Rodaggio diffusori Magnepan Magneplanar | Seconda parte

01.10.2012..

Alla prima parte di questo articolo

 

Il nuovo

Finalmente siamo arrivati al nucleo di questo articolo e per essere compreso al meglio mi limiterò a descrivere cosa ho dovuto fare personalmente per installare le Magneplanar nuove e farle funzionare al meglio delle loro proprietà.

 

3.6 Cherry

Acquistate le Magneplanar 3.6, me le vedo recapitare. Imballo molto simile a quello di un mobile Ikea in scatola di montaggio con al seguito un’ulteriore scatola più piccola, circa 60x30 cm, ove sono contenuti i filtri crossover esterni. Fortunatamente, una volta aperto il tutto, mi sono trovato solo i piedi da dover montare e i filtri a ridosso della morsettiera.

Precisazione doverosa da fare: sui nastri ribbon, quando vi arrivano nuovi i diffusori, ci sono su tutta la lunghezza due strisce metalliche, con un magnete attaccato, che hanno il compito di tenere fermo il nastro in fase di trasporto, onde evitare che si danneggi muovendosi. Queste strisce vanno asportate MOLTO delicatamente. Sono attaccate solo per effetto magnetico, quindi non ci sono attenzioni particolari da porre se non il toglierle MOLTO, MOLTO LENTAMENTE se non volete che la forza magnetica strappi il nastro in fase di asportazione e, nel caso dobbiate trasportale altrove, ricordatevi assolutamente di rimetterle.

 

L’imballo è sufficientemente robusto, chiaramente doppio, su cui si vedono chiari segni di sfregamento e scarsa attenzione, ma è normale: basta eliminare il contro imballo e ci si ritrova con una confezione perfetta.

Collego e accendo… ricordo bene come fosse ascoltare le vecchie e resto basito: non perché riportassero a galla struggenti momenti di goduria ma tutto l’opposto, cioè un suono frenatissimo e vuoto di ogni contenuto mi trapana le orecchie impedendomi di provare alcunché.

 

Chiamo il Dott. Radici, titolare della distribuzione ufficiale PFA2, persona squisita col quale nel frattempo ho instaurato un buon rapporto di interazione, che mi dice che è normale, che le Magne hanno bisogno di almeno 300 ore di rodaggio costante per potersi slegare ed esprimere. La cosa mi aveva smontato e di molto, mi sembrava assurdo che potesse esserci un divario così enorme imputato al rodaggio ma ho voluto perseverare e ho predisposto per un rodaggio fatto a regola d’arte.

 

Piazzate le 3.6 in mezzo alla stanza le ho chiuse una contro l’altra, a circa 40 cm, in modo che una sentisse la pressione dell’altra per evitare lo “sbarellamento” delle membrane, avviluppandole in due pesanti coperte militari, questo anche per evitare di dar fastidio ai vicini durante la notte, e ho lasciato in random un CD test contenente segnali a frequenza sia fissa che in sweep, che ovviamente coprono l’intero spettro audio, più diverse tipologie di brani musicali per permettere una lineare e omogenea sollecitazione meccanica, sia ai nastri che ai pannelli larga gamma. Un volume variabile tra i 60 e gli 80 dB e un’amplificazione dolce in tensione con due Jadis JA80. Sconsigliatissimo per rodare le Magne usare amplificazioni in corrente, i pannelli sono troppo rigidi e si rischia di danneggiarli, perciò devono prendere elasticità dolcemente, in quanto prive di cedevolezza da nuove sbarellano subito.

 

100 ore dopo: niente… sempre inascoltabili seppure sia palpabile una minore spigolosità dei nastri e un paio di ottave in più verso il basso.

200 ore: niente, ancora niente

300 ore: la preoccupazione che non migliorassero ulteriormente mi creava un enorme disagio, a quel punto ho richiamato la PFA con il dubbio che, forse… le 3.6 che mi erano arrivate erano difettose.

Rassicurato dal Sig. Radici, ho proseguito con il rodaggio. Sinceramente già avevo considerato di metterle da parte per piazzare qualcosa di altro ma… miracolo! Esattamente a 500 ore di rodaggio continuo di colpo tutto cambia e un suono meravigliosamente articolato e pieno riempie la stanza scappando da sotto le coperte!

Le scopro e con un posizionamento approssimativo mi ci siedo davanti: che goduria!

La medio-alta frizzante ma mai invadente, la media piena di respiro e una gamma bassa decisamente non da Magne.

 

Capire bene come sia possibile che un secondo prima fossero due cassapanche e uno dopo libere da qualsiasi vincolo è per me ancora un mistero. Di fatto il rodaggio è più che importante su questo prodotto. Ma la cosa che mi lascia perplesso più di tutto è proprio il perché del cambiamento così repentino e dopo così tante ore. Perché il costruttore non ha scritto una postilla nel manuale dove avverte l'utente di aver pazienza e che non c’è nulla di cui preoccuparsi? O, ancora meglio, perché non fornirle già rodate?

 

Chiamo la PFA2 e descrivo l’anomalo comportamento, ricevo conferma e a poco serve ovviamente esporre quanto descritto sopra, visto che tutti sappiamo bene quanto pignoli e superficiali siano contemporaneamente gli americani nel costruire e specialmente nel comporre i manuali di istruzioni che spesso si limitano ai soli dati tecnici, inutili per l’audiofilo medio.

 

Ritornando alla nota dolente che segue, riposiziono e comincio a spingere sul volume. È palese che, sebbene notevoli in corrente, gli Jadis sono insufficienti a un pilotaggio adeguato delle 3.6, che di colpo si dimostrano ghiotte di corrente mentre inizialmente non parevano volerne proprio. È logico, non esistendo escursione alcuna, che non ne richiedessero. Ma ora, cominciata l’escursione, tutto è cambiato: è un particolare da tenere molto bene in considerazione, visto che molti rischiano di comperare un’amplificazione che dopo 500 ore diventa inadeguata. Posso consigliare di farvi prestare da un amico o noleggiare da un negoziante comprensivo – o meglio, obbligare chi vi ha venduto le Magne nuove a fornirvi, pagando il noleggio – un’amplificazione provvisoria atta allo scopo, per poi scegliere la definitiva a rodaggio ultimato e con il diffusore capace di esprimersi al meglio definitivamente. Questo vi eviterà un dispendio inutile di risorse. Una buona soluzione, che reputo comunque personalmente non ideale dal mio punto di vista, è l’impiego di finali valvolari OTL di grande potenza, così da ottenere maggior velocità, sempre che si rispetti un’alta impedenza del modulo e la sua stabilità o… “ciao OTL”.

Notare bene quanto il fusibile a protezione del nastro influisca sulla qualità: molti ponticellano ma è pericoloso e sbagliato. Per quanto mi concerne ho risolto il problema con dei fusibili autocostruiti in argento “aero” e calcolati per cedere come il fusibile originali ma senza perdita alcuna di qualità.

 

Prosegue il cammino: 20.1 Cherry

Ho potuto godermele proprio poco direi. Dopo una sofferta ottimizzazione un caro amico è venuto ad ascoltarle e le ha volute a tutti i costi.

Una volta contagiati, per tanto che possa risultare o meno il suono definitivo desiderato, non esiste più modo di liberarsi dalle Magne. Sì, è davvero un prodotto stupendo, da integrare in un impianto dotato di verve, come secondo diffusore o principale se si hanno risorse a sufficienza per farle suonare e non mi riferisco a marchi blasonati ma ai giusti componenti che le Magne pretendono per andare al meglio, specialmente le connessioni.

Rimasto senza Maggie, non ho voluto ascoltare più niente per diletto, limitandomi a gestire le B&W 800 Matrix Rosewood solo per i test. Ho retto poco: ho chiamato il caro Radici e gli ho ordinato una coppia di 20.1 in finitura Cherry: vi assicuro che quel bordino in legno pregiato le fa suonare meglio, non è solo un fattore estetico. Così, esattamente come avevo voluto per le 3.6, con le tele chiare rifrangenti che trovo davvero stupende.

 

Arrivano finalmente le 20.1 ma… oddio, sono enormi! Ascensore impensabile, neppure tagliandole per lungo passerebbero con o senza gli imballi, l’unica è per le scale.

Chiaramente non si può pensare di portare su per le scale una cosa simile senza imballo, un minimo sfriso e si piange per mesi, quindi… pago e le faccio portare su da tre traslocatori.

Quando vi consegnano la 20, oltre all’imballo principale sono al seguito la scatola 60x30 contenente i filtri crossover come per le 3.6, una similare dove ci sono le quattro zampe di sostegno e una scatola misteriosa lunga circa due metri e contenente tubi in resina altrettanto misteriosa dove sono stivati molto bene i due nastri Ribbon, da montare dopo il trasporto: un mal di pancia anche per i più esperti.

 

Come per le 3.6, anche qui ci tengo a fare una precisazione importante. Sui nastri Ribbon, quando vi arrivano nuovi i diffusori, ci sono su tutta la lunghezza due strisce metalliche con un magnete attaccato che hanno il compito di tenere fermo il nastro in fase di trasporto, onde evitare che si danneggi muovendosi: anche qui queste strisce vanno asportate MOLTO delicatamente e, nel caso dobbiate trasportarle nuovamente, ricordatevi assolutamente di rimetterle.

 

Monto i piedi, i nastri e infine i filtri crossover a ridosso delle morsettiere con le staffe fornite in dotazione. Dopo l’esperienza con le 3.6 decido di ricollegare i JA80 per il rodaggio. Perfetti, altrettanto perfetto il sistema delle due coperte e del metterle l'una in fronte l’altra per rodarle, così per il supporto in random utilizzato.

Questa volta ero già preparato e non mi sono posto per niente il problema del suono fetido da nuovo. Cinquecento ore dopo, manco ci fosse un cronometro dentro i diffusori, si sbloccano lasciando capire che la tortura a tempo determinato era finita. Scopro tutto e posiziono.

 

Decisamente tutta un’altra cosa rispetto alle 3, che sicuramente sono comunque di tutto rispetto. La medio-alta era pastosa, troppo per il post-rodaggio. Così per evitare di farmi influenzare negativamente ho voluto preparare subito i fusibili nuovi per ripulire al meglio.

Probabile che un nastro così lungo influisca sulla resa: le 3 sono risultate più radiografanti, più nitide e precise, mentre le 20 stemperano un po' la media rendendo il tutto certamente più fluido ma meno reale, comunque.

L’immagine è spettacolare, praticamente tutta la parete frontale è punto di emissione. Il posizionamento risulta maggiormente a ridosso della parete posteriore: con una superficie così ampia non c’è bisogno di allontanarle se non per il controllo del basso, mentre l’estensione appare invariata.

 

Alzo di poco il volume, tutto gracchia e spernacchia. Per nulla preoccupato, prendo una coppia di mono McIntosh Mc1201 che avevo preso per sfizio e li collego, convinto che non avrebbero avuto problemi a farle suonare.

Disarmante: i VU meter dei Mac sbattevano sui 3.800 watt mentre in aria c’erano non più di 90 dB: che delusione.

Amareggiato, passo a qualcosa di più serio e metto in campo due finali della Sansui B2201 e B302 in versione limited che non hanno mai sfigurato anche con le Infinity Delta/Gamma/Beta, il carico peggiore che abbia mai visto. Crossover elettronico Musical Technology e le connessioni che avevo creato apposta per questa tipologia di diffusori e… un altro mondo.

 

Seppure siano simili, le 3.6 e le 20.1 si differenziano totalmente nell’ascolto. La 3.6 è molto impattante, tanto da sembrare quasi un dinamico, anche se limitata nella tenuta in potenza e obbliga spesso a stare con la mano sul controllo del volume per non far danni sui transienti più alti. Le 20 sembrano quasi immuni da questo problema. Il suono è diverso, più disteso e stemperato, ampio, grande ma senza ingigantire voci e strumenti. Insomma… più audiophile di certo.

 

Passano le ore di ascolto, dimentico ormai le 3.6 al punto che, quando mi capita poi di poterle ricomprare a un prezzaccio, rifiuto. È innegabile, seppure non possa né voglia definire le 20 di riferimento assoluto, anche se lo sono nella categoria dei planari isodinamici, che siano prive di quella naturalità definita come la realtà del suono. È certamente un modo diverso di ascoltare la musica, come dire soggettivo, piacevole e coinvolgente, una fabbrica di emozioni ma, in qualche modo, pur sempre irreali.

 

Tutte le Magneplanar lavorano seguendo gli stessi principi, insieme all’ambiente, con l’ambiente: l’equivalente di una grancassa dotata solo di pelle che suona solo se l’ambiente compensa in modo ottimale questa assenza. Bisogna esserne consapevoli poiché questi sono diffusori che, se posizionati in luoghi acusticamente ostici, non saranno mai in grado di esprimersi a modo. Troppo assorbenti o riflettenti, irregolari o senza aria tra gli stessi, ancor peggio se mal pilotati e non mi riferisco solo alle elettroniche.

Seppure passato alle 20.1 io abbia allontanato le 3.6, devo dire però, a vantaggio di chi vuole spendere cifre più umane, che le 3.6 "mascherano" molto, cioè rendono meno evidenti le discrepanze tra le elettroniche o connessioni di qualità non eccelsa. Rimane il fattore pilotaggio che deve essere ottimale. Io consiglio una preamplificazione o una sorgente valvolare e tutto il resto a stato solido, in modo da ottenere una timbrica ottimale senza pregiudicare velocità e controllo.

 

Con le 20 è tutto diverso. Sebbene appaia più eufonico e articolato come diffusore, l’effetto mascheratura è praticamente inesistente. Un pelo sotto l'eccellenza di una delle macchine o qualcosa male interfacciato e suoneranno in modo pessimo: tale trasparenza è chiaramente un pregio per la levatura del prodotto.

Con le 20 ho modo di analizzare ogni piccolo particolare sia sulle macchine che sulle connessioni a cui è particolarmente sensibile. Se ne è accorto anche il caro Radici quando è venuto a trovarmi e le ha ascoltate pilotate a modo mio: CD con fulmini e saette e fonometro a 118 dB. Il concetto è semplice: minore la distorsione e più puro il segnale inviato ai trasduttori, maggiore sarà la pressione sonora ottenuta grazie a un più lineare funzionamento meccanico ed elettrico dello stesso.

Gli sfarfallamenti e le spernacchiature non sono altro che il modo in cui le Magneplanar dicono a voce alta “non mi piace per niente il segnale che mi stai mandando”, segnale in cui le molteplici rotazioni di fase, le distorsioni e le equalizzazioni rendono l’impianto stesso un perfetto generatore di distorsione. Distorsione a cui le Magne sono molto sensibili. Eliminata quella, sono in grado di andare molto più su con l’escursione e la tenuta in potenza. Attualmente le mie sono pilotate con quattro mono Audio Physic Stradivari in biamplificazione per un totale di oltre 2 KW RMS reali, non come quelli dei Mac, e posso spingere sul gas quanto mi aggrada senza rottura alcuna.

 

Conclusione

In definitiva, seppure non siano il mio diffusore per antonomasia... viva le Maggie! A loro conferisco il "premio libidine" personale, nonostante sia distante da un ascolto realistico.

Preciso che le nuovissime Maggie, ascoltate recentemente da Roberto Rocchi, io non ho avuto ancora modo di sentirle: mi auguro ovviamente, come accaduto molte altre volte, che il nuovo surclassi il vecchio.

Posso presupporre che l’impiego di un nuovo filamento a sezione piatta riesca a ovviare a parecchie rotture, che la gamma bassa ne possa giovare senza ombra di dubbio ma è tutto relativo. Però, però, la scelta di preferire una monoamplificazione eliminando la morsettiera per il biwiring conferendo alle sole resistenze di carico il compito di equilibrare le sezioni mi lascia perplesso: personalmente ho provato a farlo e mi sono quasi andate a fuoco…

 

2 di 2 - Fine



Sistema utilizzato: all'impianto di Roberto Borgonzoni

di Roberto Borgonzoni
Leggi altri suoi articoli

Torna su

Pubblicità

Omega Audio Concepts banner
Banner Extreme Audio
DiDiT banner
KingSound banner
Vermöuth Audio banner

Is this article available only in such a language?

Subscribe to our newsletter to receive more articles in your language!

 

Questo articolo esiste solo in questa lingua?

Iscriviti alla newsletter per ricevere gli articoli nella tua lingua!

 

Iscriviti ora!

Pubblicità

HighResAudio banner
Dream Streaming banner