Mani Padme Trio | The Flight (Vôo)

01.08.2025

C’è un momento in cui un musicista jazz smette di seguire pedissequamente le linee della tradizione e decide invece di farsi portavoce di un proprio personale linguaggio, senza tuttavia rinunciare interamente all'apporto delle esperienze culturali che costituiscono le proprie naturali radici. Ciò diventa ancor più vero quando parliamo di un gruppo di strumentisti brasiliani, tendenzialmente circondati da un ambiente imbevuto di una certa retorica ritmico-folkloristica e che si trova a superare i limiti di un latin jazz comunemente espresso in forme spesso scontate. Il Mani Padme Trio si trova esattamente in quel momento in cui l'evoluzione non è più solo cronologia stilistica ma diventa necessità, onde evitare qualsiasi stagnazione estetica. I condizionamenti più tradizionalisti e i riferimenti euro-statunitensi non dominano la loro scena ma vi gravitano attorno con la leggerezza di “letture” filtrate, comprese e trasmutate. Nessun inchino accademico all'inflazione del jazz nordamericano ma ciò che invece emerge è una specie di “eremo sonoro”, una penisola creativa che si protende sul mare della scena musicale internazionale mantenendo la propria, personale identità. 


Il Mani Padme Trio ha esordito poco più di vent'anni fa con il primo album A Rainy Day / Um die de chuva, bissando poi la loro consolidata posizione di rispetto con Later / Depois, uscito due anni più tardi. La Red Records si è sempre impegnata nel tempo a sostenere questo trio che si ripresenta oggi con The Flight (Vôo), un album registrato per una casa discografica brasiliana nel 2015 e ripubblicato ora dall'etichetta milanese.

La formazione di questo trio si è mantenuta costante negli anni tranne che per il contrabbassista, sempre sostituito a ogni nuova uscita. Attualmente il gruppo è composto dal pianista cubano Yaniel Matos e dalla ritmica tutta brasiliana con Sidiel Vieira al contrabbasso e Ricardo Mosca alla batteria. Questa componente ritmica innerva, spinge e riceve feedback dal melodico pianoforte in un mutualismo di percussioni e note basse che affranca il gruppo dal rischio del già detto, rifiutando l’imbonimento culturale. Vale a dire che il Mani Padme Trio non subisce il destino di altri gruppi provenienti dall'America Latina, cioè quello di diventare cloni di altri cloni, fotocopiando stilemi espressivi richiesti dalla maggioranza di un pubblico di bocca buona. Il trio ha evidentemente compreso che il folclore può essere tanto trappola quanto stucchevole ornamento, se non utilizzato con prudenza. 

L’ascolto di The Flight è quindi un’esperienza in cui la forma – sempre aperta, mai compiuta – diventa spazio di improvvisazione controllata e scevra da procedure enfatiche. Aleggia, nei vapori di questa musica, un profumo agrodolce, non solo per le timbriche calde e per le armonie increspate ma perché l'intero album sembra formarsi da una combustione lenta e cosciente. Il jazz così prodotto non cerca evidentemente il consenso, ma una integrità etica, nel contesto di un'esplorazione sonora che non abusa di né di eccessi di saudade né di forme comodamente modali. 

Per quello che riguarda la scaletta dei nove brani presenti in questo album, sette sono stati composti dal pianista Matos, mentre ci sono anche due cover di storici artisti brasiliani come Milton Nascimento e Dorival Caymmi. 

Mani Padme Trio - The Flight (Vôo) 
Partida è una breve, fuorviante introduzione all'album. Un'improvvisazione casuale che mostra solo l'alambicco dell'esperimento alchemico, come fosse la presentazione di una illusoria identità momentanea. 
E infatti il vero volto del gruppo comincia a manifestarsi col brano seguente, Gotas de Rocio, brano composto dal pianista Matos. Si tratta di un pezzo molto melodico e che sembra voglia tratteggiare con delicatezza il soggetto esposto nel titolo, cioè le gocce di rugiada. Lo stile di questo pianista potrebbe assomigliare a tratti ad una via di mezzo tra Jarrett, soprattutto per il modo di utilizzare i fraseggi d'improvvisazione nel cuore del brano, e l'ostinazione percussiva di un Ethan Iverson prima maniera. In effetti la traccia si conclude con un crescendo e una serie di passaggi reiterati di pianoforte, irrobustiti dal serrato accompagnamento ritmico della parte conclusiva. 
Cais è un brano di Milton Nascimento e Ronaldo Bastos, tratto dall'album Clube de Esquina del 1972. La canzone originale, resa eterea nella sua bellezza iniziatica promossa dalla voce soave di Nascimento, viene qui un po' modificata dopo un inizio pianistico che segue il lento andamento melodico. Però, poi, progressivamente il brano prende moderatamente quota con le sottolineature del contrabbasso e l'apporto discreto ma più ritmato della batteria. Il piano sceglie un fraseggio d'impostazione be bop ma condotto senza angustie, quasi contento di una improvvisa e inaspettata libertà. Breve assolo di batteria, volutamente poco fragoroso, misurato in un dialogo tra tamburi e piatti che però va a chiudere il brano così com'è, senza che gli altri due strumenti intervengano.
Compreensiva è del nuovo contrabbassista Vieira e si traduce all'ascolto sotto forma di un'iniziale jazz ballad dalle sfumature gospel. Matos si esprime qui con un pianismo piuttosto tranquillo, fino all'assolo di Vieira che segue il climax innescato con una prova molto sentita e partecipata. Poi è il piano ad improvvisare e ci rende partecipe della sua tecnica eccellente, manovrata con un tocco assolutamente ben gestito che porta verso un crescendo progressivo fin oltre la metà brano. Nell'ultimo tratto si alterna l'idea iniziale della ballad con l'incremento dinamico della strumentazione. 

 

Mani Padme Trio

 
Cimarron non tradisce la vena melodica del pianista, che però mantiene un andamento piuttosto mosso, quasi esuberante sulla sua tastiera in una costruzione ad ampio respiro contornata da un fraseggio serrato ma, come sempre, non convulso, e inframmezzato da qualche accordo dissonante piazzato strategicamente qua e là. Ottima la sezione ritmica che segue con decisione le escursioni pianistiche. 
Estrada Rural è un'altra composizione di Vieira, una lenta milonga cantabile che ci ricorda la provenienza latina del trio. Muovendosi in una dimensione poco spettacolare, senza gli estremi ridondanti di certa musicalità sudamericana, ma con un melodismo suadente, Mani Padme Trio esce dal mito autenticista che vorrebbe questo tipo di musica finalizzato in un certo modo – luci soffuse e balli da mattonella – per virarla a un jazz dai modi gentili, compreso un breve solo di contrabbasso. La mia particolare stima per Matos, comunque, s'incrementa ancor più in questi brani lenti dove conta l'estrema pulizia di suono e la sensibilità armonica individuale. 
El Vuelo si costruisce su una serie di arpeggi dall'aria antica e classicheggiante, che irradia una dolcezza se vogliamo un po' più popolare rispetto agli altri brani, grazie ai continui passaggi tra tonalità maggiori a quelle minori. Ma un conto è un brano pop costruito in modo appiattito sugli accordi ed altra cosa è tracciare i confini di uno spazio dilatato in cui ogni musicista occupi il suo posto naturale con interventi ben intercalati gli uni con gli altri. Quando il brano si dirige verso la chiusura, l'arpeggio di pianoforte iniziale si ripropone questa volta all'unisono col contrabbasso. 
Con Farofa ci spostiamo ai Caraibi dentro un accattivante incipit pianistico e quindi un soppesato contributo di Matos, che comunque questa volta si lascia andare un po' di più, in un gioco maggiormente esuberante sul modello di Gonzalo Rubalcaba. Il motivo conduttore è molto piacevole e lascia spazio al contrabbasso, prima del brillantissimo assolo di piano. Finale a due tra una frase reiterata di pianoforte e la risposta della batteria. 
Si chiude con Rosa Morena, un brano del 1955 di Dorival Caymmi, considerato in patria, come fama, secondo solo a Jobim. Il brano viene molto rallentato dal trio e quasi allontanato dall'atmosfera più disinvolta dell'originale.

 

Mani Padme Trio

 

The Flight è il suono di un latin jazz liberato dai suoi stessi totem, che smette di cercare approvazione e comincia finalmente a parlare “da dentro”. La buona novella sta nel fatto che il connubio tra l'originaria, classica impronta jazz e i colori sudamericani è finalmente riuscito a proporre una musica tutto sommato semplice, senza intellettualismi e priva della zavorra dei luoghi comuni. Poi, anche se questo trio incide album con il contagocce, è sempre piacevole ritrovarlo, dopo quel lungo "dia de chuva" del 2004 e la chiusura conseguente dell'ombrello anni dopo, a pioggia terminata.

 

Mani Padme Trio

The Flight (Vôo)

CD Red Records 2025

Disponibile in streaming su Tidal quaità max fino a 24bit/192kHz e Spotify Mp3 320kbit/s

di Riccardo
Talamazzi
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