Thibault Cauvin | Alter Ego

27.02.2026
Thibault Cauvin
Thibault Cauvin

Preceduto di qualche mese dall'uscita del libro omonimo, questo Alter Ego del quarantaduenne chitarrista francese Thibault Cauvin è un album che narra di incontri, di traiettorie oblique e di umanità raccontata ai margini dei numerosi viaggi intrapresi dallo stesso Autore. Come in un taccuino di appunti raccolti da un avventuroso girovago, Cauvin ricava dalle sue chitarre – classiche, a sei e a dodici corde e ibride – un suono personale e smaliziato che risalta in un presente abitato troppo spesso da musiche standardizzate e cristallizzate su generi già abbondantemente rodati. Lui stesso si autodefinisce “chitarrista, viaggiatore e sognatore... libero come un uccello migratore”. Il dispositivo narrativo-musicale è quindi duplice. Da una parte c'è la pubblicazione di un romanzo che racconta storie di viaggi e di stimolanti incontri occasionali e dall'altra un album di undici brani, ciascuno dei quali intitolato ad alcune delle persone descritte nel libro stesso.

 

Cauvin attraversa spazi culturali e geografici senza mai appropriarsene del tutto, lasciando che la musica emerga come sedimentazione di un'esperienza molteplice costituita dai suoi contatti e dalle sue relazioni, in un mosaico di nomi e volti che melodie di misurata essenzialità riescono autonomamente a fare emergere attraverso il sottile gioco dell'immaginazione. Alter Ego può essere letto come una dichiarazione di umanità e di appartenenza reciproca, dove l'autore sembra voler arrivare alla radice del suono stesso, togliendo tutto quello che è accessorio e lasciando solo ciò che vibra davvero. Bisogna sottolineare come questo album nasca dunque dal concetto più romantico di “viaggiatore” e non da quello più prosaico di “turista”. Si tratta di un'erranza che assume quasi i contorni di una wanderlust in cui ogni brano rappresenta un volto incontrato e subito svanito, eppure capace di restare nella memoria come specchio di una parte del proprio essere. L’opera, composta esclusivamente da brani originali, rinuncia consapevolmente alla dimensione virtuosistica tradizionale della chitarra classica. È una presa di distanza significativa rispetto all'esigente presenza della musica cosiddetta colta, che Cauvin conosce bene – la sua discografia si è cimentata con autori come Scarlatti, Albeniz, Vivaldi, Bach – ma che sceglie di aggirare, privilegiando la funzione più immediata e comunicativa del suono. In questo senso, la pluralità strumentale da lui utilizzata non è decorativa, ma funzionale ai diversi stati d'animo innescati dalle dediche dei brani. La chitarra allora, come strumento solo – spesso accordata in modo non convenzionale – diventa uno spazio abitabile, una lingua franca che mette in comunicazione luoghi, persone e tempi diversi. Si possono quindi percepire influenze orientaleggianti, suggestioni iberiche e barocche, echi di tradizioni europee e meditabonde scritture che sembrano uscire dalle corti medioevali. Alle volte le note sembrano pronunciate dopo pensose esitazioni, come se il silenzio fosse sempre sul punto di riprendersi lo spazio disponibile. Più raramente compare un accenno di canto. Lo strumento cordofono diventa in definitiva uno specchio dove la fragilità di un incontro innesca una serie di ricordi, con i volti di persone mai più riviste che riaffiorano senza ambiguità. Cauvin sembra muoversi dentro un tempo inessenziale, rifiutando l’urgenza della prestazione strumentale a favore della durata del sentimento e dell'ascolto, all'interno di una dimensione interiorizzata eppure aperta, fragile ma ostinata e ininterrottamente connessa con l'Altro. Alter Ego rivendica il valore della relazione e del racconto, opponendosi alla logica dell’accumulo di note e promuovendo una musica che vive di scambi, di sguardi, di silenzi condivisi.

 

Registrato su un’isola norvegese ma concepito al sole delle Eolie, l'album è circondato dal mare come un ponte che attraversa diversi territori e stati d’animo. Cauvin dimostra peraltro di saper cogliere il frastaglio dell’esperienza umana senza ridurlo ad un'omogenea sintesi forzata. Da questo punto di vista, il rischio di una "sindrome di Zelig" – l’adattamento mimetico a ogni contesto culturale – viene evitato grazie a una forte coerenza timbrica e a una poetica sempre ben riconoscibile. 

 

Thibault Cauvin - Alter Ego

 

Sabbir s'annuncia con la voce vulnerabile d'una chitarra che sembra un oud, impegnata in una narrazione piana, in totale armonia modale e strabordante di silenzi desertici ed echi di memoria.

Constanza s'inserisce su un arpeggio emotivamente caldo, lo strumento diventa non solo più una chitarra ma con piccole percussioni sul manico e sulla cassa armonica, allarga la sua essenza fino a trasformarsi in un vero e proprio mezzo di poetica rimembranza. L'immagine complessiva resta immersa in una flebile lucentezza, evocando una sensazione di lontana assenza.

James si muove simulando la grazia di un’aristocrazia d'altri tempi, attraverso i riccioli barocchi che ornano una malinconica struttura melodica atta a raccontare un mondo rovesciato, quasi infantile. Tè alle cinque e storie familiari che si perdono tra gli ultimi rivoli di nobiltà.

Richard è un brano suonato con una chitarra a dodici corde metalliche, introdotto da una linea melodica cantabile presto abbandonata in favore di una serie ricorsiva di arpeggi, dinamicamente variabili.

Moussa si anima in una sorta di ipnotica tensione temporale, con la chitarra di Cauvin che insegue le tracce di una kora immaginaria. Pochi accordi che si ripetono, tra i quali si agita un'occulta febbre interiore che cresce lentamente man mano che il brano prosegue.

Thibault Cauvin

 

Con Wong siamo di fronte a un universo morbido, dalle tessiture sfuggenti in equilibrio instabile tra assetti melodici esotici e richiami tradizionali in forma di valzer.

Alessandro, da un certo punto di vista, si allinea con il già citato James, evocando in questa sarabanda in tempo tripartito, l'idea di un mondo blasonato, tra danze cortigiane e liuti di accompagnamento. Un timido approccio vocale si ascolta mescolato al pizzichio delle corde.

Pierre, invece, pare superare la cautela dell'approccio nel cantato dato che questa volta Cauvin infila la propria voce in un breve accenno, peraltro ripetuto più volte, tra il sapore metallico delle corde suonate con un'energia quasi pop.

Dragana recupera un tono più intimista con le corde di nylon e si snoda tra melodie cantabili dal vago sentore zingaresco.

Anche Leila s'appoggia alle dodici corde e qui vengono ripresi quei temi modali mediorientali piuttosto apprezzati da Cauvin, impegnato tra l'altro in una curiosa gestione del proprio fiato sia a imitazione del vento che a una evocazione corale. Ancora la chitarra a dodici corde si presta tra l'altro magnificamente nell'imitazione dell'oud.

Julia è la parentesi più pop dell'album, con la voce sussurrata di Cauvin in un brano che ricorda l'approccio di Henry Salvador.

 

Thibault Cauvin

 

Thibault Cauvin non utilizza il viaggio come semplice fonte d’ispirazione esotica, né i suoi incontri diventano un puro pretesto narrativo, ma tutto questo viene trasformato metodologicamente in un atteggiamento etico prima ancora che estetico. La sua musica non mira a conquistare l’ascoltatore, ma a renderlo partecipe di una temporalità diversa, sottratta alla frenesia performativa e alla logica dell’immediata riconoscibilità. In questo senso, Alter Ego rappresenta una forma di resistenza silenziosa contro l’ipertecnicismo autoreferenziale, contro la mercificazione dell’emozione e l’idea di musica come prodotto di rapido consumo. Cauvin sceglie la vulnerabilità, la durata, l’ascolto profondo, trasformando la chitarra in un luogo di passaggio più che in uno strumento di affermazione. Ogni brano è una traccia lasciata da un incontro reale, quindi un residuo di umanità che vorrebbe solo essere preservato dalla dimenticanza. Per questo motivo Alter Ego non andrebbe commentato in termini di stile o di appartenenza a una tradizione, ma compreso come esperienza che interroga il nostro modo di ascoltare, di viaggiare, di entrare in relazione con l’altro e, inevitabilmente, con noi stessi. È qui che l’album trova la sua vera coerenza, non tanto nella somma delle sue tracce, ma nello spazio di risonanza che lascia aperto dopo l’ultimo brano, quando il silenzio torna a essere parte integrante d'ogni discorso.

 

Thibault Cauvin

Alter Ego

CD e LP Universal Music Division Decca Records 2026

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/44kHz, su Tidal qualità max fino a 24bit/192kHz e su Spotify 24bit/44kHz con scelta di default nelle impostazioni generali.

di Riccardo
Talamazzi
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