Max De Aloe Quartet | Melodic Monk

29.11.2024

Nel cominciare la recensione di Melodic Monk, ultimo album del Max De Aloe Quartet, avevo pensato di utilizzare delle perifrasi standard per raccontare l'atmosfera di questo lavoro, usando ad esempio locuzioni del tipo “uno strano incontro” o “l'altra faccia di Monk”. In realtà mi sono chiesto se potesse esserci un'eventuale stranezza in questo progetto, ad esempio nell'impiego dell'armonica a bocca come principale supporto solista oppure nella scelta inusuale di alcuni melodici temi monkiani, magari trascurati nella loro linearità rispetto alle avventurose armonizzazioni con cui sono stati originariamente concepiti e che hanno contribuito a rendere il pianista della Carolina giustamente famoso. La conclusione a cui sono arrivato è che l'interesse musicale può essere comunque sollecitato in egual maniera da qualsiasi strumento, persino da una macchina cromatica considerata un po' periferica per il jazz, soprattutto italiano, come l'armonica a bocca suonata da De Aloe. In seconda misura non dimentichiamo che uno tra i brani più belli mai scritti da un jazzista è proprio il melodicissimo, coerente tema di Round Midnight, che apre, tra l'altro, l'esperienza d'ascolto di Melodic Monk. Nessuna eccentricità, quindi, nella scelta di riproporre questa rilettura attenta e delicata da parte di De Aloe bensì l'intento d'indagare la dolcezza dell'animo di Thelonious Monk, al netto delle sue particolarissime armonizzazioni che tanto hanno coinvolto il jazz moderno.

 

Con il fido quartetto insieme dal 2008 composto, oltre che dallo stesso leader, da Roberto Olzer al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria, De Aloe ci invita a prestare attenzione al fatto che Melodic Monk è una rivisitazione in atto “alla superficie” della musica del fondamentale artista statunitense e non necessariamente “in profondità” della stessa. Ci si muove quindi rispettosamente tra le strutture armoniche di questi brani salvaguardandone pienamente il loro procedere, senza inutili né avventurosi sperimentalismi e ponendo l'attenzione prevalentemente sul movimento delle linee melodiche. Quindi non avviene alcuna destrutturazione dei brani ma piuttosto un approccio attento con la giusta dose di riguardo. De Aloe, infatti, più che altro tende a modificare i tempi di sviluppo dei motivi tematici, trasformando alcuni brani in vere e proprie ballad e altri swingandoli in modo assolutamente personale. Ma il tono generale di questo album mantiene una propria, misurata morbidezza. Potremmo anche affermare che a ogni sentimento inquietamente aspro riscontrabile negli originali di Monk corrisponda una risposta garbata e quasi “contenitiva” da parte della formazione di De Aloe, tanto che le versioni dell'armonicista lombardo sembrano vibrare sospese in un'aria rarefatta. Insomma, si è provveduto a offrire a queste composizioni uno spazio più dilatato, un respiro più vasto, onde restituire proprio allo stesso Thelonious Monk tutto l'intrinseco valore della sua abilità melodica. Inoltre è stato brillantemente evitato da parte dell'ottimo Olzer al pianoforte, qualsiasi effetto stilistico imitativo nei confronti del grande americano, come del resto lo stesso De Aloe ha commentato in una recente intervista a Musicabile nel giugno di quest'anno che “...se esiste nel jazz italiano un pianista non monkiano, quello è proprio Olzer”, vedi qui. La dimensione della rilassatezza e un sentire leggero, quasi giocoso, animano costantemente tutti i brani senza bisogno di alcun ottovolante emotivo. Questa metodica interpretativa appare del tutto sufficiente a innescare la dimensione anamnestica che ci riporta dritti alla leggendaria ombrosità dell'autore americano e quindi a godere in conseguenza della bellezza delle sue composizioni.

 

Per quel che riguarda la valutazione dei singoli brani mi sfugge però il motivo per cui la versione in streaming manchi di ben due tracce rispetto al CD, Ruby My Dear e In Walked Bud...

 

Max De Aloe Quartet - Melodic Monk


Ed è proprio Round Midnight, un brano che Monk compose nel 1947, ad aprire l'album con questo tema di aristocratica tristezza appena venato di blues dalla misurata armonica di De Aloe. Il pianoforte di Olzer ha persino reminiscenze classiche con il suo raffinato, quasi metafisico approccio, attento a non incrinare il flemmatico raccoglimento attorno allo svolgimento melodico. La ritmica è una punteggiatura ricca di sospensioni, il brano originale non viene sottoposto a nessuna capillare esegesi, anzi, si propone in uno spontaneo, velato lascito di note contenute, soprattutto quelle essenziali nel malinconico assolo di armonica.

Bemsha Swing era la traccia che chiudeva l'album originale di Monk del 1957, Brilliant Corners. Un accenno della batteria introduce il motivo tematico che la collaborazione Mistrangelo-Stranieri trasforma in una specie di reggae. Il brano acquista così un'ironica dimensione quasi surreale ma viene condotto in modo tutt'altro che dissennato, promuovendo invece un ordinato dialogo colloquiale tra armonica e pianoforte che si trova a costituire quindi l'asse portante attorno a cui ruota l'economia del brano.

Ugly Beauty proviene da Underground, album di Monk uscito nel 1968. La traccia viene chimicamente decantata dalle sue originali dissonanze e letteralmente modificata in una purissima, lenta ballad di grande e toccante bellezza. Il pianoforte di Olzer introduce il tema con accordi armonizzati in modo canonico e quando compare De Aloe non possiamo far altro che trasalire al cospetto delle poche, liriche ed essenziali note dell'armonica.

I Mean You proviene dall'album 5 by Monk by 5 del 1959. Fondamentalmente qui la scansione ritmica viene rispettata, in relazione ai movimenti originali del brano. Olzer compie un mezzo miracolo riuscendo a costruire un assolo di piano evitando di farsi risucchiare nell'inevitabile confronto con il groove dissonante di Monk, impostando il proprio svolgimento pianistico da un bebop piuttosto pulito, ben leggibile e soprattutto personalizzato. Dal canto suo l'armonica procede con una lieve, spontanea spigolosità per adattarsi alle richieste naturali connotate nel brano stesso. C'è spazio anche per un breve e misurato assolo di Stranieri alla batteria.

 

Max De Aloe Quartet

 

Vertigo non proviene dalle partiture di Monk ma è un brano dello stesso De Aloe che interrompe l'egemonia monkiana con un tango sinuosamente affascinante. La sua armonica è un continuo baluginare di piccoli intarsi infinitesimali che insieme aiutano a comporre una visione autonoma, una melodia coesa e sorretta, nel suo svolgersi, dai sempre opportuni interventi di Olzer, calato in pieno in questa visione tanguera dell'autore. Attori fondamentali, ben compresi dalla parte, anche i metonimici apporti della ritmica.

Ask me Now è una composizione rintracciabile in Solo Monk del 1965. L'armonica raggiunge qui insospettabili timbriche basse, che la rendono addirittura simile al suono di un clarino o di un sax baritono. L'assolo di Olzer, come già accennato inizialmente, è tutt'altra cosa rispetto alle invenzioni di Monk, con una messa a terra d'immagini più classiche che mi hanno ricordato l'incedere di Sellani. Ottimo il contrappunto di Mistrangelo al contrabbasso tra le note del pianoforte e secondariamente secco e preciso il suo assolo.

In Walked Bud è un brano originale del 1947 dedicato da Monk all'amico pianista Bud Powell, traccia che fu registrata in diverse occasioni ma che compare per la prima volta in Genius of Modern Music del 1957. Si tratta di una sincopata progressione intervallare discendente – una sorta di scala in cui, all'ascolto, si ha la sensazione di scivolar via da un momento all'altro – che De Aloe e sodali interpretano restando piuttosto adesi al clima originario, sorretto da un dialogo tra armonica e piano e con la ritmica a completare il tutto.

Pannonica, brano dedicato nel 1956 da Monk alla mecenate britannica, baronessa Kathleen Annie Pannonica Rotschild, viene pubblicato nel già menzionato Brilliant Corners, del 1957. De Aloe conduce il tema con sobria leggerezza stilistica tra un'ottima punteggiatura ritmica e l'accompagnamento vigile e avvolgente di Olzer, di cui sottolineo volentieri il limpido assolo che compare a metà brano. Anche Mistrangelo interviene in solitudine riproponendo il tema originario e precedendo la conclusione dell'armonica cromatica.

Ruby My Dear è del 1947 e fu dedicato da Monk al suo primo amore Rubie Richardson. Anche questo brano apparve in diverse edizioni discografiche ma la prima volta avvenne per le sessioni del già citato Genius of Modern Music. La traccia tematica è una bellissima progressione armonica ascendente che torna a ripetersi più volte con i suoi blocchi principali legati da una melodia davvero seducente. In effetti, tra le ballad più famose di Monk, questa è per me un bel testa-a-testa qualitativo con Round Midnight. De Aloe si sofferma su un tono intimista dalle colorazioni bluesy, regalando alla sua armonica momenti d'intensa, partecipata emozione.

 

Max De Aloe Quartet

 

Non posso fare a meno di sottolineare la grande tecnica strumentale di De Aloe, in particolare anche per l'incredibile estensione sonora che riesce a estrarre dalla sua armonica. Un suono che diventa quasi un canto nel seguire ordinatamente le melodie dei brani prescelti. Nemmeno posso esimermi dall'encomio dovuto a Olzer e al resto del gruppo, pronti a seguire le variabili ed esigenti sfumature tematiche dell'aspetto melodico di Monk. La musica di Melodic Monk è ben lungi dall'assumere un comportamento provocatorio verso le composizioni originali da cui è stata ispirata. Piuttosto si occupa di realizzare una visione più carezzevole – ma non per questo stucchevole – di tutte quelle idee melodiche originariamente quasi seminascoste dalle lussureggianti imprese armoniche dell'autore statunitense. Un lavoro notevole che rimanda ad un artista e a una conseguente stagione tra le più importanti della storia del jazz dal dopoguerra fino a oggi.

 

Max De Aloe Quartet

Melodic Monk

CD Barnum for Art 2024

Disponibile in streaming – ma con due brani in meno rispetto al CD – su Qobuz a 24bit/48kHz e Tidal qualità max fino a 24bit/192kHz

di Riccardo
Talamazzi
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