Io e il mio impianto

Diritto d’autore: i redattori si presentano
02.06.2011..

NdR | Dal 1° maggio 2016 Fabio Barbato non fa più parte della Redazione ReMusic


Le mie visioni uditive

L’approccio audiofilo alla musica si caratterizza per la ricerca dell’ottimizzazione dell’ascolto della musica riprodotta. Si tratta di un approccio un po’ particolare perché, in effetti, gran parte delle persone concepisce l’ascolto dal vivo come il momento d’elezione del proprio rapporto con la musica. 

Personalmente ritengo che l’ascolto dal vivo e da riproduzione siano esperienze differenti, connotate da contorni sensoriali, emozionali e ambientali diversi. E che non è neanche troppo giusto comparare come non si comparano le mele con le pere. Tuttavia è vero che in qualche modo l'ascolto da riproduzione derivi da quello dal vivo, che rappresenta un possibile riferimento da imitare nel modo più fedele che si riesce a raggiungere, almeno per certi parametri esclusivamente uditivi. Ma è anche vero, tenderei a evidenziarlo, che difficilmente le esperienze dal vivo si svolgono in modo da lasciarci apprezzare la musica in tutta la sua purezza: ambienti inadeguati, amplificazioni esagerate o distorcenti, effetti da pubblico, sono elementi che disturbano la “purezza” uditiva della musica dal vivo.
Ci sono comunque, come dicevo, modi radicalmente diversi di rapportarsi alla musica: ci sono i musicisti e i cantanti, che la musica la fabbricano ogni volta che suonano o cantano, ci sono i compositori che la musica l’hanno sempre in testa e ci sono gli ascoltatori, ognuno con i suoi generi musicali preferiti e con le sue predilezioni d’ascolto, vuoi mentre si fa la doccia, vuoi in sottofondo ad una qualsiasi attività o come attività pervasiva e che assorbe tutta la propria attenzione.
Tendenzialmente, ma non esclusivamente, io appartengo a quest’ultima categoria. E sostengo che questa attività può essere a suo modo elevata a forma d’arte. Tali e tanti sono gli elementi da considerare per ottimizzare un impianto di riproduzione sonora per ottenere un risultato altamente piacevole e gratificante, che quando si riesce a raggiungerlo, questo è un qualcosa di assimilabile alla soddisfazione di un artista che ha realizzato una sua opera ben riuscita.
Forse tutto ciò può sembrare esagerato, ma è sicuramente il frutto di una passione, di un anelito che ha parecchie vicinanze con l’anelito artistico.
Quanto ai generi musicali prediletti, mi ritengo un “allround player", ovvero il mio rapporto con la musica non è specialistico ma piuttosto onnivoro, con andamenti diversi anche in rapporto a periodi diversi della vita. Attualmente prediligo jazz morbido, etnica e classica non lirica.
Ma dico subito qualcosa sulla mia particolare visione dell’ascolto. Proverei quindi a descrivere il mio suono ideale. Cos’è il suono ideale? Un tipo di suono, di modo di ascoltare la musica riprodotta – ma anche per certi versi applicabile alla musica dal vivo – che genera emozioni positive e di intenso godimento nel proprio essere, diversamente dalla stragrande parte dei suoni che si sentono comunemente. Ognuno ha il suo, anche se spesso non lo sa e non ha neanche le parole per definirlo, non essendo stato educato a farlo.
Il mio suono ideale è fatto così: è un suono croccante, presente, vivace, non dolce, non morbido, non rilassato, ma veloce, intenso, dotato di spazialità nelle tre dimensioni e di estensione in frequenza, quindi con bassi e alti ben definiti, non disgiunti da un’alta intelligibilità degli strumenti e delle parole delle canzoni.
Non so quanti possano capire da questo mucchio di parole cosa, in effetti, intendo. Fatto sta che scrivere o parlare di musica e di suoni più o meno ideali non è per niente facile. Al limite, uno potrebbe avere un’idea tutta sua del significato di certi termini o di certi parametri e applicarli più o meno a casaccio, in questo anche mediato dallo stato fisiologico o patologico del suo apparato uditivo. Tuttavia l'elemento che può fornire un minimo di oggettività è il confronto con altri appassionati in ascolti comuni e il ritrovarsi o meno nel descrivere a parole le proprie sensazioni uditive. Su queste peraltro possono influire effetti psicologici mai da trascurare, vedi ad esempio il valore economico dei componenti dell’impianto o il condizionamento da eloquio convincente di qualche abile venditore, per non parlare dell’influenza di forme e colori, qualità attinenti più al gusto estetico che all’udito.
Certo c’è poi la grande questione della presunta oggettività delle misure. Dico presunta non in senso sterilmente polemico, per carità. Il fatto è che purtroppo o per fortuna ognuno ci sente un po’ a modo suo, per come è fatto sia fisicamente che mentalmente. Per questo sono abituato a prendere le misure con le famose molle. Le misure possono fornire un inquadramento di massima di un apparecchio e servire come guida per possibili accoppiamenti e sinergie tra componenti, ma poi quello che determina un giudizio è sempre l’ascolto. C’è il paradosso di certi personaggi, qualche storia rimbalza nell’ambiente, di recensori specializzati nelle misurazioni tecniche che possiedono un orecchio piuttosto deficitario e che esprimono giudizi sulla base del loro innamoramento per certe curve di risposta in frequenza o di altri parametri.

In occasione di una recensione, dunque, mi sembrerebbe necessario, specie per uno alle prime prove e che si deve far conoscere dai lettori, cercare di descrivere con un minimo di dettaglio il proprio suono ideale. Oltre a descrivere con quali componenti e in che ambiente ascolta normalmente. Per consentire al lettore di farsi una qualche idea di massima, specie per chi ha già una certa esperienza di ascolti di componenti diversi, della particolare predilezione uditiva del recensore.

Ai prossimi articoli, quindi, con i miei migliori auguri di felici ascolti.

 

 

Impianti di riferimento

da marzo 2012


Impianto casalingo

Sorgenti digitali:

hard disk multimediale con box LC Power LC Pro-35MPR-HDMI e HD Western Digital Caviar Green da 1 tera

lettore CD Marantz CD63 KIS usato come meccanica

Convertitore: Stat Audio S501

Sorgente analogica: giradischi Thorens TD160 con testina MM Ortofon Super OM30

Pre phono: Audiozen Mantra S.E.

Amplificatore: integrato AAAVT P88i, a valvole KT88, configurabile in ultralineare o a triodo, da 42 o 26 Watt, rispettivamente

Diffusori: ProAC Studio 125, bass reflex da pavimento, due vie

Cavi: Stat Audio (alimentazione, digitale RCA, segnale, potenza), Analogue Research (alimentazione) e svariati altri, autocostruiti e no

Ambiente di circa 40 mq, bivano rettangolare, densamente ammobiliato, con carta da parati alle pareti

 

Impianto garage

Sorgenti digitali:

lettore DVD Trevi 3520

lettore CD Shanling S100 usato come meccanica

Convertitore: Xindak DAC3 Mk2, con uscita a valvola ECC88 e a transistor

Giradischi: Thorens TD165 con testina MM Nagaoka JT555

Pre phono: Supa 2.0

Pre phono: TCC TC754

Preamplificatore: AAAVT Sonus Mirus, SRPP a valvole

Amplificatori:

finale T-Amp Thomann Audio TA450 mk-X da 120 W, stato solido

finale Gain Clone Ucchino da 30 W, custom

integrato Arcam Delta 290, configurabile pre/finale da 75 W su 8 ohm

Diffusori:

isodinamici da pavimento Magneplanar MMG su staffe custom

Mission M32i da stand, su stand in legno autocostruiti

Cavi: Stat Audio (alimentazione, segnale), Wire World Stratus (alimentazione), Art Millennium 3000 (segnale), Monitor PC (potenza), QED (potenza) e svariati altri, autocostruiti e no

Ambiente di circa 40 mq, scarsamente ammobiliato, rettangolare 4x10 m


 
di Fabio Barbato
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