Quando uno basta e avanza

08.05.2025

Nell'immagine principale, un esemplare di altoparlante Altec Lansing 755A

 

Da dove ricominciare? La domanda non è retorica, dato che è da molto tempo che non riesco a terminare un articolo “personale”, quelli che per convenzione giornalistica si chiamano redazionali o, nel mio caso specifico, editoriali. A questo proposito le date di quelli pubblicati sono testimoni silenziosi ma severi. Nel frattempo, ho fatto però molto altro, dato che il 2024 è stato professionalmente-e-personalmente parlando un giro di boa. Per questo voglio per l’appunto ritornare ai miei contributi su ReMusic con un progetto maturato qualche anno fa – che novità, sono coorti – ma che vede solo ora la luce. Inizio allora oggi una serie di articoli sullo stato dell’arte dei sistemi di diffusori con altoparlanti che siano monovia o a più vie con taglio meccanico, quindi multicono, largabanda o a gamma intera.

 

Fatte queste premesse, entro subito nel merito e segnalo a chi non lo conoscesse il sito Glow in the dark Audio, che potete trovare qui. Si tratta del blog personale di Kevin Davis, un appassionato americano di ampli a valvole single ended e di altoparlanti full range. I primi li costruisce e presenta e i secondi li cerca e li testa. Sui modi e le modalità, sulle sue scelte e opinioni conseguenti ci si può confrontare. Kevin lo scrive ripetutamente, tutto è personale e “discutibile”, nel primo senso del termine, cioè essere oggetto di discussione. Quello però che conta per me è che la sua raccolta di altoparlanti – monovia, bicono, largabanda o a gamma intera che siano – è veramente unica al mondo, non esistono cioè altri contributori del web che abbiano riportato una propria opinione così ampia sull’argomento. Frequento Glow in the dark “from the very beginning”, come si dice in inglese. E sono sempre stato sinceramente e personalmente appassionato di altoparlanti full range. Inseguire il mito o le possibilità dell’altoparlante unico è un “tarlo” che mi ha sempre accompagnato. È quindi con molto piacere, ripeto e confermo, che aggiungo oggi su ReMusic una sezione di prove di soli altoparlanti, a cominciare tra l’altro anche da alcuni di quelli suggeriti da Kevin.

 

Diciamo per riassumere che una mia antica passione ha preso finalmente il sopravvento. Si tratterà allora fondamentalmente di larga banda e full range, per l’appunto, per orientare nelle scelte chi si interessa come me di questa tipologia di trasduttori. Se ci pensate, inoltre, poter costruire o assemblare facilmente un proprio diffusore su una semplice “tavola” opportunamente dimensionata, detta OB - open baffle, oppure dentro una cassa chiusa – e non necessariamente una sospensione pneumatica – o ancora parzialmente aperta – con uno dei vari tipi di accordo reflex – è fondamentalmente un ritorno alle origini dell’essere audiofilo, cioè a quel periodo di prove, tentativi progressivi, fallimenti e successi che rendevano la creazione del proprio impianto molto eccitante.

 

Precedenti

Precedenti, appunto, perché in principio c’era un solo altoparlante. All’inizio della riproduzione audio l’ascolto era ottenuto in mono e con un solo altoparlante, al quale, se ci fate caso, era demandato praticamente il maggiore impegno di riproduzione. L’altoparlante, inteso come componente elettromagnetico, è quello che incide di più sulla qualità percepita o affligge maggiormente la qualità oggettiva del suono.

 

Non consideriamo ora l’avvento dello stereo, questa è un’altra storia, ma concentriamoci solo sulle caratteristiche dell’ascolto mono altoparlante.

 

All’inizio dei tempi audiofili – tempi che, detto per inciso, ho vissuto per raggiunta abbondanza d’età – l’altoparlante era proprio il vero principe e principio dell’ascolto. I primi altoparlanti furono inevitabilmente dei full range. Oppure, detto meglio, i migliori full range possibili.

 

Western Electric 755A

 

Per dare un semplice e scontato riferimento, il Western Electric 755A del 1947, poi diventato Altec Lansing 755A e successive versioni C ed E, è tuttora ritenuto un ottimo altoparlante full range. Lo si considera addirittura una specie di Sacro Graal se in buono stato, tanto da essere conteso a cifre importanti ed essere praticamente monopolizzato dal mercato giapponese, dove gli audiofili più adepti al suo culto si sono accaparrati la maggior parte della produzione e disponibilità mondiale. Come se la assoluta maggior parte dei suoi esemplari, prodotta storicamente esclusivamente negli Stati Uniti, avesse poi trovato casa nel Sol Levante, perché questo è veramente ciò che è accaduto.

 

Il mono altoparlante, l’altoparlante unico, è stata la norma fino ad almeno a cavallo degli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, quando cominciarono ad aggiungersi dei tweeter, prima con driver e tromba e poi a cono, crossoverati semplicemente con dei condensatori, per evitare solo di fare arrivare le frequenze più basse alle fragili membrane degli altoparlanti per gli acuti.

 

Altec Lansing 3000A

 

A tal proposito esemplifico con l’introduzione di uno dei più famosi e apprezzati, l’Altec Lansing 3000A, che è del 1954, mentre la sua ultima versione, la 3000H, è stata prodotta dal 1967. Non si trattava allora di “allineare” gli altoparlanti con crossover robusti, ma solo di evitare di fare arrivare alle vie alte le frequenze basse, per loro sicuramente distruttive.

 

All’epoca l’unico modo per muovere questi altoparlanti unici erano le valvole, cioè pochi watt. Di conseguenza erano gli altoparlanti stessi che più dovevano “sposarsi” con le valvole. Si trattava di coni in carta più o meno diversamente trattata, sospensioni in carta piegata o anche questa trattata, avvolgimenti piccoli e leggeri. La velocità, la sensibilità e l’espressività complessiva di questi altoparlanti è qualcosa che, secondo me, si è perso nel tempo, a parte piccole e rarissime produzioni, spesso estremamente costose e altrettanto di nicchia.

 

Questi altoparlanti erano molto veloci e sensibili, cioè “espressivi”, cioè capaci con frazioni di watt di rendere raffinate sottigliezze o contrasti del segnale audio. Non disponevano però di molta escursione e non erano in grado di sopportare molta potenza, cioè di sonorizzare grandi se non grandissimi ambienti. Ma, c’è un ma… Se l’ambiente è domestico e la sensibilità/efficienza si aggira intorno al centinaio di dB per singolo e unico watt, di cos’altro avremmo bisogno? Altra domanda retorica la mia, in quanto io mi sono già dato una risposta...

 

Contro

Le presunte carenze elettromeccaniche del mono altoparlante sono quelle della famosa metafora detta della “coperta corta”. Anche il migliore full range non sarà così esteso, sia in basso che in alto, rispetto ad altri altoparlanti “dedicati” a queste porzioni di frequenze.

Per scendere in basso bisogna muovere aria. O con grandi escursioni o con grandi superfici. Con grandi escursioni servono potenze, e non è il caso che qui ci interessa, visto che a mio personalissimo parere l’altoparlante a lunga escursione è un escamotage economico-commerciale, per uso di vendita o professionale, dove le logiche d’utilizzo sono diverse.

 

Un buon full range storico magari dichiara 70-13.000 Hz lineari, quelli sempre del 755A, ma non è che sopra o sotto smetta improvvisamente di emettere, e questo va considerato come pure parte della sua “magia”. Un full range, detto in modo anche provocatorio, non emette certo da 20-20.000 hertz ma fa presto dimenticare questo suo apparente limite. Questo perché, almeno parlando di strumenti naturali, cioè non amplificati, sui bassi non avere un segnale totalmente lineare fa comunque riconoscere lo strumento e sopra i 15.000 hertz, beh, sopra i 15.000 siamo ampiamente nel campo degli armonici, non delle fondamentali, che sono totalmente espresse anche da un buon largabanda, vedi qui o qui.

 

Estensione strumenti musicali 

Oltre alla modesta tenuta in potenza, non necessariamente un limite che ne interdica l’uso in ambiente domestico e realistico come detto poco sopra, questi altoparlanti ai più alti volumi d’ascolto si “scompongono”, tendono cioè a emettere più sulle alte frequenze che indifferentemente su tutte quelle richieste. Questo è uno dei motivi che porta in alcuni modelli di questo tipo di altoparlanti a essere dotati di più coni, cioè parti dedicate all’emissione di frequenze diverse. Certo è che, a detta dei puristi del genere, su questo tipo di full range il taglio meccanico riduce la coerenza di emissione fra frequenze o induce fenomeni di interferenze a pettine – esaltazioni e cancellazioni – intorno al punto d’incrocio dei coni.

 

Pro

Quanto appena detto ci introduce facilmente alle qualità di questi altoparlanti storici. Parliamo di coerenza di fase, coerenza di emissione, continuità di emissione delle frequenze, sorgente puntiforme, una generica piacevolezza o gradevolezza d’ascolto che, dopo decenni di prove, considero sì un parametro personale e immateriale, non tangibile, ma estremamente importante, almeno soggettivamente, per farsi un’idea o giudicare il risultato finale. D’altra parte, assumendo un altro punto di vista o di ascolto, se tutti apprezziamo l’esperienza delle cuffie per la qualità di coerenza e di emissione del segnale, perché non dovremmo riconoscere altrettanto all’altoparlante full range?

 

Il “monoaltoparlante”, passatemi il neologismo, non necessita di crossover, passivo o attivo che sia. Di quello che succede con il crossover passivo molti di noi sono consapevoli da sempre. Anche solo su ReMusic abbiamo affrontato a fondo l’argomento qui e ancora qualcosa devo – colpevolmente – scrivere io. Resta il fatto che, per evitare tutti i problemi che porta e comporta il crossover passivo, a volte mali peggiori del piccolo problema che dovrebbero risolvere, la “via del monovia” – lo so, ho fatto una battuta – non è secondo me una via ma è un’autostrada! E così ho fatto due battute nella stessa frase…

 

Presente

Va da sé che anche al giorno d’oggi vengono progettati, costruiti e prodotti ottimi altoparlanti largabanda o full range. Se quindi non siete degli assatanati degli altoparlanti vintage o storici – mercato che presenta diverse insidie, consideriamo anche solo lo stato di conservazione di questi esemplari o il loro costo “fuori mercato”, spesso totalmente anarchico – potete giustamente rivolgervi alla produzione più moderna e contemporanea. Per fare anche solo due esempi, il nostrano Ciare PH250, segnalatomi dall’amico Massimiliano “Max” Conforti, vedi qui, o il teutonico Visaton B 200, che a suo tempo ho scoperto appunto su Glow in the dark Audio e sarà presto, prestissimo in prova, sono già “un bell’iniziare”. Per tacere, infine, della magnifica prova dei Cube Audio Magus – vedi qui – che mi hanno accompagnato per anni come riferimento. Insomma, di questa tipologia di altoparlanti o diffusori con essi ottenuti parleremo e consiglieremo.

 

Personalmente

In ultimo e per ultimo, last but not least, una considerazione strettamente personale, che mi ha praticamente da sempre fatto apprezzare e considerare questa tipologia di riproduzione audio. L’ascolto di un buon full range o di un largabanda “aiutato” in alto – o in basso, perché no? – mi ha sempre e sistematicamente ricondotto a un piacere di ascolto che, in un certo senso, avevo perso e ho sempre rimpianto. Posso pure dirvi quando, nel tempo, mi sono sentito di aver perso questa qualità assolutamente irrazionale e non dimostrabile scientificamente, quando precisamente è iniziato il fenomeno dell’Hi-End. Si parla quindi della fine degli anni ’80, quando la disponibilità di ottimi amplificatori di grande wattaggio ha permesso di creare e comandare diffusori multivia con crossover complicati e impegnativi. A fronte di una, sempre secondo me, impersonale e oggettiva linearità di emissione, si è persa l’anima immateriale della musica riprodotta, quella che riconoscevo nei diffusori ad alta sensibilità/efficienza, monovia o al massimo a due vie, pilotati con pochissimi watt, ma capaci di stupire, sorprendere, entusiasmare e, sì, a volte addirittura spaventarti per la dinamica indistorta, la massa sonora e la velocità complessiva e percepita che erano in grado di esprimere. È come se da decenni il suono si fosse “normalizzato”, pastorizzato, omologato. Ma questa è ancora e tutta un’altra storia, fatta di ampli e diffusori progettati strettamente con la Clio, i parametri di Thiele & Small e in generale i programmi di progettazione elettronica a computer. Capiamoci: tutto validissimo, ci mancherebbe, io per primo credo nella Scienza con la “s” maiuscola. Ma, lo dico sempre per me, all’ascolto spesso un passo indietro ci permette di sentire meglio il quadro sonoro complessivo. E, se i risultati non ci convincono, significa che sulla strada ci siamo persi qualcosa.

di Giuseppe
Castelli
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