Ampli cuffie EarMen L-Amp MK2

19.02.2026
EarMen L-Amp MK2
EarMen L-Amp MK2

Dopo il Donald DAC e il TR-Amp, quei geek di EarMen lo rifanno un’altra volta! Abbandonati i giochi di parole che vedevano protagonista il presidente americano – forse anche per scongiurare un invasione della Serbia, appetibile per i suoi ricchi giacimenti di jadarite, strategici per la transizione energetica innescata dal proliferare delle vetture a propulsione elettrica – passano a qualcosa di più innocuo e chiamano il loro DAC e amplificatore a valvole per cuffie, L-Amp, ossia lampadina.

 

Geniale! Ragazzi, sappiate che vi adoro…

 

In verità già che c’erano lo hanno anche rifatto per davvero, nel senso che l’apparecchio di cui ci occuperemo oggi è di fatto la seconda incarnazione denominata L-Amp MKII. Aldilà delle riuscite boutade, quello in cui eccellono in EarMen è nel produrre dispositivi portatili che, sebbene differiscano fra loro per caratteristiche tecniche e costruttive, dal punto di vista sonoro condividono una chiara e distinguibile cifra stilistica improntata alla gradevolezza d’ascolto. E cosa meglio di una valvola può migliorare il piacere di ascoltare musica quando per esigenze di trasportabilità e praticità utilizziamo degli auricolari?

Nella vita di tutti i giorni tutto quello che facciamo può essere fatto in modi differenti. Alcuni di questi sono più facili e immediati e per questo motivo si affermano e diventano di uso comune. Quelli che lo sono meno non possono prescindere da una preferenza individuale accordata sulla base di una ben precisa scelta razionale, così come è accaduto per L-Amp, dove ricorrere all’uso delle valvole non è stata di certo la via più facile e nemmeno la più breve.

Ma è proprio questa quasi unicità – sono veramente pochissimi i produttori che propongono apparecchi con queste caratteristiche – a rendere L-Amp così interessante. Ricorrere ai tubi termoionici per realizzare un dispositivo portatile per l’ascolto in cuffia è per chi scrive un intrigante esercizio di dandismo, che nasce dal rifiuto delle convenzioni tecniche che accomunano questi dispositivi per rivolgersi all’appassionato alla ricerca di un prodotto esclusivo e raffinato in linea con il proprio individualismo.

 

Realizzazione tecnica

Iniziando con l’analizzarne l’esteriorità, anche in questo caso non si possono non riconoscervi i classici stilemi che hanno reso così caratteristici i prodotti del brand serbo. Come per l’Eagle e il Colibri – di quest’ultimo trovate la recensione ReMusic qui – anche per L-Amp si è fatto ricorso al vetro e all’alluminio lavorato con macchine a controllo numerico. Il risultato ottenuto è quello di un apparecchio dal design essenziale e minimalista ma non privo di personalità, capace di catturare l’attenzione attraverso la purezza delle linee e la sobrietà complessiva piuttosto che con gli orpelli e gli accenti spesso fin troppo marcati presenti in molti prodotti di mushroom company perlopiù asiatiche. L’elevata qualità dei materiali e la meticolosa cura con cui viene eseguito l’assemblaggio delle varie parti che lo compongono fanno poi il resto, concorrendo non poco all’elevata percezione di valore che il prodotto sa trasmettere, anche al netto di un design che non si può certo definire originale. Nel progettare L-Amp pare che in EarMen abbiano attinto a piene mani ai principi fondanti del funzionalismo secondo cui "form follows function”. La cosa appare ancor più evidente laddove rigirandoci per le mani il piccolo dispositivo non noteremo che un solo interruttore che ci permette di selezionare fra IEM e cuffie, nient’altro. In realtà i comandi sono due, ma il secondo, che serve per attivare il circuito di accentuazione dei bassi, è nascosto all’interno della manopola di attenuazione del volume, che può essere premuta come indicato da un piccola serigrafia presente sul retro del dispositivo.

 

L’esperienza d’uso a cui ci “costringe” L-Amp è molto diversa da quella a cui siamo abituati con la stragrande maggioranza dei dispositivi. È per così dire votata ad annullare le distrazioni e a convogliare l’attenzione dell’utilizzatore sul solo ascolto. Volendo fare un parallelismo con la fotografia, è esattamente la stessa esperienza d’uso che Leica propone con le sue fotocamere compatte: linee squadrate, comandi essenziali, dimensioni ideali per avere comodamente a portata di mano quello che serve. Ciò che non è utile o che può distrarre dal fotografare non trova semplicemente posto. Se lo vuoi dovrai cercarlo altrove. Allo stesso modo con L-Amp non deve quindi sorprendere l’impossibilità di selezionare i filtri digitali o la mancanza di un display informativo, ma accettarla per quello che è. La cosa devo confessarvi risulterà assolutamente naturale e indolore non appena avrete premuto il tasto play. Fidatevi.

 

Come suggerito dal selettore presente sul fianco sinistro dell’apparecchio si possono utilizzare sia IEM che cuffie sfruttando il classico collegamento single ended da 3,5 mm oppure quello bilanciato Pentaconn da 4,4 mm. Entrambi i connettori, posizionati sulla sommità del dispositivo, sono dorati e di elevata qualità. Nell’uso piuttosto intenso che ne ho fatto durante le prove si sono dimostrati molto solidi e hanno fornito un contatto ineccepibile con tutti i modelli di cuffie testati.

Dalla parte opposta, ossia sul fondo dell’apparecchio, come di consuetudine per i prodotti EarMen, troviamo una coppia di prese USB di tipo C, di cui una per il collegamento alla sorgente e l’altra per una fonte esterna di alimentazione così da preservare la batteria del telefono o del dispositivo utilizzato per la riproduzione. Un qualsiasi caricabatterie per cellulari o un power bank assolveranno ugualmente bene al compito.

Infine, per quanto concerne la regolazione del volume, sulla parte destra e in alto troviamo una manopola cromata di dimensioni generose e parzialmente incassata nello chassis che, oltre ad essere facilmente individuabile al solo tatto, cosa assai utile quando l’apparecchio è affondato in una tasca, è anche sufficientemente dura nell’azionamento da impedirne l’involontaria rotazione, eventualità poco piacevole quando si indossano le cuffie. Pur non disponendo di microscatti il feedback tattile restituito è buono e l’escursione necessaria per passare da zero al massimo del volume piuttosto ampia, circa quattro rotazioni complete.

Con un peso di soli 122 grammi e poco più di nove centimetri di altezza per sei di larghezza L-Amp può essere agevolmente fissato al proprio smartphone per mezzo della banda elastica in dotazione. Utilizzandolo in questa maniera, gli abbondanti cuscinetti di gomma morbida presenti sul retro dell’apparecchio rendono l’accoppiamento fra i due dispositivi estremamente saldo e sicuro, evitando al contempo che le rispettive superfici possano graffiarsi vicendevolmente.

 

Come già accennato la caratteristica distintiva di L-Amp è rappresentata dalla presenza di una coppia di valvole CK6418 prodotte dalla statunitense Raytheon, qui nella versione conforme alle specifiche militari e conseguentemente marchiate con il prefisso JAN - Joint Army Navy. Si tratta di componenti NOS - New Old Stock la cui produzione si colloca tipicamente fra gli anni Cinquanta e Ottanta, miniaturizzati e progettati per consumare poca energia ed essere particolarmente resistenti alle vibrazioni e agli urti così da poter essere utilizzati in dispositivi trasportabili o indossabili. Il montaggio senza zoccolo è reso possibile dai contatti a saldare lunghi e flessibili, che possono essere tagliati della lunghezza desiderata così da facilitarne il posizionamento in dispositivi con limitato spazio interno. Oltre che per amplificatori portatili per cuffie, i pentodi 6418 trovano applicazione anche in molti progetti DIY di amplificatori e preamplificatori alimentati a batteria, preamplificatori phono e microfoni. La stessa Audio Technica ha in catalogo un microfono a condensatore, l’AT-3060, che sfrutta valvole 6418.

 

EarMen L-Amp MK2

 

Infine una curiosità e una precisazione, in questo L-Amp come nei dispositivi degli altri produttori che le utilizzano, la coppia di piccole valvole fa bella mostra di sé grazie a fessure o coperture trasparenti posizionate opportunamente per regalare all’occhio di chi guarda il tanto apprezzato barlume rossastro. Ebbene sappiate che questo è frutto di LED posizionati sotto o in prossimità delle valvole stesse in quanto queste ultime, dato l’esiguo consumo energetico, non producono un incandescenza apprezzabile. Resta comunque il fatto che l’effetto scenico raggiunto sia comunque gradevole ed evocativo.

 

Per finire non ci resta che fornire a tutti gli amanti dell’unboxing qualche dettaglio sul confezionamento del prodotto e sugli accessori forniti. Come per tutti i prodotti EarMen da me recensiti anche L-Amp si segnala per il packaging curato e per la buona dote di accessori a corredo. Dopo aver aperto il doppio imballo che lo contiene troviamo il dispositivo, un corto cavetto in formato USB C da entrambi i lati, una banda elastica per fissarlo allo smartphone, uno straccetto di microfibra per la pulizia e una pratica e ben realizzata pochette di rete con cordino per il trasporto.

Per quanto concerne la documentazione fornita, stupisce invece il fatto che insieme alla garanzia non vi sia anche il manuale utente e, cosa ancor più strana, che non ve ne sia traccia nemmeno consultando il sito ufficiale del produttore. In compenso, sia pure in forma di un piccolo foglietto fotocopiato, è stata aggiunta un’avvertenza circa la messa in funzione dell’apparecchio e il raggiungimento della temperatura d’esercizio delle valvole. Una precisazione che onestamente ho trovato inutile in quando i tempi di avviamento sono pressoché istantanei.

 

Modalità d’uso

Come abbiamo visto peso e dimensioni dell’apparecchio sono tali da permetterci di utilizzarlo tanto a casa quanto in movimento. In quest’ultimo caso la presenza di una coppia di valvole così come la scelta di non dotarlo di una batteria ricaricabile ci impone ovviamente qualche riflessione aggiuntiva. Mi riferisco alla microfonicità, che interessa tutte le realizzazioni a tubi termoionici, a maggior ragione se portatili. E l’autonomia, che nel caso specifico di questo L-Amp si appoggia integralmente su quella del nostro smartphone.

 

Partendo dalla prima, posso tranquillamente affermare senza timore di smentita che per il nostro L-Amp non costituisce un problema. O forse sarebbe più corretto dire che non costituisce più un problema perché, come ben sapranno tutti coloro che hanno provato la prima versione, al contrario rappresentava un vero e proprio limite al nomadismo che poteva essere effettuato in sua compagnia. Ora potete ficcarvelo in tasca o nello zaino, collegarci un cavo USB anche piuttosto rigido e arrivare perfino a batterci sopra il tempo con i polpastrelli senza che succeda alcunché. Volendo proprio essere pignoli e solamente con gli IEM più sensibili, quando si accoppiano fra loro telefono e amplificatore per mezzo dell’elastico fornito si può avvertire un flebile e sottile sibilo. Non occorre nemmeno dire che per sentirlo bisogna volutamente andarlo a cercare ma, come si dice, quello del recensore è un lavoro sporco e che qualcuno deve pur fare.

Personalmente ho trovato che la maniera migliore e più pratica per utilizzarlo in viaggio era quella di collegare fra loro i due dispositivi attraverso un cavo USB sufficientemente lungo da permettermi di tenerli in due tasche separate. In questa maniera si risolveva qualsiasi problema di ronzii e microfonicità e allo stesso tempo era assai più pratico utilizzare il telefono per rispondere a un messaggio o utilizzare la funzione di navigazione.

 

Circa l’autonomia di funzionamento è scontato sottolineare che, aldilà del consumo più o meno elevato indotto dalla voracità delle cuffie che gli collegherete, questa dipenda non di meno da quella che è la carica del vostro smartphone. Comunque sia, per darvi un riscontro reale, con un paio di KZ Zex Pro, degli IEM con un’impedenza di 25 ohm e una sensibilità di 104 dB, un’ora di ascolto a volume medio ha consumato il 27% di carica del mio Pixel 9. Un buon dato per un uso saltuario, meno per chi è solito fare di questa tipologia di apparecchi un uso più intensivo. A questi ultimi consiglio di dotarsi di un power bank da collegare alla seconda porta USB disponibile per ovviare al problema.

Passando dall’utilizzo on the road a quello casalingo, dove non è più un problema utilizzare cuffie over ear che per ingombro, peso e delicatezza intrinseca non mi sognerei mai di portarmi su di un autobus, per evitare di rimanere a secco proprio sul più bello ho preferito utilizzare un alimentatore lineare esterno Topping P50.

Invariato invece il resto, che come per l’ascolto in mobilità constava di uno smartphone Google Pixel 9 e del player software USB Audio Player Pro. Per il collegamento, quando era possibile ho sempre utilizzato l’uscita bilanciata. I cavi utilizzati erano quelli in dotazione alle cuffie utilizzate oppure quando non disponibili ho scelto l’ottimo adattatore di Portento Audio.

 

Noi ascoltiamo solo quello che ci raccontiamo

Mentre dovremmo invece imparare a spegnere il flusso incessante del nostro dialogo interno che giudica, anticipa, etichetta ogni cosa. Un flusso incessante che crea un mondo di comodo fatto su misura della nostra identità. Non ascoltiamo ciò che è ma quello che ci serve per confermare quello che pensiamo. Spesso discutendo di Alta Fedeltà utilizziamo la parola filosofia per descrivere le scelte effettuate da altri per realizzare questo o quell’apparecchio. È così che nascono i termini, in verità piuttosto abusati, di “filosofia costruttiva” e “filosofia progettuale”. La stessa cosa invece non avviene quando condividiamo con gli altri le nostre impressioni d’ascolto. Qui al contrario, parrebbe non esistere che un solo modo per ascoltare, un modo che tra l’altro differisce da quello dello spettatore di un concerto, l’ascolto critico. Per carità, non si sta qui affermando che l’ascoltatore di un evento dal vivo sia sprovvisto di capacità critiche, al contrario, ma solo che nel caso dell’audiofilo queste sono perlopiù riservate al mezzo utilizzato per la riproduzione piuttosto che al contenuto. Da qui nasce il malinteso, di cui non tutti hanno contezza, di utilizzare la musica come mezzo per valutare le prestazioni del proprio impianto di riproduzione piuttosto che fare il contrario. Perché allora non perseguire una filosofia d’ascolto che consideri gli apparecchi per la riproduzione ad Alta Fedeltà il tramite per poter formulare una critica della musica riprodotta? Se esiste una “filosofia progettuale” e una “filosofia costruttiva” perché non può esistere anche una “filosofia dell’ascolto”? Il consiglio che voglio darvi è insieme semplice e ambizioso, provate ad ascoltare senza ascoltare, imparate a sospendere il giudizio, diventate parte di quanto state ascoltando. Per dirla con Castaneda, occorre imparare a vedere oltre le maschere, esercitando un atto di libertà percettiva che ci permetta di percepire ciò che ci sta intorno in tutta la sua diversità. La maggior parte di noi non incontra mai veramente il mondo ma solo le proprie proiezioni, il prezzo da pagare all’autosuggestione della nostra voce interiore è quello della creazione di un mondo di comodo fatto su misura delle nostre convinzioni. La realtà al contrario è come avrete intuito assai più complessa delle nostre narrazioni. La tentazione a questo punto sarebbe quella di descrivervi la mia esperienza d’ascolto L-Amp senza usare alcun tecnicismo e senza far riferimento ad alcuna delle categorizzazioni normalmente utilizzate. Mi verrebbe insomma voglia di scriverne in termini più generali ed emozionali, tralasciando di scomporre la cosa nei vari aspetti che la compongono, come ad esempio la resa alle basse frequenze, la dinamica, il dettaglio e così via. Così facendo mi rendo però conto che una siffatta recensione sarebbe meno utile e non permetterebbe al lettore di confrontarla con quelle che normalmente tutti quanti noi leggiamo e scriviamo. Opterò quindi per una via di mezzo che soddisfi entrambe le esigenze. La mia, di trasmettervi quello che ho provato ascoltando la mia musica preferita tramite L-Amp e la vostra, che siete interessati a un approccio più oggettivo e procedurale.

 

Partendo dalla prima, è della massima importanza per me precisare che la “cosa” è semplicemente avvenuta, non è stata assolutamente premeditata. Non mi sono svegliato la mattina con l’idea di scrivere una recensione new age, tutt’affatto. È un qualcosa che mi accade piuttosto di rado ma che quando si verifica non mi permette se non a costo di una certa fatica, di rimanere concentrato su quello che abbiamo precedentemente definito come ascolto critico. Alcuni apparecchi o alcuni impianti, più facilmente i primi per il semplice fatto che ho la fortuna di poterli ascoltare a casa mia con tutta la calma necessaria e nella massima intimità possibile, possiedono quella rara capacità di risultare assolutamente trasparenti all’ascolto così da scomparire al vaglio dei sensi e permetterci di godere integralmente e incondizionatamente della musica.

 

Tornando a parlare di ascolto critico, già da parecchio tempo ho capito quanto l’affetto e la preferenza che nutriamo per certi brani o per certi interpreti o più in generale per certa musica, addirittura per certe etichette discografiche, possa modificare in meglio il nostro giudizio sulla qualità di questo o quell’apparecchio, tant’è che per le mie prove alterno i miei ascolti fra brani estratti dal “cerchio magico” delle mie playlist ad altri che, pur condividendone la stessa qualità tecnica e artistica, non hanno per me lo stesso contenuto emozionale. Quando soprattutto con i secondi mi accade di scordarmi di dover prestare attenzione a questo o quel particolare e al contrario mi perdo nella musica dimenticandomi di prendere appunti di quello che sto sentendo, non appena riacquisto il controllo della situazione so senza alcun dubbio di trovarmi al cospetto di un apparecchio speciale. Come ho già detto non è cosa che accade frequentemente ma quando accade ha sempre una connotazione positiva, non succede mai il contrario. Quando ciò che ascolto non mi convince, al contrario si attiva in automatico la “modalità ipercritica”, con cui passo ad analizzare tutte le variabili in gioco, comprese eventuali distrazioni o errori commessi nell’allestire la catena d’ascolto utilizzata per i test che potrebbero averne inficiato il risultato.

 

Tornando a una disamina più consueta e che prenda in esame i tradizionali parametri che compongono una classica recensione non posso che anticiparvi che tutto ha funzionato come doveva. Dopotutto, se qualche ingrediente fosse risultato mancante o al contrario troppo abbondante, la magia di cui sopra non si sarebbe potuta compiere e ora staremmo semplicemente parlando di musica ascoltata tramite delle cuffie.

 

EarMen L-Amp MK2

 

La prima cosa che colpisce di questo L-Amp è la capacità di riempire lo spazio. In abbinamento a un paio di IEM sembra che la massa d’aria che questi ultimi riescono a muovere sia maggiore di quella a cui sono abituato. Gli IEM possono essere assai competenti nel riprodurre sia i bassi che i sub bass. Quello che manca loro è la capacità di restituire quella sensazione di essere investiti dalle onde sonore prodotte dalle percussioni così come sanno fare le migliori cuffie circumaurali in circolazione. Ovviamente la ridottissima distanza intercorrente fra trasduttore e timpano e le sue ridotte dimensioni non aiutano certo in tal senso. Al contrario le basse frequenze riprodotte dagli IEM sono meglio controllate e definite grazie all’assenza delle riflessioni interne ai cups che si generano nelle cuffie over ear. Ad ogni modo con tutti gli IEM che ho provato in accoppiata a L-Amp ho sempre constatato una spiccata autorità sia in termini di punch che di thump della batteria, soprattutto quest’ultimo è risultato così appagante che più di una volta ho riascoltato un pezzo solo per riassaporarne il doppio colpo di cassa o un bel fill di tom.

 

Riuscire a restituire una convincente sezione ritmica vuol dire essere ben più che a metà dell’opera. Ma un buon inizio è nulla se la restituzione di medie e alte frequenze non va di pari passo. E qui sta la parte più inattesa scaturita dall’ascolto di L-Amp, mi riferisco al suo comportamento nei confronti dell’estremo di destra della banda audio. Parlando di IEM, sappiamo quanto sia mainstream il tuning a V in cui proprio i due estremi di banda vengono esaltati per creare un sound facilmente riconoscibile. Come ho già avuto modo di scrivere, questa accordatura sebbene molto diffusa non è certo ideale per un ascolto in Alta Fedeltà, pur essendo assolutamente proficua per quello in mobilità, specialmente quando si utilizzano device non specificatamente progettati per la riproduzione musicale.

I fan degli IEM obietteranno che nessuno di loro si sognerebbe mai di ascoltare le proprie cuffiette senza utilizzare una curva di equalizzazione personalizzata. Concordo pienamente con loro a tal punto da suggerire, ai meno esperti o a coloro che non vogliono complicare i loro ascolti con curve di riferimento e affini, di prestare particolare attenzione all’abbinamento fra amplificazione e auricolari per non esasperare la resa di alcune porzioni dello spettro, cosa piacevole durante i primi ascolti ma che si tramuterà presto in qualcosa di fastidioso che esiterà invariabilmente nella sostituzione di uno o entrambi i dispositivi in tempi più o meno brevi.

Su L-Amp le medie frequenze sia con gli IEM che con le cuffie sono assolutamente protagoniste ma senza mai scadere in quell’eccesso piacione e gigionesco che molti detrattori delle valvole avversano e riconoscono in molte realizzazioni soprattutto economiche. L-Amp in termini assoluti non costa sicuramente poco – su questo aspetto torneremo più avanti – ma d’altro canto esemplifica in maniera perfetta come dovrebbe suonare un moderno amplificatore a valvole, per di più se destinato esclusivamente alle cuffie. Scordatevi quindi tutti gli stereotipi spesso utilizzati per aggettivarne il suono quali ambrato, scuro, lento e dall’accentuato roll-off: qui non troverete nulla di tutto questo. Al contrario quello che ha reso così speciale il tempo trascorso in sua compagnia è stato constatare che a quell’appagante senso di presenza, di fisicità, di spontaneità e verosimiglianza si accompagnasse anche un eguale predisposizione all’ariosità, alla spazialità e alla freschezza, sia che si trattasse di auricolari che di cuffie aperte o chiuse senza alcuna apprezzabile differenza.

È stato proprio questo perfetto equilibrio fra muscolarità e raffinatezza che più di una volta e del tutto involontariamente mi ha distratto dai miei compiti di recensore, catapultandomi in una dimensione di puro ascolto partecipe. Non sono un grande estimatore del suono ultra analitico e i miei trigger emozionali non vengono attivati dalla quantità di dettaglio che un apparecchio è in grado di riprodurre ma, giusto per non essere frainteso, non è che non mi interessino: è solo che se dovessi allontanarmi per lungo tempo da una persona cara non ne affiderei il ricordo a una ecografia quanto piuttosto a una foto. Esattamente quello che è in grado di fare L-Amp, un’alchimia quasi perfetta fra emozione e razionalità, fra impeto e raffinatezza. Nerbo e impatto nelle basse frequenze, un senso di presenza e vicinanza nelle medie, una raffinatezza che non esclude qualche scintilla sulle alte frequenze. Poco importa se utilizziamo degli auricolari o delle cuffie over ear. Pur con le loro differenze quel senso di magia non viene meno, anche quando gli colleghiamo cuffie decisamente “energivore” come le HiFiMan HE1000.

 

EarMen L-Amp MK2

 

Considerazioni finali

Come già scritto per altre realizzazioni del produttore serbo, quello di EarMen è un sound maturo che a mio avviso denota grandi capacità di tuning che sospetto essere frutto di lunghe sedute di ascolto e ottimizzazione dei prodotti. Fra qualche lettore che avrà digerito le mie precedenti recensioni di altri dispositivi di questo brand sarà sicuramente maturata la convinzione che da parte mia possa esservi una liaison con il produttore: per quel che vale posso dirvi che il dubbio non corrisponde assolutamente a verità. Quello che è successo invece è stato constatare come il mio gusto personale concordasse perfettamente con quello di qualcuno che non conoscevo e che viveva in Serbia. Nello specifico, parlando di DAC e amplificatori per cuffie, ho sempre stentato nel trovare quell’apparecchio che evitasse, per così dire, di fare il fenomeno pompando magari i bassi in maniera eccessiva o spaccando il capello non in quattro, perché quello lo facevano già tutti, ma in otto tanto da risultare così fastidioso e affaticante che dopo nemmeno mezz’ora che lo si ascoltava si spegneva tutto e ci si dedicava ad altro. Ancora oggi, sebbene a molti anni di distanza dalla sua presentazione, il mio riferimento per l’ascolto in mobilità continua a essere l’iFi Micro iDSD Black Label, un apparecchio che condivide con i prodotti di EarMen molte caratteristiche per me fondamentali, ma che dopo aver ascoltato L-Amp mi pare manchi di qualche cosa. La sensazione che si potesse fare di meglio si manifestò la prima volta ascoltando il TR-Amp e paradossalmente meno con Angel, che trovo più simile all’iFi. Se però oggi dovessi consigliare un solo prodotto del ricco catalogo EarMen, non avrei nessun dubbio nell’identificarlo proprio in questo L-Amp.

 

EarMen L-Amp MK2

 

Ci troviamo quindi al cospetto del prodotto perfetto e definitivo? No, o perlomeno non ancora. Come dovrebbe essere chiaro a tutti il motivo non è da ricercarsi nella qualità sonora, che al contrario è indiscutibilmente di alto livello, quanto piuttosto nella sua versatilità. La scelta di rinunciare a una batteria interna rappresenta senza possibilità di smentita il più grande difetto per un dispositivo votato all’utilizzo in mobilità. Se con gli IEM e uno smartphone sufficientemente carico la cosa può anche passare in secondo piano, nel momento in cui si preferisca utilizzarlo con cuffie “serie” la cosa assumerà connotati fastidiosi dato che il ricorso a un power bank se da un lato risolverà il problema dall’altro ne introdurrà un altro inerente alla trasportabilità. L’altra mancanza con cui si dovrà scendere a patti se si sceglierà L-Amp è quella della funzionalità USB DAC. A differenza di TR-Amp e Angel, L-Amp non dispone di line out e questo ci preclude l’opportunità di utilizzarlo all’interno di catene di ascolto casalinghe come facciamo con gli altri due. Un vero peccato. Personalmente auspico un’ulteriore declinazione sul tema che preveda l’integrazione di un’alimentazione interna e della funzionalità USB DAC sull’esempio fornito dall’Angel, sebbene al netto di un incremento del peso e delle dimensioni complessive che trasformerebbe L-Amp da un dispositivo indossabile a uno più semplicemente trasportabile.

 

A chi consigliarne l’acquisto? In primis a tutti coloro che hanno superato lo “stadio” spec-sheet con annesse misurazioni e che si affidano sempre di più alle proprie orecchie per la scelta degli apparecchi da acquistare. Agli audiofili di lungo corso che hanno riscoperto o stanno riscoprendo il valore del suono di una volta, meno preciso – forse – ma più coinvolgente e appagante. A chi infine, non voglia complicarsi la vita con il personal tuning degli IEM per ottenere un suono più lineare o più vicino a quello di cui hanno più esperienza. Infine il prezzo, che in considerazione delle rinunce che L-Amp ci impone non può essere considerato contenuto. Per riprendere il paragone con la fotografia, l’esperienza d’uso che ci viene offerta è qui tutta focalizzata sul risultato finale, l’ascolto della musica. Nel fare questo veniamo privati di molte funzionalità normalmente presenti sulla maggior parte dei dispositivi di altri produttori, mentre per alcune altre, ritenute importanti e utili al raggiungimento dello scopo prefissato, come ad esempio il controllo del volume fisico, si ricorre a soluzioni differenti, meno diffuse e di maggior qualità. Una cosa che chi si interessa anche di fotografia conosce assai bene, ma che come accade per l’audio viene presa in considerazione solamente in una fase più avanzata e matura del percorso di crescita di ogni appassionato. Se per fare fotografie migliori quasi mai serve una macchina fotografica migliore, valgono forse anche per l’Alta Fedeltà analoghe considerazioni? Sinceramente non penso di avere la risposta definitiva al quesito ma il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno, compreso il sottoscritto, si prende la pena di osservare.

 

Conseguentemente il mio FI* per l'EarMen L-Amp MK2 è l'alto 4,5.

 

*Il Farewell index, FI, esprime quant’è doloroso per il recensore il distacco dalle apparecchiature in prova al momento della loro restituzione. I valori di questa scala vanno da un minimo di 0 o “nessun rimpianto” a un massimo di 5 “se me lo posso permettere lo compro!”.

 

 

Software utilizzato

Liquida e Tidal streaming

Archie Sheep Quartet - Blue Ballads

Bohren & Der Club of Gore - Bohren for Beginners

Brian Bromberg - Brian Bromberg

Cory Wang - Lost in the Wonder

Dale Cooper Quartet - Parole de Navarre

Delta V - In fatti ostili

Dorian Concept - Breathe

Enrico Pieranunzi - Improclassica

Fabio Brignoli Trio - Filastorta e altri racconti

Franco Battiato - Fleurs

Glass Beams - Mahal

Ichiko Aoba - 15th Anniversary Concert

Karin Krog, John Surma, Rob Luft, Rob Waring - Tomorrow’s Yesterday

Kikagaku Moyo - Masana Temples

Marisa Monte - Portas

Mildlife - Chorus

Rafael Anton Irisarri - Points of Inaccessibility

Ralph Towner - My Foolish Heart

Rita Lee - Rita Lee

Ron Carter, Ricky Dillard - Sweet, Sweet Spirit

Ry Cooder, V.M Bhatt - A Meeting by the River

SASSY 009 - Dreamer+

Stacey Kent - A Fine Romance

Tigran Hamasyan - Manifeste

Trio Elf - MusicBoxMusic

Yussef Kamaal - Black Focus

Zakir Hussein - Making Music


 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Amplificatore e convertitore a valvole JAN6418 con sospensione siliconica a quattro punti, amplificatori operazionali audio Texas Instruments INA-1620 e DAC chip ESS Sabre 32-bit, 384kHz PCM, DSD DoP128

Ingressi: 2 USB tipo C per dati e alimentazione esterna, compatibile con power bank

Uscite: bilanciata tipo Pentaconn 4,4 mm, sbilanciata mini jack stereo 3,5 mm

Potenza d’uscita: 1W su 8ohm


Distributore ufficiale Italia: vendita diretta, al sito EarMen

Prezzo Italia alla data della recensione: 550,00 USD

Sistema utilizzato: all’impianto di Paolo Mariani



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