Integrato Puresound A30

29.06.2018..

Il Puresound A30 è un amplificatore integrato valvolare che eroga 30 watt per canale. Semplice all’apparenza, questa elettronica merita attenzione non solo perché ha un rapporto qualità/prezzo difficilmente replicabile, ma anche per le soluzioni progettuali che la caratterizzano.

Si tratta di un amplificatore che funziona in classe A, modalità che assicura, almeno in linea teorica, un’ottima linearità di funzionamento. Le quattro valvole di potenza 6550 Electro-Harmonix lavorano in push-pull e in configurazione ultralineare a pentodo, ma possono essere configurate anche a triodo azionando una semplice levetta posta sul piano delle valvole, offrendo, sempre in linea teorica, l’opzione di un ulteriore miglioramento della linearità del segnale e comunque un’impostazione sonora differente dell’amplificatore. Il tutto a scapito della potenza erogata, che scende a 18 watt per canale.
La regolazione del bias è automatica: per la sostituzione delle valvole basta acquistare un quartetto selezionato di valvole di potenza 6550 e non vi saranno complesse e rischiose regolazioni da fare.
L’amplificatore impiega inoltre quattro valvole di segnale, mentre la sezione rettificatrice è affidata a due valvole 5z3P, preferite dal progettista a una rettificazione a stato solido, che avrebbe potuto ingenerare possibili disturbi viste le alte tensioni in gioco.
Altra prerogativa del Puresound A30 è la possibilità di funzionare come amplificatore finale, accettando un segnale preamplificato in ingresso: il piccolo lusso di un’elettronica altrimenti minimalista, con solo tre ingressi linea RCA.
Coerentemente con le velleità audiofile del progetto, non è stato previsto il telecomando. Tuttavia la componentistica utilizzata è di qualità: troviamo un potenziometro ALPS Blue Velvet, condensatori della francese SCR e connettori per i cavi di segnale e di potenza solidi ed efficaci, come è lecito attendersi da apparecchi importanti. La robustezza dello chassis e il peso di 22 kg sbilanciato verso i trasformatori conferma una cura costruttiva inusuale per un prodotto di questa fascia di prezzo.
Il tutto è stato reso possibile dalla scelta della ditta inglese Puresound di affidare la realizzazione dei suoi prodotti a una azienda partner cinese col dichiarato intento di ottenere a costi contenuti elettroniche valvolari di qualità apprezzabile per il mercato elitario dell’alta fedeltà, da poter vendere a un prezzo particolarmente invitante.

 

Puresound A30

 

Piacevolmente impressionato dall’aspetto fisico e preso atto delle belle caratteristiche tecniche dell’amplificatore, ho subito allestito un setup minimale in linea con quella che sembrerebbe essere la destinazione privilegiata del progetto, inserendo l’A30 tra la sorgente Marantz SA-11S3 e i diffusori Rogers Ls3/5a Limited Edition. Questi diffusori hanno visto a loro agio anche blasonate amplificazioni vintage decisamente meno performanti, come il Marantz model 8/B, con cui hanno saputo riprodurre voci così credibili da costituire ancora oggi uno dei miei riferimenti nell’album dei ricordi.

Dopo aver lasciato cuocere le valvole per una trentina di ore, ho iniziato con i primi ascolti critici.

Con la configurazione a pentodo l’A30 regala sonorità decisamente accattivanti.

Colpisce la silenziosità dell’amplificatore. In cassa non si avverte il benché minimo soffio, indipendentemente dalla rotazione del volume.

Secondo aspetto positivo: l’elettronica è perfettamente schermata da qualunque interferenza proveniente dall’impianto elettrico di casa o dall’esterno. Ad esempio: nessun ronzio in cassa introdotto dal potenziometro di una lampada alogena, nessuno schiocco in cassa dovuto all’accensione/spegnimento di un interruttore dell’impianto elettrico di casa, ma nemmeno disturbi da tablet o cellulari presenti vicino all’impianto. Tale prestazione non è affatto scontata: ben più famosi prodotti valvolari inglesi non sono stati così immuni.

Terzo e ultimo aspetto che annoto è la notevole trasparenza in gamma media, come mi aspetto da un valvolare in classe A. Beh, il minimo sindacale sembra rispettato: sento finalmente sciogliersi quel non so che di prevenuto che mi ha istintivamente accompagnato finora e capisco che di questo Puresound ci si può fidare.

 

La timbrica si esprime su toni chiari, oserei dire assolutamente corretta e per nulla caratterizzata da roll-off in gamma alta. Siamo di fronte a un valvolare di concezione moderna, molto più sulla scia di Audio Research che di McIntosh, tanto per capirci.

La scena si apre con un gradevole sviluppo in profondità e con un’altezza sempre adeguata alla richiesta del software. Le armoniche riverberano nella sala senza decadimenti repentini, arrivando a disegnare ambienti virtuali piacevolmente credibili, confermando la bella estensione in gamma alta di questo amplificatore.

Anche la dinamica asseconda la richiesta del programma musicale, spingendo con un controllo efficace i piccoli woofer delle Rogers.

I 30 watt erogati dal push-pull di valvole dell’A30, che non sono affatto pochi, sembrano il doppio se comparati a quelli di uno stato solido: l’impatto dinamico sembra addirittura superiore a quello riprodotto dai 55 watt del Creek Evolution 50A e, complice la nota facilità di pilotaggio delle Rogers, riempiono di musica i 25 metri quadri della mia sala con il giusto piglio e spessore.

In gamma mediobassa, registro, a essere pignolo, una minore energia rispetto ad altri ascolti. L’A30 non sembra spremere fino a dove possono arrivare i wooferotti delle Rogers, ma almeno non si corre il rischio di rigonfiamenti e impastamenti del suono in questa delicata gamma di frequenze. Tuttavia l’equilibrio tonale complessivo è tutt’altro che anemico, anzi, la trama si sviluppa piacevolmente contrastata e assistita da una vivace prospettiva plastica e un senso di pulizia e trasparenza encomiabili.

Il Puresound con il monitor di scuola inglese per eccellenza è dannatamente sinergico. C’è poco da aggiungere.

 

La resa dell’amplificatore configurando lo stadio finale a triodo non mi è parsa altrettanto felice.

La perdita di spinta e il ridimensionamento della ricostruzione scenica non trova riscontro in un ulteriore incremento della trasparenza, plasticità o altre belle qualità ascrivibili ai triodi.

Probabilmente le Rogers non sono il partner giusto per valorizzare questa configurazione.

L’amico Davide mi mette quindi a disposizione il suo ampli integrato per un confronto. Si tratta dello Shindo Apetite prima serie, una vecchia gloria che utilizza nella sezione finale un push-pull di valvole piuttosto pregiate. Sono i tetrodi CV428, versione compatta delle 807, sviluppati dalla STC, ovvero la divisione inglese della Western Electric. Le valvole di segnale sono le classiche ECC82 ed ECC83. La componentistica è ai massimi livelli con trasformatori di uscita custom made in superpermalloy: 16 watt di pura goduria.

Mi aspetto di bissare la performance del Marantz Model 8/B.

Invece lo Shindo non riesce ad andare oltre una modesta prestazione. Tutta la freschezza, trasparenza e contrasto espressi dall’A30 sembra attenuarsi, come se lo Shindo avesse il fiato corto. Se non avessi sentito meraviglie dal Marantz Model 8/B sarei tentato di pensare che sia una pura questione di watt. Mi sovviene però il dubbio che questo Puresound A30, con la sua naturalezza, il suo porgere il messaggio musicale in maniera moderna, credibile e senza fronzoli, crei una assuefazione che rivela impietosamente il gap rispetto ad altre realizzazioni più caratterizzate. Probabilmente anche lo splendore del Marantz, in un confronto contestuale come quello odierno, ne sarebbe uscito ridimensionato.

 

Conclusioni

Dimentichiamoci il valvolare cinese che scimmiotta il suono eufonico degli amplificatori valvolari dell’era ante transistor. Questo amplificatore conosce perfettamente i nuovi confini introdotti dallo stato solido e ne accetta la sfida sul campo della trasparenza, estensione, plasticità e neutralità.

Un prodotto bello da vedere e che trasmette una sensazione di robustezza e qualità, in grado di conciliare le ragioni del portafogli con grossa parte delle pretese di un audiofilo.

Un integrato davvero ben suonante e che, un domani, potrebbe consentirvi di espandere il vostro impianto accettando di buon grado il ruolo di amplificatore finale, cedendo la regia a un preamplificatore puro, magari telecomandato.... Sul preamplificatore, se non altro per un’affinità sonica che ho già avuto modo di evidenziare, starei su un Audio Research d’occasione. E poi si comincerebbe a fare proprio sul serio...

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Tipologia: amplificatore integrato a valvole in classe A con possibilità di impiego come amplificatore finale

Potenza: 30W ultralineare a pentodo o 18W a triodo, per canale

Valvole impiegate: 4 valvole 6550 EH, 2 valvole 6N8P, 2 valvole 6N9P e 2 valvole 5Z3P

Ingressi: 3 linea

Impedenza pilotabile: selettore 4/8ohm

Dimensioni: 435x210x380mm LxAxP

Peso: 28kg

 

Distributore ufficiale Italia: al sito DML Audio

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.100,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Emilio Paolo Forte

 

di Emilio Paolo Forte
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