Natalie Del Carmen | Pastures

20.02.2026
Natalie Del Carmen
Natalie Del Carmen

Natalie Del Carmen compie un passo decisivo nella direzione del suo secondo album attraverso una poetica affermazione stilistica che la porta a raccontare le proprie disillusioni con grazia misurata. Dopo Bloodline del 2023 e ora con il suo nuovo Pastures l’artista losangelina conferma di essere una delle voci più interessanti del country folk contemporaneo, capace di fondere radici e storie attuali in una dimensione atmosferica che profuma di polvere, di deserti e di memorie. Pastures si presenta infatti come un oggetto coerente ma non del tutto risolto, attraversato da un'insicurezza identitaria che sembra riflettere più una condizione generazionale che non una caratteristica individuale.

 

Del Carmen, a 24 anni, si trova ad articolare un folk americano filtrato da sensibilità pop e da un certo portamento incline alle emozioni malinconiche che emergono tanto nelle strutture melodiche quanto nel fraseggio vocale, sempre controllato ma mai del tutto pacificato. Ed è strano, ma forse non poi così tanto, che un'artista della Generazione Z mi abbia fatto ricordare un'altra musicista dei miei tempi, Melanie Safka, meglio conosciuta col solo nome di Melanie, tra le eroine di Woodstock del 1969 e purtroppo scomparsa un paio d'anni fa.

 

Da un altro punto di vista, Pastures può essere considerato anche una soglia che l'Autrice attraversa con un fluido colloquiare, come se ogni canzone fosse il risultato di un dialogo rivolto verso un paesaggio interiore vasto, silenzioso, attraversato da ricordi che trascorrono nella sua mente alla stregua di schegge cinematiche. La sua voce sembra indagare lo spazio tra le cose, quelle naturali distanze che separano luoghi e persone dove il tempo facilmente tende a cristallizzarsi in stagioni, che portiamo con noi anche quando cambiano i colori del mondo. Tutto questo per poi diventare parte di un passato da cui continuamente attingere per ispirarsi.

 

Cresciuta tra le radio pop della California del Sud ma attratta da un’America più arcaica e intima, Del Carmen costruisce qui un classico album di formazione generazionale. Registrato con il collettivo Brunjo del Tennessee, Pastures è una versione amabile e singolare della musica roots americana, nostalgica sì ma non museale. Del resto Il folk, occorre dirlo, non è tanto un genere quanto un clima emotivo in cui tradizione e inquietudine contemporanea si spartiscono la scena. Dice infatti la stessa Del Carmen: “mi lascio andare, libera di fare la musica che voglio, e mi lascio andare nei miei tempi” - Fonte Holler, articolo di Jof Owen, 2026, vedi qui.

 

Le canzoni sono egloghe attraversate da strumenti acustici – incluso un banjo di eredità famigliare – che evocano paesaggi forse non così lontani dalla geografia reale ma comunque vicinissimi a quella sentimentale. L'album si muove all'interno di coordinate già note della musica roots americana, ma le riorganizza senza abbandonare qualche tentativo di classicismo, con tutti quei violini e steel guitar, insieme alle percussioni leggere e ai rintocchi di pianoforte. La tessitura sonora cerca di evitare l'eccessiva enfasi, sempre in agguato quando sono i sentimenti a farla da padrone, privilegiando un minimalismo atmosferico di taglio quasi cinematografico. I testi non cercano l’aforisma né la confessione esplicita, ma si affidano a immagini quasi comuni, memorie trattenute e micro-narrazioni quotidiane. È un songwriting che si regge su un proprio metro interno, parla infatti una lingua universale, raccontando l’età dei vent’anni come spazio di contraddizioni fertili, di tante promesse e inevitabili rinunce. Del Carmen scrive canzoni che sono atti di scoperta personale che, com'è nella tradizione dei migliori autori, diventano patrimonio collettivo attraverso quei piccoli dettagli che si rifrangono nella vita di chi ascolta. Alcune tracce funzionano per immediatezza, altre più per accumulo emotivo, ma tutte hanno in comune una vena aurea di sincera, ingenua poesia. Pastures concilia leggerezza e profondità con naturalezza rara, catturando insieme la quiete e la tempesta della prima età adulta. La sua forza risiede in una postura ideale che trasforma la canzone folk in uno spazio di osservazione dell’identità giovanile, senza indulgenza né troppa retorica.

 

Natalie Del Carmen - Pastures

 

L'album si apre all'insegna della tradizione pura con June, You're on My Mind, dove tra violini e il banjo sovrainciso il testo racconta un sentimento amoroso che continua a permanere, nonostante gli eventi avversi. Una canzone vagamente d'indole malinconica, nonostante il ritmo in mid-tempo e l'assetto strutturato quasi a ballata. Un autentico tuffo in una forma di country moderno, basta far attenzione alle chitarre elettriche e al loro incrociarsi con gli altri strumenti cordofoni.

Leanne è maggiormente raccolta, con un tono espressivo più intenso da cui si evince l'utilizzo della voce leggermente in vibrato nelle note più alte. Il poetismo cantautoriale di Del Carmen si sorregge sull'incastro tra chitarre acustiche e banjo e narra la storia d'una amicizia molto tenace, andando a costruire un piccolo, condivisibile precipitato di vita quotidiana.

Plans Upon Plans si avvicina ancora più alla dimensione intima tipica della folksinger, raccontando le insicurezze naturali di una giovane donna alle prese con la ricerca di certezze nella vita. C'è una traccia oscura, alla radice di questo brano, consolidata dal rumore di tuono che chiude la canzone, qualcosa che la fa assomigliare, almeno nell'intenzione, a tutte quelle ballate – siamo in ritmo di ¾ – che narrano trasversalmente le stesse sensazioni confusive.

El Cortez è guidato dalla magnificenza del violino di Amelia Eisenhauer che risplende nel sentiero tracciato dal banjo. Le inflessioni vocali s'avvicinano a quelle di Tracy Chapman, mentre l'accompagnamento possiede la rotondità dei migliori arrangiamenti country, includendo il suono di un organo e dirigendosi verso l'irresistibile pieno della coda finale.

 

Natalie Del Carmen

 

Good Morning From Magnolia è una classica ballata che parla la lingua di chi abita in piccole città ma desidererebbe l'esperienza di centri più grandi, coll'ambiguo risultato di sentirsi incompleti e un po' fuori posto dappertutto. Chitarra acustica, violino e note pianistiche introducono il brano, molto sentito e decisamente tra i migliori dell'album. La presenza della lenta batteria con la tipica cassa in quattro, altro non fa che sottolineare l'andamento delicato e nostalgico della traccia.

Los Angeles è dedicata alla città natale di Del Carmen ed è una ballata moody con la chitarra acustica in evidenza. Nella sua misurata essenzialità, sembra seguire, ovviamente a modo suo e per altri significati, le orme di Springsteen nella sua Streets of Philadelphia, con la quale noto una certa affinità melodica.

What Should've Been (By Now) esce dalla dimensione più intimista dei brani precedenti per assumere un piglio non meno romantico ma più agile, irrobustendo le trame strumentali di fondo. Il trionfo della steel guitar si misura con la quantità dei suoi interventi che emergono tra chitarre elettriche, armonica a bocca, violino e banjo. Insomma, un arrangiamento bello pieno condotto con criterio.

Heyday torna sui sentieri del mid-tempo, in quel fragile territorio di confine che la separa dalla forma a ballata. Occorre rimarcare non solo le qualità vocali di Del Carmen ma l'utilizzo ripetuto della pedal guitar anche in questo brano, offrendo uno strano sapore di notti estive, tra immagini evocate di lune splendenti e notti calde.

Pressure in the Pastures è, da un certo punto di vista, il brano meno conforme al resto dell'album. L'utilizzo del fischio corale e la presenza di un particolare timbro di chitarra elettrica mi ha fatto ricordare Stan Ridgway e i suoi Wall of Voodoo.

 

Natalie Del Carmen

 

Pastures narra dei tempi lunghi dell’esperienza che si crea giorno dopo giorno tra memoria, identità e crescita come conseguenza dell'inevitabile scorrere della vita. La sua forza non risiede in singoli picchi emotivi, ma nella coerenza con cui Natalie Del Carmen costruisce uno spazio di ascolto evidentemente condiviso, con temi che, pur coinvolgendo maggiormente un pubblico giovane, finiscono per interessare musicalmente un po' tutti, soprattutto per la forma classica e raffinata proposta in un country delicato e ben realizzato come questo. L’intelligenza del disco sta proprio qui, nel saper cioè trasformare una scrittura che nasce come specchio intimo e individuale in una forma aperta, permeabile, capace di accogliere l’ascoltatore spartendo con lui ogni sfumatura di senso. Non credo che Pastures pretenda di raccontare una generazione, ma ne intercetta una condizione diffusa in quella fragile sospensione tra ciò che è stato e ciò che non è ancora pronto a essere accettato. L'album, quindi, non chiede nulla ma si offre semplicemente al tempo e rende abitabile l'incertezza, probabilmente facendo sentire tutti un po' meno soli.

 

Natalie Del Carmen

Pastures

CD Torrez Music Group 2026

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/48kHz, su Tidal qualità max fino a 24bit/192 kHz, su Spotify 24bit/44kH con scelta di default nelle impostazioni generali.

 

 

di Riccardo
Talamazzi
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