Preampli Tektron Ultimate Line Preamp

01.04.2020..

Quando mi accinsi a provare qui per ReMusic il pre Tektron TK6J5S Dual Ref, circa un anno fa, rimasi decisamente sorpreso dalla qualità che poteva esprimere in sala d'ascolto e lo considerai un oggetto decisamente definitivo.

 

Ho l'abitudine, per mia fortuna, di prendere una considerevole quantità di appunti negli ascolti di prova, taluni anche molto coloriti – magari un giorno qualche Direttore Coraggioso mi chiederà di pubblicarli – ed essi costituiscono, oltre che un promemoria permanente che mi consente di conservare meglio una certa memoria uditiva, anche una sorta di pre-recensione, non filtrata da successivi aggiustamenti, che personalmente applico sempre essendo tendenzialmente un impulsivo e l'impulsività, quando si deve fornire un giudizio, costituisce sempre un rischio deviante.

Tutto ciò per dire che questa nuova prova, di un prodotto assolutamente analogo del marchio siciliano di Attilio Caccamo, ossia di un pre linea, si è giovata non poco di quella memoria d'ascolto che conservo del precedente preamplificatore, in un’operazione di confronto inevitabile tra il Dual Ref e questo Tektron Ultimate Line Preamp.

 

Le differenze tra i due prodotti appaiono sulla carta non proprio marginali, prima di tutto per un prezzo che, in questo Ultimate, dovrebbe risultare più contenuto, nell'ordine di qualcosa di più di un migliaio di euro, nonostante sia realizzato con due telai e non uno, anche se il contenitore del Dual Ref risultava più vicino ai miei gusti, con valvole e trasformatori a vista, secondo un tratto estetico vicino a quello di prodotti di pregio giapponesi, penso ad Audio Tekne e Sun Audio, tanto per fare due nomi.

In questo Ultimate i due telai, come da tradizione, separano il circuito di guadagno da quello di alimentazione, accorgimento utile alla riduzione di rumori e disturbi sempre in agguato in un preamplificatore.

 

Minimali come da tradizione i comandi, ridotti alle manopole del comando di accensione e del volume, nonché alla selezione dell'ingresso che sono in numero di tre di cui uno bilanciato. Qui sta la principale novità dell'Ultimate, che offre la possibilità appunto di interfacciarsi con una catena bilanciata sia in ingresso che in uscita, risultando quindi più universale del modello precedentemente provato.

 

Non disponendo di ragguagli tecnici approfonditi, ritengo da un esame dell'interno che il bilanciamento del segnale sia ottenuto per mezzo di due trasformatori in ingresso, soluzione da molti considerata la migliore per tutta una serie di motivi. Non sto qui a fare una disamina tecnica su come ottenere un circuito bilanciato – parlo di realmente bilanciati, non di quelli che offrono semplicemente il connettore XRL ma bilanciati non sono – seppure posso dire che fondamentalmente i sistemi sono due: quello ottenuto mediante un circuito attivo oppure per mezzo di un trasformatore a guadagno unitario, dunque passivo, tradizionalmente impiegato dalla scuola giapponese o comunque da progettisti di elettroniche valvolari di impostazione purista, come appunto questo Tektron.

 

Cosa intendo per “purista”?

 

Fondamentalmente un circuito minimalista, ma non semplicistico, privo di controreazione, con il minor impiego possibile di componenti passivi, senza il ricorso a scorciatoie tecniche che possano degradare il segnale. Qui una elettronica valvolare parte avvantaggiata, in quanto i tubi, soprattutto nei circuiti di preamplificazione, risultano secondo me più lineari di qualsiasi componente attivo a stato solido, distorcendo anche meno e meglio.

 

Togliendomi in pochi nanosecondi da questo tema tremendamente spinoso – diatriba tra valvole e stato solido che sarebbe in grado di far tremare i polsi a un filosofo greco come a un fisico quantistico – proseguo comunque nel dire che la soluzione adottata da Tektron è quella tecnicamente più adatta a una elettronica a tubi e per certi versi, filosoficamente più affine.

 

Riguardo il resto, il circuito adotta delle comuni ECC82, sia per lo stadio di guadagno che per quello buffer, per un totale di tre valvole. Il tutto realizzato con due piccoli circuiti stampati, al contrario del Dual Ref, che invece è realizzato in aria, ovvero “punto a punto” e credo che uno dei motivi della riduzione del costo dell'oggetto sia insito in questo, in quanto un circuito cablato in aria è più costoso da realizzare in termini di tempo.

Il telaio dell'alimentazione ospita un consistente toroidale e impiega una EZ80 per la rettificazione della corrente.

La scelta della ECC82 non trova i miei particolari favori in quanto, seppure elettricamente molto adatta a essere implementata in un pre linea, la timbrica che offre mi è sempre parsa un pelo vuota in gamma media, sterile e non molto dinamica. Sarà riuscito Attilio a smentire questa mia personale idiosincrasia? NdR | Va da sé che, con questo modello di valvole, molto diffuse ed economiche, il tube rolling può dare risultati considerevoli, forse anche superiori al semplice fine tuning.

 

La prova si è quindi svolta nel modo più aderente possibile alla precedente del Dual Ref, utilizzando gli stessi programmi musicali e lo stesso impianto di contorno, con l'aggiunta di un finale bilanciato a me molto caro e noto nelle prestazioni, un Pass Labs XA30.5, che ho posseduto per un certo numero di anni e ho avuto la fortuna di vendere a un conoscente che me lo ha ridato a disposizione per un breve periodo.

Come sorgente bilanciata ho utilizzato il mio lettore CEC TL53Z, che è un bilanciato vero utilizzando i moduli LEF in corrente di Candeias.

 

Il confronto tra i due pre della Tektron ritengo si muova nel campo di sottigliezze comunque rilevabili e, a questi livelli qualitativi molto elevati, piuttosto determinanti. Sicuramente questo Ultimate risulta meno raffinato, di un ordine di valori non così marginale. Per raffinatezza intendo quel senso di pulizia e perfezione timbrica, quel senso di fluidità e assenza di grana. Nell'Ultimate tutti questi elementi sono presenti in misura notevole ma non al livello del Dual Ref. Negli appunti di quest'ultimo il primo aggettivo che scrissi in molti brani prova fu “perfetto”. Questa perfezione nell'Ultimate non c'è o comunque viene scalfita da un appena percettibile senso di riprodotto, sovrapposto invece a quell'impressione netta che avvertivo con il precedente oggetto di realismo sonoro. Devo dire che la differenza non è scontata, e si presenta soprattutto in brani particolarmente ben incisi, dove le elettroniche migliori sono in grado di preservare la grande quantità di informazioni che contengono.

Senso di ambienza e armonici prima di tutto.

Quindi se il Dual Ref era perfetto, questo Ultimate è solo eccellente, e scusate se è poco. Forse è lo scotto da pagare per avere la possibilità di utilizzare una catena bilanciata o magari solo per quel migliaio di euro in meno. Infatti, dal punto di vista del confronto tra collegamento bilanciato e non, va riconosciuto che il primo risulta senz'altro migliore, soprattutto per un lieve miglior equilibrio timbrico in gamma media, più piena e rigogliosa, e un senso di ambienza e ricostruzione spaziale maggiormente estesa in profondità.

Forse ho rilevato un senso di velocità e macrodinamica maggiori nel collegamento RCA, come se il suono risultasse più “diretto”.

 

Prescindendo comunque dal confronto con il precedente pre della Tektron, va riconosciuto al progettista l'abilità nel conservare la propria filosofia musicale, fatta di realismo sonoro molto marcato, frutto di un eccellente quadro armonico dell'insieme – in questo perfettamente in linea con elettroniche valvolari prive di feedback e di impostazione minimalista – che rende gli strumenti molto consistenti e vitali.

 

Timbricamente rilevo un lieve accenno saltuario di appuntimento in gamma medio-alta, completata con un’ottima apertura sulle altissime e un basso insospettabilmente concreto, a tratti quasi nervoso, ma molto solido e controllato.

 

Uno dei 4 o 5 dischi test che utilizzo sempre per provare un oggetto è Gershwin's World di Herbie Hancock. È un disco prima di tutto molto eterogeneo, contenente brani solo strumentali, cantati da artisti molto diversi tra loro, orchestrali. L'incisione è di ottimo livello e soprattutto l'estensione delle frequenze piuttosto spinta, con un'ottima dinamica. Alcuni brani, se l'impianto non è dotato di un buon controllo ed equilibrio timbrico, possono risultare indigesti, ma con l'Ultimate questo rischio è pari a zero, in quanto si rivela un ottimo direttore d'orchestra e gestisce ogni passaggio musicale con maestria ed equilibrio ammirevole. La prima traccia è dotata di una gamma bassa ridondante e un pelo annebbiata, ma con il Tektron sembra di riuscire a percepire le singole note del basso con maggiore celerità e nettezza. Con questo preamplificatore non avrete mai una gamma bassa meno che definita e impressiva.

 

La cosa che può sorprendere, ma non dovrebbe farlo se vi è chiara l'enorme importanza che un preamplificatore ha sulla resa finale di un impianto, è che l’Ultimate,come tutti i pre di gran valore, riesce a far suonare bene ogni finale, mettendolo nelle migliori condizioni di rendere i propri pregi. Il Pass e il Mastersound, pur così diversi, danno la loro firma timbrica e musicale ma sempre nell'ambito di quelli che sono i pregi del Tektron, che sembra dare loro il terreno sul quale muoversi, un terreno però realmente esteso e privo di limiti.

 

I brani vocali rilevano un grande senso di realismo e presenza scenica con una scansione dei piani sonori molto curata. Forse nel brano cantato dalla complicatissima voce di Stevie Wonder appare un lieve cenno di caratterizzazione timbrica, che le mie Klipsch evidenziano subito senza sconti, paradossalmente più con i triodi 845 del Mastersound che con i MOSFET del Pass.

In Blueberry Rhyme Hancock si fa accompagnare in un duo strepitoso di pianoforti da Chick Corea, questo brano risulta impegnativo da riprodurre perché i due strumenti tendono a sovrapporsi nella loro localizzazione, mentre in questa occasione risultano ben definiti nelle loro dimensioni e scanditi nel susseguirsi di sviluppi armonici. Anche qui il realismo dello strumento è notevole, con una cassa armonica piena e correttamente descritta.

 

Altre due opere che amo immensamente e che utilizzo sempre per valutare “un suono” sono agli antipodi per contesto culturale e carattere sonoro. Qualcuno penserà che soffro di schizofrenia musicale. Forse sì, ma non riesco a non farmi piacere tutto ciò che sia stato concepito con sapienza artistica. Dopotutto, se amiamo Caravaggio, non vedo perché non possiamo amare anche Mark Rothko. L'arte è libertà, per chi la esprime ma anche per chi l'apprezza. E quindi gli altri due dischi test sono i Concerti Brandeburghesi di J.S. Bach – 1, 4 e 6 su vinile Deutsche Grammophon – nonché il cosiddetto Black Album dei Metallica. Entrambi incisi magistralmente, si avvantaggiano nella riproduzione di un consistente tessuto dinamico che il Tektron possiede, sia nel riprodurre i legni – ascoltate una viola dal vivo e capirete cosa è la dinamica – che la batteria di Lars Ulrich, mai cosi determinate come in questa occasione.

Uno dei brani metal più belli di sempre, come Enter Sandman, è potente, profondo e riesce a esprimere tutta la sua forza magnetica, quasi tribale. Incredibile la profondità mista a quella possanza che il tecnico del suono è riuscito a esprimere contemporaneamente, calore e inquietante dolore entrambi rappresentati dal gruppo americano, che sul palco come in studio non fa sconti a nessuno. Inutile dire che la pulizia delle chitarre ed una batteria velocissima e iperdefinita rendono tutto realistico e vitale. La velocità è elevata, cosi come realistica appare la voce di Hetfield nella stratosferica Nothings Else Matters, rude, ma evocativa e sincera.

 

Con Bach la microdinamica riesce a rendere gli strumenti a corda vivi e concreti, straordinariamente dettagliati. Il senso di queste opere di Bach non è quello di rappresentare un ensemble orchestrale, bensì di far esibire i singoli strumentisti in virtuosismi solistici coerentemente legati da un senso musicale. I dettagli ma anche il contrasto sono rappresentati con dovizia dal Tektron, che però tira fuori il suo asso nella manica con la capacità di descrivere il corpo armonico degli strumenti, sempre verosimili e realistici. Il suono semplicemente è “bello” ed è come se il Tektron in ogni occasione riuscisse a esprimere con naturalezza le intenzioni del tecnico del suono o, ancora meglio, dell'artista.

 

Conclusioni

Che dire, ennesima grande prova del costruttore siciliano che si conferma un artigiano di gran talento. Nel confronto quasi diretto, il presente Ultimate paga al Dual Ref, di cui mantenevo ottima memoria, un pochino in termini di raffinatezza sonora e, passatemi il termine, di “bellezza” musicale. Ciò nonostante l’Ultimate offre la non marginale possibilità di inserirsi in un sistema realmente bilanciato, nonché di costare più di un 20% in meno, che non guasta affatto.

Non presenta alcun limite evidente, sia timbricamente che dal punto di vista della velocità e dinamica, offrendo una ricostruzione scenica degna dei migliori preamplificatori di scuola americana, europea o orientale che sia.

In considerazione del prezzo di vendita, lo ritengo ancora più conveniente del Dual Ref, che già un campione di qualità/prezzo secondo me lo è.

Come sempre per i prodotti di fattura artigianale o comunque non industrializzata, va apprezzato il livello costruttivo e soprattutto va valutato senza quei pregiudizi sui marchi di nicchia che in molti hanno. In poche parole, valutare per come suona, prima di tutto.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Valvole: 1 rettificatrice EZ80, 3 linea ECC82

Ingressi: ad alta impedenza, 100kohm, 2 XLR bilanciati e 1 RCA sbilanciato

Uscite: 1 XLR bilanciato e 1 RCA sbilanciato

Risposta in frequenza: 15-55.000Hz

Alimentazione: 100/115/230/240VAC 50/60Hz

Dimensioni: 30x16x19cm LxAxP

Peso: 3kg ciascun cabinet, 6kg totali

Accessori: telecomando per il volume motorizzato e cavo di alimentazione fra cabinet alimentatore e cabinet segnale

 

Distributore ufficiale Italia: vendita diretta, al sito Tektron

Prezzo Italia alla data della recensione: 4.800,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Paolo Di Marcoberardino

 

 

PAROLA DI DIRETTORE | SUPPLEMENTO D'INDAGINE

Sono l'occasionale responsabile di questo successo. Nel senso che la bravura nell'ottenere le prestazioni di questo pre è tutta di Attilio Caccamo di Tektron, come quella del riconoscerne i pregi è del recensore, Paolo Di Marcoberardino. Ma la scintilla iniziale è nata da me. Quando appunto Attilio mi ha chiesto un po' di tempo fa che tipo di pre mi sarebbe piaciuto avere nell'impianto, io ho subito espresso il mio desiderio segreto: quello di un pre a valvole ma con ingressi sia sbilanciati che bilanciati, estremamente utile per poter effetture le nostre prove, per quanto di solo ascolto. E quello ottenuto sembra sia un risultato notevole, un sonoro risultato. E un risultato sonoro al tempo stesso...

 

G.C.

Il Tektron Ultimate Line Preamp a casa di Giuseppe Castelli in ascolto bilanciato, dal DAC DiDiT212 al finale M2Tech Crosby, con fonte Wadia WT3200.
Il Tektron Ultimate Line Preamp a casa di Giuseppe Castelli in ascolto bilanciato, dal DAC DiDiT212 al finale M2Tech Crosby, con fonte Wadia WT3200.
di Paolo Di Marcoberardino
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