Foto di copertina, © Priska Ketterer / Lucerne Festival
Dopo le apparizioni della Royal Concertgebouw Orchestra e della Boston Symphony Orchestra, al Lucerne Summer Festival si è presentata a pochissimi giorni di distanza anche un'altra orchestra di fama mondiale e con una grandissima tradizione, quella dei Berliner Philharmoniker con il loro direttore stabile Kirill Petrenko. Decine di anni fa Karajan e la allora denominata Orchestra Filarmonica di Berlino hanno fatto conoscere internazionalmente il Lucerne Summer Festival e lo hanno portato a un evento di livello mondiale. Da allora è tradizione che questa orchestra faccia annualmente la sua apparizione in due serate con programmi diversi.
In questo primo concerto i Berliner Philharmoniker e Petrenko hanno presentato due brani del periodo tardo-romantico tedesco. Nella prima parte è stato eseguito l’ultimo importante lavoro orchestrale di Max Reger, la Variazioni e fuga su un tema di Mozart, op 132, un pezzo, come pure le altre sue opere orchestrali, che si trova raramente in un programma concertistico, questo forse perché è difficile da interpretare in modo che non venga percepito come noioso, non attraente.
Il tema principale è quello della Sonata per pianoforte n. 11 in la maggiore, K 331 di Mozart, di cui Reger elabora otto variazioni e alla fine aggiunge pure una fuga, ulteriori info qui. L’organico è di tre flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due trombe, timpani, arpa e archi. La disposizione orchestrale del concerto è stata per la sezione archi la variante Furtwängler dell’arrangiamento americano, quindi i primi violini a sinistra, a centro-sinistra i secondi violini, a centro-destra i violoncelli con i contrabbassi più arretrati e completamente a destra le viole. La prima fila dei legni dietro gli archi, i flauti al centro e i fagotti a centro destra, nella fila successiva gli oboi e clarinetti, mentre nella terza fila la sezione ottoni con i corni a sinistra, le trombe in mezzo. Alla fine, più indietro i timpani.

© foto Priska Ketterer / Lucerne Festival
Il tempo dettato da Petrenko già durante l’esposizione del tema, Andante grazioso, eseguito prima dai legni, poi dagli archi e infine insieme, si poteva definire sostenuto. Tutte e due le sezioni l’hanno eseguito con un suono soffice, leggero, quasi gracile. Una delle caratteristiche di questa interpretazione è stata la continua ricerca dell’ottimale bilanciamento sonoro fra le sezioni orchestrali e questo mi sembra che sia riuscito in modo straordinario. Petrenko non esita nel far respirare ampiamente l’orchestra, mettendo molta emozione e sensibilità nell’interpretazione, offrendo un grande contrasto rispetto al modo di dirigere dell’inizio della sua collaborazione con i Berliner Philharmoniker. Le caratteristiche musicali di ciascuna delle otto variazioni sono state evidenziate con una precisa esecuzione tecnica ed espressiva da parte degli orchestrali, curata nei dettagli. Così si è passati dai passaggi capricciosi della prima variazione; a quelli vivaci, drammatici, molto calmi ma fluenti, teneri; per poi finire in modo maestoso. Per le caratteristiche descritte prima, questa è stata la migliore interpretazione che mi ricordi, coinvolgendomi musicalmente nell’esecuzione senza che perdessi il filo del discorso.
La seconda parte del concerto è stato dedicato al poema sinfonico Vita d’eroe di Richard Strauss, di cui potete leggere qui, una composizione con un organico molto vasto, e che ha suscitato molte discussioni, in primo luogo per capire chi è effettivamente questo eroe e poi analizzando in modo critico il pezzo dal punto di vista musicale.
La composizione è divisa in sei parti che sono connesse fra di loro senza interruzioni:
- L'eroe
- Gli avversari dell'eroe
- La compagna dell'eroe
- Il campo di battaglia dell'eroe
- Le opere di pace dell'eroe
- Fuga dell'eroe dal mondo e compimento del suo destino
Il programma di Ein Heldenleben cadde ripetutamente in discredito. I critici condannarono l'autorappresentazione del compositore come un eroe, ma Strauss lasciò sempre aperto nelle sue dichiarazioni come dovesse essere interpretato il programma. Si dice, ad esempio, che abbia detto: “Non sono un eroe. Mi mancano le forze necessarie; Non sono fatto per la battaglia. Preferisco ritirarmi, godermi la pace e la tranquillità...” D'altro canto, il ritratto della moglie Pauline nella terza sezione e il passaggio in cui sono citati temi delle sue opere più vecchie mostrano chiari tratti di autorappresentazione. Bisogna però tenere presente che Strauss aveva una grande passione per l'ironia. Secondo Strauss il programma non ha comunque alcuna importanza per la fruizione della musica e spesso ha addirittura voluto evitare di renderlo pubblico.
L’organico è composto da ottavino, tre flauti, tre oboi, corno inglese, anche quarto oboe, clarinetto piccolo, due clarinetti, clarinetto basso, tre fagotti, controfagotto, otto corni, cinque trombe, tre tromboni, tuba tenore, tuba bassa, timpani, grancassa, piatti, tamburo piccolo, cassa rullante, tamtam, triangolo, due arpe e archi. Un organico vasto per poter aver impatto sull’ascoltatore con effetti sonori particolari. La disposizione orchestrale per quanto riguarda la sezione archi è stata la stessa di quella della prima parte, aumentando però il numero dei musicisti. Dietro gli archi la prima fila dei legni con ottavino, flauti, oboi, corno inglese e controfagotto. Nella seconda fila dei legni clarinetti, clarinetto basso e fagotti. Nella fila successiva la sezione ottoni con quattro corni, trombe, tromboni, tuba e tuba bassa. In ultima fila i rimanenti quattro corni e la sezione delle percussioni.
Il fatto che ci siano molti componenti di autorappresentazione nel poema sinfonico evidenzia il carattere emotivo e passionale del pezzo. Proprio queste caratteristiche sono apparse dalle prime battute nell’interpretazione di Kirill Petrenko e dei Berliner Philharmoniker. Il tempo imposto da Petrenko durante tutto il pezzo, a parte la terza parte, si potrebbe definire “sportivo”. L’inizio con contrabbassi, viole e il resto degli archi è stato eseguito con grande decisione, incisività ed energia, con un grande volume sonoro, frutto di molta pressione dell’arco sulle corde. Nonostante il tempo sostenuto, Petrenko non ha eseguito fraseggi corti ma ha lasciato le frasi respirare, specialmente durante i tanti passaggi nei quali pochi strumenti, anche soli, avevano la parte protagonista, curandoli particolarmente nei dettagli. Durante tutto il pezzo c’è stata una bella fluidità passando da un tema all’altro, da una frase all’altra, aiutando l’ascoltatore a seguire facilmente il discorso musicale. Ogni passaggio mi è sembrato curato nei dettagli ma mi è piaciuto particolarmente come abbia lasciato suonare gli orchestrali dandomi l’impressione che ciascuno di loro potesse esprimersi liberamente. Questo particolare si è notato specialmente durante la terza parte, con i passaggi della prima violinista solista. È stato un vero piacere sentire il dialogo molto libero e spontaneo fra lei e l’orchestra.

© foto Priska Ketterer / Lucerne Festival
Il bilanciamento sonoro fra le sezioni orchestrali era perfetto risultando in un suono di una grande compattezza, ma potendo ugualmente udire le caratteristiche sonore degli strumenti nel palcoscenico durante i “tutti”. Non è stata una interpretazione radiografante della partitura, con la conseguente possibilità di sentire in modo trasparente e chiaro tutte le voci, ma il fattore emozionale, passionale e la compattezza erano leggermente più importanti, mai sfociando in confusione. Petrenko più volte nel prosieguo del pezzo ha calmato sul nascere un accenno d’esuberanza da parte degli ottoni, che avrebbe rotto quell’equilibrio tonale perfetto delle sezioni. Come pure incitava a volte gli archi a produrre un suono più incisivo, passionale o espressivo, a seconda dei casi. Non mi sono accorto di punti deboli nell’orchestra, imperfezioni tecniche non ne ho sentite nonostante i molti passaggi tecnicamente difficili e quasi solistici. Nonostante una standing ovation non c’è stato un bis, cosa che ha suscitato un’evidente delusione da parte del pubblico.
La serata mi ha fatto scoprire l’emozionalità, l’affiatamento e una nascente fiamma fra il direttore e l’orchestra. Dopo il periodo di Simon Rattle, con una mentalità inglese con interpretazioni tendenti al sobrio e asciutto, e l’inizio con Petrenko, che a mio parere si distingueva anche da quelle tendenze, ho l’impressione che sia l’orchestra che il direttore si siano avvicinati molto e che il rapporto si sia infiammato dal punto di vista emozionale. Il direttore detta sì il suo tempo e i concetti, ma in questi limiti lascia molta libertà all’orchestra e questo crea un’atmosfera molto positiva, fresca e costruttiva. Sono convinto che ora a Berlino sono in molti a non sentire la mancanza di Rattle e sono veramente curioso di sapere come proseguirà questo avvicinamento e collaborazione fra l’orchestra e il suo direttore musicale.
Programma
Lucerne Summer Festival
Mercoledì 30 agosto 2023
Sala da concerto KKL di Lucerna
Berliner Philharmoniker
Kirill Petrenko, Direttore
Max Reger, 1873-1916, Variazioni e fuga su un tema di Mozart in la maggiore, Op.132
Richard Strauss, 1864-1949, Ein Heldenleben, Vita d'eroe, poema sinfonico, op. 40
Foto ufficiali nella gallery fotografica
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