Integrato BFA Tulip wDac

05.06.2012..

La Beyond Frontiers Audio è un’azienda del 2009 fondata tra gli altri da progettisti della ex Sonic Frontiers – ora Anthem – della quale vi segnalo un gustoso vademecum sulle valvole che potete scaricare a questo link (2,8Mb). Potete ben intuire che si tratta quindi di prodotti progettati da gente amante della musica e il loro risultato è frutto di molti anni di ricerca tecnica e di innumerevoli ore di ascolto. Progettando in Canada e assemblando in Serbia, BFA concepisce e costruisce solo macchine High-End. La filosofia che anima lo sviluppo di un prodotto BFA è quella di riprodurre il suono con tutte le sfumature e le emozioni originali, senza peraltro alterare il segnale registrato.

 

Quello che andremo ad ascoltare è il BFA Tulip wDac. Presentato per la prima volta a Belgrado nel 2009 ha proseguito le sue uscite a Zagabria, Milano, Denver, Roma e Montreal, riscuotendo molti consensi.

Il Tulip è un progetto ibrido con pre a tubi e stadio finale a stato solido: per molti, me compreso, la migliore combinazione possibile, con lo stadio pre che fornisce la qualità che può essere assicurata da un serio progetto a tubi, mentre lo stadio a transistor finale fornisce la potenza adeguata a un costo inferiore a quello di una realizzazione a valvole.

Sull’elegante frontale di colore nero del Tulip, troviamo il display che ci fornisce tutte le informazioni di cui abbiamo necessità. Una volta acceso compare il logo BFA, poi inizia un processo di verifica interna dei circuiti che dura una quindicina di secondi. Al termine viene visualizzato anche un conta ore di utilizzo dei tubi del pre. Quello in prova aveva marcate appena 250h, nulla per una valvola.

Sulla parte sinistra del display, una volta terminato il procedimento di controllo, appare Line1 o qualsiasi ingresso utilizzato prima dello spegnimento, mentre sul lato destro si visualizza il livello in dB del segnale in uscita e più in basso la posizione del volume secondo una scala che va da 00 a 96 punti. Il display nel complesso è ben visibile, luminoso quel tanto che basta per non arrecare fastidio emettendo troppa luce; volendo può essere disattivato tramite il telecomando.

Al centro, sotto al display, troviamo un led multifunzione a tre colori: il verde indica il collegamento alla rete e lo stato di stand by, il blu che l’accensione e il funzionamento dell’ampli è regolare e infine il rosso per la modalità mute, oppure per qualche anomalia o errore di qualsiasi natura, condizione mai verificata durante le varie prove effettuate in questa sede.

Sul frontale troviamo anche sei piccoli pulsanti che riproducono il selettore di ingressi, lo stand by, il mute e la regolazione del volume. La serigrafia di questi pulsanti è incisa nell’alluminio ma, purtroppo, poco leggibile a causa del totale look nero, sarebbe sufficiente dello smalto colorato per rendere tutto più usufruibile.

Nella parte posteriore dello chassis troviamo gli ingressi RCA per le quattro linee e due per gli ingressi coassiali, tutto Cardas Rhodium, e una presa Usb Neutrik per l’utilizzo del Dac interno 24bit/192kHz. Infine per i morsetti dei diffusori segnalo una coppia di generosi WBT protetti.

Quello che manca, forse, per un prodotto di questa fascia, sono degli ingressi bilanciati XLR in/out e un ingresso phono, ma mentre per quest’ultimo c’è rimedio, per gli ingressi bilanciati dovrete farvene una ragione!

L’ampli viene fornito di un telecomando interamente realizzato in alluminio, anch’esso molto pesante, oltre ai soliti pulsanti di regolazione del volume, dell’accensione e della selezione degli ingressi, ne ha anche uno con la dicitura “CF” che serve per regolare il coefficiente di attenuazione del singolo ingresso evitando sbalzi improvvisi di volume tra un ingresso e un altro selezionato in successione. Purtroppo l’uso del telecomando è un po’ troppo direzionale a causa del sensore IR incastonato troppo profondamente nel frontale dell’ampli, quindi le operazioni eseguite non puntando il telecomando con un angolo di novanta gradi potrebbero risultare difficoltose.

Riceverete a casa il Tulip inserito in una rassicurante e pesante cassa di legno che lo preserva integralmente durante il trasporto da urti e maltrattamenti. Certo per un peso di circa 34kg sarebbe stato difficile concepire una semplice scatola di cartone!

 

Viaggio insieme al suono

Curiosando all’interno del Tulip, tolta la lastra superiore, troviamo lo stadio pre realizzato con due tubi, con il suo circuito di alimentazione in un unico stampato.

Il primo tubo è una ECC83 JJ Gold Pin che amplifica il segnale audio all’uscita del circuito di controllo del volume passivo, realizzato da micro relè e resistenze. Il segnale, successivamente, entra nel secondo tubo: un E88CC sempre marchiato JJ Gold Pin.

Il tutto montato su una scheda ben realizzata posta sulla piastra metallica superiore che la separa e la isola dalla parte finale di alimentazione e dal circuito soft start, per arrivare allo stadio a stato solido di amplificazione composto da cinque mosfet 2SA1943 e cinque 2SC5200 Toshiba per canale senza alcun tipo di controreazione.

Il Tulip dichiara 200 watt su 8 Ohm e 400 su 4 Ohm. Non sono poi così pochi ed è in grado di pilotare diffusori fino a 2 Ohm.

La componentistica utilizzata è di ottimo livello. Troviamo nell’alimentazione, realizzata in dual mono, ben due condensatori Mundorf M-Lytic HC per canale da 47.000 uF 80 volt. Tutti gli stampati sono realizzati con piste dorate di elevato spessore per una maggiore conducibilità.

Anche sullo stampato dedicato alla sezione pre si può notare l’utilizzo di componentistica di elevata qualità. I condensatori Mundorf Supreme Silver Gold Oil e Wima MKS4 fanno bella mostra assieme alle due valvole JJ Gold Pin e altri condensatori serie Nichicon nello stadio di alimentazione del pre.

Insomma non si è badato a spese da parte delle BFA per quanto riguarda la componentistica e la realizzazione degli stampati.

L’intero sistema è alimentato da un potente e massiccio trasformatore toroidale da 1600W a doppia alimentazione primaria a vista sulla parte inferiore del mobile.

Il tutto è racchiuso in un pesante telaio in alluminio. Si fanno notare i bei pannelli unici a temperatura costante realizzati per sfruttare al meglio l’effetto camino e il frontale da 10mm rialzato al centro, molto bello ed elegante.

 

Impressioni di ascolto

Siamo giunti alle impressioni di ascolto che possono dire tanto o nulla, comunque ci proviamo!

Devo subito dire che il Tulip ha un suono molto equilibrato, con le medio alte ben definite e le basse frequenze presenti e mai estremamente invadenti.

Ho tentato di mandarlo in distorsione alzando il volume ma non ci sono riuscito. Anzi mi sembrava che la potenza erogata non fosse quella dichiarata dal costruttore, ma molto meno. Ho subito contattato il produttore riferendo le mie perplessità circa la potenza erogata, il quale mi ha prontamente risposto.

Eppure di potenza, in considerazione dei diffusori non ostici che avevo collegato, ce ne doveva essere e anche da sentire. La risposta è stata: “Alza pure il volume quanto vuoi, tanto non sentirai mai alcuna distorsione o non danneggerai mai i diffusori, anche i più piccoli e delicati!” Incuriosito sempre più, ho riscritto chiedendogli come potesse un ampli, sulla carta da 200W, non danneggiare diffusori anche di piccola potenza.

A distanza di qualche ora è arrivata la risposta. Non avrei mai sentito distorsione o non avrei mai danneggiato i miei diffusori grazie alla presenza di un sofisticato sistema di adattamento del livello di uscita in base ai carichi visti.

In pratica, a ogni regolazione del volume il Tulip ricalcola il segnale in uscita e quindi, se non richiesto, non erogherà mai i suoi 200watt limitandosi solo a quelli sopportabili dal diffusore in quel momento utilizzato. Ho eseguito un’altra prova, questa volta collegando al Tulip dei mini diffusori da una ventina di watt… stesso risultato!

Diffusori salvi… ed io che avevo messo in cantiere un paio di diffusori nuovi… ma questa è altra storia.

Il sistema del Tulip può da un lato far felici molti audiofili che non vogliono correre rischi preoccupandosi del volume, ma dall’altra potrebbe essere visto come una limitazione. Non contento, e un pochino approfittandomi della disponibilità del progettista, ho ricontattato la BFA questa volta chiedendogli se si potesse escludere il sistema e quindi volendo esagerare con il volume e sentirlo urlare di più senza limitazioni di sorta.

Dopo un paio di giorni ecco la risposta, sempre molto disponibile ed esaustiva. In pratica, alzando il volume a 96 punti e zero dB di attenuazione e collegando su Line 1 un qualsiasi preamplificatore, valvola o stadio solido, si potrà utilizzare il Tulip in modalità massima potenza come se fosse un normale finale bypassando il volume controllato. Prova eseguita e questa volta non ho potuto proprio esagerare con la manopola del volume: per gli amanti dei watt duri e puri il Tulip è servito! Non male e brava la Beyond Frontiers Audio.

 

Torniamo al suono. Dopo un periodo di ascolto ho notato un fronte audio molto ampio e ben definito. Un giorno, mentre ascoltavo l’album The Wall dei Pink Floyd, l’elicottero presente nel brano sembrava stesse atterrando sulla mia testa. La pressione sonora e la spazialità era presente nella stanza; mancava per un effetto live solo il vento generato dalle pale dell’elica. L’emozione era tanta e non l’avevo mai avvertita prima con questa precisione.

Il Tulip si rivela anche molto dolce con le voci. Amo ascoltare Rachelle Ferrell e i suoi acuti. Voce davvero graffiante e unica nello stile. Ho ascoltato con piacere gli album Live in Montreux e Individuality a volume notevole senza che nessuno interrompesse o disturbasse la mia prova d’ascolto che si è protratta in modo rilassante e anche molto coinvolgente.

Ho proseguito spaziando tra i vari generi musicali: jazz, rock, pop e classica, ma il Tulip non ha mai dato cenni di resa, anzi lo definirei un ampli per tutte le musiche e per tutti i diffusori, con una musicalità unica e un carattere unico.

Mi ero dimenticato una cosa… l’ingresso USB per utilizzare il DAC interno. Abbiamo provato anche quello. Comodo avere un convertitore interno che suona bene anche se non raggiunge vertici di qualità assoluta. Da tenere in considerazione il fatto che lo stesso modulo di conversione fisso 24/192 è presente anche su blasonati convertitori. Meglio di niente, altro che!

In conclusione sono rimasto molto impressionato da questo ampli, sia per la tecnica del controllo del volume sia per la costruzione generale, i materiali impiegati, ma anche per l’ottimo suono che solo pochi amplificatori integrati possono offrire. In pochissime parole definirei il BFA Tulip un ampli di grande musicalità e equilibrio timbrico.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

PCB: placcate in oro
Valvole: JJ Tesla 1x ECC83S e 1x E88CC con attacchi in oro, trattate criogenicamente
Cavi: Kimber con isolamento in PTFE
Condensatori: Mundorf M-CAP Supreme Silver/Gold/Oil

Connessioni: di uscita WBT e d’ingresso Cardas, Neutrik USB
DAC interno: 24bit/192kHz 
Ingressi digitali: SPDIF e USB
Telecomando brevettato
Trasformatore toroidale: 1.600W
Ingressi: 4 x linea, 2 x COAX e 1 x USB
Uscite: 2 x 200W/8ohm, 2 x 400W/4ohm, capaci di pilotare diffusori fino a 2ohm

Per il manuale d'uso in PDF: clicca qui

Distributore ufficiale Italia: al sito Armonia Loudspeakers

Prezzo Italia alla data della recensione: 12.000,00 euro

 

 

PAROLA DI DIRETTORE | SUPPLEMENTO D'INDAGINE

 

Bosko Pjescic, Zdenko Zivkovic, ex-progettista Sonic Frontiers, e il digital designer Andria Sabolcki sono gli uomini dietro Beyond Frontiers Audio. Grazie a tutti e tre per il loro Tulip. Era da tempo che avrei voluto sentire uno stato solido così. Diverte quando si sente tutto quel ticchettio di relè al variare di ingressi o volume. Ma dietro quel calcolare meccanico c’è un controllo di volume in attesa di brevetto, un’innovazione concreta, udibile, progettata da Sabolcki. Tento di riferire: “il controllo di volume avviene in corrente, ma una volta impostato il volume non c’è più corrente nei relè”. Per noi “ascoltoni” questi sono misteri della fede. Ma, proprio all’ascolto, questo si traduce in una mancanza di distorsione o fatica d’ascolto virtualmente illimitata. La stessa che ti porta ad alzare il volume perché vuoi “sentire la botta”, leggasi il fastidio. O distorsione. Che non arriva. La migliore definizione che posso dare del BFA Tulip è quindi “compostezza”. Come un monarca o un gentiluomo di rango, lui cammina veloce, non corre. Raffinato e dinamico, tiene tutto sotto controllo e fa dimenticare il desiderio di alzare o abbassare il volume. Difetti? Ascoltato per mezzo del suo innovativo controllo di volume il parametro “emozione” mi lascia un po’ perplesso, ma proprio solo un po’. Usato come finale puro, senza attenuazione di fabbrica, sembra riappropriarsi di quel po’. Lo approfondiremo quando un BFA tornerà da noi. E ci tornerà. Io lo vorrei sin d’ora come riferimento di una delle più valide e moderne interpretazioni dello stato solido.

 

G.C.

 
di Gianluca Polidoro
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