La serata del 27 aprile alla Tonhalle di Zurigo ha segnato per me un incontro particolarmente atteso con Jordi Savall – vedi qui e qui – che seguo da oltre dieci anni ma che non avevo mai avuto occasione di ascoltare dal vivo. Il suo ritorno con Le Concert des Nations su strumenti originali, affiancato dal Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor diretto da Edward Clug, ha dato vita a un progetto che mi ha colpito per la sua capacità di unire filologia, emozione e gesto corporeo in un equilibrio raro e profondamente coinvolgente.
Il programma metteva in dialogo due mondi di confine tra barocco e classicismo, una Suite da Les Boréades di Rameau e il balletto del Don Juan ou le Festin pierre di Gluck.
Savall arrivava alla Tonhalle dopo due altre presenze di altissimo livello come John Eliot Gardiner e Philippe Herreweghe, completando un trittico che ha reso questa stagione particolarmente significativa per chi ama alcune delle voci più autorevoli della prassi storica.

La Tonhalle, che considero una sorta di seconda dimora e un riferimento acustico imprescindibile anche per il repertorio filologico, ha offerto ancora una volta condizioni ideali per cogliere finezze timbriche, microdinamiche e relazioni spaziali, per me condizioni ideali per un ascolto profondo. Ho avvertito con intensità il rapporto strettissimo tra il suono e i movimenti dei ballerini, il modo in cui i colori orchestrali e le minime variazioni dinamiche sembravano riflettersi nei corpi, come se la musica trovasse una sua naturale estensione visiva.
La suite da Les Boréades ha rivelato tutta la modernità di Rameau, compositore di transizione capace di fondere la ricchezza ornamentale francese con una nuova chiarezza formale. L’organico comprendeva archi, due oboi, due fagotti, due flauti traversi e due piccoli, due corni, timpani e continuo con clavicembalo e tiorba, tutti strumenti originali o copie fedeli, e già al primo ascolto il colore complessivo mi è apparso molto speciale.
Savall ha guidato la suite con attenzione minuziosa all’articolazione delle note alla dinamica, al ritmo e ai colori tipici degli strumenti d’epoca scolpendo una tavolozza sonora ricca e variopinta. Il carattere danzante era costante ma mai meccanico, sempre attraversato da una tensione vitale che rendeva ogni episodio vivo e necessario. Alcuni passaggi come l’Entrée mi hanno colpito per la loro espressività e intensità raffinata, capace di emozionare senza mai cercare l’effetto e senza forzature.

Il mondo è cambiato radicalmente con il Don Juan di Gluck, dove la musica si fa racconto coreografico moderno e diventa esplicitamente teatro, racconto e gesto. La lettura di Savall, rigorosa e trasparente, ha lasciato spazio alla coreografia di Clug, che ha costruito un linguaggio fisico fatto di contrasti netti, di tensioni improvvise e di una corporeità inquieta. La scena del convitato di pietra ha assunto una forza quasi rituale, con timpani e trombe incisivi e i danzatori bloccati in un’immagine collettiva che mi è rimasta impressa per la sua potenza simbolica.
Savall ha più volte sottolineato in interviste come la presenza della danza aggiunga una dimensione ulteriore alla musica, amplificando la tensione drammatica e influenzando anche il suo modo di dirigere. In questo senso la serata ha restituito pienamente l’idea originaria di Gluck, che concepì Don Juan come un balletto pantomimo in cui musica e gesto formano un unico linguaggio espressivo, un’intuizione profondamente innovativa per il suo tempo.
Il progetto ha avuto anche il merito di riportare alla luce un titolo poco frequentato, rendendolo sorprendentemente attuale grazie al dialogo tra prassi storica e danza contemporanea. La convivenza di questi due mondi così diversi potrebbe generare in alcuni una certa tensione percettiva. Personalmente l’ho trovata estremamente affascinante, proprio per la capacità di fondere epoche, linguaggi e sensibilità senza perdere coerenza. Il confronto tra gli organici delle due opere presentate mette in evidenza due mondi sonori opposti. Rameau cerca l’effetto scenico attraverso un’orchestrazione ampia e spettacolare affidandosi a colori molteplici e alla ricchezza timbrica. Gluck invece concentra i mezzi espressivi riduce l’organico e privilegia chiarezza incisività e tensione drammatica. L’accostamento diretto ha permesso di percepire grazie all’interpretazione dei musicisti come da un lato il barocco volgesse al suo massimo splendore e dall’altro il classicismo muovesse i primi passi verso un nuovo teatro musicale.
In sala si percepiva un pubblico particolarmente attento e raccolto, con una presenza non trascurabile di giovani, segno evidente di un ascolto consapevole e partecipe tipico degli amanti della musica antica. Il silenzio che ha accompagnato l’intera serata era quasi palpabile e contribuiva a creare un clima di concentrazione rara. Al termine lo scioglimento è arrivato con una standing ovation calorosa e convinta.
Non era una serata per chi cerca grandi esplosioni orchestrali o effetti immediati, ma per chi è disposto ad abbandonarsi alle sfumature, ai colori più sottili e alle microdinamiche. Per me è stata un’esperienza di intensità discreta ma duratura, che ha continuato a risuonare anche dopo l’uscita dalla sala, invitando a un ascolto interiore e consapevole, capace di mettere in dialogo la storia con la sensibilità di oggi.
Il concerto è stato reso possibile grazie all’impegno di Migros Kulturprozent Classics, vedi qui, una prestigiosa iniziativa culturale promossa dal gruppo Migros. Un esempio concreto di come il mondo economico possa contribuire in modo decisivo alla realizzazione di esperienze artistiche di alto livello, spesso difficili da incontrare in un calendario internazionale già densissimo.
Programma
Migros Kulturprozent Classics, organizzatore
esecuzione presso la Tonhalle Zurigo
domenica 27 aprile 2025
Le Concert des Nations, orchestra
Jordi Savall, Direttore
Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, balletto
Edward Clug, coreografo
Jean-Philippe Rameau, 1683-1764, Les Boréades, Suite dall’opera
Christoph Willibald Gluck, 1714-1787, Don Juan ou le Festin de Pierre, Balletto
Per ulteriori info:
al sito Migros Culture Percentage Classics
al sito della Tonhalle Orchestra Zürich
Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor diretto da Edward Clug