Eccoci qui, a "soli" sei anni dal mio primo articolo su ReMusic, a scrivere qualche riga per presentarmi agli affezionati lettori di questa rivista digitale. Non è che abbia contribuito chissà quanto in questi anni, devo essere sincero. Tra i primi scritti del 2019 e gli ultimi di quest'anno, con il Covid di mezzo e un "breve" periodo di riflessione, siamo arrivati a oggi. Ma, che volete, il tempo passa veloce, e non è mai abbastanza per le nostre passioni. E poi, devo essere onesto, non amo molto parlare di me, preferisco siano gli altri e le cose che realizzo a farlo al mio posto.
Sono appassionato di elettronica ed elettroacustica da tantissimi anni, ancor prima di prendere la patente auto. La formazione scolastica elettronica ed elettrotecnica alla fine degli anni ‘80, poi il lavoro e la famiglia ti portano per altre strade, obbligate. Anche all'estero nel mio caso, ma negli ultimi anni, complice la maturità, le vita che un po' si regolarizza sono riuscito a riprendere in mano PC, strumenti di misura e saldatore.
La musica, dopo aver dismesso completamente quello che era l'impianto di famiglia, ho riniziato ad ascoltarla, in modo abbastanza continuativo e soddisfacente, nei primi anni 2000, ripartendo con l'acquisto di apparecchi vintage usati, che a quei tempi si prendevano veramente a prezzi vantaggiosi. E così, dentro l'uno e fuori l'altro, ad oggi sono arrivato ad avere il mio impianto di ascolto, completamente autocostruito e/o pesantemente customizzato. N.B. Giradischi escluso, è un regalo della moglie, smontarlo il giorno dopo averlo scartato non mi sembrava troppo bello, ma sarà il prossimo a cui tocca fargli qualcosa...
Fondamentalmente ho sempre adorato smontare le cose in genere per capire come erano fatte. E, se c'era la necessità, per provare a ripararle, anche talvolta senza un reale vantaggio, ma per curiosità o una semplice sfida. E magari riuscire dove altri prima avevano dato forfait, anche solo perché non era conveniente. D'altronde chi lo fa per mestiere deve guadagnarci e lo capisco. Il tempo che ci dedico è per la passione che nutro in questi oggetti. È un passatempo, quindi in linea di principio il denaro conta meno. Ma questo alla lunga è stato un banco di scuola fondamentale. Non riesco più a contarli negli anni gli apparecchi vintage sistemati, in prevalenza, diffusori e amplificatori. Soprattutto quelli tra i primi anni ‘70 e la metà degli ‘80, che meglio si prestano, e hanno bisogno di cure. Che poi sono quelli che da sempre adoro e consiglio sempre, quando me lo si chiede, a chi vuole approcciarsi o riavvicinarsi all'ascolto della musica in modo più che sufficiente oggi giorno, in un mondo che – ahimè, concedetemelo – negli ultimi anni con le nuove generazioni sta perdendo la passione per l'ascolto della musica nel modo che noi "anziani" riteniamo più congeniale, con lo “stereo” di casa.
I dischi in vinile negli ultimi anni per fortuna stanno facendo riavvicinare le persone e qualche giovane al nostro mondo. Anche se riportati in auge, più per motivi economici che tecnici reali dalle case discografiche, ben venga comunque il vinile, l'analogico, se pur con le sue "limitazioni" e imperfezioni. Analogista, fautore dell'analogico, estremista e convinto: olé!
Il digitale lo utilizzo, è comodo e immediato, ma preferisco l'impervia strada dell'analogico.
Negli ultimi tempi sempre più adoro riparare, modificare e giocare con i parametri di Thiele e Small degli altoparlanti. Il diffusore è quello che da sempre considero il vero collo di bottiglia del sistema riproduttivo musicale. Anche se è l'ultimo in tutta la catena di riproduzione è il più sensibile da mettere a punto per ottenere un buon ascolto finale.
Partire da un'idea di progetto, che sia un diffusore, mobile e componenti, o la costruzione di un'elettronica, ma cosi come riparare un amplificatore o far suonare un diffusore fermo da anni. Arrivare dopo ore di lavoro al giorno dell'accensione e sentirli suonare nuovamente mi trasmette un'emozione unica. Questo per me è il vero motore che in questi anni mi ha sempre spinto a fare e che ha viaggiato di pari passo con la passione che ho per questi oggetti, e che mi sosterrà ancora per il futuro.

Veniamo quindi al mio impianto, che attualmente è cosi composto:
- giradischi Rega Planar 2, quello appunto regalatomi da mia moglie, nero ed elegante, a cui di tanto in tanto alterno, un paio di Dual, il 701 e il 1249, vintage, neanche a dirlo
- CD player Pioneer PD7300 customizzato, nelle alimentazioni e stadio d'uscita, a cui alterno una “folle” PlayStation 1a prima serie DAC AKM, l’eccellente AK4309AVM, con uscita valvolare. A dire la verità ne ho due di PlayStation così, con diverse valvole e diversi stadi d'uscita e dunque, se può esistere un CD player con stadio d'uscita a valvole, non vedo perché non possa esserci anche una PlayStation dotata di un eccellente DAC con lo stesso setup
- preamp “phono based” Naim 322 a stato solido su PCB di mia realizzazione con specifiche finali leggermente diverse e corrette, e fermiamoci qui nella descrizione tecnica…
- preamp ibrido valvole 6SN7 e MOSFET, qui è tutta farina del mio sacco
- finale a stato solido basato sullo F5 V2 turbo di Nelson Pass, a cui è stata riprogettata l'alimentazione, passando da una passiva classica a condensatori da progetto originale a una stabilizzata robusta e veloce, oltre a una rivisitazione dello stadio finale in classe A/AB, questo per l'inverno, e un più semplice e fresco classe AB su schema Naim per l'estate
- DAC, in attesa del prossimo progetto che sarà un DAC R2R con uscita a trasformatori in costruzione
- diffusori bookshelf homemade, cosi come i piedistalli, cavi vari e mobile porta elettroniche
- infine la musica liquida, che attualmente ascolto con mini PC streamer dedicato collegato a un economico USB
Praticamente a tutt’oggi potrei definirmi più un autocostruttore che un semplice utilizzatore. Il bello in tutto questo è sempre il percorso, la strada che si fa per arrivare al traguardo finale. E, come diceva Maurizio, Mau749, un caro amico che mi ha trasmesso molto agli inizi di questa rinata passione, purtroppo nel poco tempo, in cui siamo riusciti a praticarla assieme, perché ha abbandonato la vita terrena troppo presto: “Non è importante il colore del gatto, l'importante è che catturi i topi...”. Ciao, amico mio, ovunque tu sia.