LuxSapienti | Il suono

27.03.2012..

Alla seconda parte di questo articolo

All'articolo di presentazione dei Capolavori Esoterici


L'ascolto

Sono appena salito in treno alla stazione di Mestre e ho una gran voglia di scrivere a caldo le impressioni provate in questa giornata dedicata all'ascolto di un impianto stereo "diverso". Perciò ho acceso il PC e... parto! Non tanto per trasmettervi il più possibile di questa seconda esperienza così interessante, ma più sinceramente per riuscire a trattenere e quindi poi elaborare per il mio percorso di ascolto e di costruzione quanto ho verificato oggi.

Riprendo dall'istante in cui mi sono seduto su quel divano basso e morbido e ho dedicato le mie orecchie a quanto sapevo sarebbe stato un qualcosa di straordinario.

Nel primo brano, Sonata for guitar and cello dal disco Virtuoso Guitar di Laurindo Almeida, inizia la chitarra classica dal canale destro. Sconcertante, non pare proprio riprodotta, si avverte una presenza così tangibile in tutti i parametri che faccio fatica anche a scomporli, ad analizzarli singolarmente, tanto sono tutti così perfetti da essere scomparsi dalla mia mente. Inizia il violoncello di Seykora sul canale sinistro. Non è possibile, la risonanza così imponente e vibrante la percepisco dentro l'anima... non so come meglio descriverlo. Anche qui la trasparenza e la velocità del suono sono impressionanti. Il timing è davvero immediato, come un suono vero. Si aggiunge il triangolo: è così metallico e dinamico da svegliarmi da quella sensazione estatica, a ricordarmi che il suono di questo impianto non è eufonico, caldo e romantico. No, è solo incredibilmente realistico, tirando fuori il legno dal legno, il metallo dal metallo, il nylon dal nylon. Impressionano i microdettagli, che se in un impianto comune sono rumorini o scricchiolii, qui diventano così evidenti proprio perché risuonano, come le percussioni di Flores, non solo definite, ma vive.

Ascoltiamo Duke Ellington's Big 4. La consistenza del gruppo, la tessitura timbrica e anche qui un calore e un colore senza enfasi, senza miele, mi avvolgono. La scena sonora è semplicemente… No, mi correggo, non parlo più di scena ma piuttosto dell’essere io dentro un evento. Non ci sono più mura e il soffitto di quella stanza, davvero pessima, viene a sparire tutto. Non è possibile. Mi sconcerta la batteria di Lous Bellson, riprodotta da un watt e mezzo di amplificatore. Il pianoforte di Duke poi è semplicemente irraggiungibile, è uno stupendo pianoforte vero che suona in questa tavernetta! La chitarra jazz di Joe Pass è morbida e frizzante. C'è una velocità dei transienti che è così reale da lasciare senza tregua, ma è unita a una dolcezza di emissione assolutamente mai sentita prima! Questa ricchezza timbrica incredibile non è minimamente paragonabile con quanto finora avrei definito "timbricamente ricco", ma nello stesso tempo vi è una trasparenza e una definizione del suono che non riesco davvero a spiegarmi, essendo appunto questo talmente ricco di armoniche. La larghezza, la profondità sono addirittura strane, cioè non mi capacito come riesca a sentire suoni da ovunque fuorché dai diffusori, completamente spariti. La musica viene tutta da dietro i diffusori e, nonostante la dinamica e la fluidità mostruosi, non vi è mai un minimo di aggressività. Come è possibile tutto ciò?

 

Passiamo a Miles Davis Quintet, dal disco Relaxing with. La stessa cosa. La tromba di Miles è così piena e ricca di sfumature, rumorini, saliva, soffio, sporcizia vera: tutto è riproposto con un realismo che mi sembra davvero di averlo davanti che suona per me. Non è la solita "trombetta", qui è lo strumento, è un soffio vitale che sembra alitarmi sulla testa. Entra Coltrane col suo sax. Altra emozione pazzesca. La dinamica, la velocità e il realismo timbrico mi fanno salire la pressione, è un'emozione nel cuore e mi sento "a casa mia". Sì, magari, averlo a casa mia questo impianto-strumento…

Ho già sentito abbastanza. Vado via. No, resto, voglio godermi questa esperienza ancora un po'.

Mettiamo su Tuck & Patti. La Gibson ES 335 è calda e armonica, velocissima e armonica. La voce è... una voce. C'è un picco dinamico notevole nel brano Tears of Joy, ma l'impianto non si scompone affatto, anzi lo riproduce senza sforzo o indurimento del suono.

Passiamo alla classica. Della Deutsche Gramophone, Diabolus in Musica di Paganini. La scena è deliziosa, profonda, grande eppure precisa in tutta la disposizione orchestrale. La dolcezza timbrica è emozionante e mi ispira davvero commozione. La dinamica è anche qui senza alcun limite o compressione, con un senso assoluto di relax che non si spiega. Il violino di Accardo ha la dolcezza dello strumento vero, i pieni orchestrali sono restituiti con un "fiato" infinito. Avverto come se l'orchestra pulsasse, percepisco ondate di energia che mi lavorano dentro.

Credo che possa bastare. Allora chiedo a Fabio di farmi ascoltare dei dischi ben poco audiofili che mi son portato dietro apposta, proprio per vedere come si comporta l'impianto. Questa era una prova che mi incuriosiva molto, per capire quanto rivelatore fosse.

Nell'ordine: Santana Caravanserai, Eric Clapton Another Ticket, Led Zeppelin III, Stanley Clarke Time Exposure, Weather Report 8:30, David Sanborn Backstreet, Genesis Trespass, Mark Johnson Bass Desires, Pino Daniele Bella Mbriana.

Meraviglioso e divertente…

Posso dire che tutti, ma proprio tutti i difetti dell'incisione sono emersi come in una TAC. Ma, a differenza del classico impianto rivelatore che ti fa una spietata fotografia e ti impedisce di gustarti il valore artistico di una musica registrata in maniera poco meno che perfetta, qui la riproduzione meno realistica ha pur sempre il suo valore, emoziona lo stesso, a volte commuove proprio nella sua imperfezione. Come se, venendole comunque restituita vita, la musica fosse comunque sempre piacevole, solamente diversa, con un carattere timbrico meno coerente ma pur sempre bello. Beh, per me questo è l'obiettivo. Non dico altro.

Infine, Fabio mi sorride e mi invita a spostarmi in un altro angolo della sala. Tira fuori una Gibson ES335, come quella di Tuck, la connette a un Fender Tweed degli anni '50 e mi suona Tears of Joy, che avevamo ascoltato poco prima. Che dire… "Ti ho voluto riportare sulla terra… far sentire quanto siamo lontani dal suono vero" mi dice. Eppure quella chitarra era molto, molto, molto simile a quella riprodotta. Solo ancora più libera in dinamica e più viva, ma nemmeno troppo.

Ho molto apprezzato il fatto che abbia voluto mettersi alla prova in un modo che ben pochi sarebbero disposti a fare, da questo noto che Fabio non cerca grandi gratificazioni dagli altri, ma solo dalla musica.

 

Conclusioni

Credo di aver detto tanto, anche troppo, per descrivere tale risultato. Ho anzi evitato per decenza di utilizzare troppi superlativi, ma inviterei chi legge a verificare con le proprie orecchie e recarsi ad ascoltare, se il costruttore sarà disponibile.

Questo è palesemente, almeno per me, il percorso giusto e, ad oggi, il punto d'arrivo nel campo dell'elettronica applicata alla riproduzione del suono, almeno dal punto di vista del risultato pratico e aspetti tecnici a parte. Punto e basta. Se saremo davvero intellettualmente onesti avremo il dovere di rivedere pesantemente molti dei concetti che hanno arenato la tecnica al punto in cui ci troviamo, cioè all'incapacità di riprodurre il contenuto emotivo, se vogliamo spirituale, della Musica, ridotta a qualcosa di molto inferiore di quanto sia invece stata creata per essere.

 

3 di 3 - Fine



N.d.R. Il costruttore ci ha gentilmente autorizzato a fornire i suoi dati di contatto. Per ulteriori informazioni, scrivere quindi a Fabio Calò, mayday06@libero.it

di Roberto Borgonzoni
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