramite manopola in bronzo ricavata dal pieno.

In questa versione Heresiarch Maximum sono presenti lateralmente due volani in bronzo e leghe di alluminio. Le due grosse pulegge in bronzo, del diametro di ben ottanta millimetri, ruotano, in assenza totale di attrito e di possibile inclinazione laterale, su dei magneti. Le sedi dei perni sono anch’esse in bronzo.

I volani necessitano di due supporti che ricalcano il disegno del tavolo giradischi e sono della stessa altezza. Anche questi sono realizzati in alluminio verniciato e ottone lucidato a specchio e vengono consegnate nello stesso colore scelto per il giradischi.

Le cinghie tra puleggia motore e volani sono in silicone, quella tra pulegge dei volani e piatto è in kevlar e non presenta nodi.

La grossa alimentazione è racchiusa in uno chassis separato.

Le parti in alluminio sono sottoposte a tre mani di verniciatura. Le colorazioni standard sono nero, avorio, grigio o rosso lacca. A scelta e senza sovrapprezzo è disponibile qualsiasi altra colorazione.

Le parti in bronzo e in ottone vengono invece lucidate a specchio manualmente, per evitare sbavature sulle parti perforate o sugli spigoli.

Il peso complessivo dell'intero sistema è superiore ai 200 chilogrammi.

 

Questa descrizione, così com’è, fa già impressione. Vorrei tentare di approfondirne alcuni aspetti. Un cenno alla citata accordatura. Il termine non viene utilizzato nell’accezione di accoppiare o combinare, ma sottintende una vera e propria ricerca di un’intonazione armonica, curata da un maestro d’orchestra. L’accordatura del legno non è una pratica esclusiva degli strumenti musicali, ma può essere esercitata su qualsiasi piano ligneo, partendo dal concetto che ogni legno possiede già un’accordatura propria, che è determinata dalla rispettiva frequenza di risonanza. Questa può essere manipolata agendo sulle dimensioni e sullo spessore, oppure introducendo dei cosiddetti vincoli sui bordi o inserti su determinati punti del corpo. Questo è esattamente ciò che succede sulla base dell’Heresiarch con l’innesto dei dischi di bronzo.

 

Ho assistito al montaggio di tutto l’apparato, che arriva ordinato in due grandi casse di legno e ho avuto in tal modo anche l’opportunità di dare un’occhiata a tutti i componenti esplosi, giunture di calibro fuori standard comprese. Sì, perché l’apparecchio, in caso di acquisto, viene esclusivamente montato e testato sul posto dai progettisti. I quali sono riusciti anche nell’intento di semplificare e snellire la composizione di una struttura molto articolata e di gran peso complessivo.

Nel modello Maximum una dose di tempo in più è stata necessaria per la manifattura delle cinghie di trasmissione. Se ne rendono indispensabili ben tre. Due partono dalla puleggia motore e circuiscono i rotori dei volani laterali, la cui rotazione viene trasmessa al piatto a mezzo di una ulteriore cinghia che fa presa simmetricamente su due segmenti della circonferenza dello stesso. Anche in questo caso la scelta del materiale si è rivelata fondamentale ai fini del suono. Il kevlar, le cui doti son ben note nel mondo analogico, ha dimostrato di avere una resa più pregiata rispetto alle altre mescole comunemente utilizzate nei giradischi, mi riferisco alla gomma e al silicone. Anche il problema del nodo – consueto nelle cinghie manufatte – è stato ingegnosamente bypassato avvalendosi di una tecnica di cucitura e collante flessibile. Devo dire che Eugenio, nella veste di sartino, se l’è cavata egregiamente. Io ho giocato a fare l’apprendista, ma presto mi cimenterò sul campo.

 

Individuate le giuste tensioni della trasmissione, sono stati montati e regolati il braccio, un Graham 1.5 e, a seguire, la testina. Per la prova è stata adoperata, oltre a una Clearaudio Stradivari V2, una coppia di testine Yamaha MC9, non perché fossero le migliori a disposizione, ma proprio perché ciò ha reso possibile un montaggio parallelo con il mio giradischi Da Vinci Unison 01, con braccio Grandezza Reference 12’’, che potesse costituire un termine di paragone realistico e immediato. Insomma, ho cercato di costruire due set semi-gemellati che facessero emergere più chiaramente affinità e divergenze tra due sorgenti fondate su una corrispondenza ampia di principi, considerato che anche con il Da Vinci sono in gioco masse consistenti e che lo stesso lavora in sinergia con un doppio volano e le cinghie in seta.

Come elettroniche più attigue alle sorgenti stesse cito gli step-up Audio Tekne MCT9401, Supex SDT77 e ART MC8, con pre-phono Audio Tekne TP8301 MKIII, un MM valvolare autocostruito e Nincheri The King.

 

Consiglio a tutti gli analogisti, o a coloro che aspirano a esserlo, di dotarsi di immensa pazienza e imparare a muoversi e lavorare con lentezza e ponderazione. A questi livelli una piccola distrazione può costare molto cara. La fretta e l’ansia, altresì, costituirebbero due ostacoli insormontabili nell’ottica del piacere di manovrare e fruire di creature di questo tipo.

 

Torno sul Graham 1.5 precisando che è stato prescelto come braccio di lettura dimostrativo, ovvero trascurabile nella fase della prova, anche perché ThaumaNote non ne contempla la fornitura. L’intento dei progettisti consiste nel focalizzare l’attenzione dell’utente sulla macchina. Nulla osta ovviamente la possibilità di far predisporre, su richiesta, una base precipua per qualsiasi altro marchio.

 

Una delle specifiche che destano più sensazione dell’Heresiarch è l’accordatura inferiore ai 2 Hz. Letto così sembra un dato arido e privo di rilevanza. Al contrario costituisce un elemento indicativo della caratura costruttiva di un apparato meccanico in relazione alla sua funzione, Nel nostro caso è vero che un giradischi deve, per l’appunto, far girare i dischi, ma ha l’onere di assolvere a questo compito generando meno risonanze possibili. Perché altrimenti la testina, con la sua elevata sensibilità percettiva, oltre ai solchi dl vinile, “leggerebbe” anche i rumori, trasformandoli in segnali elettrici da amplificare.

Siamo in un terreno minato. Una buona quantità di sorgenti analogiche, anche di rango, non curano o curano parzialmente questo aspetto, rivelandosi deludenti o insoddisfacenti rispetto al prezzo che viene chiesto per il loro acquisto.

 

Un sistema meccanico, qualunque sistema meccanico, alla stregua di questo che stiamo analizzando, può riassumersi schematicamente in un sistema semplice o complesso di masse, dalle quali viene determinata l’inerzia. Di molle, che ne rappresentano l’elasticità. E, infine, di smorzatori, emblemi delle sue capacità dissipative. Le strutture meccaniche in cui sono presenti gli elementi descritti presentano molteplici frequenze di risonanza. Le oscillazioni poi non sono mai monodirezionali, perché oltre ai movimenti traslatori, si manifestano anche moti rotatori caratterizzati da rilevanti gradi di libertà. Anche l’eccitazione della struttura può avvenire per vie diverse e con marcata variabilità temporale. Ne consegue che l’emissione sonora di un apparato del genere dipende dalla vibrazione dello stesso e risulta correlata ai fenomeni esposti. Ecco perché un sistema meccanico può irradiare più o meno rumore, figlio dell’interazione tra l’eccitazione cui viene sottoposto e le caratteristiche del sistema stesso.

Il fine di ridurre le risonanze può essere raggiunto attraverso strade differenti. Si possono interporre elementi viscoelastici tra un componente e la struttura vibrante. Oppure impiegare materiali a elevato smorzamento. O ancora modificare le masse o l’elasticità con lo scopo di modificare le frequenze di risonanza native. Sono interventi che richiedono studio approfondito e tanto lavoro. Per fare un esempio, se si aumenta una massa, lievita anche la rigidezza. Se si sposta una frequenza di risonanza da una fonte di eccitazione, la si rende più prossima a una frequenza analoga. Credo ora possa risultare più agevole comprendere il valore di quel dato. Accordatura inferiore ai 2 Hz… è il Sacro Graal dell’analogista: assenza di rumore! Certo, bisognerà tenere conto anche delle risonanze generate dal sistema braccio, dal perno, dal sistema ambiente di ascolto: ma intanto le fondamenta sono solide.

Come ThaumaNote interviene risolutivamente anche su queste ulteriori fonti di risonanza è evidenziato nelle specifiche dichiarate. Piatto sospeso su magneti, perno in titanio alloggiato in una cellula in bronzo completamente isolata dalla base giradischi, il motore immerso in un box di bronzo e alluminio, rigorosamente aereonautico, pesante 12 kg, alimentazione separata. La levitazione magnetica è una scelta fondamentale nella gestione della rotazione, anche rispetto alla sospensione su cuscinetti ad aria. Quest’ultima, se sottoposta a compressione, si irrigidisce e, generando fenomeni di attrito, provoca un aumento della frequenza di risonanza.

Il piatto dell’Heresiarch ruota a una distanza minimale dalla base. In questo modo viene sfruttata tutta la potenzialità del sistema magnetico. Infatti, se si riesce a farlo lavorare in una condizione molto vicina al collasso, ovvero con le placche opposte che si sfiorano, la frequenza di risonanza può ridursi al di sotto dei 3 Hz e l’impedenza meccanica avvicinarsi a quella del vinile. Quando si aziona il moto del sistema si ha una sensazione di ultra quiete e la velocità accurata di rotazione si raggiunge immediatamente. Lo dicevo all’inizio, è stata posta estrema attenzione su tutte le parti in gioco, non c’è un punto di debolezza o disorganicità.

 

Davanti all’Heresiarch a regime di riposo dominano due reazioni. La prima è una certa dose di soggezione al cospetto dell’imponenza fisica del sistema, appena lenita da una indubbia dolcezza dei lineamenti. Il nostro sfoggia una presenza notevole e occupa superficie, specie nella versione top in prova, ovvero con i due volani laterali in dotazione. Devo confessarlo, adoro la massa e qui di massa ce n’è a iosa. Potrebbe sembrare strano, ma tra le parti dell’impianto, quella che appare dominante, proprio in termini fisici, è il basamento. Non è un caso. Eugenio mi ha confermato che è una scelta progettuale consapevole. Egli sostiene che ogni tipo di giradischi deve essere dotato di un appoggio dedicato, solidale e affine alle caratteristiche dell’apparato rotante, pena una non corretta espressione della propria funzionalità, ma soprattutto una repressione del potenziale dell’intera macchina. Il supporto diventa fondamentale perché si erge a dispositivo di coordinamento di tutte i congegni, ne spegne le pulsioni vibratili e inibisce l’ingresso a fenomeni oscillatori costantemente in agguato. In un universo meccanico di tale fattura è lampante che gli spazi ne sono parte integrante e non sono passibili di riduzioni e adattamenti, pena l’alterazione irrecuperabile dell’insieme. Tanto meno è pensabile di poter liberamente montare il ThaumaNote su tavolini, pilastri e ripiani che non siano i suoi. Ne uscirebbe snaturato.

 

La seconda reazione, al cospetto di un’oggettiva complessità percepita, è il timore che possa trattarsi di un dispositivo molto delicato, con difficoltà di setup, affidabilità a lungo termine e oneri di manutenzione e regolazioni costanti. La percezione, per fortuna, non rispecchia assolutamente la realtà. Certamente il setup e il tuning iniziali non sono per principianti. Ma una volta impostato diventa straordinariamente stabile. Durante il periodo di prova non ho mai dovuto aggiustare nulla e la saldezza della rotazione si è mantenuta granitica. Insomma, come dicono gli americani, set and forget! L’unico accorgimento che suggerisco è di non collocare componenti dell’impianto audio alle spalle del giradischi. La necessità di manovrare interruttori e manopole poste in seconda fila potrebbe farvi trovare impigliati nelle cinghie, che sono quasi invisibili, oppure urtare i volani latistanti, con la conseguenza di dover riassettare le tesature.

 

L’esperienza d’ascolto è unica. La qualità, la compiutezza, l‘impeccabilità, la spettacolarità del suono che viene estratto dai dischi è perfettamente coerente con la magnificenza dell’Heresiarch. Siamo davanti a una macchina che, finalmente, riesce a far capire appieno il senso e il valore della sua costruzione. Può sembrare un paradosso, ma è in grado di spiegare con la sua voce, con il suo linguaggio, la verità, sovente inafferrabile, dell’esistenza del vinile, delle sue traversie, dei periodi bui e del fulgore ritrovato. Percorrere i solchi degli LP con questo giradischi è come percorrere le vie dei canti di chatwiniana memoria. Nella profondità di quelle incisioni ci sono il canto, la musica, la danza, la parola, la poesia, i gesti, le emozioni a mezzo delle quali sono state create tutte le forme di vita. Diventa un percorso rituale che porta alla rivelazione dei segreti dell’armonia. Un viaggio nel tempo astorico del sogno che simboleggia la nostra comunione con la natura e le sue espressioni, la musica, il canto, le emozioni appunto. Scolpito in quelle tracce c’è un mondo. Per farlo emergere bisogna mettere la testina nelle condizioni ideali ai fini di una corretta e approfondita lettura. Fortunata quella cartuccia che verrà montata sull’Heresiarch, perché potrà svolgere il suo compito senza tensione alcuna.

 

Dicevo che l’Heresiarch ha fatto ruotare dischi per un paio di mesi nella mia stanza. Raramente mi è capitato di ascoltare musica riprodotta in modo così preciso e coerente, sia in termini tonali che ritmici. Non ho rilevato alcuna traccia, seppur sbiadita, di colorazione. La rappresentazione dello spazio è stata semplicemente sorprendente per la destrezza di modellare la profondità e l’ampiezza, per non parlare della precisa stratificazione delle voci e degli strumenti. L’abilità del sistema nell’atto di auto-isolarsi dalle vibrazioni è rimasto costante durante tutto l’arco degli ascolti, anzi, con il trascorrere del tempo, il suono è diventato via via più solido e organizzato. Le immagini sonore si sono palesate con maggiore mira e i micro dettagli sono affiorati in superficie. La stabilità della riproduzione non ha mai mostrato un seppur minimo cedimento e gli slam dinamici hanno costituito la prova che il giradischi è sembrato avere il controllo completo delle sue funzioni. Le note brillavano fuori dagli altoparlanti e sfumavano in ampi sfondi neri senza lasciare residuati in eccesso, creando così le condizioni fondamentali del fenomeno del rilassamento dell’ascolto, quello status fisico e mentale che ti fa chiudere gli occhi e sorridere di soddisfazione.

L’Heresiarch insomma ha continuato a lavorare con la spavalderia di chi è consapevole della propria forza, pur mantenendo un atteggiamento educato, gentile, signorile, abbigliato nella sua livrea avorio-dorata. La straordinaria precisione e il timing della riproduzione hanno fatto sì che tutte le registrazioni in vinile, anche quelle meno riuscite, trasmettessero del feeling. Di molte incisioni non solo non ho incontrato ostacoli nel cogliere le indicazioni sonore necessarie a ricostruire mentalmente la scena, ma ho avuto una netta percezione dell’atmosfera che regnava al momento dell’evento musicale nello spazio della sua registrazione, sia che si trattasse di una grande orchestra sia di un piccolo combo in studio.

 

Ora darò soddisfazione anche a coloro che amano la recensione classica. Spiace anche deluderli un po’, ma non ci sono molte parole da spendere. Volete sapere come sono i bassi? Perfetti. I medi? Perfetti. Gli acuti? Perfetti. La micro e la macro dinamica? Coi fiocchi. La scena? Ineccepibile. La tridimensionalità? Impeccabile. I transienti? Top.

 

Non mi resta che raccontare come è andata la prova-confronto con il mio Da Vinci Unison One. Durante le sedute seriali di ascolto, che ho consumato in solitudine per tutto il periodo in cui l’Heresiarch è stato mio ospite, tranne intuizioni appena accennate, non sono arrivato a trarre conclusioni perentorie sulle performance delle due macchine in comparazione. Le piccole epifanie che si rivelavano a mo’ di rapidi flash, alla stessa maniera si dileguavano. Non riuscivo a individuare elementi distintivi, stava diventando molto frustrante. Finalmente le luci si sono accese un sabato mattina, giorno in cui Eugenio è tornato a trovarmi per riprendere la sua creatura. Si respirava un clima particolarmente disteso e abbiamo deciso di affrontare una prova d’ascolto, quella terminale, in due, anche perché lui non conosceva il Da Vinci, se non di nome. Abbiamo lavorato esclusivamente su due dischi. Il primo, 1812, Festival Overture Opera 49 di Tchaikovsky, Mercury Living Presence, può considerarsi un classico, super apprezzato anche tra gli audiofili grazie alle sue evoluzioni dinamiche e alla presenza di colpi di cannone sparati dal Bronze Cannon di Douay oltre che alle campane del Laura Spelman Rockefeller Memorial Carillon della Riverside Church. Il secondo, We Insist! suonato dal Max Roach’s Freedom Now Suite featuring Abbey Lincoln, Coleman Hawkins e Olatunji, Cornbread Records, è un disco austero, essenziale, scarno, ma magniloquente per emozionalità. Lo stesso è stato registrato in presa diretta su un Ampex 300 con microfoni NeumannU-47, EV667, RCA 44BX e Western Electric 639. L’album è l’apoteosi del jazz afro-tribale, dove le ipnotiche esecuzioni poliritmiche del nigeriano Michael Olatunji e il suo tamburo Apesi ottenuto da un tronco di albero cavo e la voce terrificante e profonda, quasi baritonale, della Lincoln si succedono in costante interplay fino a creare una tensione emotiva acutissima, affine ai canti delle tribù africane.

 

Ebbene, abbiamo trascorso oltre due ore a far girare le stesse tracce in alternanza.

 

La conclusione finalmente è arrivata. Era così ovvio, i due giradischi suonavano sostanzialmente allo stesso modo. Il timing, la dinamica, la stabilità, la linearità dell’espressione musicale, come pure inaspettatamente la timbrica, sono risultati pressoché identici. L’unica differenza concreta l’abbiamo rilevata nella ricostruzione della scena acustica, poco più alta nel Da Vinci, più larga e ricca al centro nell’Heresiarch. Eugenio ha attribuito il fenomeno alla diversità della base di appoggio dei due sistemi, che, nel primo, è in pietra leccese, notoriamente assorbente. Questa risoluzione va a sostegno di una delle idee progettuali del costruttore, il quale non concepisce che un giradischi possa prescindere da un supporto integrato, che può diventare, come accade nel nostro caso, più importante della macchina stessa.

 

Il modo in cui la ThaumaNote è riuscita nell’obiettivo di raggiungere un livello così alto di interazione tra tutti gli elementi costitutivi dell’Heresiarch può spiegarsi solo con la passione e la creatività associati al talento artistico e ingegneristico/scientifico. Questo giradischi suona esattamente come il suo ideatore vuole che suoni, riflette perfettamente la sua teoria di suono analogico. Pulizia, stabilità, dettaglio e precisione, senso e pulsazione del tempo, tenuta ritmica e dinamica. Infine realizzazione di un ampio palcoscenico popolato da immagini tridimensionali messe a fuoco. Il tutto ponendo ulteriore notevole attenzione anche al design.

Evidentemente siamo al cospetto di una sorgente analogica di fascia elitaria. Vi anticipo che il costo per la versione top veleggia in prossimità dei 100mila euro. Posso assicurarvi che già il costo dei preziosi materiali impiegati e della rispettiva rifinitura è ingente. Ma vi invito caldamente a riflettere sul fatto che la combinazione giradischi/braccio/testina deve scorrere solchi delle dimensioni di un capello. Realizzare un sistema che sia in grado di recuperare sempre maggiori informazioni da queste scanalature è molto difficile e, di conseguenza, costoso. Preciso infine che esiste l’Heresiarch in dimensioni più compatte, senza i volani laterali ed è in progettazione un altro giradischi che sarà un tributo a un famoso pianista. Non mi sento quindi di esprimere giudizi: il valore di un oggetto è dato dalle priorità che ognuno di noi stabilisce. Posso solo dire che l’Heresiarch è un giradischi straordinario, indipendentemente dal valore economico, e mi ha offerto l’opportunità di allestire uno dei migliori front-end analogici che mi sia capitato di ascoltare.

 

Avvicinatevi all’Eresiarca, è un eretico moderno, non un sovvertitore di dottrine e dogmi. Possiede le chiavi del tempio dell’analogico e ne magnifica le leggi attraverso la musica. Può fare la storia. Sublime!

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipo: a tripla puleggia, tripla cinghia e disaccoppiato a mezzo di molle autolivellanti accordate

Trasmissione: a cinghia equatoriale e pulegge addizionali

Motore: in corrente continua e senza spazzole, con circuito di controllo della velocità

Velocità: 33/45 giri/min regolabile

Wow and Flutter: 0,024

Piatto: leghe di alluminio e bronzo su sospensione magnetica

Testina: non in dotazione

Braccio: non in dotazione

Dimensioni:

  • giradischi completo di piedi, motore, piatto e sua base 450x160x450mm LxAxP
  • sola base motore 160x125x210mm LxAxP
  • sola base braccio: 180x170x110mm LxAxP
  • sola base tavolo: 540x70x540mm LxAxP, altezza totale tavolo 610mm
  • base puleggia: 170x200x170mm LxAxP compresa di rotore
  • basi pulegge extra 420x70x420mm LxAxP comprese di rotori, altezza totale pulegge 610mm

Peso: >200kg completo di tutti i componenti

Altro: il giradischi The Heresiarch in versione Maximum fa parte di un’edizione limitata a 30 esemplari, con targa frontale in bronzo lucidato a specchio recante il numero progressivo, la firma dei progettisti e il nome dell’acquirente/proprietario.

 

Distributore ufficiale Italia: vendita diretta, per ulteriori info e contatti scrivere QUI

Prezzo Italia alla data della recensione:

The Heresiarch - piatto + base tavolo + base braccio + base motore + base piatto > 72.000,00 euro

The Heresiarch Maximum - idem come sopra + due tavoli pulegge > 90.000,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Giuseppe Trotto

Eugenio Maria Spagnolo e Rocco Palma, proprietari e progettisti ThaumaNote
Eugenio Maria Spagnolo e Rocco Palma, proprietari e progettisti ThaumaNote
ThaumaNote The Heresiarch Maximum
ThaumaNote The Heresiarch Maximum
Di qui in poi, il ThaumaNote The Heresiarch Maximum montato nella mia sala d'ascolto.
Di qui in poi, il ThaumaNote The Heresiarch Maximum montato nella mia sala d'ascolto.
Il mio giradischi resident DaVinciAudio Labs In Unison 001, con braccio DaVinci Grandezza Reference 12 pollici dorato con canna in cocobolo e Michell Orbe trasformato da flottante a rigido utilizzato come volano del sistema analogico.
Il mio giradischi resident DaVinciAudio Labs In Unison 001, con braccio DaVinci Grandezza Reference 12 pollici dorato con canna in cocobolo e Michell Orbe trasformato da flottante a rigido utilizzato come volano del sistema analogico.
Un dettaglio dei miei diffusori, con parte alta delle Klipsch Heresy I e supertweeter TakeT BatPro2 ed Enigmacoustics Sopranino appoggiati sopra.
Un dettaglio dei miei diffusori, con parte alta delle Klipsch Heresy I e supertweeter TakeT BatPro2 ed Enigmacoustics Sopranino appoggiati sopra.

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