Oggi vorrei parlarvi della cosa che più mi sta a cuore. Questo articolo imparatelo a memoria perché è il fondamento della riproduzione audio. L’argomento è quello della fase acustica. Ve lo tratterò in quattro passaggi, i miei, quelli che ho vissuto io.
La fase acustica - Primo passaggio
Appena mi sono approcciato al mondo dei PA erano da non molto entrati in uso comune i vari DSP - Digital Signal Processor, che a detta di tutti gli esperti del settore sarebbero stati il futuro. Quindi, tentando di essere un buon imprenditore, cercai di capire in maniera più approfondita quale potesse essere il loro potenziale e le difficoltà di sviluppo. Ero ancora in società con il mio ex socio, esperienza durata due anni, con il quale sono rimasto grande amico. Mi ricordo che contattammo Powersoft, grande e titolata azienda, veramente un riferimento per il settore, niente da dire, anzi, complimenti. Ci fissarono un appuntamento a Scandicci, dove hanno la sede. Appena arrivati mi è sembrato di essere un bambino al luna park… Mi resi subito conto che si stava aprendo un mondo immenso davanti ed ero eccitato all’idea di approcciarmi a questa tecnologia. Comperammo alcune campionature e il giorno seguente con qualche filo volante misi assieme in una cassa un woofer e una tromba e iniziai a giocare con i grafici. Dopo una mezz’oretta e con una facilità fanciullesca arrivai ad avere una risposta in frequenza talmente lineare da far credere al miracolo. Del resto, bastava agire con i + e i - sulle equalizzazioni e tutto si sistemava. Con foga mi precipitai a fare play su un mio brano preferito con delle aspettative altissime! Risultato? Non ci giro intorno: una sonante merdaccia! Impiegai qualche anno a capire fino in fondo il perché, ma soprattutto la maniera più giusta per risolvere il problema…
La fase acustica - Secondo passaggio
Visto il pessimo risultato della prima esperienza con i DSP nonostante la risposta in frequenza lineare, cercai di comprendere il perché di tutto ciò. Il mio ex socio era molto amico di un ingegnere acustico molto stimato sia in Italia che all’estero e ci facemmo aiutare per programmare i primi prodotti gestiti dal processore digitale. Mi ricordo che andammo in studio da lui e ci fece rimanere ad assistere al suo lavoro per settare il primo sistema. Esperienza indimenticabile. Da quel giorno iniziai a comprendere che la fase acustica era la regina di tutti i problemi e, secondo una mia logica, una volta compreso di avere un problema si è già all’80% della soluzione. Nel periodo di società tutti i preset ci furono seguiti da quel bravissimo ingegnere ma dopo poco ci fu la scissione e io fondai la mia attuale azienda. Naturalmente, chi mi conosce lo sa bene, una testa di “cavolo” come la mia non avrebbe mai accettato che i risultati del proprio lavoro fossero partoriti da una mente diversa e quindi iniziai personalmente la progettazione dei sistemi che attualmente ho in listino, anche se nel frattempo hanno subito ben tre release successive. Più smanettavo sui grafici più prendevo consapevolezza e compresi che non tutto quello che vediamo scritto sui libri è perfetto ma ci sono piccoli particolari che fanno rimettere tutto in discussione. Iniziai ad analizzare i vari software di gestione dei DSP fino a comprendere che la maggior parte di questi fossero semplificati al punto da non permettere all’utente di poter realizzare un allineamento perfetto su sistemi complessi. Per sopperire a queste gravi mancanze, secondo me, oggi per vostra conoscenza io utilizzo software che ho fatto sviluppare su mie specifiche…
La fase acustica - Terzo passaggio
Nel frattempo che succedevano le cose che vi ho raccontato, parallelamente mi divertivo con la sperimentazione su sistemi domestici piuttosto complessi. Uno in particolare, quello della di proprietà di un amico fraterno, Marco. Quel sistema, allora a sei/6 vie, era stato progettato da quello che ritengo essere il mio maestro, il compianto Bè Yamamura. A casa di Marco Bè aveva un laboratorio allestito e relativa stanza da letto, perché si soffermava per qualche mese ogni anno per gli otto/8 anni che ha impiegato per portare a termine quel progetto. In quel periodo lo incontravo spesso e discutevo con lui a proposito di come fosse più giusto interpretare i filtri digitali di crossover fino a quando, una sera che eravamo a cena sulle colline bolognesi con l’amico Marco, trovai il coraggio di dirgli, sai Bè, non sono d’accordo su come gestisci tu le pendenze di crossover sul sistema di Marco. Lui mi guardò e con l’espressione di un bimbo a scuola mi disse, spiegami Mirko, io gli esposi le mie teorie che erano in netta contrapposizione con le sue, se pur con l’ambizione di raggiungere lo stesso risultato di suono, e al termine della mia spiegazione, con il suo italiano molto comprensibile ma ovviamente orientalizzato, mi disse: “Quando Mirko tu hai un po' di tempo da passare con me?”. Provo sempre grande emozione nel ricordare quell’avvenimento… Quella sera per me fu l’inizio di quella che ora è la mia consapevolezza. Attirare l’attenzione di quello che io avevo sempre giudicato una mente irraggiungibile mi restituì un’energia straordinaria. Ora il sistema di Marco è sotto la mia completa giurisdizione e da sei è passato a otto/8 vie. Credo sia piuttosto semplice immaginare che, fatta esperienza su un sistema con sette/7 incroci di crossover, dove la ricerca della fase acustica perfetta rappresenta un grado di difficoltà molto complesso, forse il sistema audio più complicato al mondo da mettere a punto, fa diventare qualunque altro settaggio una passeggiata. Con un punto di vista enormemente più ampio, in ambito automobilistico è un po' come per Hamilton guidare un’utilitaria...
La fase acustica - Quarto passaggio
A mano a mano che affinavo i metodi per gestire i filtri e le fasi acustiche, rimodellavo i preset fatti in precedenza e scoprivo che il suono era sempre più piacevole, la scena più precisa e l’impianto suonava più forte, cosa che nei sistemi professionali non è un dettaglio. Un altro parametro che migliorava era la dispersione sulla location e la copertura sulla distanza. Per comprendere se il vostro sistema non ha problemi di fase potete ascoltare brani registrati in olofonia o similari in quanto, essendo queste tecniche di registrazione basate su sfasamenti acustici voluti, necessitano di un diffusore con allineamento perfetto per non perdere l’effetto inciso sul brano. Se volete fare un test sui vostri sistemi consiglio anche solo il famoso disco Amused to Death di Roger Waters. È la registrazione a mia conoscenza dove ci sono i passaggi più evidenti di queste tecniche e poi basta confrontare il risultato con delle cuffie. Forse vi chiederete: ma, se il messaggio musicale arriva agli amplificatori contemporaneamente, perché poi si creano sfasamenti tra le varie vie di un sistema audio? Il motivo è semplice: ogni filtro passivo o attivo – quindi anche digitale, a parte i filtri FIR – che viene apportato su un percorso di segnale modifica la fase acustica e crea delle latenze che devono essere gestite, altrimenti mettono in discussione l’intero risultato finale. Questa è la ragione e la principale causa di suoni affaticanti e sgradevoli.
In sintesi, solo un sistema perfettamente in fase:
- chiede meno potenza, quindi comporta un risparmio energetico
- riduce le problematiche legate al posizionamento
- e porta a maggiori risultati con minore sforzo economico
Buoni ascolti a tutti!
Per ulteriori info: al sito Esoteric Pro Audio