Joonsam | A Door

26.09.2025

L'aprirsi di una porta è un piccolo e antico evento che si ripete metaforicamente a ogni debutto discografico. Ogni volta, attraverso questo spiraglio, ci si presenta un mondo sonoro sempre del tutto nuovo, accompagnato dall'effetto sorpresa di trovarsi di fronte a una dimensione inaspettata. Il lavoro di Joonsam Lee, A Door, esordio finora senza seguito realizzato qualche anno fa nel 2016 e passato quasi sottotraccia, merita oggi, a quasi dieci anni dall'uscita, di essere recuperato e riportato all'attenzione in questa fine estate, se non altro per non farlo cadere in un ingiusto e definitivo dimenticatoio.

 

Di questo contrabbassista coreano – noto semplicemente come Joonsam, nato a Seul e trapiantato da anni a New York – si sono perse le tracce ufficiali, non essendoci menzione di ulteriori pubblicazioni o eventi di sufficiente portata mediatica. Eccetto una segnalazione retroattiva della sua presenza in una colonna sonora di Nicola Piovani, La vita è bella, del 1997, anche il web è rimasto impermeabile a ulteriori informazioni. Eppure la bellezza di questo album raccoglie echi di ballate sensuali, venature sinfoniche, accenni a melismi tradizionali e scie di fusion urbana mescolate a momentanee schegge d'avanguardia. Ma quello che colpisce non è tanto l’accumulo, bensì la naturalezza con cui ogni elemento si fonde, come se l'insieme dei brani fosse frutto di una lunga osmosi tra musica ed esperienza di vita.

 

E di tutto ciò Joonsam deve aver fatto ai tempi tesoro, a tal punto da mettere insieme per il suo esordio discografico una sorta di supergruppo incentrato su un nucleo tripartito – con una certa esperienza di concerti dal vivo – comprendente, oltre al suo contrabbasso, la batteria di Nate Wood e il meraviglioso, duttile pianoforte di Aaron Parks. Ma attorno a questo trio compaiono, a turno, la tromba di Ralph Alessi, la chitarra spesso distorta di Ben Monder, il flauto di bambù di Chung Eun Han, la voce sospirosa di Yeahwon Shin, e l'armonica a bocca del francese Yvonnick Prenè.

 

A Door ha rappresentato il tentativo riuscito di Joonsam di collocarsi in quella porzione di jazz contemporaneo che guarda oltre i confini di genere e di cultura. Il titolo stesso suggerisce l'esistenza di una soglia fra diverse e storiche civiltà, fra differenti stili e memorie. Un limine che lui voleva evidentemente oltrepassare. La musica non procede per frammenti, bensì per flussi con periodi riccamente melodici che si alternano ad altri più incisivi, in un continuum che evita sia la rarefazione del minimalismo sia l’intellettualismo delle metriche complesse. Non siamo di fronte a un laboratorio di enigmi armonici, ma a un’opera che ricerca coerenza e chiarezza, pur senza eccessive semplificazioni. Non si tratta quindi di un album programmaticamente sperimentale, quanto di un lavoro in cui la tradizione del contrabbasso – radicata in una formazione classica, come suggeriva la biografia di questo musicista – incontra una pluralità di idiomi: dalla canzone coreana all’eco notturna della metropoli americana, dalla scrittura aperta di una ballad al linguaggio modernamente armonico del jazz newyorkese. L’album diventa così testimonianza di una traiettoria di vita, un mondo vissuto, rielaborato e trasformato in suono senza alcuna smania di virtuosismo, nessuna rincorsa volta a controbattere il jazz mainstream sul suo stesso terreno. Piuttosto, Joonsam ha messo in scena piccole epifanie con melodie che scivolano in controluce, timbri che sanno di visioni edeniche, accenti che riportano alla mente qualche progressive song dimenticata nel tempo. Si crea così un equilibrio instabile e vivido ed è in questa dialettica che emergono le categorie poetiche che potremmo definire come il nervo segreto dell’album. Le composizioni vivono in effetti di contrasti, mediate da un languore lirico che sfocia talvolta in improvvisi slanci esuberanti. Tutto, però, viene riportato a un respiro unitario, la scrittura di Joonsam sapeva ritemperare un mondo esperienzialmente acquisito e piegarlo al proprio presente. Si percepisce infatti la tensione tra l’intimo e il collettivo. Da un lato il ricordo personale, fragile e luminoso della terra d'origine, dall’altro la consistenza urbana tumultuosa della scena newyorkese. Il risultato è un album che si ascolta così come si guarda dalla finestra in una giornata di pioggia, contemplando, immaginando, lasciando che passato e presente si specchino l'uno nell'altro. In questa dimensione sospesa, A Door si fa cronaca poetica di un’epoca, con la sua fede spontanea nella rete di connessioni invisibili che tengono insieme i suoni, le memorie e le singole persone. Tutti i brani di questo lavoro sono composizioni di Joonsam, tranne uno che è il rifacimento di un brano tradizionale coreano.

 

Joonsam - A Door

 

Il primo brano è Whirlwind, un turbine che pare quasi di vedere roteare nell'aria. La ritmica impone il suo momento circolare con un basso ostinato, una poliritmia della batteria che anima la dinamica del fenomeno, mentre la tromba e il piano procedono a tratti in sincrono. Poi sovviene Parks in assolo, con quel suo incedere poetico anche quando ingrana fraseggi più stretti. Alessi segue a ruota con la sua tromba agra e squillante, cavalcando un pieno sonoro che si sviluppa senza particolari freni, indulgendo nel fascino della dinamica venutasi a creare. Una pausa interrompe la musica e si riprende dall'inizio con il tema. Buona la serie di stacchi secchi di Wood.

Zadrak si collocherebbe più vicino all'ambito progressive rock, probabilmente per l'apporto alla chitarra elettrica distorta di Monder, se non fosse per la parte di mezzo che recupera ritmi e intenzioni puramente jazz. Lee si espone all'attenzione col suo contrabbasso in un assolo breve e solido, precedendo Parks nel suo incompromissorio e ispirato vagabondaggio pianistico. Ma il pezzo forte che ci riporta alla dimensione più rockettara è il furioso assolo di chitarra che prelude adun finale alla Van der Graaf Generator dei tempi miei. Insomma, gran divertimento assicurato con fuochi e fiamme finali.

Boa Noite è uno slow dal sapore lounge-estivo, quasi una milonga caratterizzata dall'armonica soul di Prenè che accarezza una melodia deambulante su una ritmica soft ma valorizzata dalla rete pianistica di Parks. Il risultato è un pop morbido, un po' rétro, ma arricchito dall'assolo pieno di spazi e pause da parte del pianoforte.

23451 è un breve frammento atonale, senza particolare significato, almeno così mi sembra, nell'economia dell'album.

2 Tunes and Off-Hour Waiting Area s'imposta su un groove assassino dall'aria vagamente latina dove la tromba di Alessi è la vera protagonista, occupando quasi la totalità della prima parte del brano. Parks cambia leggermente lo spirito dei suoi assoli, lavorando questa volta in spazi ristretti con un fraseggio vicino allo stile d'un hard bop scoppiettante, pur se di maniera. Finale con ripresa del groove iniziale, ancora più sottolineato dalla batteria con stacchi e riprese di Wood.

Quando è la volta di Love Trauma si manifesta l'occasione della voce alitata da Yeahwon Shin che, senza parole, si culla malinconicamente sulla melodia da lei segnata con la dovuta convinzione. Il brano procede lentamente ma Parks torna a concepire quegli assoli che lo caratterizzano maggiormente, sviluppati in campi larghi di forze dove il suo pianismo ha tutto l'agio di spaziare e distendersi.

 

Joonsam

 

Ice Skate possiede uno spirito pop jazz con un tema che ricorda gli EST e una melodia costruita attorno a una sequenza circolare di accordi pianistici. Sia la tromba sordinata che lo stacco ritmico che interviene dopo due minuti circa dall'inizio ne mutano però la direzione. Una svagata allegria accompagna l'incedere del brano, con un'impressione eccentrica di una sfilata di personaggi improbabili che s'allineino sulla sequenza di un prolungato mid-tempo.

23452 è il numero sequenziale del precedente ed è un breve intermezzo improvvisato.

Doraji The Flower è l'unico brano non composto da Joonsam ma è un rifacimento, suggerito anche dal flauto di bambù di Han, di una melodia popolare coreana. A dirla tutta, al di là della suggestione timbrica orientaleggiante dello stesso flauto, non molto rimanda alla tradizione, dato l'appoggio melodico sulla base di una ballata in ¾ con tanto di base ritmica morbida quel che basta. Il sostegno del pianoforte imposta inizialmente una base di due note ripetute con un intervallo di un tono. Il suo successivo apporto si mantiene discreto, misurato, per non alterare eccessivamente il clima arioso e rarefatto del brano trasformatosi in uno slow. Tuttavia l'equilibrio sostanziale si mantiene evitando l'eccesso di languore.

Where Water Comes Together With Other Water riporta l'asse di rotazione verso un mid-tempo in 5/4 con la chitarra che abbandona i pregressi suoni distorti per farsi più liquida, così come “sgocciolante” appare l'introduzione del pianoforte. Qualche suggestione iberica qua e là e un assolo ben robusto di Lee al contrabbasso sono entrambi ingredienti che s'allineano con la brillantezza di Parks e della sua tastiera. Finale in crescendo dinamico, per poi smorzarsi velocemente.

Airport Music è una lenta ballata che scivola tra le voci di una folla compresa tra arrivi e partenze e che suggerisce la fine di un percorso, il punto d'arrivo di un viaggio per molti versi affascinante ed esplorativo da parte di questo album e del suo Autore.

 

Joonsam

 

Ho ritenuto opportuno, durante la recente sosta estiva, riportare alla luce attraverso un lento processo di anastilosi tra gli ingiusti dimenticati degli anni duemila questo album perduto, di cui sembra che nessuno abbia più memoria. Eppure il valore dei musicisti partecipanti, la bontà compositiva di Lee, l'opulenza della musica pur nella sua linearità, avrebbe dovuto portare a lui e agli esecutori almeno una menzione d'onore. Questo debutto, al tempo, ha resistito intatto fino ai giorni nostri, così come restano sempre integre, col passare degli anni, le opere più solide. C'è da sperare che almeno questa mia recensione, pur come una goccia nel mare, serva se non altro a riconsegnare un po' di merito postumo a questo album.

 

Joonsam

A Door

CD Origin Records 2016

Disponibile in streaming su Qobuz 16bit/44kHz e Tidal 16bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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