LuxSapienti | L'impianto

22.03.2012..

Alla prima parte di questo articolo

All'articolo di presentazione dei Capolavori Esoterici


La tecnica

Si possono spiegare almeno i motivi tecnici di un suono del genere? E quelli non tecnici, si possono descrivere senza passare per sciamano o anche peggio affabulatore? Proverò a farlo qui, non so se ci riuscirò, ma ci vorrei provare.

La costruzione d'insieme appare, come avevo immaginato, volta esclusivamente al risultato sonoro. Benché si percepisca quanto affetto sia stato posto nella realizzazione, agli occhi di un criticone come me appare tutto un po' caotico e fuori dagli standard costruttivi convenzionali. Dovrei prendere ogni parte dell'impianto e metterlo in discussione nel minimo dettaglio ma questo è uno strumento esattamente così com'è e qualsiasi presunto miglioramento sulla carta potrebbe pregiudicarne la magia che è capace di restituire.

Fender Deluxe 1957Lo stesso Fabio (Calò) mi racconta che tutte le volte che ha provato a modificare secondo gli standard hi-fi le sue testate valvolari Fender, Marshall o Hiwatt, il risultato è sempre stato puntualmente peggiorativo. Infatti, da quel che mi racconta, la verifica costruttiva è stata applicata in pratica su ogni aspetto, anche il più scontato e assodato dalle basi dell'elettronica: spesso ciò che avrebbe dovuto migliorare ha invece peggiorato e viceversa. Sono già d'accordo comunque di riprendere l'argomento costruzione, dato che per il suono ho ben poco da ridire, alla mia prossima visita.

 

I diffusori Devacian, secondo LuxSapienti, sono il nucleo centrale della rivitalizzazione del segnale sonoro, quindi vediamo di capire come sono stati progettati e poi costruiti. Sono in pratica due strumenti musicali identici, costituiti da una tavola di risonanza in rigatino d'abete della Val di Fiemme e una cassa di risonanza in palissandro massello da 10 mm. La tavola di risonanza rappresenta il segreto del suono LuxSapienti. La sua accordatura è realizzata in un modo misterioso che ovviamente non mi viene rivelata. In liuteria viene definita incatenatura: attraverso i suoi pezzi di rigatino, le catene, collocati in punti chiave della tavola e definiti in modo da non bloccare bensì amplificare le risonanze. Fabio aggiunge solo che, per giungere a quella trasparenza, il percorso seguito è una sintesi di nozioni di musica, liuteria, elettronica e non ultimo esoterismo, confluiti soprattutto nell'accordatura della tavola. Mi racconta che qualcuno aveva provato a clonare le sue casse ma, avendo fallito e ottenuto solo un tamburo, lo aveva poi anche contattato per chiedergli aiuto. Non commento su questo. Aggiungo invece che il diffusore ha un reflex molto interessante, ottenuto cioè lungo tutto il perimetro della tavola anziché col classico tubo di Helmoltz. Questo, afferma il costruttore, è un doppio vantaggio: evita il classico suono intubato del reflex e soprattutto serve a sollecitare l'intera tavola di risonanza. Noto poi che questa diminuisce in spessore e curvatura dall'alto verso il basso, onde generare davvero grandi differenze di risonanza: lo verifico battendoci su e la sento "cantare" a una ampissima e graduale gamma di frequenze. Sopra il diffusore si trova un vero e proprio manico di contrabbasso, le cui corde sono connesse all'altoparlante e a due punti della tavola, al fine di accordarne ancora le risonanze. Altro sistema per spostare la correzione della frequenza di risonanza del diffusore è nella possibilità di regolare la distanza tra tavola e cassa. Gli altoparlanti sono Goodmans Axiom 300 ampiamente modificati e trasformati a elettroeccitazione, con efficienza di 98 db.

I meglio informati, a questo punto, ricorderanno altri esempi di realizzazioni diciamo "risonanti", di marchi come Spendor, onestissimi ma normali diffusori, se non un po' più curati nei legni e "accordati" nel senso di "linearizzati". Oppure Bösendorfer, che ha provato a realizzare una cosa simile, ma solo accostando una tavola-risuonatore accanto al diffusore vero e proprio, in modo da creare una percezione di risonanza. Molto di più aveva ottenuto la sovra citata Rehdeko, con i suoi risonanti diffusori. Ma stiamo sempre parlando di diffusori in multistrato di faggio, che definire davvero risonanti, a confronto dei LuxSapienti, è un eufemismo. Qui siamo in un mondo totalmente diverso, quello di uno strumento musicale vero e proprio, apparentemente iper-risonante, come un tamburo, ma che poi suona, anzi risuona come ogni strumento che riproduce.

 

Le connessioni di segnale, potenza, alimentazione e digitali sono, secondo il costruttore, l'altra chiave del suono LuxSapienti. Cito testualmente: "se nei diffusori il suono benché coerente va comunque a morire, è nei cavi che la sua natura viene già compromessa". Lo so bene, è la stessa cosa che io per primo ho sempre affermato, nonostante i detrattori. In metri di percorso, se il "messaggio" non è preservato correttamente, ben poco ne rimarrà. Per raggiungere lo scopo, mi dice che è stato necessario investire notevoli risorse, perché a suo dire la connessione è l'aspetto più complesso da realizzare. Mi dice che dentro i cavi sono stati introdotti vari componenti, che ovviamente non mi rivela… (Grrr!) La mente mi dice subito che certe robe strane non fanno altro che creare problemi di capacità, aumentano la resistenza… insomma non suonano! Eppure, all'ascolto, nonostante all'inizio avesse incontrato molti ostacoli, mi dice che oggi i suoi cavi sono lineari a 0 db fin oltre 1 GHz. Straordinari anche dal punto di vista tecnico, quindi, ma col vantaggio che, alla linearità che molti cavi eccellenti hanno, si è recuperata la vita del suono. Mi mette su vari cavi per fare i confronti: Shinpy Quasar, White Gold Sublimis Pi Greco, Sublima Yasoda 6. Beh, tralascio le analisi secondo i classici parametri: gli altri cavi restavano su per pochi secondi, tanto enorme e immediata era la differenza in termini di realismo. Ciò fa dei LuxSapienti dei cavi oggettivamente superiori? Decisamente sì e, in un prossimo articolo, vorrei cogliere l'occasione per motivare tecnicamente questa "oggettività" facendo delle affermazioni a più ampio spettro, che cioè riguardano tutti i componenti dell'impianto hi-fi. Torneremo ampiamente sull’argomento, è una promessa.

 

Le amplificazioni sono dei prototipi, quindi senza fronzoli estetici, che mirano alla praticità “da laboratorio” e all'efficacia del suono. Sull'ampli Kamaloka vedo percorsi del segnale ridotti al minimo e soprattutto l'ottimizzazione dei cavi in base alle tensioni da condurre, in termini di spessore e costruzione, dalla tipologia aeronautica a un componente a vista di proprietà del costruttore. Ma vedo anche la base di legno piena di fori, il dislocamento quanto meno folle, se non del tutto errato almeno dal punto di vista elettronico, di alcuni componenti, nonché alcune saldature rifatte in velocità… Mi spiega il costruttore che quel telaio è nato per essere oggetto di innumerevoli violenze, montaggi e smontaggi, al fine di valutare le varie opzioni componentistiche per giungere al risultato finale. Mi conferma che questo è infatti il punto d'arrivo della progettazione e che adesso la produzione vera e propria viene effettuata con una tecnica costruttiva inedita in campo audio ma consueta in campo aerospaziale. Trattasi di costruzione priva di saldature ma realizzata con materiali e tecniche aerospaziali in cui i contatti si effettuano con crimpature, numerate e certificate, per garantire massima stabilità nel tempo e soprattutto, nel nostro campo, minore interferenza sul passaggio del segnale. Tale tecnica di accoppiamento dei materiali, effettuata con speciali e costosi arnesi, permette di ottenere il legame tra i conduttori compattando la materia dei due poli ma senza aggiungere leghe estranee che deperirebbero il segnale come nella saldatura. La realizzazione dell'apparecchio deriva dalle mani esperte di Giovanni Riccardi, ottimo tecnico napoletano di lunga esperienza. "Con Giovanni si è creata da subito un'eccellente intesa e sinergia creativa. Solo un tecnico non solo tecnico poteva ascoltare e attuare le mie tesi apparentemente stravaganti, senza pregiudizi legati a questo o quel testo teorico" afferma Fabio. L’amplificatore è quindi unico, un integrato possente, a due telai in rame, connessi da un cavo cortissimo. L'alimentazione è rettificata a valvole 5Y3 RCA a riscaldamento diretto, induttanze Stancor, condensatori carta e olio Tobe e Sprague, resistenze Allen Bradley. Solo condensatori in carta e olio raffinatissimi sull'alimentazione! Il telaio di segnale contiene una basetta in legno wengé trattata con sali di boro per renderlo ignifugo, sospesa su molle, sulla quale sono ancorati i componenti, cablati rigorosamente in aria. Si tratta di un semplicissimo tre stadi single-ended in Classe A di EC8020 Telefunken, i cui primi due stadi sono di preamplificazione RIIA phono e l'ultimo è uno stadio singolo di potenza, accoppiato a trasformatori Tango NC-20. I trasformatori di uscita sono Tamura F-7002. Ovviamente anche qui condensatori e resistenze di qualità eccelsa. Afferma il costruttore: "La scelta progettuale è frutto di lunghe valutazioni, come ad esempio sul tipo di valvole di alimentazione e soprattutto di segnale. La EC8020 Telefunken è meravigliosa, proprio per la sua elevatissima transconduttanza e costruzione straordinaria, con griglia praticamente invisibile e microfonicità nulla: davvero il massimo in velocità e coerenza di segnale. Si è preferito evitare qualsiasi triodo classico come 2A3, AD1 o 300B proprio per la loro maggiore lentezza, sebbene in altre situazioni siano imbattibili come ricchezza armonica. Ricchezza che deriva soprattutto dalla loro alta distorsione, di secondo ordine – quindi gradevolissima, perché in qualche modo emula i decadimenti armonici del suono vero – che tuttavia rallenta molto il suono nei transienti, rendendolo meno immediato, in qualche modo meno vivo. Si è anche rimasti lontani dai transistor. Non solo per le loro caratteristiche armoniche meno gradevoli ma anche – sebbene l'alta transconduttanza – per la loro necessità di controreazione locale e/o totale. La controreazione alla fine determina, oltre all'indurimento, anche il rallentamento del suono. Qui insomma serviva un segnale assolutamente puro, fresco e di velocità reale, da rivitalizzare poi dalle tecniche LuxSapienti ma che non rallentassero e indurissero né scaldassero e addolcissero oltremodo il suono. Cioè bisogna fare soltanto ciò che fa un qualsiasi strumento: far sì che il suono si riempia di Vita". Tutto questo impiego di risorse per sviluppare solo un watt e mezzo di potenza! Ma quel respiro e quella fluidità dinamica che lo fa sembrare di potenza cento volte maggiore deriva proprio da come l'alimentazione è progettata.

 

Il giradischi è un sistema molto particolare. Un trazione diretta Technics SP-15 fa da motore e volano per pilotare, mediante una cinghia di seta, il giradischi vero e proprio, costituito da venti chili di piatto sospeso su tre magneti in neodimio e non poggiato su un sistema perno/sfera, come la maggior parte delle costruzioni tradizionali. Il giradischi è poi immerso in una base di legno sonoro, adagiata su un grosso cuscino di talco, a sua volta sopra una base di trecento chili di pietra serena e ardesia. Fabio sostiene che questo sia il modo migliore per sommare l'immediatezza insuperabile della trazione diretta alla ricchezza e dolcezza della trazione a cinghia, che tuttavia tenderebbe a essere un po' finta per la sua morbidezza sui transienti se non fosse per il motore-volano. La testina è una MC Allnic Verito.

 

L'intero sistema è realizzato da LuxSapienti, tranne il braccio Max Research, il piatto Technics SP-15 usato come volano e la meccanica CD Forsell. Tutti componenti comunque di alta qualità.

LuxSapienti ha sviluppato una sua teoria sulla trasmissione elettronica, vista come una vibrazione piuttosto che una propagazione. Pertanto tutta la sua elettronica è fissata su legno a venature larghe, poi il tutto sospeso su gel, aria o comunque pneumatico, infine poggiato sull'elemento pesante e rigido. Mentre quest'ultimo serve a isolare l'elettronica dal risuonare dei diffusori e non indurre altre vibrazioni sul segnale, il legno serve ad assorbire in modo "organico" le vibrazioni senza amplificarle. Il costruttore afferma che il legno a contatto del segnale, se saputo gestire, migliora drasticamente il suono in termini di ricchezza timbrica ma anche – e questo è più difficile da comprendere – in trasparenza e definizione. "Ma è come", afferma, "se le vibrazioni potessero ora propagarsi liberamente nel legno, senza tornare indietro ma vivificandosi mentre scemano fino a morire. Deve morire il veicolo perché il passeggero viaggi indisturbato". Lo stesso principio di sospensione è stato applicato anche ai supporti per i diffusori, alla base del giradischi, al volano.

 

Il convertitore D/A è... strano! (N.d.R. Ed è sempre un prototipo, come si vede in foto dalle connessioni ancora da terminare) Sembra un tronco d'albero con due lucette azzurre. Scherzi a parte, mi incuriosisce molto la costruzione. Un grosso chassis che il costruttore mi spiega essere stato realizzato con principi simili a quelli del diffusore. Tuttavia qui si tratta di cedro rosso sonoro, molto leggero e a venatura larga, per assorbire le vibrazioni rendendole "organiche", secondo quanto mi dice Fabio. Gli interni sono molto curati e la parte analogica è totalmente passiva, cioè il segnale in uscita dal chip viene prelevato bypassando la scheda madre e condotto direttamente a un trasformatore che adatta l'impedenza e genera il guadagno, per poi uscire ai pin RCA. Schema anche qui semplicissimo, con percorsi di segnale molto corti. 

 

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di Roberto Borgonzoni
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