Federico Gili | La lanterna

24.01.2025

Non vorrei correre il rischio di un'eccessiva semplificazione ma l'impressione che mi ha lasciato La lanterna, secondo album da titolare del quarantenne fisarmonicista umbro Federico Gili, si riassume in una sensazione intensa di familiarità. Sarà forse per la ruvida tenerezza timbrica della stessa fisarmonica o per l'inevitabile aggancio storico con la sonorità della tradizione popolare, ma la combinazione con il jazz che si avverte in questo lavoro sollecita il ricordo delle numerose esperienze precedenti in cui lo strumento a mantice – sia che si chiami fisarmonica, concertina o bandoneon – è stato condotto all'interno delle formule aperte tipicamente jazzistiche con risultati sempre affascinanti. Gli esempi sono numerosi e affidandomi all'immediatezza pur sempre rischiosa della memoria, potrei citarne alcuni: da Richard Galliano a Dino Saluzzi, leggi qui, da Astor Piazzolla ai nostri Luciano Biondini, Antonello Salis, Daniele di Bonaventura, Matteo Marinelli.

 

Il lessico di Gili possiede una sintassi scorrevole che tocca varie corde dell'animo, dall'inevitabile profilo malinconico, direi consonante al respiro del mantice, alla spigliatezza dell'improvvisazione jazzistica, che in questo album finisce per sincronizzarsi millimetricamente con la presenza degli altri musicisti che accompagnano il leader. Accanto a Gili troviamo infatti alcuni nomi ben conosciuti come Ares Tavolazzi – che non ha bisogno di presentazioni – al contrabbasso, Ramberto Ciammarughi al pianoforte, Fabio Zeppetella alla chitarra elettrica insieme ad altri validi musicisti più giovani come Lorenzo Bisogno al sax tenore, l'altro pianista Manuel Magrini e il batterista Lorenzo Brilli.

 

Potrei anche aggiungere che una certa fusione tra moderata sperimentazione e tradizione melodica avviene in Gili con spontaneità, quasi con un filo di inconsapevolezza talmente è naturale il suo approccio allo strumento e alla Storia dello stesso. La sua padronanza tecnica non è fine a sé stessa ed è piuttosto evidente perché, come si evince dalle sue parole rilasciate durante un'intervista a Stefano Dentice su Strumenti & Musica del 11/01/25, vedi qui, “la musica va servita con amore ed umiltà, è missione e condivisione, non una gara di velocità”. E sono appunto lì a dimostrarlo i suoni che emergono dal suo album, ricchi di sfumature e di una profonda sensibilità melodica, testimoni di una musica raffinata e di inequivocabili radici jazzistiche, accessibili e coinvolgenti.

 

Avendo avuto due insegnanti importanti come Galliano e Marocco, tra l'altro omaggiati nell'album, Gili ha sicuramente imparato da loro, oltre alla tecnica, il senso della misura e lo sforzo naturale d'ibridazione tra i generi, principio non di così facile assimilazione quando si tratta di immettere uno strumento di carattere più tradizionale, come la fisarmonica, all'interno di un contesto di origini più moderne com'è appunto il jazz. Mescolamenti che vedono aggiungersi, tra l'altro, anche elementi di cultura musicale brasiliana come i choros presenti in questo lavoro.

 

 

Dal precedente album Cantabile, del 2022, Gili si è portato appresso due brani che, dopo aver eseguito in solitudine, ripropone ora ne La lanterna, affidando il primo, Richard, a una forma altrettanto melodica ma meno introversa per mezzo dell'aiuto di Ciammarughi al pianoforte. Il secondo, Chorinho pra Ila, dove Ila che sta per Ilaria, è stato reso più spumeggiante per l'intervento combinato delle percussioni e della brillante chitarra di Zeppetella.

 

Federico Gili - La lanterna

 

Si comincia l'ascolto con la title track posta in apertura, La lanterna. Il terzetto Gili, Magrini e Bisogno prende per mano il brano in assenza di gravità e, dopo un avvio premuroso affidato a sole poche note di piano, cominciano a esprimersi intersecandosi e scambiandosi il testimone con diversi episodi in cui ciascuno a turno appare più in evidenza degli altri, dimostrandosi strumentisti di un talento realmente fuori scala. Il brano procede così, tra momenti serenamente sentimentali ad altri più corrucciati, in un mood leggermente malinconico di grande suggestione emotiva.

Magma innesta una marcia superiore e le dinamiche accelerano imboccando la strada di un post bop dove risalta il fraseggio spavaldo del tenore di Bisogno, al quale risponde l'altrettanto audace corsa sui tasti della fisa da parte di Gili. Non è da meno neanche il be bop pianistico brulicante di scale di Ciammarughi. Resta solo il tempo di qualche notevole stacco di batteria prima del sincrono finale tra sax e fisarmonica.

Novembre è un brano moderato condotto in trio da Gili, Tavolazzi e Zeppetella, una sorta di dialogo danzante impegnato in un itinere quasi circolare, caratterizzato inoltre dalla sequenza di assoli di contrabbasso, dal morbido be bop di chitarra e dalle coordinate veloci della fisarmonica. Un bijoux a tutti gli effetti, decisamente tra i brani migliori dell'album.

Choro pra Manuel impegna appunto il pianista Magrini, che s'immerge, ovviamente insieme a Gili, completamente in questa parentesi brasiliana. Ricordo che il “choro” è un'architettura musicale che nasce nella seconda metà dell'800 come imitazione e rivisitazione brasilianizzata di musiche europee, ovviamente adattate allo spirito latino. Il brano ribolle di idee piene di vitalità e di colori, risultato dell'impegno non solo solistico ma anche contrappuntistico dei due musicisti qui coinvolti.

 

Federico Gili

 

I Remember Frank parrebbe essere dedicato a uno dei maestri di Gili, Frank Marocco. Il pezzo si dondola tra uno scorrevole smooth jazz e un'idea lounge, con sfoggio di sax tenore e le buone vibrazioni basse dello strumento di Tavolazzi.

Richard, come precedentemente anticipato, è uno dei due brani ripresi dal precedente album dell'autore ed è un piccolo gioiello, costituito dai continui rimandi tra il significativo piano di Cammarughi e la struggente bruma argentina della fisarmonica, più “saluzziana” che non vicina a Galliano, a cui per altro la traccia sembra far riferimento.

Chorinho Par Ila è l'altro brano ripreso da Cantabile, ma qui c'è più benzina e maggior insieme musicale che avvicina il pezzo in questione a un vero e proprio samba. Ancora Zeppetella in buona evidenza con un agile assolo tra le moderate percussioni di Brilli. Qualche secondo di una lieve incomprensione tra il pianoforte di Magrini e chitarra – qualche nota accidentalmente malsovrapposta – e poi si viaggia verso il finale in crescendo strumentale.

Almeno Tu nell'Universo, di Lauzi - M. Fabrizio, scritta nel 1972 anche se poi venne pubblicata da Mia Martini nel 1989, viene qui omaggiata dalla fisarmonica in perfetta solitudine, dove Gili dimostra una volta di più di saper dominare parte melodica e armonica con grande maestria, affidandosi esclusivamente alla materica timbrica del mantice del suo strumento.

Toots, di Zeppetella è una prova di abilità in up tempo in cui Gili e il chitarrista procedono praticamente per il primo minuto del brano in perfetto unisono. Spazio quindi allo strumento cordofono che si diverte con un denso assolo in stile be bop per poi riprendere il sincrono con la fisarmonica verso la parte finale del pezzo. Sullo sfondo la livrea ritmica di Tavolazzi e Brilli, vero e proprio rachide sonoro di quest'ultima traccia.

 

Federico Gili

 

Non una sorpresa, ma una conferma e una certezza per Gili, soprattutto in primis per la sua fisarmonica e poi per l'apporto di un gruppo di musicisti, legati tutti tra loro da un solido legame covalente. L'artista umbro ha dimostrato di aver assimilato la catechesi della cultura jazzistica dei padri non rinunciando comunque alle qualità autonome del suo strumento, con il fascinoso respiro materico del mantice e l'aura popolar-romantica che ne consegue. Per quanto riguarda Tavolazzi, registriamo questa sua collaborazione con colleghi più giovani così com'è avvenuto recentemente per Rava e Pieranunzi, forse nell'intento di creare un ponte generazionale per offrire più certezze alla continuità futura del linguaggio jazzistico.

 

Federico Gili

La lanterna

CD Encore Music 2024

Disponibile in streaming su Qobuz 24 bit/88kHz e su Tidal qualità max fino a 24bit/192 kHz

 

 

di Riccardo
Talamazzi
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