Antonella Ruggiero e Roberto Colombo | Altrevie

19.04.2024

Tanto di cappello a una carriera come quella di Antonella Ruggiero. Nell'ormai lontano 1989 decise di ritirarsi per sette anni dalla scena musicale, pur essendo stata all'apice del successo ottenuto insieme al suo storico gruppo, i Matia Bazar. Scelta non facile, presumo, ma motivata dalla decisione di dedicarsi alla propria famiglia, segno che, nella gerarchia delle cose che valgono, la cantante genovese aveva considerato la sua attività professionale e la conseguente fama non così importanti quanto altri valori più intimi e personali. Poi, nel '96, comincerà una carriera solista che procederà con oltre una ventina di dischi pubblicati tra quelli prodotti in studio e altri registrati dal vivo.

 

Proprio l'album Libera, il primo lavoro in solitudine della Ruggiero, si lega profondamente dal punto di vista tecnico ed emotivo all'ultima uscita, il recentissimo Altrevie, realizzato insieme al marito Roberto Colombo, musicista, produttore e uno tra i migliori arrangiatori italiani.

 

Che tipo di rapporto intercorre tra il primo album da solista della cantante ligure e quest'ultima produzione discografica? Consideriamo innanzitutto il lato più squisitamente tecnico. La voce della Ruggiero in Libera era stata isolata dalla sua originale base musicale con la tecnica analogica del reverse, frequentemente utilizzata in modo analogico dalla fine degli anni '60 e per molto tempo nei '70, ad esempio coi Beatles di Strawberry Fields Forever o i Byrds di Change is Now da Notorious Byrd Brothers, Il tracciato vocale di Altrevie viene invece fatto procedere ora all'indietro con tecniche digitali, ottenendo una sequenza di parole senza senso compiuto, spurgata artificialmente da un certo numero di consonanti originali e dando così maggior risalto ai fonemi vocali e alla loro naturale musicalità.

Tutto questo è, grosso modo, il risvolto tecnologico di questa operazione. Ma, dal punto di vista emozionale, si ottiene così una strana, enigmatica fascinazione, come se si stesse ascoltando una lingua misteriosa proveniente da un ignoto Paese a Est del mondo. Sulla voce della cantante così manipolata, Colombo ha costruito un interessante arrangiamento con suggestioni sonore elettroniche, spesso rimembrando architetture melodico-armoniche di tradizione orientaleggiante. L'intero progetto, però, non finisce in sala d'incisione ma si continua in veste grafica, perché i disegni di copertina e nell'allegato del CD sono il risultato di una collaborazione con un collettivo di giovani appassionati di editoria d'arte, i Libri Finti Clandestini, che hanno attinto l'imagerie del packaging dalla ricca biblioteca antiquaria personale della Ruggiero, progettando anche a latere una curiosa edizione cartacea indipendente dallo stesso CD.

 

Certamente l'artista genovese non è nuova nel proporsi con iniziative al di fuori dei normali canoni circoscritti della canzone. Ricordo a questo proposito il bel connubio con la musica classica in Luna Crescente Sacrarmonia, 2001, il coraggioso ibrido tra elettronica e orchestra d'archi in Pomodoro Genetico, 2008, il tuffo nella tradizione popolare ladina con Cjantà Vilotis, 2009, fino alla serena spiritualità religiosa di Cattedrali, del 2015. Ma per quello che riguarda nello specifico di Altrevie, dal punto di vista qualitativo bisognerebbe rilevare due particolari importanti. Il primo è che un ascolto veloce e/o superficiale non ci può dare una quantità sufficiente d'informazioni per compenetrare lo spirito di questa musica e, se questo discorso vale in linea generale per tutti i casi, ancor più si fa evidente in questa occasione. Utile, a proposito, è apprendere quello che riferisce la stessa Ruggiero riguardo il nonsense delle parole dei brani contenuti nell'album. In un sunto dell'intervista raccolta da Claudio Cabona per Musicbiz il 26/03/24, l'autrice infatti afferma che “camminiamo in una discarica di parole... abbiamo sentito la necessità di permettere a chi ascolta di costruire il proprio testo, di immaginare, di sognare”. Si tratta cioè di interrompere il ciclo vizioso dei discorsi che quotidianamente ci sovrastano, direttamente ascoltati dalla gente o anche indirettamente colti attraverso i media. Quasi una pulizia dell'eloquio, un azzeramento sovra-concettuale, una “liberazione” dal peso delle discussioni spesso superflue per riscoprire un suono e un significato diverso della parola stessa. Il secondo punto su cui si può discutere riguarda la qualità complessiva di Altrevie.

Non tutto quello che si ascolta è sul medesimo livello. Dato per scontata la bellezza della voce, alcuni arrangiamenti sembrano un po' troppo semplificati, come fossero stati abbozzati ma non risolti interamente, mentre altri invece riescono a toccare più in profondità le corde dei sentimenti, previo un disorientamento dovuto alle insolite linee melodiche che riescono a trasportarci in territori inattesi, alieni e sorprendenti. Ci si muove quindi, un po' psicoticamente, tra affascinanti armonie disarticolate e, per contro, a tratti, verso una tipologia elettronica un po' prevedibile. Non definirei comunque tutto questo come un progetto sperimentale, termine che crea aspettative del tutto diverse da quelle che Altrevie effettivamente ci offre. Sicuramente, però, siamo di fronte a un lavoro sui generis, straniante e non privo di una certa originalità.

Nell'analizzare i singoli brani incontreremo dei titoli incomprensibili, che sembrano sigle o lettere criptiche ma, ovviamente, tutto rientra nell'ottica interpretativa dei moduli su cui quest'album è stato realizzato.

 

Antonella Ruggiero e Roberto Colombo - Altrevie

 

III VRO appare come prima traccia. Una melodia completamente avvolta da un accompagnamento elettronico, con la voce angelica della Ruggiero che entra ed esce dal vortice di questo calembour di suoni, tra i quali compare l'aereo soffio di un flauto, non so se anch'esso sia frutto di una tastiera o se si tratti di una sonorità naturale. Il ritornello – se di questo si può parlare – si appoggia sui due comodi I e IV grado, offrendo una impressione di stabilità. Per evitare eccessi statici il brano viene attraversato da correnti evanescenti di effetti corali e sonorità vagamente voluttuose.

DERAH DERAH DERAH, molto ritmata e con un organo chiesastico sullo sfondo, suona molto ibrida tra melodie slave e suggestioni arabe. La voce moltiplicata della cantante si presta a dei sussurri reiterati che sembrano giaculatorie di formulazioni magico-esoteriche.

D NAMU I è forse il brano che appare in una veste più pop che però, al di là di una certa piacevolezza intrinseca, non sembra offrire molto di più. L'arrangiamento è meno ricco e rientra in quell'idea di semplificazione eccessiva a cui si era precedentemente accennato. U_._, scritto proprio come vedete, è invece tra i brani migliori dell'album. Le suggestioni orientali alla David Sylvian, addirittura del periodo Japan, contornano coi loro suoni una melodia ben cantabile, corale e vibrante, sul cui fondo risuona un tappeto d'archi e accompagnamenti elettronici che simulano il suono d'un clarino. Se la trama di sostegno del brano precedente era eccessivamente lineare, al contrario in questo pezzo Colombo lavora con grande raffinatezza, senza soffocare le iniziative vocali della Ruggiero ma sostenendola in tutto e per tutto col suo fumigante miscuglio sonoro.

DOH DOH DOH è sicuramente la traccia più curiosa e scherzosa dell'album. La melodia cantilenante viene infusa da una filastrocca infantile per ottenere una specie di gioco elettronico, dove comunque ascoltiamo le performance vocali della cantante nei suoi classici vibrati che abbiamo imparato a conoscere fin dai tempi dei Matia Bazar. Anche in questa occasione si ascoltano pizzicati d'archi e varianti sonore molto curate negli accompagnamenti.

 

Antonella Ruggiero e Roberto Colombo

 

EE MONREB IIST suona come un'accattivante melodia d'impronta mediorientale, in certi momenti sembra di ascoltare qualche frammento del Battiato prima dell'Era cinghialesca, con qualche intervento di voce maschile che declama in quello che, così combinato, ricorda un eloquio in lingua araba.

HISH HOIOLOHH si muove grossomodo sulla stessa linea, accentuando il repertorio di interventi linguistici combinati tra idiomi greco-ortodossi – notare i cori elettronici maschili tra le quinte – e gli ulteriori innesti della voce della Ruggiero, nello sforzo, attraverso i suoi acuti, di raggiungere le nuvole. C'è anche un duetto tra la sua voce e una presuntail beneficio del dubbio, in mezzo a questi giochi di prestigio, mi sembra doveroso – voce maschile in atteggiamento orante.

È la volta di ALLA HAAH che, dopo un breve annuncio che pare provenire da un improbabile speaker radiofonico di Radio Tirana, incrocia diversi impulsi elettronici con suoni cordofoni, cori, danze disco e suggestioni di world music.

HAID NUI ha un respiro più moderato rispetto al brano precedente, anche qui comunque insistono gli interventi vocali che spostano l'asse più verso Est, andando a lambire, complice il suono del flauto e la voce della cantante ondeggiante tra i quarti di tono, le sponde del Gange. Qui gli interventi d'accompagnamento sono forse un po' troppo pretenziosi e spesso sovraccaricati da un polveroso menu di suoni vari.

AA HARREE s'appalesa con una certa impronta liturgica, molto coinvolgente. Impressione che si mantiene con la voce della Ruggiero che sa rendersi emozionante come poche, anche per via del suono d'un violino, o cos'altro per esso. Pure questo pezzo andrebbe annoverato tra i migliori dell'album, insieme alla già citata traccia n°4.

AE SHAMAN HOO si costruisce su una ritmica d'ispirazione africana con una melodia minimale, voci di animali notturni, percussioni che evocano tamburi reiterati e un parlato maschile che pare impegnato in un formulario apotropaico.

Chiude ALTREVIE SHEKARE, tra i brani più ispirati con la voce in primo piano e un uso calibrato dei suoni operato da Colombo.

 

Antonella Ruggiero

 

Talvolta si ha realmente l'impressione che l'intonazione della Ruggiero provenga da “altre vie”, da dimensioni parallele e universi probabilistici in cui tutto possa ricombinarsi per accadere di nuovo. E in effetti è proprio quello che è successo nella progettazione di questo album. Mi sono ricordato, in questa circostanza, dell'Ars Magna di Raimondo Lullo, filosofo e alchimista spagnolo del XIII secolo che, attraverso la ricombinazione di disegni simbolici rappresentanti astrazioni e stati d'animo virtuosi, otteneva nuovi significati e insolite definizioni più approfondite della Realtà. Rimane, se vogliamo, la convinzione che questo album sia più che altro il risultato di un legittimo desiderio manipolatorio, in senso lato, della Musica, operazione messa già in atto da una pletora di musicisti con risultati più o meno interessanti. Mi sembra comunque buona, con qualche piccola riserva evidenziata nei singoli brani, l'intenzione di Colombo, senza dubbio aiutato, in questo, dalla voce unica della consorte.

 

Antonella Ruggiero e Roberto Colombo

Altrevie

CD Liberamusic

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/44kHz e su Tidal 16bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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