Integrato AAAVT P88i

07.06.2011..

Estetica e funzionalità
L’amplificatore in prova è un integrato valvolare con KT 88 configurabili in ultralineare o a triodo della AAAVT, giovane ma già affermata firma italiana con sede a Roma. La prima cosa che colpisce in questo ampli è il peso, di poco meno di una trentina di chili. Le manovre necessarie per portarlo fino alla stanza dell’impianto, o per farlo viceversa uscire, non risultano infatti delle più agevoli. Una volta fuori dall’accurato imballo il P88i non passa inosservato con le sue finiture a specchio e le sue grosse valvole KT88-98. Queste sono originariamente nascoste da una griglia di protezione nera e squadrata che ho subito rimosso non avendo in casa, ormai, bambini piccoli a rischio scottature.
Il frontale consiste in un pannello di alluminio solido satinato di buon spessore, rastremato verso le estremità laterali e ingentilito da due profonde incisioni verticali. Sul lato sinistro si trova, sotto il logo e il modello, un led blu di media intensità luminosa e il relativo pulsante rotondo di accensione. Sul lato destro sono presenti due manopole gemelle rotonde, sempre di alluminio, la sinistra per il volume e la destra per selezionare i quattro ingressi di linea. Semplice, pulito e non privo di eleganza, con l’unico piccolo neo della scarsa visibilità da lontano della tacca indicatrice della posizione del volume, pecca ahimè molto diffusa. In ogni caso la manopola del volume ha un movimento morbido abbastanza gradevole. Un po’ meno “smorzata” la manopola degli ingressi. Le fiancate, così come il piano superiore, sono in metallo cromato a specchio e su ognuna sono presenti i fori per la regolazione del bias delle valvole di potenza. Sul piano superiore troviamo gli alloggiamenti per le 8 valvole, 4 di potenza KT88-98 cinesi esterne, 4 centrali russe: due 15-79 Reflector NOS davanti, due 6N8P Reflector NOS un po’ più alte dietro; sul fondo i classici tre trasformatori, due di uscita e uno di alimentazione, ciascuno munito di un coperchio nero lucido; nell’esemplare della prova, la verniciatura del coperchio centrale presentava piccole sbavature, soprattutto posteriormente, per fortuna.
Il pannello posteriore comprende sulla sinistra i quattro doppi connettori dorati RCA per gli ingressi, non molto distaccati tra loro, al centro i connettori per i diffusori, a 4 e 8 ohm, di discrete dimensioni, in grado di accettare banane; sulla destra la vaschetta IEC. Sul piano inferiore, al centro sotto gli attacchi per i diffusori, c’è il deviatore triodo/ultralineare.
Un design direi essenziale, classico ma razionale e gradevole, in quanto ravvivato da qualche elemento di effetto, come la cromatura a specchio e il pannello anteriore lavorato. Non mancano le attenzioni tecniche migliorative sotto il punto di vista sonoro come, ad esempio, la possibilità di commutazione triodo/ultralineare. Qualche piccolo appunto va mosso all’assemblaggio degli zoccoli delle valvole KT88, considerando che uno di questi risulta leggermente lasco, almeno nel modello in mio possesso. Da rilevare il notevole cablaggio in aria, visibile rimuovendo il pannello inferiore. Questo apparecchio può supportare anche le valvole di potenza 6550, le KT90, le KT100 e le nuovissime KT120. A detta del costruttore utilizzando Le KT90 o le KT120 si ottiene, aumentando il bias, qualche watt in più.


Impressioni di utilizzo e ascolto
La prima collocazione dell’ampli non ha offerto risultati apprezzabili, in effetti il P88i non ha probabilmente gradito l’accoppiamento con le Magneplanar MMG del mio impianto “garage”, che richiedono, in relazione alla loro bassa efficienza, una potenza ragguardevole per suonare in maniera accettabile.
Il suono che risultava dopo il primo avvio era, anche tenendo conto delle suddette condizioni, piuttosto deludente: squilibrato, opaco, privo di ambienza. Pensavo fosse dovuto alla solita necessità di rodaggio e ho continuato ad accendere l’impianto a intervalli di qualche ora per alcuni giorni. Ma il suono non migliorava granché. Allora mi è venuto in mente di controllare il bias delle KT88, che mi avevano detto essere pretarato in fabbrica. Per farla breve, era lì il problema, semplicemente il bias era starato! Il suono, dopo la taratura, è cambiato dal giorno alla notte… o viceversa? Il processo di riallineamento del bias è piuttosto facile per chiunque sia in grado di utilizzare un tester impostato sui 2 volt in continua e un cacciavite per girare quattro potenziometri a vite. Dunque, dopo aver impostato tutte le quattro KT88 a 450 millivolt, in ultralineare, il suono è letteralmente fiorito. Ha acquistato spessore, corposità, immagine, dettaglio. Niente affatto male, anche con i soli, per le Maggie, 50 w di targa su 8 ohm.
Tuttavia ho continuato a preferire il suono del mio riferimento, un po’ più equilibrato timbricamente e con una immagine superiore in qualità, oltre che capace di sbalzi dinamici più netti e accentuati. Evidentemente le MMG gradiscono comunque un pilotaggio maggiormente energico. Passando dalla tipologia ultralineare a quella a triodo – agendo semplicemente sul selettore posto nella parte inferiore del telaio- con la conseguente diminuzione di potenza, si poteva notare un restringimento del suono, una certa sclerotizzazione delle armoniche e appannamento della brillantezza, che mi faceva decisamente preferire la circuitazione ultralineare. Interessante constatare che, nonostante le MMG abbiano un carico di 4 ohm, suonavano decisamente meglio utilizzando l’uscita a 8 ohm.
Cambio di ambiente e impianto, quello casalingo, e le cose migliorano decisamente dato che le ProAC Studio 125, con i loro 87 db di efficienza e un’impedenza non tormentata, offrono quel che si dice un carico tranquillo. Con queste casse il valvolarone è riuscito a dare il meglio di sé e a stupire con una prestazione assolutamente entusiasmante, specialmente nella configurazione a triodo. Un suono grande, con caratteristiche di ambienza e presenza quali mai avevo sentito dalle Studio 125. In ultralineare le caratteristiche soniche maggiormente in evidenza sono la gamma bassa e una generale impostazione energetica e vivace, che privilegia appunto le tinte un po’ scure. A triodo, configurazione che in questo caso ho preferito, con un poco di volume in più si coglie un livello di maggiore raffinatezza in alto e una timbrica più equilibrata, con una rimarchevole ricchezza di armoniche, in grado di far distinguere e apprezzare un po’ tutti gli strumenti e le voci. La ritmica è contagiosa, grazie alle pelli con le loro risonanze e i loro decadimenti resi ottimamente e ai bassi estesi e articolati. I violini e i cimbali producono armoniche plurime e scintillanti, gli archi vengono resi ruvidi al punto giusto. Forse è un tipo di suono un tantino lussureggiante, ma che goduria… Dovrei dirvi soprattutto della soddisfazione di udire finalmente grazia e potenza insieme, senza le solite coperte corte. Da un lato, ad esempio, le registrazioni Reference Recordings con una ambienza vasta ma delineata fermamente nei piani orizzontali, verticali e di profondità, con basse telluriche (che grancasse!) e tuttavia non preponderanti, bene amalgamate con le altre sezioni. Dall’altra le voci femminili Chesky Records, notoriamente difficili da domare, con un corpo e una brillantezza finalmente pienamente godibili. O la fantastica chitarra classica di Georg Gulyas, un connubio altissimo tra tecnica di esecuzione e di registrazione, con corde ricche e potenti. O le incredibili escursioni dinamiche del Violin Concerto beethoveniano nella Tonhalle di Zurigo. O il romantico pianoforte di Ellis Marsalis accompagnato dal figlio Branford al sax e quello un po’ cerebrale ma intenso di Bassini nel suo ottimo trio, entrambi riprodotti esemplarmente, con un senso di presenza impressionante.
In comparazione il mio riferimento pre valvolare con finale a stato solido da 120 W suona più compassato e serio, meno ricco di armoniche, forse anche un po’ più preciso e analitico, ma tra le due configurazioni non ho dubbi: mi dona senz’altro più emozione il P88i, che definirei un gran bel valvolarone. Tra l’altro, l’integrato si è dimostrato molto silenzioso, ben più del finale pro.
Cavi impiegati: alimentazione Analogue Research Silver Raincoat, le cui caratteristiche vanno nella stessa direzione sonica dell’ampli e forse accentuano un po’ di enfasi in basso, mentre a meraviglia si sposa un custom intrecciato dotato di ottime terminazioni. Ancora di più un arrivato dell’ultima ora, un Wireworld Stratus terminato a regola d’arte, dotato di ottime doti di spazialità e intellegibilità; cavi di potenza e di segnale Stat Audio, molto neutri e corretti; per le MMG cavi di potenza in rame argentato Monitor PC da 4mm.
Meglio porre l’ampli con i suoi piedini su un supporto robusto e con superficie dura, tipo marmo o pietra, o anche direttamente su un pavimento degli stessi materiali, moglie permettendo. Anche l’uso di punte robuste e di anelli smorzatori per le valvole dovrebbe aggiungere un quid di maggiore definizione al suono. I livelli ottimali di prestazioni si raggiungono dopo circa tre quarti d’ora, ma già da subito il suono è più che accettabile. Occhio, come al solito, alla corretta fase elettrica dell’alimentazione.
Infine, alcune piccole criticità: manca il telecomando, per i più pigri; la finitura a specchio, pur esteticamente gradevole, si macchia facilmente con le impronte digitali ma si può pulire altrettanto facilmente con un panno in microfibra, a valvole fredde e ben spente, ovviamente. Il peso notevole richiede supporti molto robusti e rigidi; le valvole, pur facendo ottimamente il loro dovere, sembrerebbero di qualità intermedia, probabilmente sostituendole con materiale più raffinato si potrebbero raggiungere vette soniche ancora maggiori, tenuto anche conto della possibilità di tarare il bias di quelle di potenza e della relativa mancanza di necessità di quartetti matched. Come si vede, minimi appunti per lo più extra sonici, comunque molto da ridimensionare se si conosce il prezzo di vendita scontato, di 950 euro. A mio avviso, ben difficilmente a quella cifra è possibile trovare prodotti in grado di raggiungere il livello di qualità sonica manifestato dal P88i, degno di apparecchiature molto più costose. Considerando la bontà delle prestazioni, con tale investimento, che in tempi di crisi può essere considerato da molti rilevante, si può pensare di andare avanti felici per parecchio tempo, godendo della musica riprodotta attraverso il valvolarone, senza avere voglia di cambiare amplificazione, non solo per gli sforzi necessari per gli spostamenti. Confesso di farci anche io più che un pensierino…

 

Selezione musica ascoltata
Hi Fi Spectacular!, CD Reference Recordings
24 hours of love, CD Chesky Records
Ana Caram: The other side of Jobim, Chesky Records
Georg Gulyas: Albeniz, Ponce, Tarrega, CD/SACD Proprius
J.S. Bach: Concerti BWV 972, 973, 974, 975, 976, 978 e 981 per organo, CD Fonè
Zinman, Tetzlaff: Beethoven Violin Concerto, Violin Romances, CD Arte Nova Classics
Hogwood, Consort Ancient Music: Handel, Water Music and Fireworks, 2CD Oyseau Lyre Decca
Ellis and Branford Marsalis: Loved ones, CD Sony BMG
Piero Bassini: Intensity, CD Red Records

 

Caratteristiche dichiarate
Potenza di uscita - ultralineare: 2x42W; triodo: 2x26W

Risposta in frequenza: 20Hz~30KHz ±1.5dB

Sensibilità di ingresso: 0,5V

Distorsione armonica totale: <1,5%, 440Hz alla massima potenza prima del clipping

Impedenza in uscita: 4ohm, 8ohm

Impedenza d'ingresso: 50Kohm

Valvole in dotazione: KT88-98 x 4, 6N8P x 2, 15-79 x 2

Tensione: 230V

Consumo: 220W

Rapporto segnale / rumore: 90dB

Peso netto: 26kg

Dimensioni: 390x200x350 mm (LxAxP)

Sistema utilizzato: all'impianto di Fabio "Perplesso" Barbato

 
di Fabio Barbato
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