Prima di ascoltare l'album Cancionera della cantante messicana Natalia Lafourcade, consiglio di dare un'occhiata al video omonimo, perché è in quelle immagini che si nasconde parte del segreto comunicativo di questa artista. Mettendosi nei panni di un'ipotetica interprete di canti tradizionali della sua terra, Lafourcade eredita una certa teatralità latina attraverso il suo alter ego, utilizzando una maschera d'impassibilità del volto, a metà tra la Madonna di Guadalupe e una solitaria bruja di campagna. Ella segue il suo percorso di riappropriazione del passato, scegliendo consapevolmente la strada dell'immersione nella memoria e proponendo una musica senza smagliature, legata alla tradizione che si muove per lo più tra folk, armonie mariachi, lamentazioni amorose, cumbia e un jazz appena accennato, senza respiro accademico, volutamente imperfetto.
Si tratta di un progetto concettualmente ambizioso, seppur non privo di ambiguità strutturali. Dopo De Todas las Flores del 2022, questa operazione di Cancionera è orgogliosamente ed entusiasticamente faziosa, rivolta verso un’idea di tradizione messicana rivisitata attraverso il potente simbolismo di quella regione, un certo innato istrionismo centroamericano e un vasto patrimonio di folklore, in parte ricostruito per l'occasione.
Se nei primi anni di carriera Lafourcade flirtava apertamente con l’indie pop, oggi sembra interessata a scavare sotto la superficie della canzone, a cercare l’ossatura di quella trama di rimandi culturali collegati alla tradizione popolare che l'artista peraltro cerca visibilmente di far affiorare dalle sue composizioni. La scrittura, ricca di oggetti allegorici come specchi, fiumi, fantasmi e ninne nanne, si mantiene quindi in equilibrio tra accessibilità e densità rappresentativa. Cancionera guarda dunque al passato con insistenza quasi programmatica, più di ogni suo lavoro precedente, non tanto e non solo come esercizio nostalgico, ma come problematico gesto rappresentativo e rituale. L'Autrice infatti calca la scena musicale come se entrasse in un sogno, un'apparizione fantasmatica circondata da ombre che sussurrano e parlano di lei e con lei. In questa dimensione il tempo non è lineare ma circolare, evocativo.
La Cancionera non è solo un personaggio, ma una voce antica che attraversa il corpo di Natalia, possedendola come uno agatodemone che va per le spicce lungo il percorso della sua anima, rinunciando a realizzare una lucidità formale rispetto all’immediatezza emotiva che vibra tra corde di chitarra, gli archi, gli ottoni discreti e le percussioni leggere. Il Messico evocato non è un'immagine da cartolina ma un paesaggio interiore, luminoso e oscuro, tenero e feroce. Le canzoni sono piccoli quadri sonori che restituiscono un senso visivo fortissimo, quasi cinematografico. La strumentazione è essenziale, spesso minimale – qui le regole si sciolgono nel folklore e nella carne viva della canzone – e privilegia tessiture analogiche e arrangiamenti acustici che conferiscono coerenza timbrica all’insieme. L’uso parziale di registrazioni dal vivo dona all’album quasi una qualità tattile, anche per mezzo dei numerosi suoni naturali che si avvertono disseminati tra i brani, canti di uccelli e grilli notturni, onde marine, rumore di bicchieri e risate. Tuttavia, questa ricerca atmosferica talvolta sacrifica qualcosa alla tensione compositiva, puntando forse eccessivamente su soluzioni armoniche e timbriche abbondantemente conosciute, ma forse è proprio questo che l'alter ego di Lafourcade – o il suo demone – richiede espressamente. Anche se la tavolozza talvolta appare quindi prevedibile, essa viene comunque riscattata da una performance vocale straordinaria, intensa, totalmente immersa nella passione per la canzone come forma d’arte primaria. Cancionera si dimostra allora un arazzo emotivo, un mondo che non si può attraversare distrattamente perché siamo di fronte ad un oggetto culturale complesso – non complicato – da cui emerge un ritratto inquieto di donna, risonante di stregonerie e filtri d'amore, consapevole delle proprie debolezze e proprio per questo capace di trasformarle in bellezza.
Mentre Lafourcade s'impegna nel canto e alla chitarra, attorno a lei suona un cospicuo numero di musicisti: Jorge Gamboa al contrabbasso, Gabriel Padilla al clarinetto, Abraham J.Sahenzal al flauto, Alfredo Pino Gendy alla tromba, Alex Lozano alla batteria, Emiliano Dorantes al pianoforte,Tjali Maribel alla marimba, El David Aguilar, Diego del Morao ,Alejandro ed Estevan Gutierrez alle chitarre, Oscar e Cesar Pacheco alle percussioni. In più c'è una nutrita componente d'archi condotta da Gordon Hamilton e un altrettanto corpus di coristi.

Un pianoforte verticale abbandonato in un giardino, circondato da un'orchestra con archi, ottoni – soprattutto trombe – e un contrabbasso, è il materiale sonoro essenziale attraverso cui si presenta l'Apertura Cancionera, il brano posto all'inizio dell'album. Ci sono uccelli cinguettanti in sottofondo e un'aria gonfia di malinconico abbandono. La title track Cancionera è il brano più iconico e sensuale che Lafourcade avrebbe mai potuto cantare. La sua voce straordinariamente coinvolgente viene abbracciata da archi meravigliosi e da una chitarra classica, con un contrabbasso che sottolinea le fondamentali tramite il suo passo greve. Una performance da ricordare, immersa in un umore arricchito da un pianoforte trascolorante e da un flauto lirico che compare a tratti.
Cocos en la Playa sovverte il clima virato seppia percepito fino ad ora e ci porta tra le parti di Xavier Cugat e nella spensieratezza del ricordo di una Silvana Mangano che nel 1951, nel film Anna di Lattuada, canta e balla El Negro Zumbon. Percussioni, marimba, uno schizzo di gioia ritmica e frammenti di leggerezze estive.
Como Quisiera Quererte vede insieme Lafourcade ed El David Aguilar – che è anche autore del brano – alla chitarra e alla voce, contornati da un grazioso pianoforte che sembra avvalorare la tesi per cui less is more. Una melodia che sarebbe piaciuta a Ry Cooder, una canzone d'amore con un epos radicato nella tradizione romantica messicana. La doppia voce è un controcanto passionale e la supervalutazione del sentimento che traspare dal testo è il senso perfetto per ballate nostalgiche di questo tipo.
Amor Clandestino è performata vocalmente insieme al cantante spagnolo di musica flamenca Israel Fernandez. “Questo mondo non comprende gli amori liberi...e nel peccato sto andando al mio destino”. La vertigine di un amore irrinunciabile è il risultato della lotta tra il forte sentimento e le convenzioni sociali, per cui questa bramosa volontà di vivere nonostante tutto viene qui espressa da questa sensualissimo bolero incorniciato da percussioni e da una band ridotta all'osso che ha nel pianoforte il suo centro gravitario. Mascaritas de Cristal è rappresentata dal tenebroso violoncello che introduce il brano insieme alle chitarre e a un contrabbasso che procede con un cammino lento e imperscrutabile. La voce di Lafourcade si svolge facendo leva sopra la sua interpretazione moderatamente drammatica e attorno alle romantiche incrostazioni del silenzio che avvolgono il suo canto.
Si cambia umore con El Coconito, un brano fin troppo rappresentativo di un Messico visto dal di fuori, una raffigurazione classica di gruppi di Mariachi tra chitarre, testi simpatici, maracas e trombe stridenti. Ma il pezzo è così accattivante che volentieri lo si può riascoltare ad libitum.

El Paloma y la Negra ci delizia con una ritmica sciolta attraverso una rumba cantata da un coro che sembra improvvisarsi in concomitanza di una festa di matrimonio. La canzone è di Rodolfo David Aguilar, che abbiamo già incrociato in un brano precedente, il tasso alcolemico è alto come l'umore generale e la tromba più squillante che mai.
Carinito de Acapulco si fa amare per ciò che rappresenta, l'immaginario di un Messico tutto spiagge, con tempo da occupare tra ozio, balli, mescal e storie d'amore passeggere. Fa sorridere l'interpretazione un po' ironica di Lafourcade che rimarca certi passaggi prolungando le vocali del testo e sussurrando tra le consonanti. Un'attenzione particolare meritano gli archi che s'incrociano con il pianoforte circa a metà brano e gli irresistibili cori maschili che fan da controcanto.
La Bruja (Vérsion Cancionera) è una reinvenzione di un autentico traditional e fa riferimento alla magia, spingendosi in quel territorio notturno, tra il canto dei grilli e la voce accompagnata dalla sola chitarra, dentro il quale riaffiorano i ricordi delle nostre letture giovanili di Castaneda e delle incredibili peripezie dello stregone Don Juan. Il brano è asciutto ed essenziale e deve proprio a questa modalità espressiva il richiamo atavico a una terra sconosciuta e un mondo capovolto.
Luna Creciente, come in molte canzoni napoletane, è dedicata alla presenza simbolica del quarto di luna, tradizionalmente dedicata alle radici pagane di una divinità da sempre incombente sui destini degli esseri umani. Qui le chitarre diventano elettrificate, si gioca sul pedale del volume per creare l'effetto delle note sfuggenti. Sullo sfondo canti di animali notturni. Probabilmente questo è il brano più d'avanguardia dell'intero album, cercando per la prima volta una fusione più intensa tra elementi tradizionali e altri più contemporanei.
Lagrimas Cancioneras è un accorato, bellissimo strumentale che chiude il CD.
Nella versione streaming sono presenti due bonus che riprendono in forma diversa una coppia di brani già discussi, Amor Clandestino, con la voce flamenca di Fernandez in primo piano e la chitarra di Del Morao, e Cancionera in una versione più essenziale, solo voce e chitarra.

L'album Cancionera non si chiude propriamente in modo canonico ma sembra piuttosto ritrarsi dal mondo moderno per tornare a rifugiarsi nel suo personale universo, da cui Lafourcade l'ha spinto a uscire e a mostrarsi in tutta la sua arcana bellezza. Lascia l’ascoltatore in uno spazio intermedio, dove il passato non è solo citazione ma assurge a metodo compositivo. Le canzoni restano come oggetti pensanti, persistenti, superfici che riflettono più di quanto riescano a spiegare. In questo senso tutto l'album possiede un forte senso seduttivo, chiedendo di essere abitato con lentezza e misura. Quando il suono svanisce, ciò che rimane non è che l’emozione, spogliata da tutte le sovrastrutture critiche e intellettuali possibili. Tra gli album migliori del 2025 appena trascorso.
Natalia Lafourcade
Cancionera
CD e doppio LP Sony Music Mexico
Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/48kHz, su Tidal qualità max fino a 24bit/192kHz, su Spotify a 24bit/44kH con scelta di default nelle impostazioni generali.