Preampli EAM Lab Studio C100 e finale EAM Lab Studio 300

25.03.2019..

Gli apparecchi oggetto della prova odierna sono il preamplificatore EAM Lab Studio C100 e il finale EAM LAb Studio 300. Entrambi appartengono a quella che potremmo definire la linea entry level delle amplificazioni a due telai di EAM Lab. Non è la prima volta che ReMusic si occupa dei prodotti della casa di Busto Garolfo, qui potete trovare la prova di ascolto del finale EAM Lab HA 300. Oggi, però, è la prima volta che abbiamo modo di provare un’accoppiata pre-finale del produttore lombardo. Il marchio EAM Lab esordisce nel 2010, ma non fatevi trarre in inganno perché la società fondata da Emanuele Pizzi non è altro che la naturale evoluzione di un'altra società nata nell’ormai lontano 1997 e di buon nome nel panorama dell’audio pro: la TCE. Proprio dal know-how maturato nell’ambito dell’audio professionale, deriva la cifra stilistica dei prodotti EAM Lab, compresi quelli odierni.

A scanso di equivoci, chiariamo subito che ci troviamo al cospetto di due “signori” che sulla bilancia hanno fatto segnare il non trascurabile peso di quaranta chilogrammi. Alla faccia dell’entry level, direte voi. Appunto. Il concetto di entry level, in EAM Lab, non è fortunatamente quello di produrre apparecchi che condividono con i fratelli maggiori solamente il nome o al più qualche dettaglio esteriore. Potete quindi immaginare il senso di smarrimento che ha colpito il povero recensore di turno quando, sceso in strada, ha trovato il corriere ad attenderlo sul marciapiede con un bancale delle dimensioni di poco meno di un metro cubo.

I due apparecchi in completa livrea scura dissimulano il loro elevato peso grazie a misure contenute, in particolare c’è da segnalare il ridotto sviluppo in profondità del finale che misura, al netto dell’ingombro dei connettori, solamente trentun centimetri. Questa caratteristica ne facilita sia la sistemazione all’interno di mobili progettati specificamente per accogliere apparecchiature elettroniche, sia in mobili di arredamento la cui profondità si attesta di solito intorno ai quarantacinque centimetri.

Per entrambi gli apparecchi, il frontale in metallo verniciato color ardesia metallizzato è del ragguardevole spessore di cinque millimetri. Nello Studio 300 è fissato con quattro viti a brugola incassate. Senza viti a vista per lo Studio C100.

 

Il finale dispone del solo pulsante di accessione, collocato all’interno di un recesso posto al centro del pannello frontale, in cui trovano spazio anche due LED di colore verde che ci informano circa lo stato operativo dell’apparecchio: lampeggianti in corso di accensione e poi fissi durante il normale funzionamento.

Le poche serigrafie bianche comprendenti i dati identificativi del modello, del costruttore e l’immancabile biscione del marchio aziendale, unitamente alla simmetria del frontale, richiamano il design di alcuni indimenticabili finali Threshold, trasmettendo al contempo una rassicurante sensazione di potenza e affidabilità.

I lati sono occupati per intero da dissipatori anch’essi di colore nero, ingegnosamente ideati in modo che, congiungendosi al coperchio superiore, non presentino superfici taglienti che possano procurare danni durante la movimentazione di un apparecchio che, con i suoi ventotto chilogrammi, non può certo considerarsi un peso piuma.

Come per il pannello frontale, un plauso va anche allo spesso coperchio superiore di ben tre millimetri, fissato al resto del telaio con otto viti a brugola. Al posteriore, opportunamente distanziati grazie all’ampio sviluppo in altezza, troviamo una coppia d’ingressi sbilanciati e una coppia di XLR con relativo selettore e i quattro morsetti per il collegamento di una coppia di diffusori, in grado di accettare forcelle, banane o cavo spellato fino a un diametro di otto millimetri.

Il cavo di alimentazione ricevuto in dotazione è di tipo comune, ma facilmente sostituibile per un eventuale upgrade.

 

Per quanto attiene al preamplificatore, ci troviamo anche qui davanti a un apparecchio contraddistinto da un design essenziale e moderno, in cui spiccano due soli comandi attuati da due manopole di colore argentato di differente diametro. La più piccola posta alla sinistra permette la selezione dei quattro ingressi disponibili, di cui uno bilanciato, mentre quella più grande, posta alla destra dell’apparecchio e sensibile alla pressione, adempie sia alla funzione di pulsante di accensione che a quella di regolazione del volume di ascolto tramite step incrementali di un dB. Al centro del frontale trova spazio un bel display, di generose dimensioni, in un originale verde lime, che permette un’ottima visibilità anche da considerevole distanza, grazie all’elevato contrasto e alle generose dimensioni dei caratteri utilizzati. In condizioni di normale utilizzo sono contemporaneamente indicati l’ingresso selezionato, la regolazione del bilanciamento, lo stato del muting e il volume. Il telecomando in dotazione – non presente nell’esemplare in prova – permette di comandare l’accensione e lo spegnimento dell’apparecchio, la regolazione del volume, la selezione della sorgente di input, l’attivazione/disattivazione del muting, nonché la regolazione del bilanciamento e queste ultime due funzioni sono gestibili solo da telecomando.

Molto ordinato il pannello posteriore, dove trovano posto da sinistra a destra le due coppie di connettori d’uscita bilanciati e RCA, i quattro ingressi, tutti ad alto livello, di cui uno bilanciato, il trigger, la vaschetta di alimentazione IEC con relativo porta fusibile e un interruttore generale d’alimentazione. Come per il finale, anche qui, la spaziatura fra i vari connettori è tale da non creare problemi anche utilizzando cavi d’interconnessione rigidi e di dimensioni generose.

Entrambi gli apparecchi poggiano poi su quattro piedini in alluminio torniti dal pieno, che assecondandone perfettamente la massa non trascurabile, specialmente quella del finale, conferiscono a tutto l’insieme assoluta stabilità e assenza pressoché totale di vibrazioni.

 

Personalmente apprezzo molto questo tipo d’impostazione di derivazione professionale, dove il design è funzionale alla destinazione d’uso dell’oggetto. Volendo muovere una piccola critica, avrei preferito delle manopole di maggiore qualità, poiché quelle adottate presentano un seppur minimo gioco che contrasta con il resto della realizzazione e rischia di sminuire l’indiscutibile solidità costruttiva di questi apparecchi.

 

Dal punto di vista circuitale, ci troviamo al cospetto di un preamplificatore in configurazione nativamente bilanciata, dotato di uno stadio di alimentazione stabilizzato, generosamente dimensionato, rappresentato da un trasformatore toroidale da 35 VA e una capacità di filtro di circa 10.000 μF per canale. Completano il quadro PCB multi-layer con numerosi punti di massa comune, componentistica a discreti, resistenze a basso rumore e una grande attenzione al contenimento delle emissioni EMI/RFI tramite resinatura e schermatura dei circuiti più sensibili.

Il finale anch’esso bilanciato è un push-pull in classe AB ad architettura dual mono, capace di erogare 200/360/600 W RMS, di cui i primi dieci in classe A, su 8/4/2 ohm rispettivamente. La disposizione delle schede di segnale è verticale, direttamente a ridosso dei dissipatori. Questa scelta costruttiva, oltre a migliorare la diafonia, permette di ottenere grande ordine interno e sufficiente spazio per implementare efficaci strategie d’isolamento della sezione di alimentazione. Anche per il finale Studio 300 valgono le stesse considerazioni fatte per il preamplificatore in merito alla qualità delle PCB e della componentistica impiegata. Da rimarcare inoltre la ridotta filatura e il molto spazio libero all’interno del cabinet, utile a fare respirare l’apparecchio.

 

Fatto posto ai nuovi arrivati e terminate le connessioni, è finalmente giunto il momento di accendere i motori. Nell’attesa che vadano in temperatura, c’è giusto il tempo per dotarsi di un buon single malt con cui gustarsi al meglio questa prima sessione d’ascolto, che avverrà utilizzando il formato CD e due player differenti, Philips CD 960 e Lector CDP7 con PSU 3T, e musica liquida prelevata da computer MacBook Pro con Audirvana Plus e convertita dal DAC Bel Canto 1.7.

 

Chi mi conosce sa della mia predilezione per le voci femminili, quindi, come di consueto, inizio l’ascolto del duo EAM Lab con alcuni brani che costituiscono i miei riferimenti per la restituzione della voce. Regolato il volume dello Studio C100 a un valore di attenuazione di -30 dB, utile a ottenere nel mio ambiente una pressione sonora, al picco, di 90 dB, inizio la mia rotazione musicale con la bella raccolta d’intramontabili successi, perlopiù italiani, contenuti nel CD Canzoni di Chiara Civello. La prima impressione è di un’amplificazione dal suono asciutto e votato a una spiccata linearità. Le altre caratteristiche che si palesano fin dalle prime battute sono un’elevata velocità ai transienti e un’importante riserva di potenza. Quest’ultima potrebbe apparire una considerazione banale: dopotutto ci troviamo al cospetto di un finale che di targa dichiara un valore di 200+200 W RMS su 8 ohm, ma non sempre tale sensazione viene percepita in maniera così chiara e netta, anche in amplificazioni persino più potenti di questa. Le voci femminili si giovano non poco della velocità e della potenza impulsiva di cui il finale è capace. La voce non troppo estesa ma sempre molto sensuale della Civello è restituita in maniera molto naturale e coinvolgente. In particolare nel brano Io che amo solo te, cantato insieme a Chico Buarque, ho apprezzato una buona ampiezza e una discreta profondità della rappresentazione spaziale, ma è nel brano Metti una sera a cena che si è palesata per la prima volta la qualità che più ho apprezzato in questo finale: il controllo in gamma bassa. Il registro più basso, per quanto presente, e ciò vale anche per generi musicali a maggior contenuto energetico, non va mai a sporcare il contenuto in gamma media. L’emissione anche delle più piccole sfumature della voce è preservata, come quel cantare di gola che si può a tratti apprezzare nelle atmosfere da jazz club proposte dal brano Una sigaretta.

 

Greta Panettieri | Shattered

 

Le doti di analiticità e intelligibilità con cui è resa la voce femminile sono ancora più evidenti quando passo ad ascoltare un altro mio benchmark, Greta Panettieri. La bella e brava cantante romana, che ho recentemente incontrato di persona e che mi ha fatto simpaticamente dono di un piccolo saluto per tutti gli amici di ReMusic, si giova in modo particolare del mix di velocità, controllo e potenza, offerto dagli apparecchi in prova. Il registro più alto di Greta è restituito in maniera corretta e ancora una volta è da rilevare come l’apprezzabile controllo in gamma bassa giochi a vantaggio della chiarezza di emissione in gamma medio-alta.

 

Greta Panettieri e il vostro recensore

 

Sorprendente, soprattutto considerando il prezzo d’acquisto richiesto, la pressoché totale mancanza di fatica d’ascolto. Anche alzando il volume di parecchi scatti, come ho fatto per il simpatico brano Oppure no, cantato in compagnia di Lillo, al secolo Claudio Gregori, nulla va perso in termini di equilibrio e chiarezza, segno evidente delle grandi doti di riserva in potenza, che permettono allo Studio 300 di non scomporsi anche con volumi d’ascolto sostenuti. Un finale che potremmo definire molto disciplinato e che ci permette di gustare al meglio anche album più impegnativi come lo splendido First instrument della straripante Farrel o Musica nuda della estrosa Magoni. A proposito di quest’ultima, non poche volte mi è capitato di trovare quasi fastidiosi alcuni “fuori giri” della talentuosa cantante pisana, perlopiù a causa di limiti intrinseci delle amplificazioni ascoltate, fastidio che con il duo EAM Lab non ho mai avvertito.

Passando al rock, e più in generale alla musica elettronica, si confermano un po’ tutte le qualità già illustrate. Qui le chitarre elettriche possono contare su tutta la potenza di cui hanno bisogno per guadagnarsi la piena attenzione dell’ascoltatore. La linea di basso di brani come il monumentale Money dei Pink Floyd o Private investigations dei Dire Straits, oltre che granitica, è dotata di quel corpo e di quella rotondità che immediatamente portano l’ascoltatore a battere il ritmo col piede: sante persone i vicini del piano di sotto! La velocità in regime impulsivo è molto, molto buona e rende veramente coinvolgente l’ascolto di uno dei gruppi musicali che preferisco, gli Steely Dan. La chitarra di Walter Becker, compianto co-fondatore del gruppo con Donald Fagen, è velocissima, serpeggiante, più che mai viva. Gli Steely Dan, oltre che eccezionali musicisti e riconosciuti innovatori, erano anche dei tali perfezionisti in sala d’incisione da rasentare la maniacalità. L’inarrivabile tecnica del gruppo era riconosciuta da tutti, tanto che nel giro era un luogo comune affermare che “niente suona bene come un disco degli Steely Dan”. Ed è proprio al cospetto di cotanta pignoleria e perfezione che viene alla luce l’unico limite delle elettroniche in prova. Un accenno di asperità percepibile negli strumenti a fiato, soprattutto nel registro più alto, e nei piatti. Nulla di sconvolgente, ma una piccola mancanza di raffinatezza, di cristallinità, ravvisabile anche in uno splendido CD di Michael Brecker, Nearness of you, che oltre alla preziosa presenza in due tracce della voce di James Taylor, si caratterizza per un uso illuminato dei piatti da parte del grande Jack DeJohnette. Anche qui si avverte una mancanza di cristallinità del suono: laddove le migliori amplificazioni riescono ad ammantare lo squash – la coda sonora che segue la percussione del piatto – con una sorta di aura, rispettandone la durata e preservandone la ricchezza d’informazioni, qui assistiamo a un indurimento e a un appesantimento del suono, come quando certi piatti pesanti vengono colpiti con troppo vigore. Questione di sfumature, dettagli, nessuna grave mancanza, come non è grave lo stesso indurimento talvolta riscontrabile anche nei fiati: nel sax alto e nella tromba, ma non nel tenore o nel flicorno.

 

Tirando le somme di parecchie serate che spesso si sono tramutate senza accorgermene in vere nottate, non posso che esprimere un giudizio positivo. Quest’accoppiata pre-finale di EAM Lab, per dirla in un modo caro agli sportivi, è sicuramente una squadra dotata di solidi fondamentali, concreta e affidabile. Con le voci e la musica acustica è capace di buona analiticità. Laddove occorra, invece, velocità, impulsività e potenza, la risposta è sempre adeguata, se non superiore alla richiesta. Il suono che ne deriva è coinvolgente e gratificante, senza essere mai affaticante, anche quando il volume d’ascolto incomincia a essere poco “condominiale”. Grande parte del merito deriva dalla notevole capacità di controllo sul registro più basso, che assicura sempre un’ineccepibile linearità. La ricostruzione spaziale è generalmente buona per quanto attiene alla larghezza, un po’ meno la profondità, dove si fa più fatica a percepire lo stacco fra i vari strumenti. Con le migliori incisioni, e in questo aiutano buoni file in alta risoluzione, si apprezza poi anche un discreto sviluppo in altezza. Sulle alte frequenze avrei preferito una grana più fine: in alcuni momenti trombe e sassofoni tendono a indurirsi e a perdere dettaglio, stessa cosa accade ai piatti che paiono talvolta ruvidi e poco a fuoco. Ma come già detto, si tratta di dettagli e sfumature, che talvolta difettano anche in elettroniche più raffinate e costose e che non mi hanno impedito di emozionarmi ne di ritrovarmi a fare il corista aggiunto in più di un’occasione. E, badate bene, il whiskey non c’entra per nulla!

Il mio FI per questa coppia di elettroniche EAM Lab è di tre.

 

Nota - Il Farewell Index o FI, esprime quant’è doloroso per il recensore il distacco dalle apparecchiature in prova al momento della loro restituzione. I valori di questa scala vanno da un minimo di 0 = nessun rimpianto a un massimo di 5 = se me lo posso permettere lo compro!

 

 

Software utilizzato

Chiara Civello, Canzoni, Sony Music 88843063812

Greta Panettieri, Shattered/Sgretolata, Greta’s Bakery Music GBM003

Rachelle Ferrell, First Instrument, Blue Note 72438 27820 2 5 

Petra Magoni, Musica Nuda, Radio Fandango 0171232RAF

Dire Straits, Love Over Gold, Vertigo 800 088-2 

Dire Straits, Brothers in Arms, Vertigo 824-499-2

Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, EMI 7243 582136 2

Peter Gabriel, So, Real World PGCDRX5

Joe Jackson, Live 1980/86, A&M 396706-2

Cake, Fashion Nugget, Capricorn 314 532 867-2

Genesis, A Trick of the Tail, Virgin Records 0946 385046 2 7

Gorillaz, Demon Days, EMI 7345 83639442 03

I Am Kloot, I Am Kloot, The Echo Label ECHCD46 5027529005724

Steely Dan, The Best of Steely Dan Then and Now, MCA, MCD10967

Michael Brecker, Nearness of You, Verve 549705-2

Enrico Rava e Paolo Fresu, Shades of Chet, VVJ 023

Sonny Rollins Quartet, Tenor Madness, Prestige 0888072300446

Sonny Rollins, +3, Milestone MCD 9250-2

Miles Davis, Tutu, Warner Bros. 925 490-2

John Coltrane, Soultrane, Prestige VDJ-1502

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

 

EAM Lab Studio C100

Ingressi: 1 linea XLR, 3 linea RCA

Uscite: 1 XLR, 1 RCA

Impedenza d’ingresso: 47kOhm XLR, 22kOhm RCA

Risposta in frequenza: da 5Hz a 100kHz +/-0,5dB

THD: <0.002%

Rapporto segnale/rumore: >120dB

Massimo voltaggio in ingresso: 3,8V

Massimo voltaggio in uscita: 5Vrms

Dimensioni: 420x100x390mm LxAxP

Peso: 12kg

Per ulteriori info: scarica qui il manuale EAM Lab Studio C100

 

EAM Lab Studio 300

Ingressi: 1 XLR, 1 RCA

Uscite: 4 WBT per una coppia diffusori

Potenza di uscita RMS 20Hz-20kHz: 200/360/600 Wrms per canale, rispettivamente a 8/4/2ohm

Impedenza d’ingresso: 47kOhm XLR, 22kOhm RCA

THD: 0,002% a piena potenza, 200Wrms a 8ohm

Rapporto segnale/rumore: >114dB

Fattore di smorzamento: >180 su 150Hz a 4ohm

Massima tensione in uscita: 43V

Massima corrente in uscita: 42A

Dimensioni: 420x230x350mm LxAxP

Peso: 28kg

Per ulteriori info: scarica qui il manuale EAM Lab Studio 300

 

Distributore ufficiale Italia: al sito EAM Lab

Prezzo Italia alla data della recensione: EAM Lab Studio C100 790,00 euro, EAM Lab Studio 300 1.590,00 euro

Sistema utilizzatoall’impianto di Paolo Mariani

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