Diffusori PureAudioProject Trio15 Horn1

28.05.2018..

 

ReMusic Spark AwardPremesse

Ho sempre amato il principio dei diffusori open baffle. Se ne conosci e affronti i limiti intrinseci – primo fa tutti, il più conosciuto, il cortocircuito e la cancellazione fra emissione anteriore e posteriore in controfase alle frequenze più basse – non puoi che apprezzarne le qualità. Tra queste ultime: ariosità e trasparenza in generale, dinamica e articolazione, pulizia e mancanza di colorazione sui bassi stessi.

Mi sarebbe quindi sempre piaciuto dotarmi di una coppia di questo tipo di diffusori come riferimento redazionale. Purtroppo, però, da quando è nata ReMusic esistevano solo delle produzioni DIY, come in Italia i bei progetti Audiojam di Alberto Bellino – NdR | Purtroppo non più online – e AUDIOfanatic di Filippo Punzo, oppure quelli esteri di Glow in the Dark Audio, Linkwitz Lab o i full range Audio Nirvana di David Dicks.

L’elenco potrebbe continuare e sarebbero esempi tutti belli, ma che dico, veramente interessanti, ma non “di mercato”, non costruiti da vere e proprie aziende, locali o internazionali che siano.

Quindi, ci siamo capiti. Non ho nulla contro le realizzazioni più “artigianali”, dove anzi spesso si trovano idee, qualità e prezzi altamente competitivi. Ma, se riesco a dotarmi di un apparecchio o un componente per la redazione, preferisco provenga dal mercato, che sia cioè ascoltabile o conoscibile dai lettori. Ci sono eccezioni, è una lunga marcia, ma con un passo dopo l’altro si arriva dappertutto.

Anche Supravox ha però da sempre un modello disponibile in kit, lo trovate qui nel loro nuovo sito: e ora si comincia a parlare di azienda.

Ma da qualche anno a questa parte si sono venute ad aggiungere proprio altre realizzazioni di realtà di questo tipo, cioè “di mercato”, come le Jamo R 909 e 907, lampi della produzione Jamo, quelle Spatial Audio e, dalle nostre parti, le stesse Diesis Audio di Giuseppe Gabbarini, di cui ho ascoltato le Caput Mundi già tempo addietro. La più recente, inoltre, è la Vrel Electroacustic di Roberto Verdi, appena presentatasi allo scorso Monaco High End.

 

Design

Ai nomi già fatti si è recentemente aggiunto PureAudioProject, di qui in poi abbreviato PAP, che commercializza appunto solo open baffle, di qui in poi abbreviati OB. La mia prima impressione, quella delle fiere specializzate, era stata determinante, del tipo “OK, questo è un suono sano, ma le casse dove sono?” ;-)

Frutto dell’AD Ze'ev Schlik, un manager molto determinato e consapevole della posizione dei suoi prodotti sul mercato, l’azienda ha base in Israele, molto vicino alla Morel, tanto per dare un riferimento, ma produce e consegna direttamente con basi logistiche sia in Europa che negli USA.

All’inizio dell’articolo dicevo di amare l’idea degli OB e quella PAP è proprio una bella idea di marketing. Un’idea articolata e, per così dire, modulare. I suoi termini sono i seguenti:

  • un diffusore OB a due vie
  • dove quella bassa è riprodotta da due woofer in parallelo
  • i woofer sono da 10 o 15”, a seconda dell’ambiente da sonorizzare
  • e il medio è riprodotto da più componenti, a scelta dell’acquirente e intercambiabili
  • con tre crossover separati a scelta, disponibili di base a gamma intera o, con sovrapprezzo, a due vie, passivo o attivo
  • il tutto montato su una struttura di supporto unica, con un pannello separato per ogni altoparlante

Una bella applicazione del principio latino divide et impera.

 

Nel dettaglio, le medio-alte possono essere riprodotte da altoparlanti larga banda, a cupola, a nastro o a tromba. Il progetto PAP si basa quindi su componenti audio raffinati e collaborazioni con affermati produttori mondiali, quali attualmente Morel ed Eminence per i woofer; Beyma, ESS Heil AMT, Morel, Mundorf, Tang Band e Voxativ per i mid-tweeter; e di nuovo Mundorf per i crossover.

Nel catalogo PAP troviamo anche quella che si può definire l’esasperazione del modello Trio15, il Quintet15, un diffusore imponente, con ben quattro woofer da 15” per canale.

 

Costruzione

I diffusori PAP arrivano smontati, nei classici “pacchi piatti”: l’idea è l’Ikea, insomma. Trovate un interessante video girato da uno come noi, un audiofilo appassionato del prodotto, direttamente qui. In sintesi: montate la struttura metallica, montate gli altoparlanti sui propri pannelli, montate i pannelli sulla struttura metallica, collegate i cavi agli altoparlanti, montate i componenti sul crossover, lo fissate sulla parte inferiore del telaio, collegate i cavi già filati al crossover e il gioco è fatto. In un paio di ore, senza competenze tecniche e senza nemmeno vedere un saldatore, chiunque può riuscire a montare nel proprio ambiente d’ascolto un paio di PAP.

 

Andiamo ai singoli componenti.

 

Se i 10” delle Trio10 sono di produzione Morel, i due altoparlanti da 15” che equipaggiano tutti i modello di Trio15 sono dirette evoluzioni degli Eminence Alpha15a prodotti esclusivamente per PAP. Eminence significa altoparlanti professionali da oltre 50 anni, forse il produttore più esperto in altoparlanti da amplificatori per strumenti quali bassi e chitarre che, si sa, molte volte sono appunto… open baffle!

Questi Eminence by PAP hanno visto un’ottimizzazione per l’uso in open baffle che ha comportato cestello in alluminio pressofusione molto aperto, per ridurre le turbolenze dell’emissione posteriore del cono, gruppo magnetico al neodimio, bobina da 2,5”, anello di Faraday – vedi qui una ricerca sui suoi vantaggi – e spider molto rigido. Jerry McNutt, Responsabile Product Design Eminence, afferma appunto che “sono gli altoparlanti specificatamente ottimizzati per l’uso OB, quelli con le migliori prestazioni e minore distorsione.”. Il seguente grafico, ottenuto in camera anecoica, non è quindi del tutto correlabile all’esperienza d’ascolto in ambiente, dove i due woofer in parallelo rendono fortemente giustizia alla gamma bassa.

Caratteristiche Eminence OB-A15neo

La tromba di queste Trio15 Horn1 è originale PAP, fatta su misura, con driver a compressione in polimero plastico da 1,4 pollici. Allineata in fase con i woofer, la tromba decresce naturalmente intorno a 550 Hz, l’incrocio con la gamma bassa è intorno ai 500 Hz e il filtro è del primo ordine. Il suo profilo esponenziale comporta inoltre che, intorno circa ai 15mila Hz, la sua risposta cali piuttosto rapidamente. La sua efficienza può però essere modificata con un’esaltazione degli acuti, quindi della gamma intera della tromba, con un condensatore e una resistenza – in due valori diversi – connessi in parallelo alla resistenza di base. Si può quindi cambiare l’efficienza della tromba senza dover saldare o dissaldare, senza competenze tecniche o pratiche.

 

Il crossover Leonidas è una realizzazione originale PAP e il suo nome è un omaggio a quello del designer, Leon Huijgen, un autocostruttore olandese. Si adatta a essere montato su tutti i modelli, sia da 10 che da 15", ed è caratterizzato da percorso del segnale breve e layout semplice. Ha piste stampate di grande spessore, connessioni a morsetti dorati e componenti di qualità audiofila intercambiabili, ovviamente rispettandone posizioni e valori. Si può montare sul lato destro o sinistro della cassa, aiutando a raggiungere i connettori anche con cavi altrimenti non abbastanza lunghi.

 

I cavi in dotazione sono dei multifilari marchiati Omega Audio High Cables in rame OFC da 1,5 mm di sezione, ma è possibile un upgrade con cavi piatti trattati criogenicamente esclusivi PAP.

 

Molto smart i piedini in dotazione, i SuperSpike della norvegese Soundcare. Si tratta di punte con sottopunte dotate di feltrino a pavimento. La loro particolarità è che la sottopunta “avvolge” la punta, in modo tale che appoggia su di essa quando la cassa è fissa e “se la porta dietro” quando la spostate. Niente più appoggi incerti o pavimenti rigati: la seguente immagine vale più delle famose mille parole.

 

Soundcare SuperSpike

 

Ascolto

Come accennato, in un OB l’area della superficie del pannello frontale è uno schermo acustico che separa fisicamente l’emissione anteriore da quella posteriore, evitando la cancellazione fra quella anteriore in fase e quella posteriore in controfase. Com’è quindi possibile che queste PAP suonino, anche solo emettano o raggiungano decentemente le frequenze basse, dotate come sono di pannelli frontali così piccoli? Le motivazioni sono tecniche, ovviamente, e le trovate ben riassunte ad esempio negli articoli di Filippo Punzo, qui e qui. Per chi vuole invece procedere nella lettura, per la scelta degli altoparlanti OB servivano quindi: alto Qts, grande superficie radiante, alto Vas, bassa cedevolezza e grande escursione. NdR | Vedi legenda qui. Se andate a rivedere le schede Eminence degli altoparlanti PAP, ci siamo per tutti i fattori. Tranne che per l’escursione, un valore basso, che però permette agli altoparlanti PAP di contenere il più possibile fenomeni di break-up del cono.

 

Perché questa ulteriore premessa tecnica? Perché le caratteristiche specifiche degli altoparlanti OB dovrebbero prevedere – anche e soprattutto – il posizionamento in ambiente, quello che affrontiamo ora. In fondo un OB è un altoparlante “nudo”. Non c’è cabinet che lo “protegga” in qualche modo – passatemi la metafora – dalle riflessioni dell’ambiente. Ecco perché nei miei ascolti sono arrivato a tenere le PAP a circa 1,2/1,5 metri dalla parete posteriore per ottenere nel mio ambiente il miglior compromesso fra estensione e punch sui bassi. Fra di loro le casse erano a 1,6 metri dagli spigoli interni, fondamentalmente perché sono piuttosto larghe e non potevo allontanarle di più fra di loro. Il triangolo dello sweet spot era comunque piuttosto isoscele, perché a causa della loro grande superficie radiante, le PAP vanno ascoltate abbastanza da distante, come ad esempio i pannelli isodinamici o elettrostatici. Non che non possano essere ascoltate più da vicino, ma in questi casi su alcuni strumenti avrete la percezione di uno spostamento della loro immagine, dovuto proprio al passaggio più marcato dell’emissione dalla frequenze della tromba a quelle dei woofer o viceversa. La profondità della scena si riduce e anche la pulizia e articolazione sui bassi ne soffre, soprattutto alzando il volume. Alla migliore distanza dalla parte di fondo sono invece questi due ultimi parametri a migliorare sensibilmente, raggiungendo un equilibrio raro, unito a quella sensazione di ariosità e mancanza di sforzo nella riproduzione tipica degli OB, ma qui particolarmente sensibile.

Le Horn1 chiedono inoltre di essere orientate verso l’ascoltatore, con un buon toe-in, perché messe “piatte” non raggiungono – secondo me – un corretto bilanciamento tonale. Anche alzare i piedini anteriori per centrare il più possibile la tromba sulle orecchie dell’ascoltatore contribuisce a ottenere la migliore estensione in frequenza possibile, soprattutto sulle altissime.

 

Analizziamo nel dettaglio i tre tipici range di frequenze. Tre, sì, anche se questo è a tutti gli effetti un “grosso” due vie: il modo in cui woofer e tromba si incrocia nei medi è peculiare e va descritto.

Sui bassi i quattro woofer da 15” necessitano di un bel rodaggio. D’accordo con Ze’ev e con altri recensori o possessori di PAP, dopo circa 150 ore si “mollano” e dopo 200 totali si stabilizzano. Il loro vantaggio è che, se li avete rodati bene, dopo gli potrete veramente tirare il collo. Il basso quindi c’è, lasciate solo che venga alla luce.

La grande superficie unita all’escursione contenuta regala dettaglio, articolazione e definizione veramente encomiabili, senza distorsione e con molto controllo. Non aspettatevi, gioco forza, il punch di una ATC o di una PMC. Anche perché potrete ottenere un corretto punch domestico con molti, molti, veramente molti meno watt… Sì, perché le Horn1, grazie agli 8 ohm di impedenza e 94-96 dB di sensibilità, vedono finalmente gli ampli single-ended o di bassa potenza in genere tra i loro partner preferiti. Le ho pilotate anche con i generosi 70 watt in classe D di un modernissimo Technics SU-G700, che hanno reso onore alla tenuta in potenza delle PAP, ma hanno anche un po’ ridotto la loro articolazione espressiva.

La dimensione e la costruzione dei coni dei woofer li rendono quindi leggeri, veloci e molto lineari, sia per estensione verso il basso estremo che per la parte di midrange di voci, pianoforte e strumenti orchestrali in genere, per ottenere focalizzazione sonora e corpo allo stesso tempo.

Vi confesso infine che per lungo tempo ho sospettato che i woofer non fossero così facili da pilotare: questi padelloni vanno tenuti a freno, ho pensato. Invece la scheda tecnica, anche questa volta, non mentiva. Il basso non è né scatolato né gonfio, boxy or boomy dicono gli inglesi. A conferma di ciò e a differenza di molte altre casse chiuse o bass reflex passate per la mia sala, il basso di questo OB non mi ha mandato in crisi l’ambiente, non creando quella “congestione” che mi ha altre volte infastidito.

Il medio è quindi presente e naturale, senza sforzo o dettagli fantascientifici, come solo una tromba qui sa rendere. Gli Horn1 sono molto rivelatori, sia per sensibilità - 94/96 dB - che per tipologia di emissione - il mid-tweeter a tromba. Quest’ultimo non ha certe asprezze dei componenti a driver metallico ed è quindi una vera sorpresa, ovviamente in positivo.

Infatti l’acuto ha il roll-off tipico di questo tipo di tromba e, complice la sovrapposizione dei woofer, il timbro sul medio-acuto vira sul caldo, ma non è eufonico, per caratteristiche tecniche va un po’ in sottrazione sulle altissime ma regala allo tempo stesso ascolti prolungati.

 

Naturali e senza “elettricità nell’aria”, che personalmente non apprezzo. Potenti, coinvolgenti e generose, ma senza “gigantismi” da vecchia alta efficienza. Tirare fuori il suono dalla “scatola” del cabinet, qui ha veramente trovato significato.

 

Pro

Dotandovi di una PAP, potete potenzialmente continuare all’infinito, acquistando in seguito altre “unità medi” e divertendovi nell’avere molte casse in una: a  voi la scelta del midrange di partenza e il viaggio può cominciare.

Inoltre il bello del poter cambiare i componenti del crossover a piacere, provando i sottili e a volte consistenti effetti di nuovi o diversi condensatori, bobine o resistenze, le rende un gioco senza fine.

Il consenso diffuso riservato all’idea PAP è un ottimo indizio. Cercate e leggete sul loro sito i commenti dei colleghi della stampa e di noi semplici audiofili. Raramente si sono viste tante spontanee manifestazioni di affetto e apprezzamento per un progetto audiofilo negli ultimi anni.

 

Contro

Per non mortificarle c’è bisogno di stanza, di spazio. Ma esistono anche le Trio10… ;-)

 

Chissà

Confermo che, stringendo le viti a brugola dei pannelli, serrandoli quindi di più al telaio o lasciandoli più laschi, il suono cambia in modo significativo. Quando il baffle è più libero, il suono è più ricco/denso, di una definizione forse inferiore. Quando stringete le viti dei diaframmi al telaio, sembra più pulito/preciso. Proprio come succede quando si carica di pesi una cassa tradizionale.

Secondo punto: ma se full range suonano già così, in biamplificazione? Yum, yum… :-P

 

Metafore veloci e sintesi finale

Ne ho sentiti diversi modelli e posso dire che le PAP in genere, e non solo queste superbe Horn1, sono un esercizio di apprendimento nell’ascolto audiofilo. Con loro possiamo de-costruire la nostra idea di Hi-Fi, per avvicinarci a qualcosa di molto più vicino all’evento originale. Porgono quel genere di suono che non stupisce in nessuna gamma di frequenze, ma è correttamente presente. Non aspirano alla correttezza e neutralità, ma assomigliano molto di più alla fisica esperienza di un ampli/cassa per strumenti. Suonano molto “nella stanza” e lasciano ad altri il “teatrino” olografico di molte casse che fanno del cosiddetto rigore un proprio vanto, peraltro corretto. E quello del “suono nella stanza” è un parametro che, devo ammettere di essere partigiano, mi convince personalmente nove volte su dieci. Superate quindi i pregiudizi e lasciate che un ascolto “naturale” vi conquisti.

 

A chi è rivolto

Si autocostruiscono ma non sono DIY. I diffusori PAP sono rivolti a chi ha sempre desiderato “mettere le mani” su un diffusore ma si è fermato riconoscendosi l’assenza di competenze tecniche, teoriche o manuali. Qui invece ci si può scoprire progettisti semplicemente con un cacciavite e una chiave a brugola, montando le proprie casse in un paio d’ore e divertendosi a modificarne la risposta con i componenti aggiuntivi, senza dover saldare alcunché.

N.B. Se avrò la possibilità di tenere ancora gli Horn1, spero di poter scrivere un articolo di approfondimento proprio sul tweaking del crossover: i componenti Mundorf in dotazione sono già di alta qualità, ma metti mai che così, tanto per divertirsi, mi passi per le mani qualche condensatore NOS carta e olio di valore appropriato...

Se cercate quindi la presentazione aperta dei planari e buona parte della dinamica tradizionalmente attribuita ai sistemi a tromba, le PAP Horn1 fanno… per noi.

 

 

SCHEMA RIEPILOGATIVO

 

Timbrica | estensione in frequenza, capacità di riproduzione fedele dello strumento e delle sue armoniche

L’articolazione e la comprensibilità degli strumenti sono ottime, soprattutto quando non si pilota questi OB con ampli ad alto fattore di smorzamento, che tendono a chiuderli un po’. La timbrica è molto corretta e senza esaltazioni di sorta, anche se alcuni potrebbero preferirle con la tromba più aperta sulle estreme, cosa del resto facilmente ottenibile con il kit di componenti da posizionare sul crossover, a ben due livelli di intervento. Io le apprezzo molto anche per questo roll-off che, quando si ascolta in asse con la bocca della tromba, si fa dimenticare. Il consiglio comunque è di non attufare la stanza, rendendola eccessivamente assorbente.


Dinamica | micro (dettaglio) e macro (assoluta), estensione e velocità dei transienti
Con un mix di facilità di pilotaggio, leggerezza dei componenti e loro intrinseca velocità, la dinamica e la tenuta in potenza sono veramente premianti, abituatevi però a non avere il "sangue dalle orecchie" degli impianti solo Hi-Fi, ma piuttosto godetevi la mancanza di fatica d'ascolto e il loro realismo mai sopra le righe, come accennato poco sopra.


Immagine | ambiente, trasparenza, scena, piani sonori, palcoscenico virtuale, senso di presenza, risoluzione

Profondità della scena dipendente forzatamente dalla distanza dalla parete di fondo. In generale, ambienza e senso di presenza molto accentuati, visto che la costruzione stessa dei diffusori impedisce loro di suonare “sulle casse”. Reggono anche grandi distanze fra di loro, creando palcoscenici da favola.


Tonalità | impostazione generale dell’apparecchio, se presente o caratteristica: ad esempio calda, fredda, virata, ambrata, lucida, opaca…
Direi calda ma non opaca, è quel genere di emissione della musica in ambiente che secondo me si avvicina molto allo strumento naturale, senza tecnicismi audiofili.


Emozione | capacità di coinvolgimento emotivo, molto dipendente dagli accoppiamenti, parametro assolutamente anarchico e personale

Le PAP puntano al vero dello strumento musicale, non a quello delle misure tecniche e, anche solo per questo tipo di approccio umanistico, sono tra le migliori casse da me mai provate e quindi fortemente raccomandate.


Costruzione e imballo | Solida e concreta la prima, soprattutto pensando a quanta poca “cassa” c’è in un OB. È un diffusore “tutto altoparlanti”: quel che si vede si sente. L’imballo è dipendente dal fornitore del componente, sempre comunque scarno ma professionale, viene però da chiedersi come movimentare le casse una volta montate…


Rapporto prestazioni/prezzo | Molto alto, soprattutto se pensiamo che queste Horn1 sono le più costose del lotto di Trio15 e potremmo invece partire – con 4.290 euro tutto compreso in area EU – dalle già molto interessanti Trio15TB con il Tang Band W8-1808 per dotarci di una PAP con i woofer più grandi da 15”. È il progetto PAP nel suo complesso a meritarsi quindi una Spark in the Dark ReMusic.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipo: diffusore da pavimento, due vie, open baffle

Sensibilità: da 94 a 96dB in ambiente domestico

Impedenza: 8ohm

Risposta in frequenza: da 29/32Hz a 19kHz in ambiente domestico

Woofer: Eminence OB-A15neo su specifiche PAP

Horn1: driver a compressione in polimero plastico da 1,4 pollici, tromba PAP in legno, 42x17cm BxA

Crossover: produzione Mundorf, Germania

Prima opzione: crossover Leonidas in configurazione e componenti per Trio15 Horn1

Seconda opzione: crossover a due vie e componenti selezionati

Nessun filtro notch – NdR - Filtro elimina banda – nel crossover

Condensatore principale, in serie alla tromba, intercambiabile

L’efficienza della tromba è modificabile per mezzo di alcuni ponticelli e resistenze selezionate di qualità audiofila

Finiture: quercia tedesca, bamboo naturale o laccato, vedi qui

Dimensioni: 54x116x27cm LxAxP 

Peso: 37kg cad.

 

Distributore ufficiale: vendita diretta, al sito PureAudioProject

Prezzo alla data della recensione: 7.990,00 USD spediti dagli USA, spedizione inclusa; 7.990,00 euro spediti dalla UE, Francoforte, Germania, IVA 19% e spedizione incluse

Sistema utilizzato: al mio impianto

Come detto, le PAP sono frutto della stretta collaborazione con diversi produttori e brand mondiali, qui ad esempio Meir Mordechai, CEO Morel, con Ze'ev Schlik.
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Solo per darvi un'idea delle dimensioni dei woofer PureAudioProject OB-A15neo
Solo per darvi un'idea delle dimensioni dei woofer PureAudioProject OB-A15neo
Idem...
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I pacchi della consegna di due PureAudioProject Trio15 Horn1: il CD appoggiato in basso nella foto è solo per darvi l'idea delle loro dimensioni.
I pacchi della consegna di due PureAudioProject Trio15 Horn1: il CD appoggiato in basso nella foto è solo per darvi l'idea delle loro dimensioni.
di Giuseppe Castelli
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