Tonhalle Zurigo | 6-7 febbraio 2025

19.02.2025

Per la stagione concertistica 2024-2025 della Tonhalle di Zurigo, il sei e sette febbraio scorsi sono saliti sul palco la giovane violoncellista Anastasia Kobekina e il direttore d’orchestra Semyon Bychkov, con l’eccellente orchestra della Tonhalle. Al pubblico, sempre numeroso e competente, è stato proposto un programma puramente classico comprendente opere di Josef Haydn e Franz Schubert. Non conoscendo la giovane violoncellista protagonista della serata, che arriva a Zurigo dopo che negli ultimi anni ha riscosso un eccellente successo arrivando così a firmare un contratto in esclusiva con la Sony, ero assai curioso di ascoltarla dal vivo. Lei si era già fatta notare in diversi concorsi internazionali, arrivando terza nel 2019 nel famoso Tchaikovsky di San Pietroburgo. Ma la curiosità era accresciuta anche dal fatto che non avevo mai sentito dirigere dal vivo Semyon Bychkov, nonostante la sua notorietà di livello mondiale. Attualmente è dal 2017 direttore musicale dell’orchestra filarmonica Ceca, contratto rinnovato recentemente fino al 2028.

 

Il concerto si è aperto con la Sinfonia n. 44 in Mi minore Trauersinfonie, Hoboken I:44, di Joseph Haydn, una composizione completata nel 1772 per un’orchestra di due oboi, fagotto, due corni, basso continuo – qui con due contrabbassi – e archi.

 

La disposizione orchestrale è stata con gli archi in semicerchio, da sinistra a destra, i primi violini, i violoncelli, le viole e i secondi violini a destra. Dietro ai violoncelli, i contrabbassi. Dietro gli archi al centro i legni e i corni più a sinistra.

 

Il primo movimento, Allegro con brio, introduce immediatamente il tema principale in Mi minore, molto raro per Haydn, con due parti molto in contrasto fra di loro soprattutto nella dinamica, che è una delle caratteristiche di questo primo movimento, dove i passaggi dal pianissimo al fortissimo si susseguono sotto la direzione di un Bychkov abile nel sottolineare questi contrasti con grande sensibilità, a volte potente, vigoroso, marcato, staccato, con brio, a volte grazioso, portato e legato. È interessante notare che questi contrasti dinamici sono chiarissimi anche con una compagine orchestrale di dimensioni ridotte, non certo paragonabile alle grandi orchestre tardoromantiche, per tacere di Wagner o Mahler. Specialmente nei legati ho notato la grande sensibilità della direzione orchestrale, capace di sottolineare ogni sfumatura emotiva di tutti i passaggi. Ho apprezzato moltissimo il fraseggio e la continuità del discorso durante tutto il movimento, tutto avvenuto senza perdere nessuno dei molti dettagli musicali.

 

Il secondo movimento, con sorpresa un Menuetto, è stato suonato con altrettanta sensibilità in maniera “danzante”. Bellissimo è stato il fraseggio tra gli strumenti, in una rincorsa nella quale si inseguivano i primi violini e poi i bassi seguiti dal primo oboe, in un gioco di imitazione che però rivelava una grande simbiosi tra gli orchestrali, merito anche della capacità straordinaria di scrittura musicale di Haydn. Anche in questo movimento Bychkov utilizza con grande sensibilità la dinamica per sottolineare le scale ascendenti e discendente, così come i legati.

 

L’Adagio è stato suonato in modo molto fine, leggero, con minimi cambiamenti di dinamica. Le poche ma importanti entrate dei legni sono state effettuate con grande sintonia e sensibilità.

 

Il Finale, Presto ha mostrato slancio ed energia. Anche qui è risaltata la bravura degli orchestrali, capaci di un dialogo senza sbavature, sempre sotto l’attenzione del bravo Direttore. Durante tutta la sinfonia è risaltata una chiarezza di lettura che ha permesso che tutte le voci musicali si percepissero con estrema facilità.

Al termine dell’esecuzione, mentre gli applausi piovevano numerosi ed entusiasti, ho pensato che già per questa esecuzione fosse valsa la pena di venire al concerto.

 

Anastasia Kobekina

 

La grande attrazione della serata per il pubblico era però, senza dubbio, l’esibizione della violoncellista Anastasia Kobekina, impegnata nell’esecuzione del Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in Do maggiore di Joseph Haydn, una composizione del periodo classico ma con evidenti caratteristiche del periodo tardo barocco. Questo concerto è diventato un repertorio standard per ciascun cellista e infatti tutti i violoncellisti più o meno famosi hanno fatto delle registrazioni di quest’opera.

 

L’orchestra è composta da due oboi, due corni e archi con una disposizione uguale alla precedente opera, senza naturalmente il fagotto. Musicalmente il concerto si situa tra il tardo barocco e il classicismo. Haydn mantiene un equilibrio fra interesse musicale e virtuosismo anche con passaggi estremamente difficili per il solista. L’orchestra ha un ruolo più di accompagnamento e di sostegno nel dialogo che da pari interlocutore con lo strumento solista. Infatti, mancano come per i periodi successivi i contrasti forti con grosse dinamiche fra solista e orchestra. Bychkov ha messo in risalto queste caratteristiche facendo suonare l’orchestra della Tonhalle quasi “sottovoce”.

 

Nel primo tempo, Moderato, dopo un’introduzione dell’orchestra c’è l’entrata della solista con il tema iniziale, unico, con accordi che usano tutt’e quattro le corde del violoncello. La Kobekina ha dimostrato una notevole capacità, sfoggiando in tutta la partitura una grande freschezza giovanile, una leggerezza e un entusiasmo davvero rimarchevoli, mettendo in secondo e magari anche terzo piano le sue notevoli, impressionanti, doti tecniche. Al pubblico è stato presentato un concerto che non si poteva paragonare a nessun’altra interpretazione conosciuta finora, con grande energia e scioltezza ma per niente superficiale, dove risaltavano dettagli inconsueti, in un fraseggio fluido che ha sottolineato le varie caratteristiche liriche, melodiche, ritmiche e a volte di potenza. Il suono del suo Stradivari era piuttosto leggero, specialmente confrontandolo con quello di Rostropovich, e potrebbe avere ancor più dinamica e spessore per i miei gusti strettamente personali. Per un concerto di Haydn e per quel periodo andava però benissimo e mi piacerebbe sentirla suonare in brani di compositori del periodo postromantico e contemporaneo.

 

Durante l’Adagio, dove il solista è il protagonista, laddove l’orchestra solo con gli archi fa quasi sempre da accompagnatore in sottofondo, sono state evidenziate le capacità espressive e di fraseggio di Kobekina combinate con una rara scioltezza.

 

Il movimento finale, Allegro molto, dopo un’introduzione abbastanza lunga dell’orchestra, sfrutta le possibilità virtuosistiche del violoncello sviluppando ulteriormente le caratteristiche del primo movimento. È stata un’esperienza molto positiva ascoltare questo movimento suonato in un modo così libero, leggero, ritmico e spensierato. Tanta energia positiva che si è diffuso nella sala. Anche se la parte dell’orchestra era principalmente di accompagnamento, il Direttore ha usato la stessa cura della partitura della solista, anche qui mostrando la stessa sensibilità che ha avuto nel pezzo d’apertura del concerto, in un connubio perfetto con la violoncellista. Il risultato è stato quello di trasmettere una sintonia d’insieme senza contrasti. È stata un’interpretazione speciale, unica, che ha catturato l’anima del pubblico. Da quanto ho letto e sentito dire, questa solista è capace di catturare emozionalmente i suoi ascoltatori e sicuramente si sentirà molto parlare di lei nel futuro, ammesso che continui su questa strada. Al momento si sta perfezionando nel periodo barocco e ha suonato anche questo concerto sul suo violoncello barocco insieme a un’orchestra con strumenti del periodo. La tecnica e quindi l’interpretazione sono leggermente diversi, come pure gli stati d’animo. Come ringraziamento per i calorosi applausi ha suonato infine una composizione di suo padre, anche violoncellista, per tamburello e violoncello, pezzo pieno di melodie popolari e difficoltà tecniche.

 

Dopo la pausa l’orchestra della Tonhalle di Zurigo e il direttore Semyon Bychkov hanno eseguito la Seconda Sinfonia di Schubert, un’opera del giovane compositore e del classicismo tedesco, terminato nel 1815 quindi dopo la settima sinfonia di Beethoven, opera che Schubert ammirò molto. L’organico orchestrale è ben più consistente che quello delle opere della prima parte del concerto. Oltre che per gli archi con più musicisti, la sinfonia è strumentata per due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, timpani in si♭ e fa.

 

Il primo movimento, Largo - Allegro vivace, è uno dei più lunghi che il compositore abbia scritto e ha analogie tematiche con composizioni di Beethoven ma elaborate in modo diverso. L’interpretazione di Bychkov è, per quanto riguarda la cura dei dettagli e la sensibilità, analoga a quella della sinfonia di Haydn, qui con un aumento considerevole della dinamica durante i fortissimi dovuta anche alla differenza del numero degli strumenti impiegati.

 

L’Allegro vivace è stato eseguito alternando passaggi molto leggeri ma ritmici, a quelli più incisivi curando molto i dialoghi fra gli strumenti, specialmente fra le sezioni archi e legni senza perdere la fluidità, mantenendo il carattere vivace lungo tutto il movimento.

 

L’Andante, il secondo movimento, è stato eseguito con tantissima grazia e leggerezza in modo danzante. Molto riuscite erano stati fatti i passaggi fra gli archi e legni come pure i tanti cambiamenti fini nella dinamica.

 

Il carattere è cambiato durante il Menuetto, più incisivo ma sempre tenendo un ritmo sostenuto per poter entrare senza grossi contrasti nell’ultimo movimento, Presto vivace, con il suo tema iniziale suonato con leggerezza per poi passare a passaggi più potenti e impulsivi. Il tema iniziale viene ripreso diverse volte durante il movimento, quindi c’è stata questa alternanza di momenti con caratteri diversi, anche nella dinamica fra pianissimi e fortissimi, ma sempre molto positivi, sereni ma pieni di energia. Apprezzo molto questa sinfonia giovanile e il modo in cui è stata eseguita. Durante tutta l’opera tutte le voci erano chiaramente definibili e curate in dettaglio anche per merito dell’ottima orchestra.

 

Da diversi mesi non frequentavo più la sala della Tonhalle, seguendo concerti in altre sedi, ed è stato un vero piacere sentire di nuovo quest’ottima acustica. Dal punto di vista sonoro, quello che mi è particolarmente piaciuto sono state le frequenze basse e medie, in particolare, il timbro dei violoncelli e contrabbassi, con quelle sensibili vibrazioni che mi penetravano in modo non invadente e senza offuscare l’immagine dell’immenso palcoscenico sonoro. Trovo anche che la posizione dei contrabbassi nella sinfonia di Schubert allineati in fondo all’orchestra leggermente rialzati abbiano contribuito ad accentuare questa sonorità, dando anche un impulso più percepibile nella musica. Un’altra grande serata di musica!

 

Programma

Tonhalle Zurigo Stagione 2024-25

giovedì 6 e venerdì 7 febbraio 2025

Tonhalle di Zurigo

Orchestra della Tonhalle di Zurigo

Semyon Bychkov, Direttore

Anastasia Kobekina, violoncello

Joseph Haydn, 1732-1809, Sinfonia n. 44 in mi minore Trauer-Symphonie, Hob I:44

Joseph Haydn, 1732-1809, Concerto n. 1 in do maggiore per violoncello e orchestra, Hob VIIb:1

Franz Schubert, 1797-1828, Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore, D.125

 


Per ulteriori info:

al programma della stagione 2024-25 della Tonhalle

al sito della Tonhalle Orchestra Zürich

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